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Le Firme * Goffredo Palmerini

IL RISCALDAMENTO DEL PIANETA FA LA PRIMA VITTIMA
Si sta sciogliendo il ghiacciaio più meridionale d’Europa, il Calderone, sul Gran Sasso d’Italia

 

L’AQUILA, 11.03.07 –  C’è voluta la determinazione di Angela Merkel, la tenace cancelliera tedesca presidente di turno dell’Unione Europea, nel riunire i capi di stato e di governo dei 27 paesi dell’UE  per affrontare la spinosa questione energetica. Non è un mistero che l’inquinamento atmosferico, dovuto all’irrazionale uso delle fonti energetiche, sta avviando il nostro pianeta ad una catastrofe climatica di cui, già da qualche anno, si vedono i prodromi terribili con eventi d’inaudita violenza, ora anche sul vecchio continente, se solo si rammentano i disastri causati dalla tempesta Erwin, due anni fa, in Germania, Svezia, Estonia, Danimarca, Gran Bretagna e Irlanda, che fece 43 vittime. Inondazioni, uragani, desertificazione progressiva, scioglimento dei ghiacci ai poli a causa dell’innalzamento della temperatura, sono conseguenza dell’inquinamento atmosferico e dei guasti dell’insensato disboscamento delle foreste, veri polmoni verdi del pianeta, specie in Amazzonia. I guasti sono causati dall’effetto serra, fenomeno dovuto alla forte crescita nell’atmosfera della concentrazione d’anidride carbonica, di CFC (clorofluorocarburi) e di metano. Questi gas formano uno strato che non facilita la dispersione nell’atmosfera del calore della crosta terrestre riscaldata dai raggi solari, ma anzi questo guscio di gas si comporta come una lente che riflette una parte di raggi infrarossi dalla Terra rispedendoli in giù. Di qui l’innalzamento della  temperatura sul terreno e in mare. La UE, finalmente, si propone di ridurre del 20 per cento le emissioni di gas serra rispetto ai valori del 1990, fissando al 2020 il termine per raggiungere l’obiettivo. Collateralmente devono crescere del 20 per cento  in Europa le misure di risparmio energetico entro il 2020 ed in pari percentuale aumentare le fonti di energia rinnovabili sul totale dei consumi, ora invece attestate ad un misero 7 per cento.  Dunque una grande sfida in cui l’Europa tutta s’impegna, ma anche un esempio di comportamento per altri paesi a forte industrializzazione che, come il caso degli Stati Uniti, sono stati molto indolenti  - se non addirittura ostili  - ad uniformarsi ai dettami contro l’inquinamento previsti nel Protocollo di Kyoto. E’ una buona scelta, quella poi decisa il 9 marzo dai responsabili politici dei 27 stati che compongono l’Unione.

 Se infatti non ci sarà una radicale inversione di tendenza, entro la fine del secolo la temperatura sulla Terra si stima aumenterà mediamente tra 1,8 e 4 gradi centigradi, causando il relativo scioglimento dei ghiacci con conseguente innalzamento del livello dei mari, previsto tra 18 e 59 centimetri. Queste le risultanze del rapporto di recente pubblicato a Parigi dagli esperti dell’IPCC, il Consiglio internazionale dell’ONU per il cambiamento climatico. Scenari apocalittici si disegnano per il futuro, con centinaia di milioni di persone delle zone costiere sotto l’incubo degli allagamenti per la crescita del livello delle acque dei mari, con conseguenze di carattere biologico sulle specie animali del pianeta a rischio d’estinzione, con impressionanti numeri di vittime umane a causa di desertificazioni, carestie, sete, ma anche la crescita di casi di morte per infortuni e malattie derivate dall’afa, per inondazioni, uragani, incendi di boschi e siccità, specie in Europa ed Asia. La Pravda, riportando gli esiti d’una conferenza sul clima tenutasi a Vienna, nel gennaio scorso, cita le affermazioni di alcuni ricercatori secondo i quali i ghiacciai alpini, nel 2050, saranno un ricordo, se non si inverte l’attuale trend dell’inquinamento. Già ora, secondo Roland Psenner dell’università di Innsbruck, i ghiacciai del Tirolo, stando ai rilievi degli ultimi anni, decrescono del 3per cento ogni anno, equivalente alla perdita d’uno strato di ghiaccio di circa un metro. Forse, dopo il 2050, potranno relativamente salvarsi solo i ghiacciai  esistenti a quote superiori ai 4000 metri d’altitudine.

