Le
macchine di Leonardo da
Vinci
Straordinario successo
della Mostra di cinquanta
prototipi esposti al Museo
Nazionale d'Abruzzo
18.02.08,
L'AQUILA - Appena due settimane
dall'inaugurazione ed è
già un successo con
il vento in poppa. "Le
Macchine di Leonardo"
è un evento davvero
straordinario. Un'esposizione
di cinquanta prototipi di
macchine funzionanti, realizzate
in perfetta scala sui disegni
del grande genio toscano
dall'artigiano fiorentino
Gabriele Niccolai con i
materiali dell'epoca, cioè
legno, cotone, ottone, ferro
e corde. La mostra,
aperta all'inizio di febbraio,
è programmata fino
al 31 marzo. Ma c'è
da scommettere che sarà
opportunamente prorogata
per l'interesse che ha suscitato
in tutta Italia ed anche
all'estero. Vanta già
un lungo elenco di prenotazioni,
circa 4500 finora, per visite
di scuole e gruppi turistici.
La grande esposizione si
svolge in un coinvolgente
percorso artistico e scientifico
tra le geniali macchine
di Leonardo, ciascuna corredata
da didascalie e disegni
tratti dai Codici leonardeschi.
Si dispiega nell'ampia sala
Chierici, lungo l'androne
della cavallerizza ed in
due bastioni del Forte
Spagnolo dell'Aquila,
sede del Museo Nazionale
d'Abruzzo. "Location
più appropriata
- ha osservato peraltro
l'ospite, la Soprintendente
Anna Imponente - non
poteva esserci, specie per
le macchine da guerra di
Leonardo. Questo forte è
opera di Luis Pirro Escrivà
di Valencia, il più
grande architetto militare
europeo del Cinquecento".
Dunque un'operazione corposa
questa mostra, realizzata
dalla società SBS
con partners scientifici
di rilievo, come i Laboratori
Nazionali del Gran Sasso,
Micron Technology,
l'Università dell'Aquila
e l'Associazione Insegnanti
di Fisica. Patrocinata
da Regione Abruzzo,
Provincia e Comune
dell'Aquila, sponsor
un gruppo bancario, può
contare sulla collaborazione
artistica della Soprintendenza
PSAE per l'Abruzzo.
Insomma, un risultato superiore
ad ogni aspettativa. La
dice lunga sull'attrazione
che il genio, l'arte e la
scienza di Leonardo hanno
sempre esercitato sugli
uomini di tutti i tempi.
E pensare che al convegno
inaugurale della mostra
- moderato da Daniele
Cerrato, conduttore
su Rai Tre del programma
scientifico "Leonardo"
- l'evento è stato
incredibilmente aperto,
insieme a presenze qualificate
del sapere scientifico,
dalle sequenze del film
"Non ci resta che
piangere", laddove
i protagonisti Roberto
Benigni e Massimo
Troisi, nel loro viaggio
a ritroso nel tempo, incontrano
proprio Leonardo ed hanno
con lui un esilarante "confronto
tra colleghi". Vittorio
Marchis, ordinario al
Politecnico di Torino,
ha scelto proprio così
d'iniziare la sua relazione,
a conclusione del convegno.
Nel suo intervento, infatti,
il prof. Marchis ha sottolineato
l'atteggiamento superficiale
che la società contemporanea
ha verso la scienza, anche
nel comprendere a fondo
il messaggio di Leonardo.
"Spesso la difficoltà
che Troisi e Benigni hanno
nel film nel comunicare
con Leonardo - ha detto
il prof. Marchis - è
la stessa che noi abbiamo
nel comprendere il suo messaggio.
Dobbiamo imparare a conoscere
tutti i canali comunicativi
del genio leonardiano che
esprimeva le sue intuizioni
migliori attraverso il linguaggio
dell'arte". Marchis
ha quindi indicato una chiave
di lettura originale per
comprendere il genio di
Leonardo. "Come
i quadri di Pollock hanno
contribuito ad elaborare
la teoria del caos, anche
gran parte del messaggio
di Leonardo è arrivato
a noi per mezzo dell'arte.
