Francesco
Sabatini Presidente d' Onore
dell' Accademia della Crusca
Nicoletta Maraschio succede
all'abruzzese, primo non
toscano a guidare lo storico
Ente
Il Presidente Francesco
Sabatini nella sede
dell'Accademia della
Crusca a Firenze
|
09.06.08
- L'AQUILA - Destò
non poca sorpresa l'elezione
di Francesco Sabatini
alla presidenza dell'Accademia
della Crusca, nel marzo
del 2000, successore di
Giovanni Nencioni.
E non certo perché
mancasse di fama, come diremo
poi, ma per il fatto che
il prof. Sabatini rompeva
una tradizione secolare
secondo la quale, alla guida
della più antica
e prestigiosa istituzione
linguistica del Paese, c'era
sempre un toscano, docente
dell'Università di
Firenze. Francesco Sabatini
invece è abruzzese,
nato nel 1931 a Pescocostanzo,
in provincia dell'Aquila.
Laureatosi nel 1954 in Letteratura
italiana all'Università
di Roma, dal 1971 egli è
professore ordinario nella
stessa disciplina. Ha insegnato
nelle università
di Lecce, Genova, Napoli
e Roma, dove attualmente
è titolare di cattedra
alla Terza Università.
E' stato presidente della
Società Linguistica
italiana e poi dell'Associazione
per la Storia della Lingua
italiana. Socio dell'Accademia
della Crusca dal 1976
ed Accademico dall'88, ne
è diventato presidente
appunto nel marzo 2000,
confermato per tre successivi
mandati. Autore di numerosi
volumi - si citano per tutti
due opere basilari, quali
il Dizionario italiano,
scritto con Vittorio
Coletti, e "L'Europa
dei Popoli", con
il demografo Antonio
Golini - Sabatini ha
pubblicato un centinaio
di saggi in diversi campi
della cultura. Tra i molteplici
riconoscimenti ed onorificenze,
si cita la Medaglia d'oro
del Presidente della
Repubblica per la Cultura,
l'Arte e la Scuola conferitagli
nel 1988.
Il
16 maggio scorso, in coincidenza
con l'approvazione del nuovo
Statuto e con un anno d'anticipo,
Francesco Sabatini ha lasciato
la guida dell'Accademia
della Crusca ed è
stato nominato Presidente
onorario della prestigiosa
istituzione. A succedergli
è stata eletta Nicoletta
Maraschi, d'origine
pavese - ormai la tradizione
dell'Accademia era già
stata infranta - docente
all'Università di
Firenze, vice presidente
dapprima con Nencioni e
poi con Sabatini, la
prima donna alla presidenza
dell'Accademia. Nel
suo lungo mandato Sabatini
ha portato nella storica
istituzione una vera e propria
rivoluzione organizzativa.
Sotto la sua presidenza
l'Accademia ha attuato un
vasto programma di informatizzazione
che ha reso ogni ricerca
su documentazione e storia
della lingua italiana funzionale
ed efficiente, ha realizzato
un sito web molto curato
ed ha messo in rete l'intero
archivio storico. Un impegno
particolare la presidenza
Sabatini ha profuso nella
promozione della lingua
italiana all'estero,
progettando e dirigendo
i programmi della Settimana
della Lingua Italiana nel
Mondo, che ormai dal
2001 annualmente si volge
in tutti gli Istituti
Italiani di Cultura
nei cinque continenti. Iniziativa
davvero preziosa per la
nostra cultura all'estero,
arricchita dal forte impulso
dato dall'Accademia alle
relazioni con la scuola,
in Italia ed all'estero,
attraverso seminari con
gli ispettori della Pubblica
Istruzione e con i docenti
delle Scuole europee, quindi
con corsi d'aggiornamento
per gli operatori dell'educazione
linguistica. Al governo
dell'ente, Francesco Sabatini
ha costruito uno speciale
rapporto con la Presidenza
della Repubblica. Carlo
Azeglio Ciampi, nel
suo settennato, ha concesso
in via permanente all'Accademia
l'Alto Patronato
sulle numerose iniziative,
quali l'allestimento della
sezione dedicata alla storia
della lingua italiana nel
Museo del Risorgimento,
al Vittoriano in
Roma, ed il "Programma
Giovani" realizzato
nel 2006 in collaborazione
con Quirinale e Ministero
della Pubblica Istruzione.
Infine, la riedizione anastatica
del primo Vocabolario
della Crusca e la cura
- lo stesso Sabatini quale
autore e conduttore - dell'utilissimo
programma televisivo di
RAI International "Le
voci dell'italiano",
per gli italiani all'estero.
L'Accademia
della Crusca nasce a Firenze
nella seconda metà
del Cinquecento. Strano
a dirsi, ma le sue origini
erano perfino in antitesi
al concetto accademico.
I fondatori si chiamarono
inizialmente "Brigata
dei Crusconi" e
costituivano una sorta di
circolo che riuniva letterati,
poeti e legulei, soliti
ad incontrarsi intorno a
tavole imbandite per recitare
"cruscate",
ossia discorsi irridenti
e scherzosi, per puro divertimento.
Peraltro, l'iniziativa nacque
proprio con l'intenzione
di marcare le distanze dalle
pedanterie dell'Accademia
Fiorentina, contrapponendosi
al suo rigore classicista.
In tale disputa i Crusconi
non disdegnavano il
ricorso all'umorismo, all'ironia
ed alla satira, senza tuttavia
far torto alla qualità
letteraria delle loro performances,
sempre d'alto livello. La
fondazione dell'Accademia
della Crusca si fa risalire
a Giovanni Battista Deti
(detto il Sollo),
Anton Francesco Grazzini
(il Lasca), Bernardo
Canigiani (il Gramolato),
Bastiano de' Rossi
(l'Inferigno) e Bernardo
Zanchini (il Macerato),
cui s'aggiunse, nell'autunno
1582, Leonardo Salviati
(l'Infarinato).
