Gran
debutto a Roma per "I
segni dell' emigrazione"
Tanto Abruzzo nell'opera
multimediale sui migranti
curata da T. Grassi, C.
Monacelli e G. Chiarilli

Valigie,
un'immagine dell'emigrazione
tratta dall'opera
|
12.09.08
- ROMA - Del complesso fenomeno
migratorio non pretende
d'essere un trattato esaustivo.
Di certo, però,
"I segni dell'emigrazione.
L'Italia dall'emigrazione
all'immigrazione"
è la prima opera
multimediale che sull'epopea
dei migranti italiani nei
cinque continenti inaugura
un approccio sistemico rispetto
agli studi finora prodotti,
anche di significativo interesse,
eppure segnati talvolta
dal particolarismo che sfugge
al contesto, ad una visione
più compiuta del
fenomeno. "I segni
dell'emigrazione" costituisce
invece quel che mancava:
un'opera realizzata mediante
documenti, ricerche, testimonianze,
ma anche attraverso l'analisi
dei "segni" impressi
dall'emigrazione nella musica,
nella letteratura e nel
cinema. Progetto e realizzazione
sono il risultato della
volontà, della determinazione
e della passione di tre
donne eccezionali: Tiziana
Grassi, Catia Monacelli
e Giovanna Chiarilli.
L'opera, un'imponente lavoro
di documentazione sull'emigrazione
italiana, è stata
presentata a Roma ad
un pubblico numeroso e qualificato
presso il Circolo del
Ministero degli Affari Esteri,
padrone di casa l'ambasciatore
Umberto Vattani, presidente
dell'Ice. Parterre di tutto
rispetto per l'evento. Alfredo
Mantica, Sottosegretario
agli Affari Esteri con delega
agli Italiani nel Mondo,
ha portato il saluto del
Governo. Il Ministro Franco
Frattini ha inviato
un caloroso messaggio di
compiacimento alle curatrici
dell'opera. Presenti i parlamentari
eletti all'estero Franco
Narducci, Fabio Porta
ed Antonio Razzi,
l'opera multimediale è
stata commentata ed illustrata
dagli interventi di Vincenzo
Palladino, vice direttore
generale per gli Italiani
all'Estero e le Politiche
Migratorie del Ministero
degli Affari Esteri e di
Gherardo La Francesca,
direttore generale per la
Promozione e la Cooperazione
Culturale dello stesso dicastero;
di Piero Badaloni,
direttore di Rai Italia;
di Alessandro Masi,
segretario generale della
Società Dante Alighieri;
di Antonio Corbisiero,
direttore editoriale delle
Edizioni "Il Grappolo"
e di Mario Morcellini,
sociologo e preside della
Facoltà di Scienze
della Comunicazione dell'Università
"La Sapienza"
di Roma
Solo
tenacia e talento di tre
donne speciali potevano
affrontare un'impresa così
impegnativa e cogliere un
risultato superiore ad ogni
aspettativa, per completezza
dell'opera che inquadra
l'emigrazione italiana con
un'analisi di sistema. Di
sicuro sarà un ineludibile
punto di riferimento per
chi voglia studiare il fenomeno
migratorio nella sua complessità.
Un'opera dunque importante
per le giovani generazioni
che altrimenti, in carenza
di riferimenti rigorosi,
rischierebbero di smarrire
la memoria d'un fenomeno
rilevante nella storia del
Paese. Ma importante anche
all'estero verso gli Italiani
delle generazioni successive
alla prima emigrazione che,
quasi per un processo di
rimozione dovuto alla crescente
conquista di ruolo nelle
società, nell'economia
e nei livelli di responsabilità,
spesso sono portati a celebrare
i lati gloriosi, molto meno
a rammentare gli immani
costi, le emarginazioni
ed i drammi subiti. In fondo,
i problemi enormi che hanno
accompagnato gli emigranti
fino a quando il muro di
diffidenza si è frantumato
e si è conquistato
un apprezzabile livello
di dignità, rispetto
e stima nei Paesi d'accoglienza.
Giunta all'approdo anche
per merito d'un illuminato
editore campano, Antonio
Corbisiero, sensibile
ed ospitale verso scrittori
e poeti italiani d'oltre
confine, l'opera multimediale
- su Cd rom - poggia sulla
sapienza di valenti giornalisti,
accademici, studiosi e ricercatori,
ma anche sulle testimonianze
dei protagonisti. Valorizza,
peraltro, i giacimenti d'emozioni
lasciati dall'emigrazione
nelle arti e nella letteratura,
come pure i retaggi di cultura
materiale oggi raccolti
nei musei dell'emigrazione.
