CONCERTO DI
NATALE, ALLA CAMERA, CON I
CORI DI MONTAGNA
Il Presidente Fini ha assistito all’esibizione,
trasmessa in diretta, della
migliore Coralità italiana
l'Aula
di Montecitorio
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17.12.08 - L’AQUILA – Diluviava lunedì scorso a Roma. Ancora preoccupazioni per il Tevere
e l’Aniene a rischio d’esondazione.
Avevo da trascorrere due ore
di tempo, prima che la
Camera dei Deputati consentisse agli invitati
l’accesso all’Aula, previsto
per le quattro del pomeriggio,
per assistere al Concerto di Natale. Le ho passate nella Galleria Colonna, intitolata
ora ad Alberto
Sordi, anche perché il
desiderio di visitare la mostra
“da Rembrandt a Vermeer “
allestita in un museo di Via del Corso – una
magnifica rassegna su diversi
pittori fiamminghi – si è
infranto sulla chiusura settimanale,
proprio di lunedì. Pazienza.
Ho risolto con la libreria
Feltrinelli. Ero
dunque a Roma per assistere
all’ormai tradizionale concerto
che dal 2005 vede esibirsi,
nell’Aula di Montecitorio,
i migliori gruppi italiani
della Coralità di Montagna. Nove i cori selezionati
quest’anno, provenienti da
altrettante regioni: Lombardia,
Emilia Romagna, Sicilia, Lazio,
Veneto, Valle d’Aosta, Sardegna,
Trentino ed Abruzzo. E per
l’Abruzzo il Coro della Portella, prestigioso gruppo
nel campo del canto di montagna
e popolare. Nato nel all’Aquila
1982 per iniziativa del maestro
Vincenzo
Vivio, che lo dirige dalla
fondazione, in un quarto di
secolo ha tenuto oltre settecento
concerti in Italia ed all’estero
(Usa, Canada, Austria, Germania, Svizzera, Polonia), si è esibito al cospetto di Sua Santità Giovanni Paolo II e, nel 2002, di Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della
Repubblica, in occasione delle
celebrazioni dell’Anno internazionale della Montagna.
In più occasioni ha eseguito
concerti sulle reti nazionali
(Rai Uno, Rai Due, Radio Tre) e, nel 2006,
ne ha tenuto uno al Quirinale,
nella Cappella Paolina, trasmesso
in diretta radio in tutta
Europa. Anche il Concerto
di Natale è ripreso sul canale
satellitare della Camera.
Viene trasmesso anche in differita,
domenica
21 dicembre, alle 10 e
mezza, su Rai
2. All’orario previsto
per l’ingresso per fortuna
cessa di diluviare. Si fa
ordinatamente la fila per
entrare a Palazzo
Montecitorio, è abbastanza
agevole il superamento del
metaldetector, simile a quello
degli aeroporti, come del
guardaroba. C’è molto pubblico,
convogliato con gentilezza
dai commessi della Camera
alle tribune che sovrastano
l’Aula. Lo splendido emiciclo,
per quanto familiare e visitato
più volte, mi desta sempre
meraviglia per la sua bellezza
architettonica, per l’alta
funzione di democrazia parlamentare
che accoglie, talvolta meno
per qualche spettacolo poco
consono - sebbene in rari
casi - che da cittadini francamente
vorremmo risparmiarci ricordando
tanti Padri della Patria che
hanno illustrato quell’Aula
con il loro esempio.
Palazzo
Montecitorio in una
stampa d'epoca
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Ma torniamo per un momento al Palazzo Montecitorio.
Furono i Ludovisi,
a metà Seicento, a dare incarico
a Lorenzo
Bernini di progettare
la loro residenza. L'architetto,
straordinario interprete del
barocco romano, realizzò un
edificio che, nella struttura
come nelle decorazioni, si
conforma al contesto fisico
del sito. La facciata, lievemente
curva, segue l’andamento del
terreno della collina, "mons
citatorius”
secondo un’ipotesi etimologica
che gli avrebbe dato poi il
nome. Gli elementi lapidei
alla sua base, appena sbozzati
con foglie e rami spezzati,
simulano un edificio come
costruito nella viva roccia,
quasi l’artista abbia piegato
la natura alle sue necessità,
senza stravolgerla. I lavori,
interrotti per le sopravvenute
difficoltà economiche dei
Ludovisi, furono portati a
termine trent'anni dopo, per
volere di Papa
Innocenzo XII, che destinò
l'edificio alla Curia Pontificia,
massimo organo giudiziario,
che appunto vi esercitò dal
1696. Dopo la morte del Bernini,
il nuovo architetto Carlo Fontana modificò ampiamente il progetto
originario, conservando la
singolare facciata convessa
con triplice portale, aggiungendovi
l'arioso campanile a vela
con l'orologio, corredato
di tre campane, la più grande
delle quali ora suona ogni
volta che viene eletto il
Presidente della Repubblica.
