«Nos
ancêtres les Gaulois », i nostri
antenati galli.
L' Europa delle Nazioni, la
ricerca degli antenati.
27.11.08 - In tutta l'area del Mediterraneo
si parla d' impero romano, epoca
romana, dominazione romana, civiltà
romana.
Ovunque meno che in Francia dove invece si
nominano sempre e solo i gallo-romani.
Quale e quanto grande è stato l'apporto
della componente gallica alla civilizzazione
del territorio francese durante l'epoca della
dominazione romana?
Quando e chi è stato l'artefice del
cambiamento di lettura della storia che ha
portato alla formulazione del concetto di
periodo gallo-romano?
Mi piacerebbe conoscere anche come si è
proceduto, quali provvedimenti sono stati
presi a livello governativo e in quanto tempo
si è raggiunto il risultato di uniformare
la visione nazionale francese degli eventi
storici che si sono succeduti alla conquista
delle Gallie da parte di Giulio Cesare.
Giovanni Decio, giovanni.decio@alice.it
La lettera del giorno |Giovedi'
27 Novembre 2008
Il dialogo con i lettori dell'editorialista
del Corriere della Sera. Sergio Romano - Dal
nif di Parigi
http://www.corriere.it/romano/
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Caro
Decio,
Lei ha colto un aspetto interessante della
cultura storica francese, ma il fenomeno concerne
quasi tutti i Paesi dell area europea ed è
strettamente legato al concetto di Stato nazionale
come si va progressivamente definendo nel
corso dell'Ottocento.
Per affermare i propri diritti e la propria
legittimità, la nazione deve dimostrare
che le sue radici affondano nel passato e
che gli abitanti della sua terra possono vantare
gloriosi antenati.
Mentre le stirpi reali europee pretendevano
discendere dagli eroi della guerra di Troia,
i popoli debbono trovare i loro capostipiti
nelle tribù guerresche che hanno occupato
i loro territori in epoca romana o medioevale.
Grazie al lavoro di storici, filologi, drammaturghi,
poeti e librettisti d'opera, il passato comincia
a popolarsi di nuove figure, spesso abbellite
dalla leggenda o da utili interpretazioni
nazionalistiche: Alessandro il Grande, unificatore
dell'Ellade, la regina Boadicea, simbolo della
resistenza britannica contro gli invasori
romani, Arminio, vincitore delle legioni di
Varo nella selva di Teutoburgo, il Cid campeador,
valoroso rappresentante della cristianità
contro i mori nella Spagna medioevale, il
paladino Orlando, vittima dei saraceni a Roncisvalle,
Adelchi, re dei longobardi e alfiere della
pace nell'Europa carolingia, il principe Igor,
condottiero delle tribù slave contro
gli invasori polovci. In loro onore vengono
costruiti monumenti, soprattutto verso la
fine dell'Ottocento, che diventano meta di
pellegrinaggi nazionalisti. Per l'epigrafe
che doveva decorare il gigantesco memoriale
di Arminio, i tedeschi lanciarono un concorso
internazionale che fu vinto, paradossalmente,
da un latinista italiano, vale a dire da un
erede degli odiati romani.
Il paradosso è soltanto apparente.
L'epigrafe del monumento di Arminio fu scritta
in latino perché l'ascendenza romana
dei popoli europei venne sempre orgogliosamente
riconosciuta e rivendicata. Ma l'identità
nazionale era tanto più originale e
convincente quanto più ogni popolo
poteva affiancare alla romanità un
dato genetico diverso e particolare. Fu questa
la ragione per cui i francesi cominciarono
a parlare di epoca gallo-romana e fecero di
Vercingetorige un eroe della storia nazionale.
Qualche storico offrì il contributo
delle proprie ricerche patriottiche, ma l'operazione
fu resa possibile soprattutto dall'impegno
con cui i ministri dell'Educazione nazionale
della Terza Repubblica commissionarono manuali
di storia che diffondevano questa lettura
gallo-romana del passato nazionale. Quando
i ragazzi venivano chiamati alla lavagna per
recitare ad alta voce il loro primo compito
di storia patria, le loro prime parole erano
«Nos ancêtres les Gaulois »,
i nostri antenati galli.