Singolare il caso dell’Italia, dove la temperatura negli ultimi due secoli è aumentata di 1,7 gradi, mentre la variazione più rilevante è avvenuta nell’ultimo mezzo secolo, con 1,4 gradi d’aumento. Sta cambiando notevolmente il clima, si riducono le risorse idriche complessive. Il Mediterraneo mostra anomalie, il suo livello non aumenta, rimane stazionario anzi segnala sintomi di diminuzione, a causa di maggiore evaporazione dovuta al riscaldamento globale ed al minore apporto dei fiumi. Cresce la salinità delle sue acque.  

Intanto in Italia la prima vittima illustre già c’è. Infatti non è più eterno il ghiacciaio del Calderone, a 2800 metri di quota sul Gran Sasso d’Italia (m. 2.912), la vetta più alta dell’Appennino. Il Calderone si sta lentamente sciogliendo e con esso il suo primato, quello di essere il ghiacciaio più a sud d’Europa, proprio a causa del progressivo innalzamento della temperatura della Terra in conseguenza dell’effetto serra.  Il ghiacciaio fu una delle più significative scoperte all’epoca della prima ascensione sul Gran Sasso, nell’agosto del 1573, ad opera del capitano Francesco De Marchi, un antesignano dell’alpinismo, addetto militare di Margherita d’Austria, figlia di Carlo V d’Orange e Governatrice dell’Abruzzo, che all’Aquila aveva la sua residenza nello splendido palazzo “delle cento finestre” progettato da Pico Fonticulano, ora sede del Municipio.  L’ufficiale, che raggiunse la vetta alla veneranda età di 69 anni, lo descrisse come “un vallone lungo un miglio e largo mezzo dove sta neve perpetua. Ai primi dell’ottocento il Calderone era anche ricco di seracchi e molto più grande di adesso. Situato al lato nord di Monte Corno, sta ora pian piano scomparendo. Nell’ultimo decennio, dapprima si è diviso in due placche, poi si è frantumato in più parti. Un danno, questo, che sta avviando il Calderone al declassamento, da ghiacciaio ad innevato, secondo le intenzioni della Società Internazionale che si occupa dello studio e della classificazione dei ghiacciai. Ne ha di recente parlato, con preoccupazione, il prof . Guido Visconti,  fisico dell’atmosfera dell’università dell’Aquila e direttore del Cetemps, centro d’eccellenza per gli studi e le previsioni sul clima. Il ghiacciaio è in forte regressione. Resterà ghiacciaio solo se sarà una formazione permanente, altrimenti è un innevato, ossia un deposito di ghiaccio che risponde alle precipitazioni nevose. Ma è sul quadro generale che il noto scienziato dà un quadro molto preoccupato. L’innalzamento della temperatura sta portando cambiamenti climatici cui flora e fauna non sono in grado d’adattarsi. Sull’Italia centrale e meridionale sarà graduale un processo di desertificazione, con ricadute negative sull’agricoltura. Il danno è ormai fatto, dovuto all’immissione di gas nocivi nell’atmosfera cresciuta del 30 per cento nell’ultimo decennio. Per fermare questo processo bisognerebbe ridurre del 70 per cento l’anidride carbonica nell’aria, cioè sarebbe come tornare indietro di cento anni. Impossibile. Ma è sperabile che almeno ogni sforzo l’attuale civiltà faccia per sopravvivere a se stessa.

gopalmer@hotmail.com – componente del Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo


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