L’ANFE
COMPIE SESSANT’ANNI, MA NON LI DIMOSTRA
L’associazione, fondata
nel 1947 da Maria Federici, prepara grandi celebrazioni
in Italia e all’estero

Maria
Federici
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25.04.07, L’ AQUILA –
Quando si scriverà la storia dell’emigrazione
italiana, secondo i canoni storiografici cari
a Jacques Le Goff, per interpretare e comprendere
davvero inprofondità la complessità del fenomeno
sociale, economico e politico che nella seconda
metà del novecento vide partire dall’Italia
una rilevante parte della popolazione verso
ogni angolo del mondo, nessuno storico serio
potrà fare a meno di tener conto del rilevante
patrimonio di attività dell’ANFE, l’Associazione Nazionale Famiglie Emigrati che
quest’anno celebra sessant’anni dalla fondazione.
Un’opera imponente, in Italia e nel mondo, sviluppatasi
nel secondo dopoguerra negli anni della grande
emigrazione che vide svuotarsi interi paesi
d’ogni regione d’Italia, in cerca di
lavoro e di avvenire all’estero. Dunque
appare più che giusto il proposito del Presidente
dell’ANFE, sen. Learco Saporito, di celebrare
con il dovuto risalto il 60° anniversario dell’ente,
che il 21 aprile scorso ha riunito il direttivo
nazionale, presenti anche i rappresentanti delle
sedi all’estero, per decidere in merito. Numerose
manifestazioni, in tutte le regioni d’Italia
e nelle principali sedi nei cinque continenti,
si terranno in vista della celebrazione del
60° anniversario, prevista il 23 e 24 ottobre
a Roma. Una serie di eventi in Italia e nel
mondo, in preparazione della grandi manifestazioni
d’ottobre nella capitale, che faranno riflettere
sui temi dell’emigrazione, dell’immigrazione,
dell’integrazione e dell’accoglienza. In fondo
di quei princìpi di tutela e difesa della dignità
dell’uomo, che dell’ANFE sono fondamento, ispirati
dai valori della dottrina sociale cristiana.
Dunque riflessione storica, culturale e sociale,
anche attraverso documenti cinematografici,
mostre, rappresentazioni teatrali e concerti,
con lo scopo di ricordare ma anche di costruire,
con le esperienze maturate, le risposte alle
sfide del futuro, ai nuovi bisogni d’una società
diventata globale, verso la quale l’ANFE saprà
apprestare servizi al livello della sua storia.
E le celebrazioni, delle quali il Presidente
Saporito e l’intero vertice dell’Associazione
stanno definendo in dettaglio il programma,
daranno esse stesse indicazione del cammino
di servizio che l’ANFE osserverà nel nostro
Paese ed all’estero, per ogni italiano ma anche
a favore di ogni migrante, con risposte adeguate
ai bisogni emergenti delle migrazioni che hanno
segnato l’inizio del terzo millennio.
Fu una grande intuizione e la capacità d’iniziativa
d’una donna eccezionale, Maria Agamben Federici,
a far nascere l’ANFE nel 1947. Un’associazione
nata per assistere gli emigrati e le loro famiglie,
a difesa dei loro diritti in Italia ed all’estero,
per mantenere stretto il loro collegamento con
le famiglie in Italia, per promuovere e realizzare
la formazione professionale, per aiutare gli
emigrati nei difficili processi di ambientamento
nelle nuove realtà. Una corposa mole di attività
di volontariato sociale, che hanno fatto scuola
in Italia negli anni più difficili, arricchitasi
negli ultimi decenni con iniziative nel campo
dell’immigrazione nel nostro Paese. Tutto merito
di Maria Federici, tra i più fulgidi esempi
femminili d’impegno civile e politico della
nostra Italia. Nata all’Aquila nel 1899 da Alfredo
Agamben, imprenditore, e Nicolina Auriti, famiglia
benestante, laureata in lettere, insegnante
e giornalista, Maria sposa nel 1926 Mario Federici,
anch’egli aquilano, drammaturgo ed affermato
critico letterario, tra le personalità più significative
del teatro e della cultura abruzzese del novecento.
