UN SUCCESSO IL MEETING DELL’ANFE
SULL’ASSOCIAZIONISMO ALL’ESTERO
Due giorni di riflessione a Palermo sul rilancio
del ruolo delle associazioni
italiane nel mondo
01.12.08
- PALERMO – Il Palazzo dei Normanni sta su un’altura compresa tra le depressioni
dei fiumi Kemonia e Papireto.
Da lì si domina tutta la
città di Palermo, spianata nelle sue belle architetture
fino al mare. Oltre un secolo
prima dell’anno Mille, sui
resti d’una antica roccaforte
punica e poi romana, gli
Arabi avevano costruito il “Qasr” - il Càssaro - la loro residenza fortificata. Con l’avvento dei Normanni l’imponente costruzione divenne
la
Reggia,
munita di quattro torri,
delle quali solo una oggi
è superstite. Ruggero II la rese sua dimora sfarzosa,
convocandovi il fior fiore
di artisti arabi e bizantini
a decorarla. La testimonianza
più splendida e magnificente
è la Cappella Palatina, basilica
a tre navate realizzata
in modo singolare al primo
piano del Palazzo. Un vero
gioiello artistico ed architettonico,
risplendente dei suoi mosaici
su fondo d’oro che illustrano
storie del Vecchio
e Nuovo Testamento,
gli Evangelisti
ed un meraviglioso Cristo
Pantocrator. Mirabile fusione d’arte
bizantina e maestria decorativa
araba, sintesi superba di
più culture che ne fa un
autentico scrigno, un incrocio
di tradizioni artistiche
e civiltà al massimo livello
- romanica, islamica e bizantina
- che nell’attuale difficile
congiuntura storica dovrebbe
insegnare molto e far riflettere
certi soloni da strapazzo.
Oggi la
Cappella
è ancora più luminosa, appena
restituita all’ammirazione
dopo un accurato restauro
finanziato da Reinold
Wurth, generoso mecenate
innamorato della Sicilia
e del suo patrimonio artistico.
Il Palazzo, con
Federico II di Hohenstaufen,
diventò centro di quel grande
crogiolo di culture che
l’imperatore svevo, definito
“Stupor mundi”, volle diventasse
Palermo, la città dove con
sapienza governò il regno,
dove nel 1250 si spense
e dove è sepolto, in un
sarcofago, all’interno della
splendida cattedrale. Poi
la funzione del Palazzo
si stempera, con gli Angioini e gli Aragonesi,
per rinascere a metà del
Cinquecento con i Viceré
spagnoli e poi
con i Borbone, che vi realizzarono le stupende
Sale
Gialla, Rossa e Verde. Dal 1947 Palazzo dei Normanni è sede dell’Assemblea Regionale Siciliana (Ars) e
vi si svolgono le attività
del Parlamento siciliano.
Ma non solo. In questi giorni
gli ampi locali a pian terreno
adiacenti alla porta carraia
del complesso ospitano una
mostra di 66 opere di Picasso,
tele e disegni di natura
fantastica del grande pittore
spagnolo provenienti dalla
collezione Wurth.
Una vera meraviglia.

Nella Sala
Gialla, al secondo dei
tre piani del Palazzo dei
Normanni, dalle cui finestre
s’ammira il profilo della
città nella sua fuga di
tetti, cupole e campanili
stagliarsi sull’azzurro
del mare, il 28 e 29 novembre si sono tenuti due giorni intensi di riflessione
sul rilancio dell’associazionismo
italiano – e regionale,
in particolare - all’estero,
sul ruolo che le giovani
generazioni dell’emigrazione
italiana potranno assolvere,
ed in quali modalità, nella
conservazione della memoria
e nella valorizzazione della
cultura italiana. L’ossimoro
“Memorie
del futuro” dà felicemente
percezione degli obiettivi
del convegno internazionale
promosso dall’Anfe Sicilia, in collaborazione con la Regione Siciliana. Semplicemente
perfetta l’accoglienza e
l’organizzazione, entrambe
assicurate dalla delegazione
regionale dell’Anfe attraverso il dipartimento Politiche
Migratorie diretto da Gaetano
Calà. Dell’esito del
meeting può davvero essere
soddisfatto il presidente
dell’Anfe
Sicilia, Paolo
Genco, che della meritoria
associazione, fondata nel
1947 da Maria Federici per curarsi delle famiglie degli emigrati, è anche
vice presidente nazionale.
Dunque, una riflessione
a tutto tondo sul fenomeno
migratorio italiano e sull’associazionismo
che l’ha accompagnato in
ogni angolo del mondo, assicurando
il mutuo sostegno tra gli
emigrati nel difficile salto
di culture e nell’inserimento
nelle nuove società, ma
sopra tutto nella conservazione
dell’identità, prima regionale
e poi nazionale, nei suoi
valori culturali e sociali.
