Le
Firme * Goffredo
Palmerini
Celebrazione
del 60° Anniversario dell' ANFE
Il profilo della fondatrice, Maria Federici,
nell' intervento
ROMA
23-24 OTTOBRE 2007 - "Quando si scriverà
la storia dell'emigrazione italiana, secondo
i canoni storiografici cari a Jacques Le Goff,
per interpretare e comprendere davvero in profondità
la complessità del fenomeno sociale,
economico e politico che nella seconda metà
del novecento vide partire dall'Italia una rilevante
parte della popolazione verso ogni angolo del
mondo, nessuno storico serio potrà fare
a meno di tener conto del rilevante patrimonio
di attività dell'ANFE, l'Associazione
Nazionale Famiglie Emigrati che celebra sessant'anni
dalla sua fondazione. Un'opera imponente, in
Italia e nel mondo, sviluppatasi nel secondo
dopoguerra negli anni della grande emigrazione
che vide svuotarsi interi paesi d'ogni regione
d'Italia, in cerca di lavoro e di avvenire all'estero".
Così scrivevo qualche mese fa in un articolo
pubblicato sulla stampa italiana all'estero.
Ma soprattutto non si potrà fare a meno
di studiare e conoscere la ponderosa opera della
sua fondatrice, Maria Agamben Federici. Lo affermo
con l'orgoglio d'essere abruzzese, per quasi
un trentennio amministratore comunale della
città natale di Maria Federici.
Nata
all'Aquila il 19 settembre 1899 da Alfredo Agamben
e Nicolina Auriti, famiglia benestante, laureata
in lettere, insegnante e giornalista, Maria
sposa nel 1926 Mario Federici, anch'egli aquilano,
drammaturgo ed affermato critico letterario,
tra le personalità più insigni
del teatro e della cultura abruzzese del novecento.
Da Roma, negli anni del fascismo, Maria si trasferisce
con il marito all'estero, dove continua ad insegnare
presso gli Istituti italiani di cultura, prima
a Sofia, poi in Egitto ed infine a Parigi. Cattolica
impegnata, profonda fede nei valori di libertà
e di democrazia, la Federici matura la sua formazione
influenzata dal pensiero cristiano sociale -
il personalismo di Mounier e l'umanesimo integrale
di Maritain - che avrebbe connotato profondamente
la filosofia del secondo novecento. Esperienza
significativa, quella vissuta all'estero dalla
Federici, cresciuta nella consapevolezza del
valore della giustizia sociale e del ruolo essenziale
della donna, non solo nella famiglia, ma anche
in politica e nella società. Al rientro
in Italia, nel 1939, Maria Federici mette pienamente
a frutto tali convinzioni con un intenso impegno
sociale e d'apostolato laico. A Roma si attiva
nella Resistenza, organizzando un centro d'assistenza
per profughi e reduci.
Esempio
davvero ante litteram d'emancipazione femminile,
con trent'anni d'anticipo sui movimenti poi
nati in Europa, sviluppatisi talvolta tra esteriorità
ed esuberanze piuttosto che in impegni reali
utili alla società. Nel 1944 è
tra i fondatori delle ACLI, nella cui direzione
ricopre l'incarico di Delegata femminile, e
tra le fondatrici del CIF (Centro Italiano Femminile)
del quale diventa prima Presidente, dal 1945
al '50. Ma sopratutto è una delle figure
più importanti della nuova Repubblica
democratica. Deputato all'Assemblea Costituente
per la Democrazia Cristiana, dal 19 luglio 1946
al 31 gennaio 1948, contribuisce a scrivere
le regole fondamentali della nostra Costituzione.
Insieme a Nilde Iotti e Teresa Noce (Pci), a
Lina Merlin (Psi) e Ottavia Penna (Uomo Qualunque),
fu tra le cinque donne entrate nella Commissione
Speciale dei 75 che elaborò il progetto
di Costituzione poi discusso in aula ed approvato
il 22 dicembre '47. Promulgata il 27 dicembre
dal Capo provvisorio dello Stato, Enrico De
Nicola, la Carta costituzionale entrò
in vigore il 1° gennaio 1948. Eletta alla
Camera nel collegio di Perugia nella prima legislatura
(1948-1953), l'on. Federici operò accanto
a De Gasperi nella ricostruzione del Paese.
