Il
giudizio sul fascismo due scuole, due metodi
31.12.08
- A proposito del giudizio storico sul fascismo
«a prescindere» dalle leggi razziali,
senza voler aprire un dibattito che porterebbe
lontano, non le sembra un po' riduttivo limitarsi
a giudicare il fascismo solo sulla scorta
delle leggi razziali e dell'avventurismo militare
che portò alla partecipazione alla
Seconda Guerra Mondiale? So che esiste una
corrente di pensiero che tende a distinguere
un fascismo pre-leggi razziali (e quindi pre-guerra)
e il fascismo successivo, fornendo giudizi
storici diversi (in alcuni casi anche nettamente
diversi) e sostanzialmente avvalorando l'idea
di un fascismo inizialmente «positivo»
e solo in un secondo momento «degenerato».
È storicamente corretto? Davvero se
non ci fossero state le leggi razziali e la
guerra dovremmo giudicare positivamente il
fascismo?
Questa domanda non implica un giudizio sul
modo in cui gli Italiani si comportarono durante
il Fascismo: quello sì, a mio avviso,
in notevole misura «impattato»
da quei due eventi, ma solo la richiesta della
sua opinione di quanto il fascismo «dopo»
non fosse altro che una naturale conseguenza
del fascismo «prima» che, quindi,
va sostanzialmente accomunato in un unico
giudizio storico.
Rodolfo
Ambrosetti
, | rambrosetti@hotmail.com
http://www.corriere.it/romano/08-12-31/01.spm
*******************************
Caro Ambrosetti,
I giudizi sul fascismo, come quelli su ogni
altro regime che abbia suscitato forti dissensi
e opposizioni, appartengono generalmente ad
almeno due categorie.
Vi è anzitutto il giudizio di coloro
che lo hanno combattuto e che hanno costruito
sulle sue macerie un nuovo sistema politico.
La sentenza in questo caso è quasi
sempre totalmente negativa. I successori non
possono distinguere tra fasi buone e cattive,
condannare i suoi errori ma riconoscere contemporaneamente
almeno alcuni dei suoi meriti. Per legittimare
se stessi, esaltare il proprio ruolo, suscitare
il consenso delle masse e gettare le fondamenta
di un sistema diverso, debbono esprimere una
valutazione categoricamente negativa. In questa
prospettiva il regime condannato non può
che essere invariabilmente pessimo e contenere
nel suo grembo, fin dai primi giorni della
sua esistenza, tutti i mali delle sue fasi
peggiori. Ogni attenuante sarebbe, soprattutto
nella fase delicata della transizione, inutile
e controproducente. Così accadde per
esempio nell'Europa della Restaurazione, dopo
la fine delle guerre napoleoniche, quando
Bonaparte, nelle famiglie inglesi, divenne
il «bogey man», l'«uomo
nero», che sarebbe apparso di notte
per punire i bambini cattivi.
Il secondo giudizio è quello che gli
storici danno di un regime quando cercano
di comprenderne le origini e di studiarne
l'evoluzione «sine ira et studio»,
senza collera e pregiudizi. Gli studiosi si
chiederanno anzitutto perché un Paese,
in una certa fase della sua storia, abbia
deciso di affidarsi a un uomo e a un partito
che avrebbero limitato le sue libertà
e trattato gli oppositori come nemici della
patria. Nel caso del fascismo cercheranno
di capire se la sua ideologia desse una risposta
alle paure del momento, se la classe politica
pre-fascista, con i propri errori, avesse
spianato la strada al suo avvento. Anziché
trattarlo come un fenomeno immobile, in cui
ogni fase è sostanzialmente eguale
alla precedente, gli studiosi cercheranno
di ricostruire la sua evoluzione. Perché
Mussolini fu economicamente liberale nel 1922,
deflazionista nel 1926, dirigista e statalista
nel 1932? Perché criticò la
politica ebraica di Hitler e sostenne il movimento
sionista nella prima metà degli anni
Trenta, ma divenne antisemita pochi anni dopo?
Si chiederanno ancora se il fascismo fu un
regime personale, caratterizzato da un solo
credo ideologico, o un mosaico di correnti
e tendenze diverse. E si chiederanno infine
perché tanti intellettuali italiani
siano passati con tale naturalezza dal fascismo
al comunismo. Esiste forse fra le due ideologie
qualche punto in comune, qualche affinità?
Fra i due metodi di giudizio esiste una importante
differenza. Quelli che applicano il primo
non hanno mai dubbi. Quelli che applicano
il secondo non smettono mai di averne.