Molte migliaia le associazioni
regionali ed italiane sorte
fin dagli albori della grande
emigrazione italiana in
tutti i continenti. L’associazionismo
all’estero ha svolto un
ruolo fondamentale su diversi
fronti, sicuramente notevole
nel mantenere saldi i legami
con le proprie radici, con
tradizioni e culture delle
regioni di provenienza e
con il senso della propria
italianità. Una valutazione
che riguarda ogni regione,
ma particolarmente la Sicilia, tra le regioni italiane
quella che più di tutte
ha conosciuto la diaspora,
tanto che oggi si stimano
in oltre venti milioni gli
oriundi siciliani nel mondo,
più d’un terzo dell’altra
Italia che vive oltre confine.
Oggi l’associazionismo italiano
e regionale all’estero,
dopo una storia di tutto
riguardo, comincia a soffrire
condizioni di crisi. Si
rischia che la vitalità
associativa delle prime
generazioni dell’emigrazione
vada progressivamente spegnendosi
nel crescente disinteresse
delle nuove generazioni,
sempre più assimilate nei
Paesi d’accoglienza. Quali
politiche innovative mettere
dunque in campo per rilanciare
il ruolo dell’associazionismo,
perché sia in grado d’innovarsi
verso i giovani e contribuire
alla ricostruzione della
continuità culturale ed
a custodire la ricchezza
della propria storia?
Questo, appunto,
il senso dell’iniziativa
dell’Anfe che a Palermo ha messo a confronto
politici, studiosi del fenomeno
migratorio, accademici,
storici e gli esponenti
del mondo associativo regionale
ed italiano all’estero.
Ed infatti la risposta non
è mancata. Già dal prologo,
con la mostra fotografica “Sicilian Crossings”, inaugurata
il 27
novembre nella dismessa
chiesa di San
Mattia ai Crociferi – Palermo,
curata e diretta da
Marcello Saija, docente all’Università di Messina e direttore della
“Rete
dei Musei siciliani dell’emigrazione”.
Molto più d’una esposizione,
l’evento si dispiega come
un suggestivo percorso iconografico,
frutto di anni di lavoro
e ricerca, che dell’emigrazione
siciliana riesce a dare
un’immagine storica completa
e commovente, come delle
cause sociali ed economiche
che ne furono causa. Comprensibile
e meritato, quindi, il successo
avuto dalla mostra nel 2007 a New York, esposta al Museo
dell’Immigrazione di
Ellis
Island, e successivamente
a Boston,
Newark, Miami, Norwich e quindi
a Ragusa,
nel Castello di Donnafugata.
Presenti al meeting
le Istituzioni, con il vice
presidente del Senato,
sen. Domenico
Nania, con gli assessori
regionali Carmelo
Incardona (Lavoro ed
Emigrazione) e Francesco
Scoma (Famiglie ed Enti
Locali), con il presidente
del Consiglio della Provincia
di Palermo, Marcello
Tricoli, con l’assessore
Patrizio
Lodato della Municipalità
di Palermo, e con il messaggio
del presidente dell’Assemblea
Regionale Siciliana, Francesco
Cascio, recato dal segretario
generale dell’Ars. Dopo
l’apertura dei lavori con
l’intervento del sen. Learco
Saporito, presidente
nazionale dell’Anfe, chiara è stata l’analisi dell’emigrazione
siciliana fatta dall’assessore
Incardona, rivendicando
dei milioni di siciliani
all’estero il contributo
reso alla crescita dell’Italia
e dei Paesi d’emigrazione,
come il valore civile ed
etico che non può essere
scalfito da circoscritti
fenomeni criminali. La Sicilia
laboriosa ed onesta lotta
contro la mafia ogni giorno,
con la propria testimonianza
civile, sull’esempio luminoso
di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
All’estero i siciliani,
con l’amore verso la propria
terra, danno testimonianze
esemplari di serietà, ingegno
e valori etici, dimostrandosi
i migliori ambasciatori
per l’immagine della Sicilia.
Necessario, secondo l’assessore,
superare le difficoltà che
vedono inattiva la Consulta regionale degli
emigrati, anche attraverso
una riforma della legge
in vigore che ne esalti
compiti e funzioni attraverso
una composizione più agevole,
proprio per rilanciare il
mondo associativo siciliano
all’estero al quale il governo
siciliano annette grande
rilevanza. Sono quindi entrati
nel vivo del fenomeno migratorio,
nella sua storia, nell’attualità
e nelle prospettive, gli
accademici convenuti da
varie Università,
come Marcello
Saija (Messina), John Alcorn (Harford), Antonino Checco (Messina), Gioacchino Lavanco (Palermo), Elio Mannetta (Baltimora), Bianca Gelli (Lecce), Ellie Vasta (Oxford), ricercatori ed esponenti
del mondo dell’emigrazione,
quali Pio Guida (Regione Sicilia), Salvatore
Augello (Usef),
Vincenzo Arcobelli in collegamento telefonico
dagli Usa
(Confederazione Siciliani
Nord America), Carmelo
Pintabona (Federazione
Siciliani d’Argentina),
Domenico Azzia (Sicilia Mondo), Francesco Viola (Cisal),
Luciano
Luciani (Istituto Fernando
Santi), Roberto
Mazzarella (Comune Palermo),
Giampiero
Finocchiaro (Istituto
Laura Lanza), Luis
Tallarini (presidente
Columbus Citizens Foundation),
Elio
Carozza (segretario
generale CGIE), Rino
Giuliani (presidente
Consulta Nazionale Emigrazione)
e Salvatore Mulè (CSNA, Florida).
