Giuseppe
Gentili, il Charlie Chaplin
della scultura

"terrorismo",
2004.
ferro-rame-bronzo,
cm. 225x220x180
|
Dal
17 maggio al 15 giugno l'artista
marchigiano espone sculture
e dipinti a Teramo, Sala
C. Gambacorta
20.05.08
- TERAMO - Arrivo con largo
anticipo sul luogo dell'esposizione.
La sede centrale della Banca
di Teramo già esternamente
predispone all'arte, segno
d'una consuetudine praticata
con regolarità. Ammiro,
nel giardino antistante
il palazzo, imponenti sculture
bronzee collocate all'aperto,
in via permanente. Sono
di Venanzo Crocetti,
scultore insigne, nato
nel 1913 a Giulianova e
qui a Teramo scomparso nel
2003. Sapienza artistica
di questa terra, una delle
figure più rilevanti
della scultura abruzzese
del Novecento, unitamente
a Mario Ceroli, ai
fratelli Andrea e
Pietro Cascella,
soprattutto Pietro scomparso
solo qualche giorno fa a
Pietrasanta, in Toscana.
L'insegnamento di Crocetti
nelle Accademie di Belle
Arti di Venezia e Firenze,
dove tenne la cattedra di
scultura, marcò un'impronta
significativa. Ma sono anzitutto
le sue opere d'arte a segnalare
in Italia e nel mondo la
scultura abruzzese, in molte
collezioni pubbliche e private
- finanche in una sala dell'Hermitage,
a San Pietroburgo
- come alla basilica
di San Pietro, a Roma,
dove Crocetti realizzò
una delle porte bronzee,
poi inaugurata nel 1966
da papa Paolo VI.
Questo
dunque il contesto della
Mostra dell'artista marchigiano
Giuseppe Gentili,
promossa dalla Banca
di Teramo, dalla Fondazione
Museo "Venanzo Crocetti"
e dall'Impresa A. Cargini.
Curata magistralmente da
Gabriele Simongini,
è stata allestita
in modo assai consono da
Fabrizio Sclocchini nell'ampia
sala "Carino Gambacorta"
dell'istituto di credito
tramano, dove con ricorrente
frequenza vengono ospitate
rassegne espositive di valenti
maestri dell'arte contemporanea
e d'artisti di promettente
avvenire. E' una prassi
della Banca e del suo presidente,
on. Antonio Tancredi,
che declina da anni una
passione profonda per l'arte,
con una consolidata competenza
e con scelte raffinate.
Accanto all'ingresso che
porta alla Sala d'esposizione
è installata la scultura
in ferro-bronzo-rame "Terrorismo",
oltre due metri di icastica
drammaticità, opera
che Giuseppe Gentili ha
realizzato nel 2004. Colpisce
per il messaggio simbolico,
immediato e leggibile attraverso
i tormenti della fusione,
per il carico distruttivo
e lacerante su uomini e
cose che richiama.

"Funghi
umani", 2004,
bronzetto
|
E'
una delle sculture esposte
nella mostra tenuta lo scorso
aprile a Roma, curata
da Aldo Forbice,
nella sede dell'Unicef
Italia: un grande successo.
E' la cifra di Giuseppe
Gentili, affermato e sensibile
artista, pittore e soprattutto
scultore. La scultura di
Gentili è una denuncia
netta, arte dai contenuti
etici, "un pugno nello
stomaco" dirà
poi il critico Gabriele
Simongini al vernissage
della mostra. E' davvero
così, un richiamo
in sequenza, emergente da
ogni scultura, da ogni volto
fuso nel bronzo con l'istantaneo
fermo immagine d'un dramma,
d'una sofferenza, d'una
emozione. Talvolta il dolore
e le angosce sono espresse
al plurale, come nei bronzetti
titolati "Funghi
umani", dove tre
o quattro volti stravolti,
con il collo stirato in
alto come d'affogati in
cerca d'aria, ciascuno sembra
gridare l'urlo lancinante
della propria vicenda umana.
Ho parlato a lungo con l'artista,
prima che si aprisse la
mostra al folto pubblico
poi intervenuto. Una persona
d'una semplicità
e d'una autenticità
singolari, come i valori
che esprime nella sua arte.
Proprio vero che l'essenza
cammina a braccetto con
l'umiltà, l'apparenza
non la conosce.

