KARL
HEINRICH ULRICHS RICORDATO ALL’AQUILA
Intitolata
una piazza al grande latinista ed intellettuale
tedesco, nella città dove visse i suoi ultimi
anni
L’AQUILA,
30.01.07
– C’è voluta tutta la determinazione del consigliere
Antonio Di Giandomenico, presidente della Commissione
Cultura al Comune dell’ Aquila, per rendere
finalmente onore, oltre un secolo dopo la sua
morte, a Karl Heinrich Ulrichs, scrittore e
poeta, latinista e giurista, raffinato intellettuale
che scelse di vivere gli ultimi anni della sua
vita all’Aquila, dov’è sepolto. Iniziò appunto
tre anni fa, grazie all’impegno del consigliere
Di Giandomenico, il doveroso richiamo alla memoria
civica di quest’uomo colto, libero ed anticonformista,
restituendo anzitutto dignità e decoro al sepolcro
dello scrittore, nel cimitero monumentale, infestato
da muschi ed erbacce che ne inibivano persino
l’identificazione. La Municipalità dell’Aquila
ha deciso, recentemente, di intitolare a Karl
Heinrich Ulrichs,
nel Parco del Castello, l’ampio piazzale di
fronte l’ingresso della fortezza spagnola, progettata
dall’architetto di Valencia Pirro Aloysio Escrivà
- lo stesso di Castel Sant’Elmo a Napoli - e
fatta edificare nel 1534 dal viceré aragonese
Pedro da Toledo “ad reprimendam audaciam
aquilanorum”, dopo la rivolta cittadina
di sei anni prima. Oggi il Forte, uno degli
esempi più maestosi d’architettura militare
in Europa, ospita le varie Soprintendenze regionali
ai Beni Culturali, il Museo Nazionale d’Abruzzo,
altre preziose collezioni d’arte antica e moderna,
l’auditorium della Società dei Concerti e l’Archidiskodon
Vestinus, scheletro fossile d’un progenitore
del mammuth, risalente ad un milione e mezzo
d’anni fa, rinvenuto ben conservato nel 1954
in una cava ad una ventina di chilometri dall’Aquila.
L’intitolazione sarà dunque a portata d’occhio
dei tanti turisti che visitano il Forte spagnolo.
Karl Heinricfh Ulrichs
nacque il 28 agosto 1825 ad Aurich, nell’Hannover,
nella Germania settentrionale. Dopo gli studi
all’Università di Goettingen, si laureò nel
1846 in legge e teologia. Successivamente, continuò
la sua formazione storica all’università di
Berlino. Dal 1849 al 1857 Ulrichs fu giudice
presso la corte distrettuale di Hildesheim,
nel Regno di Hannover – all’epoca indipendente
all’interno della Confederazione tedesca – curando
gli interessi del suo sovrano. Intanto, dapprima
sotto lo pseudonimo Numa Numantius e
poi col suo vero nome, venivano pubblicati a
Lipsia cinque saggi sulla psicologia e sui risvolti
sociali e giuridici dell’omosessualità, che
ne costituirono una vera e propria teorizzazione.
Insomma, una specie di manifesto per un movimento
di liberazione, seguito alla dichiarazione della
sua omosessualità. Da allora Ulrichs, com’è
intuibile, ebbe problemi più per le sue idee
piuttosto che per i comportamenti personali.
Situazione diventata ancor più difficile, specialmente
dopo l’annessione violenta del regno alla Prussia,
quando i suoi libri vennero confiscati ed i
suoi scritti vietati. Da buon liberale, egli
tenne pubbliche iniziative di protesta cui si
aggiunse anche il fervore del patriota contro
l’avvenuta annessione, che gli costò dieci mesi
di prigione dal governo Bismarck. Nel 1867 si
trasferì dapprima a Monaco e quindi a Stoccarda,
dove si trattenne fino al 1880, scrivendo finissime
pagine di poesia latina ed arricchendo il corpus
delle sue opere. Ma la preoccupazione che le
sue idee altre conseguenze gli avrebbero procurato
gli consigliò, in forza della sua inclinazione
romantica e della passione per l’arte e la natura,
l’intrapresa d’un viaggio a piedi in Italia
che, dopo Firenze, Ravenna e Roma, lo portò
fin nel Cilento, sui monti lucani e quindi a
Napoli. Di lì, consigliato da uno scienziato
aquilano, Giovanni Antonelli, Ulrichs prese
la via dell’Abruzzo raggiungendo L’Aquila, che
trovò città incantevole e soprattutto una natura,
un territorio e montagne splendide per le sue
escursioni, tanto da innamorarsene e passarvi
gli ultimi quindici anni della sua vita.