Il maestro riusciva a comunicare
le sue intuizioni scientifiche
della natura, con gli strumenti
dell'arte e della musica".
Ha mostrato infine una serie
di reinterpretazioni dell'Uomo
vitruviano di Leonardo,
fino ai giorni nostri. "Quest'immagine,
resa immortale nei secoli,
è diventata una sorta
d'icona che ha assunto un
significato diverso a secondo
del contesto che l'ha rivisitata.
Per molti - ha concluso
il prof. Marchis - l'uomo
vitruviano è diventato
l'espressione della modernità".
Il direttore dei Laboratori
del Gran Sasso, Eugenio
Coccia, nel suo intervento
ha tra l'altro detto: "Con
questo contributo siamo
certi di rendere omaggio
al primo scienziato del
nostro Paese che ha promosso
un approccio innovativo
alla realtà, mettendo
al primo posto l'esperienza.
Leonardo è stato
il primo a promuovere una
visione dell'ambiente nel
suo insieme, cercando di
spiegare i fenomeni naturali,
chiedendosi non solo come
funzionano, ma soprattutto
il perché. Leonardo
è il primo ambientalista
e il primo scienziato moderno".
Ferdinando di Orio, rettore
dell'università aquilana,
ha tenuto ad illustrare,
pur nella crisi italiana
di "vocazioni"
scientifiche nelle immatricolazioni,
l'ottima performance dell'ateneo
dove in buona crescita sono
proprio le facoltà
scientifiche - ingegneria,
biotecnologie e scienze
matematiche fisiche e naturali
- e dove si registrano punti
d'eccellenza nella ricerca.
Ma veniamo alla mostra.

Vi si espongono le macchine
con le quali Leonardo da
Vinci lanciò una
sfida contro l'impossibile:
gli studi e i progetti che
hanno rivoluzionato l'idea
del volo. Una galleria dei
modelli più importanti
progettati da Leonardo,
dalle prime macchine che
sfruttano la forza dell'uomo
fino al perfezionamento
con l'applicazione delle
leggi dell'aerodinamica:
l'anemometro a lamelle,
il deltaplano, l'inclinometro,
l'ornitottero, lo studio
d'ala e la vite aerea.
Quindi le macchine belliche,
progettate da Leonardo nonostante
la sua repulsione per la
guerra, solo al fine d'essere
accettato a corte dagli
Sforza, a Milano. Ecco dunque
le sue macchine da guerra:
il carro falciante, la
barca con falce (detta escorpio),
il carro armato, il cannone
navale, l'escavatrice da
trincea, il ponte arcuato,
il carro bombarda per l'assalto
alle mura, scala mobile
e catapulta, vari tipi di
proiettili. La meccanica.
Leonardo si avvicinò
allo studio della meccanica
sin da giovane, affascinato
dalle enormi gru create
dal Brunelleschi
per costruire la Cupola
del Duomo di Firenze. Egli
andò molto più
avanti, anticipando quasi
di tre secoli la rivoluzione
industriale, con la creazione
di macchine completamente
automatiche per alleviare
il lavoro dell'uomo. Queste
le altre macchine esposte:
automobile a balestre,
automa o robot, bicicletta,
pinze, trivella verticale,
gru con argano centrale
e gru a piattaforma anulare,
carro con differenziale,
alzacolonne, argano multivelocità,
podometro e gru brunelleschiana.
Infine le macchine idrauliche
di Leonardo. Anche l'idraulica
appartiene agli studi di
Leonardo che affronta temi
come l'idrodinamica, i mezzi
per l'offesa e la difesa
sui mari fino alla creazione
di strumenti per esplorare
e lavorare sui fondali,
quali sega idraulica,
barca a pale, ponte mobile,
draga, imbarcazione a doppio
scafo, sci galleggianti,
palombaro e vite d'Archimede.
In un'apposita sezione della
mostra il Laboratorio Nazionale
del Gran Sasso presenta
i plastici degli esperimenti
in atto e le applicazioni
attuali sulle intuizioni
tecnico-scientifiche di
alcune macchine di Leonardo,
insieme ad un laboratorio
scientifico interattivo.
