Certa
italia fa cadere le braccia
agli italiani all' estero
Mortificata dalle recenti
vicende italiane l'opera
dei nostri connazionali
23.01.08
- Bisognerebbe stare nei
panni dei nostri connazionali
all'estero per capire quanta
rabbia e delusione hanno
provocato le vicende italiane
degli ultimi giorni. E soprattutto
quanta mortificazione per
l'immagine del nostro Paese,
degradata agli occhi della
comunità internazionale
molto più impietosa
di certe sbrigative pratiche
assolutorie di casa nostra.
L'altra Italia, quella che
vive nei cinque continenti,
si è invece conquistata
stima e rispettabilità
in virtù di testimonianze
di vita, di lavoro e di
impegno civile esemplari.
Dunque avverte con amarezza
e sconcerto la vanificazione
dei propri sacrifici. Superano
il tempo d'un secolo gli
sforzi duri e spesso dolorosi
dei nostri emigrati per
risolvere i bisogni del
proprio destino personale,
ma anche per affrancare
l'Italia da un giudizio
all'estero a volte trito
ed ingiusto. Quante umiliazioni
e quali sofferenze morali
i nostri connazionali hanno
dovuto subire prima d'avere
tempo e possibilità
di far conoscere di che
pasta fossero fatti, di
quale orgoglio nazionale
e di quale talento essi
fossero dotati. C'era sempre
una parte d'opinione pubblica,
nei Paesi d'emigrazione,
che continuava a giudicare
"Italietta" il
nostro Paese, stentando
ad assegnare all'Italia
il ruolo politico ed economico
che pure le competeva per
i grandi passi avanti fatti
nel secondo dopoguerra,
fino a diventare la sesta
nazione industriale del
mondo. Ebbene, se certi
pregiudizi all'estero man
mano cadevano, gran parte
del merito lo si doveva
non solo alle crescita della
nostra economia, ai risultati
nei settori in cui l'Italia
è all'avanguardia,
alle altre valenze del Paese,
quanto proprio alle positive
testimonianze civili e sociali
che i nostri emigrati hanno
impartito all'estero, dimostrando
con l'ingegno, la capacità
d'iniziativa, il rigore
e la serietà dei
comportamenti, contro ogni
pregiudizio, l'esistenza
d'una Italia davvero diversa.
Un'Italia che attraverso
i suoi figli all'estero,
in sistemi di grande competizione,
è riuscita quindi
a progredire, a guadagnarsi
il rispetto ed a primeggiare,
specie nei Paesi più
avanzati. Essendo, gli Italiani,
più seri affidabili
e rigorosi dovunque all'estero,
in primis in quei Paesi
evoluti che vantavano democrazie
più antiche e solide
della nostra, riuscendo
ad illustrare in quelle
società l'indole
italiana e contribuendo
così a cambiare in
meglio il concetto e l'immagine
dell'Italia.
Questa
premessa ora non sembri
fuori misura. Piuttosto
la si compari con l'immagine
deprimente che alcuni recenti
fatti in Italia hanno determinato
sull'opinione pubblica mondiale,
di cui parla la stampa internazionale,
fino a riattizzare quegli
antichi pregiudizi che sembravano
in buona parte risolti.
A cominciare dal disastro
dei rifiuti in Campania,
dove la capacità
di governo d'un Paese moderno
e civile ha invece mostrato
il peggio dell'insipienza,
del degrado e dell'inadeguatezza
del suo sistema politico
ed amministrativo. In che
modo spiegare a chi all'estero
fa domande come di fronte
a tale scempio, dovuto a
problemi lasciati trascinare
per anni, nessuno oggi paghi
il conto. Insomma in Campania,
come pure altrove, non esiste
un'etica delle responsabilità.
Nella circostanza, meno
male che il Governo s'è
mosso con determinazione,
con misure eccezionali rispetto
all'emergenza. Ma il danno
d'immagine era ormai devastante.
E che dire del comportamento
del Presidente della Regione
Sicilia! Appena incassata
una condanna a cinque anni
di reclusione per reati
gravi, specie per un rappresentante
d'una istituzione, con interdizione
perpetua dai pubblici uffici,
è apparso quasi soddisfatto
perché assolto dal
capo d'imputazione di favoreggiamento
alla mafia. E per questa
stessa ragione egli sentendosi
in condizioni di poter continuare
a ricoprire il suo ruolo,
non essendo sentenza passata
in giudicato. Non lo ha
sfiorato non dico l'obbligo
morale - ovvio, in un Paese
normale - ma almeno l'opportunità
di fare un passo indietro,
proprio a salvaguardia della
credibilità dell'istituzione.
