L'assassinio
di Gentile, perché scelsero lui
05.07.08
- Invio un'ulteriore richiesta di approfondimento
sul tema dell'assassinio del professor Giovanni
Gentile. Quell'evento fu dettato dell'effettiva
necessità, per gli antifascisti militanti,
di colpire un simbolo della cultura fascista
(ma non solo di questa) al fine di dare l'esempio;
oppure, in realtà, si è trattato
di un'operazione propagandistica per il clamore
che ne sarebbe derivato, facilitata dalla
circostanza che il professor Gentile rappresentava
un obiettivo facile e senza troppi rischi
per gli esecutori materiali dell'omicidio?
Rodolfo
Ranzani , | rodolfo.ranzani@alice.it
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Caro
Ranzani,
l'Italia fu teatro di una guerra civile che
presentava almeno due caratteristiche. Era
una guerra ideologica tra i militanti di due
opposte fazioni della società nazionale.
Ma era anche la guerra di un movimento clandestino
contro un regime di occupazione militare e
contro il governo alleato degli occupanti.
Fu questa combinazione che determinò,
più o meno spontaneamente, le regole
del gioco. Come ogni movimento clandestino
la Resistenza non aveva un capo in grado d'imporre
la propria strategia, uno stato maggiore,
una catena di comando. Si componeva di formazioni
diverse, fra cui alcune avevano, per quanto
possibile, carattere di formazioni militari
e altre erano organizzate come piccole unità
per operazioni di commando o cellule terroristiche.
Avevano tutte uno stesso scopo: colpire il
nemico nei suoi punti più esposti,
costringerlo a distrarre le sue truppe dal
fronte per impiegarle nel controllo delle
retrovie, creare paura e sconcerto nelle file
dei tedeschi e dei loro alleati, dimostrare
alla grande massa degli «attendisti»
(come venne chiamato chi non era esplicitamente
impegnato in uno dei due campi) che una minoranza
di uomini coraggiosi poteva tenere in scacco
uno dei più agguerriti eserciti del
mondo. In una guerra civile non basta mettere
a segno qualche colpo fortunato. Occorre anche
e soprattutto suscitare adesioni e attrarre
nuove reclute. Ogni azione contro il nemico
è un bando di reclutamento, lanciato
per ingrossare le file di un movimento che
è condannato a perdere lungo la strada
una parte importante dei suoi militanti.
La varietà delle formazioni e dei gruppi
ebbe per conseguenza la varietà delle
strategie. Ogni partito aveva il suo programma
politico per il futuro del Paese e agiva in
funzione del ruolo che desiderava avere nella
vita politica nazionale dopo la fine del conflitto.
Come fu chiaro in Spagna fra il 1936 e il
1939, in ogni guerra civile la lotta contro
il nemico si accompagna a un'altra lotta nel
campo della Resistenza (talora non meno sanguinosa)
tra forze che sono al tempo stesso alleate
e concorrenti. I comunisti, in questa prospettiva,
furono i più decisi e spregiudicati.
Sapevano che gli attentati contro i tedeschi
avrebbero provocato crudeli rappresaglie (come
accadde in via Rasella), ma speravano che
le reazioni tedesche avrebbero ridotto il
numero degli attendisti e reso ancora più
profondo il fossato che divideva la società
nazionale. Aggiunga a tutto questo, caro Ranzani,
che in un movimento clandestino così
necessariamente frammentato si fanno strada
personalità spericolate, ambiziose
o fanatiche, ansiose di agire senza attendere
ordini. Le azioni migliori, per chi si mette
in questa prospettiva, sono quelle che hanno
un alto valore simbolico, toccano maggiormente
le immaginazioni e presentano il minore rischio
possibile. L'assassinio di Gentile aveva per
l'appunto tutte queste caratteristiche. Il
filosofo era molto noto, non soltanto nel
mondo culturale e accademico. Aveva pubblicamente
aderito al fascismo repubblicano del nuovo
Mussolini. Non era protetto da una scorta.
E per di più predicava la riconciliazione
nazionale: un messaggio che i comunisti, soprattutto
in quel momento, consideravano pericoloso
per la efficacia della lotta. Se vi fosse
stata una forte rappresaglia, il successo
dell'operazione, per gli attentatori, sarebbe
stato ancora più netto. Quando chiese
al prefetto di evitarlo, la famiglia del filosofo
tolse ai registi dell'assassinio una parte
della loro vittoria.
Sergio
Romano
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L'assassinio
di Gentile e la sentenza di Togliatti
20.06.08 - Rileggendo una pagina della storia
del nostro Paese, mi sono imbattuto in questa
domanda: «Perché fu assassinato
il filosofo Giovanni Gentile?».
La sua morte, avvenuta a Firenze nel 1944,
non è stata del tutto chiarita, se
non sbaglio.
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