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Le Firme * Gian Luigi Ferretti

Canada, che guaio
Il governo canadese ha deciso di vietare l’elettorato passivo agli italiani. Il Viceministro Danieli sottovaluta il problema. Tremaglia, ci manchi!

12.03.07 - Il Viceministro Danieli l’8 marzo: “Non ritengo opportuno commentare voci ma solo fatti. Per quanto riguarda il voto in Canada posso solo confermare che sia il Ministro degli Esteri che il sottoscritto hanno a più riprese espresso al Governo canadese la posizione del Governo italiano. Da ultimo, ho personalmente proposto all’ambasciatore canadese a Roma la costituzione di un tavolo tecnico per fare una valutazione comune alla luce della prima esperienza di voto e dell’accordo tra Italia e Canada fatto in occasione delle elezioni”.
Sei ore dopo l’Ambasciatore italiano a Ottawa in una conferenza stampa conferma che ormai il governo canadese ha preso la decisione anche se le comunicazione ufficiale sarà fatta solo nei prossimi giorni: i cittadini italiani residenti in Canada non potranno più candidarsi per le elezioni italiane.
D’altronde, in occasione delle prime elezioni, il permesso era stato accordato a determinate condizioni. La campagna elettorale avrebbe dovuto svolgersi esclusivamente all’interno delle associazioni italiane o via propaganda inviata per posta. Invece è stato fatto largo uso di annunci radio-televisivi e si sono svolte manifestazioni pubbliche fuori dai luoghi consentiti.
Avevano avvisato le autorità canadesi: Attenti, faremo un monitoraggio e un eventuale nuovo permesso sarà dato solo se avrete rispettato le nostre condizioni.
Chi è causa del suo mal pianga sé stesso?
Davvero strano l’atteggiamento di Danieli, che ha sottovalutato il problema. Ha forse pensato che bastasse nasconderlo sotto il tappeto per neutralizzarlo.
Quale abissale differenza da Tremaglia, che sul voto in Canada è sempre stato sul pezzo, non ha mai abbassato la guardia. Non so quante volte ha convocato l’Ambasciatore canadese, non so quante telefonate ha fatto a quello italiano. E ha sempre interessati, direi pungolato, l’allora Ministro degli esteri Fini perché la questione venisse posta, in maniera prioritaria, in ogni occasione d’incontro con il suo omologo canadese.
La fortissima, incessante pressione del governo italiano ha dato suoi frutti.
Ora non è tutta colpa di Danieli. Se ha difficoltà persino a farsi ricevere dal Ministro D’Alema, in parte sarà anche colpa di quest’ultimo.
Certo che non ha fatto una gran bella figura a cercare di negare quello che evidentemente già sapeva. Solo un ambasciatore impazzito avrebbe fatto le dichiarazioni che ha fatto senza aver preventivamente, e con buon anticipo, informato i suoi superiori.
Il Viceministro avrebbe dovuto prendere il primo aereo per il Canada invece di andarsene in Germania come se niente fosse. Poi dice che uno è prevenuto.
Oltrettutto c’è il rischio gravissimo che altri Paesi seguano l’esempio. L’Australia non è mai stata entusiasta del voto degli italiani. Corre voce che gli stessi Stati Uniti starebbero ripensando la loro posizione. Certo che non ha aiutato l’elezione al Senato di un “comunista” dell’Unione di Prodi, fatto che non giova neppure alla reputazione della comunità italiana.
Che fare? Pare che la situazione politica in Canada potrebbe portare presto a nuove elezioni. Bisogna far capire ai partiti al governo che non hanno alcuna convenienza ad inimicarsi la comunità italiana.
Gli italiani del Canada,con le loro associazioni e con i loro mezzi di comunicazione, battano su questo concetto.
E si impegnino al massimo, tutti uniti senza distinzione di partiti, per conseguire l’obiettivo.
Come fu vinta la battagli di Rai Internationa in Canadal, anche questa battaglia può e deve essere vinta.

da L'ITALIANO di oggi: www.litaliano,it



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