Eppure
non sarebbe bastato solo
il valore delle curatrici
per realizzare un'opera
tanto cospicua, se non fosse
stata presente anche una
forte tensione morale, una
sensibilità culturale
ed una familiarità
con il tema emigrazione.
E infatti Tiziana Grassi,
scrittrice ed autrice per
Rai International,
per anni ha seguito i problemi
degli Italiani all'estero
nell'operosa fucina del
programma televisivo "Sportello
Italia", come Catia
Monacelli, antropologa
e direttrice del Museo
dell'Emigrazione "Pietro
Conti" di Gualdo
Tadino (Perugia), e come
Giovanna Chiarilli,
giornalista, sceneggiatrice
ed autrice per Rai International,
tanti anni trascorsi nelle
redazioni di testate rivolte
agli italiani all'estero,
già direttore dell'Agenzia
internazionale Grtv,
poi per un lustro capo ufficio
stampa del Ministro per
gli Italiani nel Mondo.
Rispettosa dei propositi
delle autrici, l'opera è
fortemente divulgativa,
organizzata nella doppia
lettura di "segni-simboli",
tutti aspetti problematici
del fenomeno, e di "segni"
come lacerazioni profonde
che l'emigrazione incide
sempre nei protagonisti
che l'hanno vissuta. Tredici
i capitoli dell'opera: la
nave, il treno, la lettera,
la valigia, le rimesse,
il cinema, l'alimentazione,
la toponomastica, la spiritualità,
la musica, la stampa.
Un capitolo è inoltre
interamente dedicato alla
"donna",
protagonista silenziosa
della storia dell'emigrazione,
ed un altro agli Italiani
d'America, a rappresentare
tutti i connazionali che
nel corso d'un secolo hanno
cercato nella loro personale
"America" un futuro
che l'Italia sembrava negare.
La sezione multimediale
è ricca di documenti
inediti, provenienti dal
Museo di Gualdo
Tadino e dagli Archivi
di Stato. Molto materiale
fotografico, ma anche filmati,
musiche, lettere. E testimonianze
di emigrati. C'è
anche un laboratorio didattico
predisposto per le scuole,
sia in Italia che all'estero.
Un "patrimonio palpitante",
che aveva bisogno d'un supporto
flessibile, oltre il libro.
La distribuzione dell'opera
in Italia e nelle scuole
italiane all'estero, attraverso
la Farnesina, è
prevista in ottobre. Per
la prima volta, dunque,
un'opera raccoglie sullo
stesso piano scritti "alti"
e testimonianze del vissuto
personale. La scrittura
è agevole, il taglio
giornalistico è volutamente
divulgativo, proprio per
avvicinare e coinvolgere
il lettore che talvolta
rifugge da dotte pubblicazioni
destinate agli iniziati.

Crockett,
California - Il ponte
dedicato ad Alfred
Zampa nella baia di
San Francisco
|
C'è
tanto Abruzzo ne
"I segni dell'emigrazione".
E tanti gli Abruzzesi tra
autori dei testi e protagonisti
nei Paesi d'emigrazione.
A cominciare da Giovanna
Chiarilli, una delle
tre curatrici dell'opera,
che è nata ad Ortucchio
in provincia dell'Aquila,
ma residente a Roma sin
da ragazza. Come originario
di Ortucchio era
Alfred Zampa, classe
1905, figlio di marsicani
emigrati in Usa. Sconosciuto
in Italia, Alfred Zampa
è una leggenda in
America. Grazie anche
ad uno spettacolo teatrale,
a numerosi libri, documentari
e film che raccontano la
sua straordinaria vita "sospesa".
A Crockett, in California,
poche saranno le persone
che posando gli occhi sulla
targa del "Memorial
Alfred Zampa Bridge"
si chiederanno chi sia questo
italiano con l'onore, dopo
Giovanni da Verrazzano,
d'avere un ponte dedicato
alla memoria. Perché
quasi tutti in America conoscono
la straordinaria storia
di Alfred, una vita
da ironworker
vissuta "tra
paradiso e inferno"
- come racconta suo nipote
Donald Zampa in una
bella testimonianza - a
costruire ponti in ferro,
il drammatico volo nel vuoto,
nel 1936, per una banale
scivolata da una trave del
Golden Gate in costruzione
a San Francisco,
il miracoloso indenne passaggio
tra le travi di ferro e
la fortunosa caduta su una
rete che lo salvò
dallo sfracello sulle rocce.