Proprio sotto la spinta
determinante di quest'ultimo,
a partire dall'anno successivo,
l'Accademia assunse una
dimensione nobile, finalizzando
la sua azione nel conservare
e promuovere la bellezza
del volgare fiorentino,
nell'esaltare la parte buona
e pura della lingua (la
farina) da quella cattiva
e impura, appunto la
crusca. Si deve appunto
a Leonardo Salviati,
nel 1583, l'avvio della
compilazione d'un grande
dizionario della lingua
fiorentina, per difenderla
e farne l'idioma di riferimento.
Una vera fatica di Sisifo,
se ci vollero diciannove
anni di lavoro e ben trentacinque
accademici per portare a
compimento l'opera. Solo
nel 1612, infatti, vide
finalmente la luce il primo
Vocabolario degli Accademici
della Crusca, che attingeva
le fonti linguistiche in
Dante, Petrarca, Boccaccio,
negli scrittori coevi ed
in quelli che nei secoli
appresso ne avevano seguite
le orme. Al primo vocabolario
seguirono altre successive
edizioni che costituiscono
la storia dell'istituzione.
L'Accademia della Crusca,
riconosciuta nelle sue competenze
e funzioni "nella
revisione del dizionario
della lingua italiana e
della conservazione della
purità della lingua
medesima", in oltre
quattro secoli ha portato
avanti la sua missione,
ampliando progressivamente
lo spettro delle iniziative
a favore della nostra lingua,
infine, dopo la riforma
del 1923 operata da Giovanni
Gentile, promuove lo
studio e l'edizione critica
degli antichi testi e dei
classici della letteratura
italiana, dalle origini
al XIX secolo, mentre per
le attività lessicali
è insediato nella
sede dell'Accademia un Istituto
del Consiglio Nazionale
delle Ricerche che con
essa opera sinergicamente.
Francesco Sabatini è
un abruzzese di vaglia,
una delle personalità
più eminenti della
cultura letteraria italiana.
E tuttavia egli non perde
un filo dell'indole dell'uomo
di montagna, retaggio dei
propri natali in un incantevole
borgo dell'Abruzzo interno,
Pescocostanzo, situato
lungo l'antico tracciato
del tratturo magno
che per duemilacinquecento
anni ha visto passare le
greggi transumanti dai monti
dell'aquilano fino al Tavoliere
delle Puglie. Il carattere
degli abruzzesi di montagna
è essenziale, semplice,
ispirato alla modestia ed
al profilo discreto. Sabatini
ne porta l'impronta. Palese.
Immediata. Un cordone ombelicale
lo riporta nella sua terra
in ogni occasione culturale
di rilievo, quasi a ricollegarsi
alle proprie origini.
Francesco Sabatini
(primo a sinistra)
nell'aula consiliare
del Comune dell'Aquila
|
Come
appunto qualche giorno fa
all'Aquila, nell'Aula consiliare
del Comune, per la presentazione
della riedizione della "Cronica"
di Buccio di Ranallo,
storico aquilano vissuto
nel Trecento, curata da
Carlo De Matteis.
Docente dell'Ateneo cittadino,
De Matteis ha dedicato all'impresa
25 anni d'appassionata ricerca
filologica e critica del
testo, trattandosi di un'opera
notevole della storiografia,
perché più
prossima alla fondazione
della città, nel
1254, scritta infatti tra
il 1340 ed il 1350. Presenti
all'evento, il Sindaco
dell'Aquila, Massimo
Cialente, il rettore
dell'Università,
Ferdinando Di Orio,
il presidente della Deputazione
Abruzzese di Storia Patria,
Walter Capezzali,
il direttore della collana
"archivio romanzo"
delle Edizioni del Galluzzo
di Firenze, Lino Leonardi,
ed appunto Francesco
Sabatini. "La
città dell'Aquila
- ha detto Sabatini - non
può non vedere la
figura di Buccio di Ranallo
come un emblema di sé
e delle proprie origini".
Nel suo intervento Sabatini
ha conquistato il pubblico,
richiamando la congerie
di eventi che nel Medioevo
videro l'Abruzzo essere
il crocevia della storia
d'Italia e del Mediterraneo.
Aspetti talvolta poco indagati,
che tuttavia si ritrovano
appieno nell'opera di Buccio
di Ranallo, in cui accanto
alla cronaca cittadina,
alla narrazione dei costumi
degli aquilani e delle lotte
intestine, ci sono papi
e re, in un puntuale resoconto
in versi degli avvenimenti.
I fatti che trasudano da
questo poema in quartine,
sono quelli che segnarono
la storia della penisola
e dell'Europa. "E
Buccio, grazie anche agli
studi di Benedetto Croce
e Gianfranco Contini
che l'hanno riscoperto
- ha aggiunto Sabatini -
può essere collocato
in una ipotetica seconda
fila nella storia della
letteratura italiana, se
in prima fila mettiamo Dante,
Petrarca e Boccaccio.
Riproporre dunque la
"Cronica"
in una nuova versione critica
non è un'impresa
facile, visto che non esiste
un originale, né
un testo vicino all'originale,
ma solo copie quattrocentesche".
Dunque davvero un'opera
importante, quella realizzata
dal prof. De Matteis,
non solo per la cultura
letteraria italiana ma anche
europea. Questo infine il
conclusivo commento di Francesco
Sabatini, ben lieto di rituffarsi
nella linfa culturale della
sua terra d'origine.
*
gopalmer@hotmail.com - componente
del Consiglio Regionale
Abruzzesi nel Mondo