Come potrà districarsi
l'italiano in Australia,
in Canada o in Germania
e così via, con le
domande pertinenti per "capire"
l'Italia che in quei Paesi
gli verranno rivolte? Stendiamo
un velo di pietà
sulla vicenda che ha indotto
il Papa nella rinuncia ad
intervenire all'Università
La Sapienza di Roma, per
le proteste d'uno sparuto
gruppo di docenti e studenti.
Figurarsi
poi il caso d'un Ministro
della Giustizia che, pur
dimettendosi a seguito d'indagini
e misure giudiziarie riguardanti
familiari e sodali di partito,
in Parlamento si lancia
in un'invettiva contro il
sistema giudiziario - beninteso
quello di cui egli fino
a quel momento detiene la
responsabilità -
a suo giudizio reo di perseguitare
con le Procure, per fini
men che oggettivi, politici
di rango e l'intera classe
dirigente del suo partito
in Campania. Non gli balena
neanche per un momento,
pur nella comprensibile
amarezza, che il suo dovere
di uomo di governo e Guardasigilli
gli imponga il rispetto
e la tutela dell'autonomia
della Magistratura, anche
di fronte ad errori, reali
o presunti, che solo il
procedimento sarà
in grado di chiarire e risolvere,
in istruttoria e con ben
tre gradi di giudizio. E
d'altronde, quanti danni
alla credibilità
dell'ordinamento avevano
inferto negli anni scorsi
le dichiarazioni contro
la Magistratura d'un Presidente
del Consiglio che in ogni
modo, persino con leggi
ad personam, cercava di
risolvere le sue vicende
giudiziarie. Sembra d'assistere
ad un impazzimento del sistema.
Ancor più con l'uscita
dalla maggioranza del partito
del già Ministro
della Giustizia il quale,
sulle sue gravi ed inopportune
dichiarazioni in Parlamento,
pretendeva solidarietà
e consenso totale dagli
alleati. Con l'uscita dalla
maggioranza l'Udeur ha aperto
una crisi in un momento
molto delicato per il Paese,
quando riforme e scelte
sociali importanti erano
sul tappeto ed un risanamento
economico davvero significativo
era in atto, cui l'Europa
guardava con interesse.
Ora incombe il rischio di
elezioni anticipate, con
tutte le conseguenze del
caso. Contrariamente alla
prassi, nel rispetto della
Costituzione di cui in questi
giorni si celebrano i sessant'anni,
Prodi ha portato la crisi
in Parlamento, unica sede
deputata a discuterne, chiedendo
la verifica della fiducia
al Governo. Così
ciascuno deve assumere pubblicamente
le sue responsabilità.
Viene da riflettere che
dovrà pur concludersi
la convulsa transizione
della nostra democrazia.
Ma occorre una responsabilità,
un senso delle istituzioni
ed un sistema di regole
condivise che solo un miracolo,
nell'attuale congiuntura,
sarà in grado d'assicurare.
Perché da anni la
politica italiana è
nana, manca di grande respiro,
e dove c'è la tendenza,
data l'estrema frantumazione
del quadro politico, a pensare
più all'interesse
della propria parte che
al bene comune, con le dovute
eccezioni e distinzioni
che ciascuno è in
grado di fare. Dove ognuno
si sente statista - con
quale abissale diversità
rispetto ai padri della
Repubblica - con una visione
che bada al presente e poco
al futuro, spesso distante
dai cittadini e lontana
dal senso comune. Sarà
dunque capace l'Italia e
la sua classe politica di
cambiare radicalmente, d'essere
all'altezza dei suoi compiti?
Passa da queste parti la
credibilità delle
Istituzioni, la maturità
della nostra democrazia
e l'affidabilità
del suo funzionamento. Al
popolo italiano spettano
grandi responsabilità,
specie nella selezione della
classe dirigente, se una
buona legge elettorale glielo
consentirà. Ma ora
è il Parlamento che
non può sfuggire
alle sue, per le quali è
stato eletto dagli Italiani.
Contro ogni evidenza, bisogna
essere fiduciosi che finalmente
il nostro sistema democratico
ed istituzionale sarà
capace di correggersi. E
tuttavia farebbe bene la
classe politica italiana
a tener conto di ciò
che pensa anche l'altra
Italia, i nostri connazionali
all'estero. Troverebbe molti
spunti per emendarsi.
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