cover
catalogo
|
Notevole
la presentazione e l'apparato
critico a cura di Gabriele
Simongini nello splendido
catalogo realizzato per
l'evento. "La bellezza
sarà convulsa o non
sarà", diceva
Francis Bacon. Questo
dunque il viatico della
nota critica di Simongini,
che parte da una citazione
del filosofo francese, Paul
Virilio "
Un artista deve guardarsi
dalla celebrità,
deve restare anonimo e solitario.
(
) L'arte reale -
non quella virtuale dei
mercati - ha bisogno di
riappropriarsi dell'anonimato
e della povertà
".
Sembra proprio il caso di
Gentili, secondo le annotazioni
di Simongini, così
estraneo "
all'odierno sistema dell'arte
contemporanea, mondano,
luccicante, superficiale,
tutto business e niente
sostanza, esemplarmente
rappresentato dal teschio
tempestato di diamanti di
Damien Hirst o dall'Hanging
Heart di Jeff Koons che
ha battuto ogni record di
aggiudicazione
".
E ancora: "
Gentili ha finora scelto
una sorta di ascetica e
feconda auto-emarginazione
da cui è sorprendentemente
nata una scultura inquieta,
lacerata, ma soprattutto
profondamente umana. Una
scultura fatta di ferro
e di fuoco, che esprime
crudamente la spietatezza,
l'egoismo, l'ipocrisia e
la violenza di un mondo
costantemente messo - per
l'appunto - a ferro e fuoco
da vecchi e nuovi barbari,
non solo con guerre ed eccidi
ma anche con quell'indifferenza
che continuamente annichilisce
i deboli, gli indifesi,
i poveri. E', questa, una
ricerca plastica che nasce
(
) da un forte impegno
morale, da un'insopprimibile
necessità interiore,
volta alla denuncia, all'urlo,
alla comunione spirituale
con gli emarginati e i meno
fortunati
"
Si diceva del valore etico
dell'arte di Gentili. E
infatti Simongini afferma:
"
Solo un
artista dalla sensibilità
estrema quale è Gentili
può vivere sulla
propria pelle, come se lo
toccassero direttamente,
tutte le guerre, i fanatismi
e le stragi del mondo. E
per lui l'atto creativo
nasce proprio da un primario
processo di auto-identificazione
nelle vittime e nella loro
sofferenza che possiede
una sconvolgente autenticità,
oggi inconcepibile in un
sistema dell'arte sempre
più levigato e modaiolo.
(
) Alle spalle di
tutto questo, oltre alla
forza visionaria, "eretica"
ed anticonformista tipica
di molti artisti marchigiani
(da Scipione a Bartolini,
da Licini a De Dominicis,
dal primo Fazzini a Trebbiani)
e conterranei di Gentili,
ci sono la scultura di Daumier,
di Giacometti e poi la lezione
espressionista e quindi
informale, tanto che il
Nostro riesce nell'impresa
di realizzare una personale
sintesi di queste due temperie
con un linguaggio strettamente
legato alle inquietudini,
alla cattiva coscienza della
nostra epoca ed alla consapevolezza
della liquida dissoluzione
di ogni valore etico ed
umano."
Non
stupisca, dunque, se un'arte
di tal fatta, intensa e
schietta, capace di parlare
a tutti e di volare alto
rifiutando ogni snobismo,
ha portato a far definire
l'artista "il Charlie
Chaplin della scultura".
Gentili, che personalmente
incontrò Chaplin
nel 1971, ha dedicato a
"Charlot" una
mostra e diverse opere.
Quasi un'affinità
elettiva, se il celebre
attore volle acquistare
due opere dello scultore(Il
suonatore di tromba
e il Direttore d'orchesta)
per collocarle nella sua
villa di Vevey, in
Svizzera. Pochi mesi
dopo Gentili collocherà
un'altra sua grande scultura,
Don Chisciotte,
nel parco della villa di
Pablo Picasso, a
Mougins, mentre Federico
Fellini nel '72 ebbe
un'opera di Gentili direttamente
in dono dall'artista. Giuseppe
Gentili è nato nel
1942 a Pollenza, ha
fatto gli studi artistici
diplomandosi "maestro
d'arte" a Macerata,
vive e lavora a Camerino.
A 24 anni la sua prima mostra
personale. La sua produzione
si concentra su opere in
ferro, pannelli in bassorilievo,
sbalzi di rame, bronzetti
ed opere di grandi dimensioni,
spesso divenute monumenti
collocati in parchi pubblici.
Molte le esposizioni in
Italia - tra cui la VII
Biennale d'arte sacra a
Bologna e nel 1987 una
personale al Festival
dei due Mondi di Spoleto
- e all'estero, dove si
segnalano particolarmente
due eventi espositivi: a
Montreal, in Canada,
ed a Nizza, al Gran
Premio New York, in
cui vince la Targa d'oro
"Statue de la
Liberté"
per la sezione Scultura.
Le opere di Gentili sono
contrassegnate dall'impegno
civile, per la tutela dell'ambiente
e per la lotta contro ogni
tipo di violenza. Particolarmente
drammatica la serie di lavori
ispirati ad episodi biblici,
al volto di Cristo, alla
guerra, a Don Chisciotte.
Le sculture ed una decina
di dipinti in tecnica mista,
"Bianco" e "Bianco
su bianco", rimarranno
in mostra a Teramo fino
al 15 giugno. L'intera esposizione
di Giuseppe Gentili, sculture
e dipinti dal 1995 al 2007,
dal 15 settembre al 15
ottobre 2008, sarà
allestita a Roma, al Museo
"Venanzo Crocetti",
quasi a chiudere una circolarità
artistica nel nome del grande
scultore abruzzese del Novecento.
* gopalmer@hotmail.com
- componente del Consiglio
Regionale Abruzzesi nel
Mondo