Pochi i danni riportati,
tre mesi d'ospedale per
risistemare le vertebre,
poi di nuovo sui ponti.
Diventava però un'icona
della sicurezza, pretendendo
norme e tutele nei cantieri
per quegli operai sospesi
oltre ogni vertigine. Al
Zampa è scomparso
otto anni fa, aveva 95 anni
e sognava di tornare ad
Ortucchio. Tra gli altri
contributi presenti nell'opera,
vanno segnalati quelli di
Elio Carozza, Segretario
generale del CGIE (Consiglio
Generale degli Italiani
all'Estero), abruzzese emigrato
in Belgio; di
Luigi Alfiero Medea
sull'emigrazione vastese
in Australia; di
Carmelina Taraborrelli
Cimini sull'emigrazione
abruzzese in Svizzera;
di Walter Potenza,
sul successo della gastronomia
abruzzese in America;
di Antonio Ranalli,
sulla vicenda letteraria
di Pascal D'Angelo;
di Simona Andreassi e
Gaetano Quagliarella,
sulla canzone di Paolo
Votinelli diventata
inno dei Vastesi nel mondo.

Giovanna
Chiarilli,
una delle autrici
dell' opera
|
Un
doveroso accenno al corposo
contributo di Giovanna
Chiarilli sul determinante
ed insostituibile ruolo
svolto dalla stampa italiana
all'estero per i nostri
emigrati. "Lettere
al Direttore",
titola il testo della
Chiarilli, icastico
richiamo alla funzione di
punto di riferimento identitario
e culturale, indispensabile
canale di comunicazione
tra Patria e terre d'emigrazione,
che per anni hanno assolto
le nostre testate all'estero.
Questo l'incipit del contributo
di Giovanna Chiarilli:
"Ai nostri emigrati
si addice la parola pionieri.
Pionieri, come tutti quei
giornalisti, editori, spesso
intere famiglie che hanno
mangiato pane e inchiostro
e dedicato la loro vita
al giornale della comunità:
giornalisti che si sono
affermati come firme prestigiose
anche nella stampa locale,
altri che nel più
totale anonimato, con una
passione che spesso si è
trasformata in missione,
hanno regalato alla comunità
un foglio dove poter scrivere
Caro Direttore ".
Quindi la dettagliata analisi
sul valore della stampa
italiana all'estero non
solo come ponte con l'Italia
e come elemento di valorizzazione
della cultura italiana,
ma sovente come baluardo
a difesa della dignità
e dei diritti degli italiani
all'estero. Chiarilli richiama
il caso di Gaetano Bafile,
giornalista aquilano corrispondente
del Messaggero dal Centro
America, "emigrato"
in Venezuela e fondatore
nel 1949 del quotidiano
"La Voce d'Italia"
di Caracas. Egli
fece della redazione del
giornale una casa aperta
a tutta la comunità
italiana, un luogo d'incontro
e di discussione di problemi.
E del giornale uno strumento
di difesa degli Italiani,
negli anni degli abusi polizieschi
sotto la dittatura di Peter
Jimenez. Come il caso della
scomparsa nel nulla, nel
1955 a Caracas, di sette
siciliani. Bafile aprì
con il suo giornale un'indagine
per salvare l'onore infangato
dei nostri connazionali,
accusati ingiustamente di
crimini inesistenti da un
regime corrotto. A rischio
della propria vita,
Bafile fece chiarezza sul
caso con la sua coraggiosa
inchiesta, anche se non
riuscì a sottrarre
i nostri connazionali dalla
fine che quel regime cagionò
loro. Gabriel Garcia
Marquez, in un suo libro,
raccontò la storia
di questo giornalista tenace
e coraggioso. Anni dopo
sarà proprio Gaetano
Bafile a raccontare quella
terribile vicenda in "Inchiesta
a Caracas", un
libro documento pubblicato
nel 1989 dall'editore
Sellerio di Palermo.
La "Voce d'Italia"
ha continuato negli anni
la sua preziosa opera d'informazione,
con l'impegno professionale
anche dei figli di Gaetano
Bafile: Mariza -
poi eletta al Parlamento
italiano nella Circoscrizione
Sud America - e Mauro,
attualmente direttore esecutivo
del giornale.
