Omaggio
ad uno degli ultimi medici
"moderni"

Il Dr Franco Pizzirani
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Abidjan,
31 luglio 2008 - Il
medico aquilano, appena
andato in pensione, parte
per il Burundi e poi la
Costa d'Avorio
Franco
Pizzirani nasce a L'Aquila
il 20 settembre 1943, ultimo
di tre figli. Dopo appena
due mesi perde il padre
a causa di un'ulcera duodenale
sanguinante. Il disperato
intervento chirurgico, eseguito
dal celebre prof. Stefanini,
non ottiene i risultati
sperati. Evandro, questo
il nome del padre di Franco,
si spegne all'età
di 37 anni tra le braccia
della moglie. Erano le sei
d'una sera di novembre e
un vento forte e gelido
batteva alle finestre del
vecchio ospedale San Salvatore.
Franco conosce suo padre
soltanto per nove brevissime
settimane se non come un'ombra
dotata d'una voce rassicurante
e nulla di più. Assieme
alle due sorelle e a sua
madre resta a vivere in
un accogliente appartamento
a pian terreno al numero
14 di Via Veneto, all'Aquila.
La madre Elisabetta, sin
dai primi giorni, ha la
forza di reagire agli eventi
e, dotata d'un carattere
generoso, ma deciso e intransigente,
riesce a crescere i suoi
figli cercando di non far
loro mancare nulla. Come
un ritornello usava ripetere:
"Il mese che non sopporto
è novembre!"
Un destino crudele volle
che la morte la rapisse
nel 1988 proprio in quell'odiato
mese di novembre e lo stesso
giorno del marito. Anche
lei fu portata via da un'emorragia,
in quel caso cerebrale,
45 anni dopo il suo sposo.
Franco
cresce in fretta facendo
propri gli insegnamenti
della madre e portando volentieri
la responsabilità
di essere l'unico maschio
della famiglia. Frequenta
le elementari alla "De
Amicis" e di quegli
anni ricorda gli inverni
rigidi quando le aule erano
malamente riscaldate da
vecchie stufe Becchi di
color rosso, tanto era il
freddo che s'infilava facilmente
dalle traballanti finestre
a vetri. Con i 28 compagni
di classe, la maggior parte
molto poveri, trascorre
cinque indimenticabili anni.
Frequenta poi le medie alla
"Mazzini", nelle
sezioni staccate d'un palazzo
del centro che dava sui
portici. Le finestre erano
le stesse, come anche il
freddo pungente degli interminabili
inverni aquilani. All'età
di quattordici anni si iscrive
al Liceo Classico "Cotugno",
stessa scuola frequentata
dalla madre che sosteneva
come gli studi classici
fossero i migliori. Gli
studenti di quella scuola
provenivano quasi tutti
da famiglie agiate, come
anche gli insegnanti. Oggi
si definirebbe d'élite.
Franco poco ricorda di quegli
anni, trascorsi molto velocemente.
Terminato
il liceo, s'iscrive alla
Facoltà di Medicina
influenzato anche dall'amicizia
con una giovane infermiera
amica di sua madre che prestava
servizio nel reparto di
chirurgia. Franco andava
spesso a salutarla in ospedale
e si fermava a mangiare
con lei piatti fumanti di
spaghetti al burro cucinati
dalle suore. La finestra
della stanza dove pranzavano
s'affacciava sopra uno splendido
giardino con al centro una
grande vasca piena di pesci
rossi. Dopo sei anni si
laurea brillantemente e
inizia nel 1973 la Specializzazione
in Chirurgia Generale, frequentando
per due anni la Clinica
Chirurgica dell'ospedale
dell'Aquila diretta dal
prof. Ribotta. Si trasferisce
a Roma alla II Clinica Chirurgica
del Policlinico Umberto
I, seguendo il prof. Ribotta
intanto tornato a Roma.
Nel 1978 ottiene la Specializzazione
e vince il concorso per
Assistente nel reparto di
Chirurgia Generale diretto
dal prof. Properzi. Resta
con lui sino al 1996 e nel
frattempo s'iscrive alla
Specializzazione in Ginecologia
e Ostetricia che consegue
nel 1990. Dopo la lunga
esperienza in chirurgia
si trasferisce nel mese
di luglio dell'anno 1996
nel Reparto di Ginecologia
e Ostetricia del nosocomio
aquilano. Dopo dieci anni
va in pensione il 31 gennaio
del 2006. Durante i trentatré
anni di carriera onora la
professione medica dedicandosi
all'attività ospedaliera,
privilegiando completamente
quest'ultima a scapito dell'attività
privata. Tutti serbano di
lui il ricordo di un capace
e coraggioso chirurgo, ma
soprattutto di un uomo sincero,
disponibile, onesto e nobile.
Appena
"appeso il bisturi
al chiodo" decide nel
febbraio 2006 di cambiare
rotta. Riempie una valigia
di libri e abiti leggeri
e raggiunge il Burundi,
uno dei paesi più
poveri del mondo. Inizia
a lavorare a Mutoy, una
piccola cittadina al centro
del paese raggiungibile
con difficoltà dalla
capitale Bujumbura percorrendo
per tre ore una tortuosa
strada sterrata. Inizia
a prestare servizio in un
gigantesco ospedale missionario
dotato di 250 posti letto
dove opera l'unica dottoressa
che lo gestisce. In quella
struttura partoriscono 4000
donne ogni anno e vengono
in consultazione circa 350
pazienti al giorno. Franco
resta in Burundi per tre
mesi, opera decine e decine
di persone, serba il ricordo
della terra rossa, delle
lunghe piogge e della sofferenza
di un'umanità abbandonata
che solo l'opera di qualche
coraggioso volontario può
alleviare. Lascia il Burundi
nel mese di aprile per preparare
un'altra partenza. Assieme
all'amico Piero, a gennaio
2007, parte per la Costa
d'Avorio dove lo attende
un ospedale di ginecologia
e ostetricia appena ultimato,
ad Anyama, nei dintorni
di Abidjan. Da allora sono
quasi due anni che Franco
vive in Costa d'Avorio,
offrendo la sua professionalità
di medico e il suo altruismo
a migliaia di donne che
ne hanno bisogno.
Quale
ragione mi ha spinto a descrivere
la vita di Franco e i suoi
spostamenti? Perché
ho definito Franco uno degli
ultimi medici "moderni"?
Mi è sembrato, oltre
che un dovere, un grande
onore poter tratteggiare
i punti salienti della sua
esistenza come omaggio ad
un professionista saggio
e capace che ha deciso di
reinterpretare la sua pensione
non come un'occasione per
passeggiare finalmente "sotto
i portici". Lui ha
invece coraggiosamente dedicato
alcuni dei suoi anni a chi
soffre e a chi è
solo, agli ultimi e agli
abbandonati. Medico "moderno",
poiché solo pochi
al termine d'una carriera
si rimettono in gioco per
fini nobili e non per interesse
personale. La modernità
sta tutta in questo. Mi
è sembrato dunque
giusto rendere onore a Franco
Pizzirani come un piccolo
dono per la sua famiglia
che lo segue da lontano,
ma anche come una nota da
lasciare alla sua città,
L'Aquila, dalla quale tutti
e due proveniamo.
Pietro
Iovenitti
* medico ginecologo
piero.iove@yahoo.it
(00225) 09209351 (cell.
Costa d'Avorio)
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