Come annota l’insigne
storico Raffaele Colapietra in “C’è modo
e modo di essere aquilano” -
una cospicua raccolta di articoli e riflessioni
su frammenti di cultura, politica e costume,
edita di recente -
“ … Di media statura, i lunghi capelli
spioventi, poveramente vestito, col bastone
in una mano ed i libri nell’altra, Ulrichs incarnò
per quindici anni all’Aquila anche fisicamente
il cliché dell’erudito teutonico … ma stimato
ed apprezzato un po’ da tutti per il suo innocuo
candore che non lo distoglieva, sempre a Vienna,
Lipsia e Berlino, dal continuare a pubblicare,
carmi latini e poesie popolari ma anche, nel
1886, elegie latine in morte di Ludwig, il tragico
re di Baviera …”. Erano anche anni, quelli, in cui la classicità
conosceva all’Aquila una grande fioritura, specie
per opera del giovane marchese Niccolò Persichetti,
archeologo illustre, poi esaltata dalla presenza
di Ulrichs, tanto da promuovere – con adesioni
autorevoli come quelle di Teodoro Mommsen, Francesco
De Sanctis, Giustino Fortunato, Victor Hugo
e Francesco Crispi - la realizzazione
d’un monumento a Caio Crispo Sallustio,
il grande storico romano che ebbe i natali nella
città sabina di Amiternum, le cui vestigia splendono
a qualche chilometro dall’Aquila. Un clima che
inevitabilmente si richiamava alle origini sveve
della città ed a Federico II, tanto da stimolare
persino Nietzsche a venirsi a stabilire all’Aquila,
quantunque poi non lo fece, a riguardo
dell’affinità che il filosofo avvertiva verso
il grande imperatore degli Hohenstaufen, “splendor
mundi”. Un monumento, però, che Ulrichs
non avrebbe visto eretto prima della sua scomparsa,
come in effetti lo fu ma solo nel 1903, nella
piazza antistante palazzo Margherita d’Austria.
Dall’Aquila egli continuò per anni a coltivare
le sue intense relazioni con l’intellettualità
europea. In quel contesto culturale cittadino,
Ulrichs avviò, nel 1889, sotto forma di fascicoli
quindicinali, la pubblicazione della rivista
“Alaudae”, poeticamente intitolata all’allodola
che annunzia il mattino. Con la rivista il poeta
e scrittore, non senza un pizzico d’innocente
ingenuità, si proponeva di rinverdire il latino
e di promuoverlo come lingua internazionale
della cultura. La rivista ebbe una sua notorietà
e fortuna, diffondendosi in Russia e negli Stati
Uniti, in Scandinavia come in Egitto. Questa
impresa letteraria lo accompagnerà fino alla
morte, il 14 luglio 1895. Niccolò Persichetti,
il mecenate
che l’ebbe ospite in vita,
volle infine che fosse sepolto accanto
alla tomba di famiglia.
Oggi, più che per la sua corposa opera
letteraria e giuridica, Ulrichs viene soprattutto
evocato per essere stato il capostipite del
movimento omosessuale. Tale fatto, pur tenuto
conto che a quel tempo la sua battaglia civile
non fu per niente agevole ed indolore, procura
non poco torto al valore complessivo dello studioso
e dello scrittore. Chissà, poi, cosa Ulrichs
penserebbe oggi delle piume di struzzo e di
certe ostentazioni!
*
gopalmer@hotmail.com
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Goffredo Palmerini