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Le Firme * Gian Luigi Ferretti

LE ULTIME DI PIERINO
Il direttore di Rai International Badaloni deve riconoscere l’esattezza delle informazioni da noi pubblicate su convenzione, budget, palinsesto e qualità.

05.03.07- Ho letto il comunicato finale della prima commissione del Cgie a conclusione di due giorni di lavoro. Poi l’ho riletto. Mi sono andato a lavare la faccia, mi sono stropicciato gli occhi, mi sono pulito gli occhiali, ho ingoiato delle pastiglie al fosforo e l’ho riletto un terza volta. Niente da fare, mi arrendo: non lo capisco.

Non tanto perché sia scritto in gergo (burocrat-politichese), ma perché non corrisponde a quanto ho visto con i miei occhi e sentito con le mie orecchie.

Io non appartengo alla prima commissione, ma il regolamento del Cgie mi ha consentito di partecipare ai suoi lavori.

Ho presenziato solo all’audizione del direttore generale di Rai International, che, nel documento citato è sintetizzata così: La Commissione ha concentrato il dibattito su quattro punti fondamentali. Primo su tutti, Rai International, con la Convenzione ancora da firmare dunque con risorse ancora incerte nel loro ammontare su cui poter fare riferimento, ma con la consapevolezza di migliorare un servizio che da praticamente da sempre non soddisfa i nostri connazionali.

Ora vi racconto cosa invece è successo davvero. Badaloni ha ammesso che la convenzione fra la Presidenza del Consiglio e la Rai è di là da venire. Lui non sa, nessuno sa, quando verrà, non dico firmata, ma discussa. La Rai non ha neppure ancora preparato il documento con le sue proposte da portare al tavolo delle trattative. È quindi tuttora in vigore la vecchia convenzione.

E per fortuna, hanno detto Cretti ed altri, così anche il Cgie potrà essere coinvolto e dire la sua.

A mia precisa domanda su quale sarà la cifra della convenzione, Badaloni ha risposto testualmente: “Spero che non sia inferiore a quella di prima”. Quella di prima era 38 milioni di euro inclusa Iva.

La Rai girava a Rai International circa 18 milioni. Non sarà comunque più così, ha ammesso il direttore, perché la Rai ha deciso di decurtare del 15 percento i budget di tutte le reti e tutte le testate. Esattamente come avevamo scritto noi su queste pagine.

Come sia possibile migliorare notevolmente un servizio, come si va promettendo, con risorse molto inferiori, rimane un mistero di fede. “I soldi non sono tutto” mi ha replicato Badaloni. “E non fanno la felicità” gli ho risposto per contraccambiare una banalità con un’altra.

Meno risorse, ma migliore qualità.

È da tempo che sentiamo sia il viceministro Danieli che Badaloni annunciare che non ci sono più gli emigrati con la valigia di cartone, che gli italiani nel mondo sono ora più evoluti e quindi è ora che Rai International non si occupi più di folklore e canzonette.

Che sia nell’ambito di questa visione che Rai International ha regalato ai connazionali all’estero una full immersion sanremese, una vera e propria orgia festivaiola?

Se proprio si volevano inondare gli italiani nel mondo di canzonette, si potevano mandare in onda le trasmissioni Rai sul Festival, a costo zero.

Ma nossignori: Sanremo su Taccuino Italiano (intervista di Badaloni a Pippo Baudo), Sanremo su Notturno Italiano, Sanremo su Italica, ma sopratutto Sanremo su Sanremo International, trasmissione di Gigliola Cinquetti, da lei stessa condotta dal 27 febbraio al 2 marzo; la serata conclusiva è affidata a Daniela Massetti.

Non mi è stato possibile sapere quanto è costato tutto questo, in particolare quanto ha percepito Gigliola Cinquetti. “Molto meno della Hunziker” è stata la risposta di Badaloni e, malgrado la mia insistenza, non si è schiodato da lì. In questo aiutato dal Segretario generale del Cgie intervenuto per dire: “Andiamo avanti, questo non ci interessa”.

Al buon Carozza non interessa che Rai International, servizio pubblico, avendo a disposizione meno risorse, le sprechi in programmi di folklore e canzonette.

Ma torniamo all’audizione, anzi ripartiamo daccapo.

Piero Badaloni si è presentato puntuale ed ha sciorinato quello che io ho chiamato “Il libro dei sogni”. Che musica per le orecchie sentirlo illustrare un futuro meraviglioso fatto di quanto tutti gli italiani all’estero hanno sempre desiderato da Rai International.