La visita alla mostra delle
macchine di Leonardo può
integrarsi con gli itinerari
espositivi nelle molteplici
collezioni all'interno del
Forte Spagnolo, ma anche
in visite guidate nei Laboratori
sotterranei del Gran Sasso
dell'Istituto Nazionale
di Fisica Nucleare.
Insomma un appuntamento
singolare e di grande suggestione.
Leonardo da Vinci
Leonardo nasce il 15
aprile 1452 nel borgo di
Vinci, tra Empoli e
Pistoia. Il padre Piero,
notaio, lo ha da Caterina,
una donna di Anchiano che
sposerà poi un contadino.
Nonostante fosse figlio
illegittimo, il piccolo
Leonardo viene accolto con
ogni riguardo nella casa
paterna. Sedici anni dopo
tutta la famiglia si trasferisce
a Firenze. La precocità
artistica e l'acuta intelligenza
del giovane Leonardo inducono
il padre a mandarlo nella
bottega di Andrea Verrocchio,
pittore e scultore molto
acclamato. L'attività
di Leonardo presso il Verrocchio
è ancora da definire,
ma è certo che lì
comincia a svilupparsi.
Possiede curiosità
infinita, ogni disciplina
artistica lo attrae, è
un acuto osservatore dei
fenomeni naturali e grandiosa
è la capacità
di valutarli con le sue
cognizioni scientifiche.
Nel 1480 entra nell'accademia
del Giardino di S. Marco,
sotto il patrocinio di Lorenzo
il Magnifico. E' il
primo approccio di Leonardo
con la scultura. Quello
stesso anno gli è
affidato l'incaricato di
dipingere l'Adorazione
dei Magi - ora nella
Galleria degli Uffizi -
per la chiesa di S. Giovanni
Scopeto, appena fuori Firenze.
Tuttavia, l'ambiente fiorentino
sta stretto a Leonardo.
Con una credenziale in cui
descrive le sue attitudini
d'ingegnere civile e costruttore
di macchine belliche si
presenta al Duca di Milano,
Lodovico Sforza,
che subito lo prende a corte.
Nascono i suoi capolavori:
la Vergine delle Rocce
e l'esercitazione per il
monumento equestre in bronzo
a Francesco Sforza. Nel
1489 avvia gli studi per
decorare il Castello Sforzesco
di Milano per le nozze di
Gian Galeazzo con Isabella
d'Aragona mentre, in veste
d'ingegnere idraulico, s'occupa
della bonifica nella bassa
lombarda. Nel 1495 inizia
il Cenacolo, famoso affresco
nella chiesa Santa Maria
delle Grazie. Questo
lavoro l'impegna in modo
quasi esclusivo fino al
termine dell'opera, nel
1498. L'anno successivo
Leonardo fugge da Milano,
invasa dalle truppe francesi,
e ripara prima a Mantova
poi a Venezia. Nel 1503
torna a Firenze per affrescare,
insieme a Michelangelo,
il Salone del Consiglio
nel Palazzo della Signoria.
A Leonardo è affidata
la rappresentazione della
Battaglia di Anghiari,
che non porterà mai
a termine, per la sua ossessiva
ricerca di tecniche da sperimentare
o da innovare. E' tuttavia
attribuita a quello stesso
anno la realizzazione del
celebre ed enigmatico ritratto
di Monna Lisa, detta
anche Gioconda, ora
conservata al Louvre
di Parigi. Nel 1513
il re di Francia, Francesco
I, lo chiama ad Amboise,
dove si occupa di progetti
idraulici su alcuni fiumi
di Francia. Il 2 Maggio
1519 il grande genio del
Rinascimento muore e viene
sepolto nella chiesa di
S. Fiorentino, ad Amboise.
La sua opera d'artista è
enorme. Quella di scienziato
moderno anticipa la grande
rivoluzione che Galileo
Galilei apporterà
alla scienza mezzo secolo
dopo, con tutta la serie
di guai e scomuniche da
parte della Chiesa, da cui
solo nel 1992 lo
scienziato pisano, ben 350
anni dopo la morte,
è stato riabilitato
da Giovanni Paolo II.