Frattanto,
l'8 di marzo del 1947, Maria Federici aveva
fondato l'ANFE. Presidente dell'ente sin dalla
fondazione, lo rimarrà fino al 1981.
Sotto la sua guida sicura, con infaticabile
impulso, l'associazione si espande in tutta
Italia, con sedi in ogni provincia, con una
rete operativa diffusa nei comuni a più
alta emigrazione, presente dovunque i problemi
sono più duri, in Italia o nel nuovo
mondo. Anche in quei lontani continenti nascono
sedi dell'ANFE: in Argentina, Brasile, Venezuela,
Stati Uniti, Canada, Australia, ma anche nel
vecchio continente, in Belgio, Francia, Svizzera,
Germania, Olanda, Lussemburgo, Gran Bretagna,
con una rete capillare di strutture che diventano
punti decisivi d'assistenza per i nostri emigrati,
per la soluzione d'ogni problema sociale, burocratico
ma anche psicologico nell'integrazione nelle
nuove realtà. Dunque, un'opera notevole
quella svolta dall'ANFE, nella formazione professionale,
nel sostegno alle famiglie ed a difesa della
loro integrità, nella crescita culturale,
sociale e civile dei nostri emigrati. Insomma,
le meritorie attività dell'ANFE, riconosciuto
nel 1968 Ente morale, ne hanno fatto un insostituibile
partner nei più alti organismi internazionali
per l'emigrazione e l'immigrazione, recando
l'enorme bagaglio di esperienze, patrimonio
dell'Italia e della comunità universale.
Merito appunto di Maria Federici, tra i più
fulgidi esempi femminili d'impegno civile e
politico della nostra Italia.
E'
scomparsa il 28 luglio 1984. E tuttavia il suo
insegnamento e l'esperienza accumulata dall'ANFE
sono il cespite su cui poggiano le fondamenta
dell'Associazione per svolgere efficacemente
il suo prezioso servizio sociale nel terzo millennio.
L'opera di Maria Federici, il suo pensiero illuminato,
il suo contatto diretto con persone e problemi,
il suo stile restano un esempio notevole nel
tempo che viviamo. Oggi stride con certe distanze
medianiche, con la volatilità del pensiero
politico, con l'incoerenza dei comportamenti,
con la labilità dei riferimenti ai grandi
valori. Nella difficile transizione che vive
l'Italia, dove sovente domina l'apparenza piuttosto
che l'essenza, quando talvolta persino l'opulenza
viene ostentata a valore, esempi di vita quale
quello testimoniato da Maria Federici - come
di altre Personalità della sua generazione
- sono indispensabili riferimenti per poter
migliorare il rapporto tra Istituzioni e cittadini,
per recuperare la necessaria credibilità
della politica, per costruire nel reciproco
rispetto il futuro del nostro Paese. Occorre
dunque riscoprire una giusta austerità,
nella consapevolezza che l'Italia può
avere un grande avvenire se non perde la memoria
dei buoni esempi del proprio passato, quale
quello dato da Maria Federici. Del suo esempio
e della sua opera possono andare fieri tutti
gli Italiani, in Patria e nel mondo. L'Aquila,
l'Abruzzo e l'Italia non la dimenticheranno.
*gopalmer@hotmail.com
- componente del Consiglio regionale Abruzzesi
nel Mondo (CRAN)
Curriculum
Goffredo Palmerini
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Il
profilo della fondatrice, Maria Federici, nell'
intervento

Maria
Federici
|
E'
Maria Agamben Federici, deputata nell' Assemblea
Costituente e nella prima Legislatura. Maria Federici
(Dc), insieme a Nilde Iotti e Teresa Noce (Pci),
Lina Merlin (Psi) e Ottavia Penna (Uomo Qualunque),
fu una delle cinque donne entrate della Commissione
Speciale dei 75 che elaborò il progetto
di Costituzione, poi discusso in Aula ed approvato
il 22 dicembre '47. Promulgata dal Capo provvisorio
dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre, entrò
in vigore il 1° gennaio 1948.