Affascinante davvero. Ho capito come gli eletti all’estero siano andati in brodo di giuggiole quando lo hanno sentito in occasione del loro incontro.

Probabilmente non si erano accorti che Badaloni parla al condizionale, che peraltro usa benissimo, senza scivolate. “Si potrebbe fare”, “potremmo realizzare”. Anch’io “potrei uscire” con Naomi Campbell o “potrei ereditare” l’impero di Berlusconi. Ma dal dire al fare…

Perdipiù il boy scout (ha detto lui che gli piace essere chiamato così) fa il furbetto. Per esempio ha assicurato che “la questione del raddoppio del canone in Canada è in via di risoluzione”.

Pressato con domande precise ha tirato fuori un pezzo di carta: “Ho qui un fax arrivato il 26 febbraio alle ore 1 e 53”. Per farvela breve, pressa che ti pressa, sapete di che si trattava? Cristiano De Florentis, un collaboratore di Rai International in Canada, scriveva al vicedirettore Luigi Ferrari di aver avuto un incontro con il distributore e che questi gli aveva detto che il prezzo del canone era troppo basso e andava adeguato e che inoltre tutti gli abbonati erano già stati informati del nuovo importo con una lettera. Punto, tutto qui. Questo in badalonese significa essere “in via di risoluzione”.

Il povero Badaloni era venuto con il proposito di lisciare il pelo al Cgie promettendo quello che lui pensava fosse tanto desiderato.

Ma, come ha parlato di Rai International anche in Europa, si è beccato un fuoco di sbarramento da tutti i consiglieri del vecchio continente: “Non ci interessa. Noi vediamo i canali italiani”.

Neanche il suo discorsetto sull’informazione di ritorno è riuscito a convincere l’uditorio.

A differenza di altre occasioni, questa volta non mi è sembrato molto entusiasta di parlare di palinsesto, anzi ho avuto l’impressione che ne avrebbe proprio fatto a meno volentieri.

A quanto pare sta facendo effetto l’ondata di proteste da tutto il mondo per le ventilate chiusure di programmi. Tanto che ho assistito ad una clamorosa retromarcia per quanto riguarda Sportello Italia

Badaloni aveva annunciato di volerlo chiudere per far nascere Italia On Demand, la cui conduzione aveva dapprima proposto ad Oliviero Beha, che però pretendeva troppo, e poi a Marina Natoli, che ha declinato. Aveva addirittura già avviato le pratiche burocratiche per la chiusura. Ora pare non voglia più chiudere. Tramontata anche la sua idea di sdoppiarlo in due programmi, uno di informazioni su problemi burocratici, previdenziali e quantaltro ed uno sull’informazione circolare e di intrattenimento, che, a suo dire, ora sarebbe alquanto pasticciata.

Nella commissione tutti gli hanno chiaramente espresso la valutazione che è meglio tenere uniti i due aspetti e il direttore ha convenuto essere una buona idea. Morale: Sportello Italia non verrà più chiuso, continuerà a chiamarsi così, sarà grosso modo strutturato come adesso, ma, dice Badaloni, sarà da vedere se la conduttrice dovrà essere l’attuale o un’altra. Bah, ci sarà un fatto personale.

Per ultimo il boy scout ha lanciato la notizia bomba. Si sa, dulcis in fundo. Quale sarebbe? Il cambiamento del nome da Rai International in Rai Italia. Geniale, no? Ecco finalmente un bel segno di discontinuità dal predecessore che aveva pensato a Rai Mondo.

Tirando le somme dell’audizione, Badaloni non sa quanti soldi avrà a disposizione (senz’altro meno di prima, come abbiamo visto); sa che vorrebbe fare una televisione di qualità, ma comincia dal Festival delle canzonette; forse ha capito che non è il caso di chiudere i programmi che più piacciono.

Non è sembrato felice. In un paio di passaggi gli è scappato un “Io vorrei fare così, se non sarà possibile verrà un altro al posto mio”. Probabilmente intendeva affermare di non essere un uomo per tutte le stagioni e che, se si renderà conto di non poter conseguire risultati soddisfacenti, si dimetterà.

Già il fatto che lo pensi, lascia trasparire che si stia trovando in grave difficoltà. Tuttavia, con una scrollata di spalle, ha promesso che dal 21 giugno avremo la nuova Rai International.

Una bella frase ad effetto per un’uscita di scena con applausi (che non ci sono stati).

Poi, spossato, il povero Badaloni si è trascinato fino a Saxa Rubra e si è messo in ferie fino al 12 febbraio.


Gian Luigi Ferretti – L’Italiano

www.litaliano.de




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