IL TEATRO
DELL’IMPREVEDIBILE, DRAMMI E SATIRE DI MARIO
FRATTI
Pubblicate in Svizzera
e negli States due antologie di opere del
grande drammaturgo abruzzese
12.04.07,
L’AQUILA – Con i tipi delle edizioni BE&A è uscita in questi giorni in Svizzera, ma viene
distribuita anche in Italia, l’’antologia
“Teatro dell’imprevedibile”, con opere di
Mario Fratti, drammaturgo abruzzese che
dal 1963 vive a New York e dove fino a qualche
anno fa ha insegnato alla Columbia University
e all’ Hunter College. A due passi da Broadway,
Fratti abita un magnifico appartamento su
due piani in una palazzina d’epoca sulla
55^ strada, in mezzo ai grattacieli di Manhattan,
dove anche Tennessee Williams aveva vissuto,
l’ingresso di fronte al suo, fino alla scomparsa
nel 1983. Ventuno i drammi e le commedie,
in italiano, pubblicate nel volume (La
menzogna, La gabbia, La vedova bianca, I
seduttori, I frigoriferi, La vittima, Sorella,
Family, Amanti, Caccia al morto, Sei donne appassionate
(Nine), Madri e figlie, Amiche, Padri e
figli, Cecità, Promesse, Terrorista, Club
suicidi, Alessia, Porno, Il salvadanaio)
alcune delle più famose opere dell’ampia
produzione dell’Autore, tra i più insigni
scrittori di teatro viventi. Apre la raccolta
il dramma in tre atti “ La menzogna”, scritto
nel 1958, per Fratti un’opera davvero “speciale”
se si considera che egli non vuole si rappresenti
se non dopo la “prima mondiale” nella sua
città natale, L’Aquila, capitale dell’Abruzzo.
Pur senza mai nominarla, il dramma è ambientato
all’Aquila, con personaggi che debbono avere
un qualche aggancio con la realtà vissuta.
Chissà se quest’aspirazione non possa trovare
finalmente accoglienza, magari il Teatro
Stabile Abruzzese decidendone la produzione
e la messa in scena per la prossima stagione.
Sarebbe un tributo al valore di Fratti,
che sconta come tutti la ventura di non
essere profeta in patria, un omaggio agli
ottanta anni, portati splendidamente, che
fra poco lo scrittore compirà, essendo nato
il 5 luglio 1927. Un secondo volume antologico,
con altre 27 opere in inglese, è appena
uscito negli Stati Uniti, editore Theatre
Experience, e sarà presentato il 19 aprile
prossimo all’Istituto Italiano di Cultura
di New York.

Mario Fratti con Dante Ferretti, premio
Oscar per la scenografia, all'IIC
di New York
|
Molto attento l’apparato critico a corredo dell’antologia pubblicata dall’editore
elvetico. Reca un distillato eloquente di
citazioni di critici illustri d’ogni angolo
del mondo sulla scrittura teatrale di Fratti,
delineandone l’assoluto valore. Altrettanto
essenziale quanto efficace la presentazione
critica, curata da Paul T. Nolan, docente
alla University of Southern Louisiana. In
rapidi tratti Nolan illustra la letteratura
drammatica in America, che ha in Eugene
O’ Neil, Thornton Weilder, Arthur Miller,
Tennessee Williams e Edward Albee le sue
punte di diamante, ma il cui successo negli
States spesso è stato tardivo, sovente legato
all’eco di qualche fortunata rappresentazione
in Europa. Giacché il teatro europeo negli
Stati Uniti è stato sempre visto con molto
rispetto ed ammirazione, benché non sempre
gli autori europei, anche di prima grandezza,
vi abbiano avuto fortuna. Si è dovuto attendere
la loro morte per riscontrare apprezzamenti
e successo. Una sorte simile toccò a Berthold
Brecht e Jean Paul Sartre. Davvero una singolare
difficoltà di relazione tra due letterature
teatrali, tra due scuole e contesti artistici,
quasi una sindrome di contaminazione del
linguaggio e dell’espressione drammatica,
quantunque siano comuni le radici culturali
tra l’America ed il vecchio continente.