Nata all'Aquila il 19 settembre 1899 da Alfredo
Agamben, imprenditore, e Nicolina Auriti, famiglia
benestante, laureata in lettere, insegnante e
giornalista, Maria sposa nel 1926 Mario Federici,
anch'egli aquilano, drammaturgo ed affermato critico
letterario, tra le personalità più
significative del teatro e della cultura abruzzese
del novecento. Da Roma, negli anni del fascismo,
Maria si trasferisce con il marito all'estero,
dove continua ad insegnare presso gli Istituti
italiani di cultura, prima a Sofia, poi in Egitto
ed infine a Parigi. Cattolica impegnata, profonda
fede nei valori di libertà e di democrazia,
la Federici matura la sua formazione influenzata
dal pensiero cristiano sociale - il personalismo
di Mounier e l'umanesimo integrale di Maritain
- che avrebbe connotato profondamente la filosofia
del secondo novecento. Esperienza significativa,
quella vissuta all'estero da Maria Federici, cresciuta
nella consapevolezza del valore della giustizia
sociale e del ruolo essenziale della donna, non
solo nella famiglia, ma anche in politica e nella
società. Al suo rientro in Italia, nel
1939, mette pienamente a frutto tali convinzioni
con un intenso impegno sociale e d'apostolato
laico. A Roma si attiva nella Resistenza, organizzando
un centro d'assistenza per profughi e reduci.
Esempio, davvero ante litteram, d'emancipazione
femminile, con trent'anni d'anticipo sui movimenti
poi sviluppatisi in Europa, talvolta tra esteriorità
ed esuberanze piuttosto che in impegni reali utili
alla società. Nel 1944 è tra i fondatori
delle ACLI, nella cui direzione ricopre l'incarico
di Delegata femminile, e tra le fondatrici del
CIF (Centro Italiano Femminile) del quale diventa
prima Presidente, dal '45 al '50. Ma soprattutto
è una delle figure più importanti
della nuova Repubblica democratica. Deputato all'Assemblea
Costituente, dal 19 luglio 1946 al 31 gennaio
1948, contribuisce a scrivere le regole fondamentali
della nostra Costituzione. Eletta alla Camera
nel collegio di Perugia nella prima legislatura
(1948-1953), opera accanto a De Gasperi nella
ricostruzione del Paese.
Frattanto, l'8 di marzo del 1947, Maria Federici
aveva fondato l'ANFE. Presidente dell'ente sin
dalla fondazione, lo rimarrà fino al 1981.
Sotto la sua guida sicura, con infaticabile impulso,
l'associazione si espande in tutta Italia, con
sedi in ogni provincia, con una rete operativa
diffusa nei comuni a più alta emigrazione,
presente dovunque i problemi sono più duri,
in Italia o nel nuovo mondo. Anche in quei lontani
continenti nascono sedi dell'ANFE: in Argentina,
Brasile, Venezuela, Stati Uniti, Canada, Australia,
ma anche in nel vecchio continente, in Belgio,
Francia, Svizzera, Germania, Olanda, Lussemburgo,
Gran Bretagna, con una rete capillare di strutture
che diventano punti decisivi d'assistenza per
i nostri emigrati, per la soluzione d'ogni problema
sociale, burocratico ma anche psicologico nell'integrazione
nelle nuove realtà. Dunque, un'opera notevole
quella svolta dall'ANFE nella formazione professionale,
nel sostegno alle famiglie ed a difesa della loro
integrità, nella crescita culturale, sociale
e civile dei nostri emigrati. Insomma, le meritorie
attività dell'ANFE, riconosciuto nel 1968
Ente morale, ne hanno fatto un insostituibile
partner nei più alti organismi internazionali
per l'emigrazione e l'immigrazione,portandovi
l'enorme mole di esperienze, patrimonio dell'Italia
e della comunità universale. Merito appunto
di Maria Federici, nostra concittadina, tra i
più fulgidi esempi femminili d'impegno
civile e politico della nostra Italia. E' scomparsa
il 28 luglio 1984. Quest'anno, ricorrendo il 60°
anniversario dalla fondazione, l'ANFE la ricorderà
con manifestazioni solenni a Roma, il 23 e 24
ottobre prossimi.
Goffredo Palmerini
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