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Le Firme * Goffredo Palmerini

E' partita dall' Abruzzo la fase costituente del Partito Democratico
Grande risposta all'appello lanciato da Ottaviano Del Turco, Stefania Pezzopane e Giovanni Lolli

27.06.07, L'AQUILA - Davvero bisogna esser grati a Ottaviano Del Turco (Presidente della Regione), Stefania Pezzopane (Presidente della Provincia dell'Aquila), Giovanni Lolli (Sottosegretario allo Sport), e ai deputati Mariza Bafile, impegnata in Argentina, e Pierluigi Mantini, presenti con un loro messaggio d'adesione, per l'incipit impresso alla costituzione del Partito Democratico, in un'assemblea tenutasi il 25 giugno scorso alla Cattedra Bernardiniana, fastosa nei suoi affreschi e ricolma all'inverosimile, a seguito del loro appello rivolto agli Abruzzesi. Il popolo del centro-sinistra ha dato una risposta generosa, entusiastica, propria di chi s'attendeva da tempo una svolta, un salto di qualità nella politica aquilana, abruzzese e nazionale. Che questo accada all'Aquila, quasi una città laboratorio per l'Italia, non deve stupire. Non solo per le recenti vittorie del centro-sinistra in Provincia, alla Regione ed al Comune capoluogo, che ha strappato quelle amministrazioni alla Casa della libertà. Ma L'Aquila è stata storicamente un laboratorio che ha talvolta anticipato la politica nazionale. Accadde nei primi anni sessanta con l'ingresso dei socialisti nei governi locali ben prima della nascita ufficiale del centro-sinistra, dopo il Congresso di Napoli della Dc, nel 1962. Poi, nella prima metà degli anni settanta, con il sindaco Tullio de Rubeis, aveva aperto una stagione d'intensa partecipazione popolare e di forte dialogo con tutti i partiti dell'arco costituzionale. Ancor più marcatamente, nel 1975, con l'ingresso del Pci nella maggioranza di pentapartito al Comune dell'Aquila, seppure non in Giunta, sindaco Ubaldo Lopardi. L'evento, con una Dc quasi al 40 per cento, anticipò di tre anni la "solidarietà nazionale" poi nata il 16 marzo 1978, lo stesso giorno del tragico rapimento di Aldo Moro. L'assassinio del grande statista ad opera dei terroristi BR, il 9 maggio, affossò la "terza fase" dell'illuminato disegno moroteo per rendere compiuta la democrazia italiana, con la fine della "conventio ad excludendum" dei comunisti dal governo del Paese. Dunque questa iniziativa colma, semmai, un vuoto di "politica alta" durato troppi anni, da quando i grandi partiti popolari andarono in crisi, all'Aquila come nel Paese.

Dunque questo è segnale importante di buona politica, dopo tanti anni di confusione, con la frantumazione della politica italiana in mille "partitini", dove si sono perse le grandi idealità e si sono amplificati all'esponente egoismi ed interessi particolari. A danno d'una cultura di governo capace di guardare ai veri problemi del Paese e di realizzare le grandi scelte del futuro, con lungimiranza, rigore e ed equità. Questo, ora, il popolo riformista s'attende dal Partito Democratico. Un partito "nuovo" che sappia interpretare il bisogno d'innovazione, il desiderio di partecipazione dei cittadini, il ritorno alla sobrietà nei costumi e nei costi della politica, l'esigenza d'una nuova etica delle responsabilità e dei doveri oltre che dei diritti dei cittadini, il bisogno d'una società più giusta e solidale, dove vengano mitigate le enormi differenze sociali che l'impolitica degli ultimi anni ha prodotto, con gravi ingiustizie. Insomma, un partito veramente aperto, non governato da oligarchie ed apparati, dove ciascuno possa contare per le sue idee e per le sue qualità. Soprattutto un partito forte che sappia progettare e decidere le grandi scelte d'un Paese moderno, nell'economia e nel lavoro, nei campi dell'energia e della competizione globale, nelle riforme strutturali del Paese, per allineare l'Italia al mondo più avanzato. Per far questo il Partito Democratico deve essere in grado d'affrancare per intero la politica dai particolarismi e dalle "strizzate d'occhio" al rivendicazionismo diffuso d'una società frantumata che ha smarrito il senso dell'interesse generale. Occorre anche saper vivere le emozioni - come ha detto Del Turco - d'una stagione politica fatta d'un rinnovato impegno di donne e uomini che la sentono come parte della propria storia.

L'Italia ha un bisogno profondo d'essere riformata. Il popolo italiano è molto più avanti della sua classe politica che tende a conservare status e privilegi. Ma se la democrazia deve fare un salto epocale per rinnovarsi, questa è l'occasione giusta, questo è quello che il Paese chiede, come mostra l'indice di gradimento al solo annuncio di Walter Veltroni e Dario Franceschini, disponibili a candidarsi alla guida d'un processo che può cambiare radicalmente la storia della politica italiana. Oggi stesso Veltroni, dal Lingotto di Torino, traccia il suo percorso programmatico. Nulla sarà più come ora, se il Partito Democratico nasce con il piede giusto, non aspettando il 14 ottobre prossimo. Il processo di semplificazione e rafforzamento del sistema bipolare, che il PD realizza con l'aggregazione di Ds e Margherita, movimenti e società civile, determinerà comportamenti virtuosi similari, a sinistra come a destra. Si ridurrà il potere di condizionamento e di "ricatto" che l'attuale frammentazione consente, rendendo il quadro politico incerto ed instabile. Insomma, potrebbero aver fine quei vizi che vedono partiti raramente occupati nella loro funzione costituzionale di rappresentanza dei bisogni generali della società, invece spesso presi a svolgere il ruolo di "cobas sindacali" per interessi parziali, utile forse alla propria visibilità, non certo al Paese. Non c'è bisogno di fare esempi, di brutte esperienze sono pieni gli archivi. Avanti, dunque, con fiducia e passione civile. Sapendo che il proprio impegno ciascuno lo deve vivere direttamente, senza rilasciare deleghe in bianco. Questa volta la democrazia rappresentativa può partire davvero dal basso.

* gopalmer@hotmail.com

*componente del CRAM - Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo

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