Nolan
annota “ …questa bizzarra relazione tra il teatro americano e
quello europeo sembra aver stabilito la
regola secondo cui il drammaturgo europeo
ha la sua reputazione in America solo se
resta “europeo”. Fortunatamente per il dramma
moderno, Mario Fratti ha spezzato questa
regola con un gran successo. Ha dimostrato
che può fondere gli elementi della sua tradizione
europea con l’esperienza americana, creando
un tipo di dramma che fa onore ad entrambi
i continenti. I futuri storiografi teatrali
indicheranno probabilmente nella sua carriera
di drammaturgo l’importante inizio di una
nuova fase: lo sviluppo di una comunità
teatrale veramente internazionale…”.
E ancora, “… E’ importante capire che il successo di Fratti,
in un’avventura dove Brecht e Sartre fallirono,
è dovuto al fatto che l’autore non ha portato
solo la sua eredità drammatica europea ed
il suo talento di drammaturgo. Ha anche
portato in una nuova società simpatia, curiosità
e giudizi umani … Fratti scrive come nessun
autore americano potrà mai, perché porta
alla sua comprensione della società americana
non solo la compassione e l’indignazione
morale di ogni uomo sensibile, ma anche
la tolleranza presente solo in scrittori
associati in un’antica civiltà….”

Mario Fratti con Antonio Banderas,
interprete di Nine
|
L’arrivo di Fratti negli Stati Uniti fu dovuto ad una circostanza casuale. Nel 1962,
al Festival dei due Mondi di Spoleto, in
scena c’era un suo dramma, l’atto unico
“Suicidio”. L’opera tanto piacque a Lee
Strasberg, regista ed autorità indiscussa
nel teatro mondiale, che la volle portare
all’Actor’s Studio, a New York. Fu un vero
successo, in quel crogiolo di avanguardie
teatrali. Da allora ne seguirono tanti altri
di successi, fino ad oggi. Fratti così ha affermato:
"…Vivere in America mi ha insegnato
ad essere più tollerante, più paziente,
più oggettivo. Capisco meglio i problemi
delle minoranze. ... Questa società americana,
con tutti i suoi problemi e i suoi conflitti,
è la società ideale per un drammaturgo". Negli
States, dunque, una sequela di affermazioni
per
le sue opere, poi tradotte in venti lingue
e rappresentate in seicento teatri in tutto
il mondo. Dall'America all'Europa, dalla
Russia al Giappone, dalla Cina al Brasile,
dalla Corea all'Australia. I suoi
drammi hanno l’impronta dell’immediatezza
della scrittura teatrale, asciutta e tagliente
come la denuncia politica e sociale che
egli vi trasfonde senza veli. Sono lo specchio
del disagio profondo della società americana,
ma anche del sogno americano che
egli sa esprimere meglio d’ogni altro autore.
Alcune sue opere drammatiche, contro tutte
le guerre dal Vietnam all’Iraq, non hanno
risparmiato strali a Nixon, Kissinger, Reagan
ed i due Bush, una condanna letteraria.
Brillanti, di Fratti, anche commedie
e musical. "Nine",
scritta nel 1981 e liberamente ispirata
al capolavoro “8 e mezzo” di Fellini,
è diventata un musical d’enorme successo
di pubblico e critica, davvero un fenomeno
teatrale con oltre duemila repliche. L’ultima
versione, interpretata da Antonio Banderas,
è rimasta in cartellone per anni al teatro
“Eugene O' Neil”, a Broadway.
I riconoscimenti a Mario Fratti fanno
un elenco lunghissimo. Cito per brevità
il premio Selezione O’ Neil, il Richard
Rogers, l’ Outer Critics, l’
Heritage and Culture, bel otto Drama
Desk Awards e soprattutto la vittoria
di sette Tony Award , che nel teatro
sono quel che gli Oscar sono per il cinema.
* gopalmer@hotmail.com – componente del Consiglio
Regionale Abruzzesi nel Mondo