Da Roma, negli anni del fascismo, con il marito
si trasferisce all’estero, dove continua ad
insegnare presso gli Istituti italiani di cultura,
prima a Sofia, poi in Egitto ed infine a Parigi.
Cattolica impegnata, profonda fede nei valori
di libertà e di democrazia, la Federici matura
la sua formazione influenzata dal pensiero cristiano
sociale - il personalismo di Mounier e l’umanesimo integrale
di Maritain - che avrebbe connotato profondamente
la filosofia del secondo novecento. Esperienza
significativa, quella vissuta all’estero da
Maria Federici, cresciuta nella consapevolezza
del valore della giustizia sociale e del ruolo
essenziale della donna, non solo nella famiglia,
ma anche in politica e nella società.
Al suo rientro in Italia, nel 1939, mette pienamente
a frutto tali convinzioni con un intenso impegno
sociale e d’apostolato laico. A Roma si attiva
nella Resistenza, organizzando un centro d’assistenza
per profughi e reduci. Esempio, davvero ante
litteram, d’emancipazione femminile, con
trent’anni d’anticipo sui movimenti poi sviluppatisi
in Europa, talvolta tra esteriorità ed esuberanze
piuttosto che in impegni reali ed utili alla
società. Nel 1944 è tra i fondatori delle ACLI,
nella cui direzione ricopre l’incarico di Delegata
femminile, e tra le fondatrici del CIF (Centro
Italiano Femminile) del quale diventa prima
Presidente, dal ‘45 al ‘50. Ma soprattutto è
una delle figure più importanti della nuova
Repubblica democratica. Deputato all’Assemblea
Costituente, dal 19 luglio 1946 al 31 gennaio
1948, contribuisce a scrivere le regole fondamentali
della nostra Costituzione. Eletta alla Camera
nella prima legislatura repubblicana (1948-1953),
opera negli anni della ricostruzione del Paese
con Alcide De Gasperi.
Intanto nel 1947, l’8 di marzo, Maria
Federici aveva fondato l’ANFE, avendone avviato
la costituzione l’anno precedente. Presidente
dell’ente sin dalla fondazione, lo rimarrà fino
al 1981. Sotto la sua guida sicura, con infaticabile
impulso, l’associazione si espande in tutta
Italia, con sedi in ogni provincia, con una
rete operativa diffusa nei comuni a più alta
emigrazione e presente dovunque i problemi sono
più duri, in Italia o nel nuovo mondo. Anche
in quei lontani continenti nascono sedi dell’ANFE:
in Argentina, Brasile, Venezuela, Stati Uniti,
Canada, Australia, ma anche in nel vecchio continente,
in Belgio, Francia, Svizzera, Germania, Olanda,
Lussemburgo, Gran Bretagna, con una rete capillare
di strutture che diventano punti decisivi d’assistenza
per i nostri emigrati, per la soluzione d’ogni
problema sociale, burocratico ma anche psicologico
nell’integrazione nelle nuove realtà. Dunque,
un’opera notevole quella svolta dall’ANFE, che
ovunque ha saputo costruire opportunità nella
formazione professionale, nel sostegno alle
famiglie ed a difesa della loro integrità, nella
crescita culturale, sociale e civile dei nostri
emigrati. Insomma, un sessantennio di meritorie
attività dell’Ente morale, tale riconosciuto
nel 1968, che ha accreditato l’ANFE quale insostituibile
partner nei più alti organismi internazionali
per l’emigrazione e l’immigrazione, e dove porta
l’enorme mole di esperienze, patrimonio non
solo suo, ma dell’Italia e della comunità universale.
* gopalmer@hotmail.com – componente del Consiglio
Regionale Abruzzesi nel Mondo