La giornalista Letizia Airos Soria, direttore della testata
multimediale americana I-italy,
ha coordinato i lavori con
grande perizia ed incisività,
assicurando attraverso la
struttura del giornale anche
quattro importanti video
interventi sui temi del
convegno, con interviste
al Console
Generale d’Italia a
New York, Francesco
Maria Talò, al direttore
dell’Istituto
italiano
di Cultura nella Grande
Mela, Renato
Miracco, al direttore
della “Casa Italiana” della
New
York University, Stefano
Albertini, ed al direttore
del Calandra
Institute, Antonio
Tamburri. La testata
on line I-italy,
sia per la formula giornalistica
che per la sua apertura
alle nuove tecnologie ed
alle sensibilità dei giovani,
si configura come una finestra
della cultura italiana aperta
al mondo ed in relazione
con numerosi docenti e studenti
di molti atenei. Quantunque
recente la sua nascita,
il notevole apprezzamento
ne indica un promettente
futuro proprio verso le
giovani generazioni italiane
nel mondo che cercano nuove
forme di aggregazione e
dialogo culturale. Vie quanto
mai opportune e necessarie,
oltre al sistema classico
di presenza della cultura
italiana all’estero, sofferente
degli scarsi mezzi che l’Italia
mette in campo per la promozione
della lingua e della cultura
nel mondo, le basi su cui
meglio potrebbe procedere
il made in Italy e l’economia
connessa. Aspetto richiamato con forte decisione da Elio Carozza nel suo intervento, da un
lato lamentando la falcidia
ai fondi destinati alle
politiche per gli italiani
all’estero operata dal Governo
con la finanziaria, dall’altro
mettendo in risalto la scarsità
di risorse per il 2009 a sostegno della lingua e della cultura italiana
nel mondo, solo 14 milioni
di euro, rispetto ai 400
stanziati dalla Francia.
Per fortuna che va crescendo
l’iniziativa delle Regioni.
Auspice l’Anfe,
il presidente della Regione
Sicilia, on. Raffaele
Lombardo, ha sottoscritto
il 29 novembre a Catania
con Luis
Tallarini, chairman dell’Italian Linguage Foundation, un protocollo d’intesa per lo sviluppo
della lingua italiana, cui
è destinato un investimento
di un milione di euro. Il
Convegno ha offerto un’opportunità
mai prima d’ora registrata,
questo il suo merito, mettendo
a confronto storie, esperienze
e valutazioni critiche diverse.
Seguito in diretta
web attraverso il sito
www.sicilia.anfe.it,
il meeting ha registrato
un successo anche nei contatti
da tutto il mondo, circa
duemila nei due giorni di
lavori. Nessuno s’è arrogata
la pretesa di impartire
indicazioni di strategia
uniformi, ma la trattazione
organica da più angolazioni
del complesso sistema della
nostra emigrazione e della
sua organizzazione in associazioni
consente a ciascuna realtà
di mettere in campo le più
adeguate iniziative di coinvolgimento
per consentire alle giovani
generazioni di vivere l’associazionismo
secondo le proprie preferenze
culturali o d’interessi,
essendo proprio essi stessi,
i giovani, protagonisti
del cambiamento e dell’innovazione.
A tale riguardo l’esperienza
maturata dalla Regione Abruzzo, citata nel corso del
convegno e che ha consentito
di portare nel Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo una vivace presenza giovanile
grazie alla riforma delle
norme di settore, può essere
uno dei modelli cui far
riferimento per incentivare
il rilancio dell’associazionismo
proprio attraverso i giovani.
Ma indicazioni ancor più
importanti potranno venire
dalla prossima Assemblea
Giovani Italiani nel Mondo del CGIE,
in programma fra qualche
giorno a Roma,
come ha chiaramente auspicato
Elio
Carozza nel suo intervento.
Questa, dunque, la transizione
che l’associazionismo vive
oggi. Un futuro che si ancori
alla memoria non solo è
possibile, ma doveroso,
se si sa interpretare il
segno dei tempi con apertura
e fiducia verso le giovani
generazioni. L’Anfe, in forza degli oltre sessant’anni
d’esperienza, ha dato con
“Memorie
del futuro” un ulteriore
contributo al tema delle
migrazioni, collocando la
sua sensibilità al servizio
della valorizzazione del
grande patrimonio di memoria
della nostra emigrazione,
la cui conoscenza avvertita
apre anche i sentieri del
futuro.
*gopalmer@hotmail.com
componente del Consiglio Regionale
Abruzzesi nel Mondo