La
Chiarilli cita un altro
caso emblematico del grande
ruolo della stampa italiana
all'estero. Quello del quotidiano
"La Gente d'Italia",
diretto da Mimmo Porpiglia,
che si pubblica negli Usa
ed in Uruguay. L'azione
puntigliosa del giornale
che ha disseppellito da
un vergognoso oblio la terribile
tragedia di Monongah,
in West Virginia,
dove il 6 dicembre 1907
perirono nelle miniere di
carbone 360 minatori, di
cui 171 italiani.
Almeno queste le cifre ufficiali,
fino a quando l'inchiesta
di Mimmo Porpiglia e
l'ostinazione del suo giornale,
quasi a cento anni di distanza,
non hanno aggiornato la
tragedia nelle vere dimensioni:
960 morti, almeno 500
gli italiani, molti
di essi appena ragazzi che
entravano in miniera senza
essere registrati per aumentare
la produzione. L'Italia,
l'anno scorso, ha finalmente
riparato un torto e reso
omaggio a tutti i suoi figli
caduti a Monongah. Sempre
per restare in America,
viene ricordata l'opera
del quotidiano America
Oggi, grande e prestigiosa
testata, che l'11 settembre
2001, appena dopo la
tragedia delle Twin Towers,
si mise a completa disposizione
dei connazionali senza un
attimo di tregua per rispondere
a chiunque chiamava in redazione
per avere notizie sulle
vittime e sui dispersi,
dall'Italia e da ogni parte
del mondo. Un servizio premuroso
che mai avrebbe potuto garantire
la nostra struttura consolare
a New York, con il suo organico.
Come
pure viene menzionato il
caso del "Corriere
Canadese", quotidiano
fondato nel 1954 da Dan
Jannuzzi. Jannuzzi,
per fondare il giornale,
impegnò la sua macchina
per ottenere un prestito.
E come spesso è accaduto
ai giornali italiani all'estero,
anche "Il Corriere
Canadese" dà
subito vita alla sua prima
battaglia a favore della
comunità: il riscatto
dell' ex Casa d'Italia,
sequestrata dal governo
canadese nel 1940, dopo
l'entrata in guerra dell'Italia
contro l'Inghilterra. Servono
40mila dollari. Il primo
giugno, il Corriere Canadese,
nel suo primo numero, in
apertura, titola: Gli
italiani riavranno la Casa
d'Italia. Non è
una speranza, ma una sfida.
Una sfida vinta pochi mesi
dopo. Per rimanere in Canada,
Chiarilli osserva come la
vita dei giornali italiani
all'estero scorre quasi
in simbiosi con quella della
comunità. Cita quindi
"La Gazzetta di
Windsor", diretta
da Walter Temelini,
un'eminenza in fatto di
multiculturalismo. L'autrice
ha potuto toccare con mano
quanto indispensabile, sentita,
sia la presenza di un giornale
italiano, proprio durante
una visita a Windsor e nella
redazione della Gazzetta.
Vengono infine ricordati
Bruno Zoratto, fondatore
di "Oltre Confine",
testata che si pubblica
a Stoccarda, l'assiduo
servizio verso la comunità
italiana in Germania,
e Gaetano Cario,
fondatore nel 1964 in Uruguay
del giornale "L'eco
d'Italia", poi
di altre testate in Argentina,
in Brasile ed in
Cile. La prematura
scomparsa di Gaetano Cario
non ha impedito ai figli
di continuare nell'impresa
editoriale a favore delle
nostre comunità in
Sud America. In fondo, la
stampa italiana all'estero
meriterebbe ben altri riconoscimenti
dal nostro Paese - questo
il parere di chi scrive
- rispetto alle briciole
che vengono elargite "a
sostegno" dell'editoria.
In fondo, il mercato della
stampa italiana all'estero
è ben diverso da
quello di casa nostra, di
certo non c'è paragone
rispetto ai numeri della
clientela. Eppure, su quelle
pagine scorre tanta parte
dell'immagine del Bel Paese,
dell'italian style, della
promozione dell'Italia per
le sue valenze artistiche
e culturali, dei valori
della sua gente. Questo
viene affermato all'estero,
sulla stampa italiana, anche
in forza delle testimonianze
di vita dell'altra Italia
- 60 milioni di oriundi
- che hanno dato dimostrazione
di saper vincere grandi
sfide, con qualità
umane professionali e creative,
in Paesi a forte competizione.
*gopalmer@hotmail.com
- componente del Consiglio
Regionale Abruzzesi nel
Mondo