Due secoli dopo la costruzione,
Palazzo Montecitorio venne
acquisito dallo Stato italiano,
per destinarlo ad ospitare
la Camera dei Deputati. Nel 1919 fu Ernesto Basile, architetto palermitano
esponente dello stile liberty,
a provvedere all’adeguamento
del palazzo berniniano alle
necessità della nuova destinazione,
con corposi interventi d’ampliamento
e ristrutturazione e con l'aggiunta
dell’edificio verso Piazza
del Parlamento. A lui si deve
il grande salone detto Transatlantico,
lungo ed imponente, considerato
il luogo informale della vita
politica italiana, e la splendida
Aula delle sedute che il Basile
progettò con uno straordinario
lucernario a ventaglio in
stile liberty. Nel disegno degli interni, specie nei
dipinti murali che circondano
la sommità dell’Aula, Basile
dispiega il suo gusto, ottenendo
un risultato complessivo in
cui la solennità degli ambienti
ben si sposa con l'ariosità
delle decorazioni e dei dettagli.
Coro
della Portella in
una foto di repertorio
a Bayreuth, in Germania
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Proprio nell’Aula, sugli scranni ordinati a spicchi degradanti al centro,
sui quali solitamente prendono
posto i deputati, sono seduti
i cantori dei nove cori
con le loro divise variopinte,
ad eccezione dello spicchio
centrale riservato ai Parlamentari
ed alle Autorità. Dall’alto
delle tribune si gode davvero
un bel colpo d’occhio su
un’Aula insolita e colorata
quasi ad arcobaleno, molti
i cappelli con la penna
nera. Alle cinque in punto,
l’ora d’inizio del concerto,
vieneannunciato l’ingresso
del Presidente della Camera, on. Gianfranco
Fini. Una gran bella
giornata, per il Presidente.
In mattinata, infatti, il
Presidente Fini ha consegnato
ad Ingrid Betancourt, per
quasi sette anni sequestrata
dai guerriglieri delle Farc
in Colombia e liberata qualche mese fa, il
premio 2008 “Pellegrino
di Pace”, con una cerimonia
nella Sala della
Lupa
alla presenza del presidente
del Centro
per la Pace di Assisi, Gianfranco Costa, di mons. Claudio Maria Celli e dell’Ambasciatore
Francesco
Paolo Fulci. Quindi,
questo Concerto di Natale.
Il saluto del Presidente
della Camera non è di circostanza.
E’ sentito, come pure la
soddisfazione che esprime
– annota nel suo breve intervento
- per il rinnovarsi della
tradizione che porta un
messaggio di serenità e
pace autentico, semplice
e profondo come lo sono
i sentimenti della gente
di montagna, adusa a portare
solidarietà ed a vivere
i valori del rispetto della
natura, della tutela dell’ambiente
e d’un grande patrimonio
etico. Lieto, dunque, di
accogliere quasi trecento
coristi da nove regioni,
di salutarli con i loro
direttori, e di augurare
a tutti Buon Natale. Fini
lascia quindi il banco della
presidenza e va a sedersi
in uno scranno tra le autorità,
dove si notano il sen. Franco
Marini, già Presidente
del Senato, e dell’on. Pierluigi Castagnetti, vice Presidente della Camera, ed altri parlamentari.
Ci si alza per l’inno di
Mameli, cantato da tutte
le formazioni corali, dirette
dal maestro Pier Paolo Cascioli.
Una bella emozione, tutto
il pubblico trascinato a
cantare. Finalmente gli
italiani cantano il loro
inno!
Inizia il concerto. Viene annunciato, come da programma
di sala, il Coro
Alpino Orobica di
Brugherio
(Milano), direttore don
Bruno
Pontalto. La formazione
è composta da alpini in
congedo della Brigata Orobica,
come cappellano militare
alpino in congedo è il maestro
Pontalto. Divisa di vari
colori pastello, a seconda
delle voci, e cappello alpino.
Esegue, come tutti i cori
d’altronde, due brani: “Benia
calastoria” di B. De
Marzi
e “La
Valcamonica”
armonizzata da M. Bordignon.
Eccellente esecuzione, lungo
l’applauso. La regia annuncia
il Coro
Bismantova di Castelnovo
ne’ Monti (Reggio Emilia),
direttore Giovanni
Baroni. Il gruppo si
è costituito nel 1975, ha tenuto concerti
in Italia ed all’estero.
Divisa in tinta cuoio. Esegue
“Alla regina dei monti”, di L. Valcavi e poi un famoso canto tradizionale
“Maremma
amara”, con armonizzazione
di C. Malcapì. Una buona
prova, applausi. Viene quindi
chiamato ad esibirsi la Corale Mater Divinae Gratiae di Nicolosi (Catania), diretto da Antonio Sciuto. Coro misto, costituito
nel 1984. Divisa scura,
donne con sciarpa color
prugna. Esegue due brani
della tradizione popolare
siciliana: “La
pampina de l’alivu”,
elaborazione Modaro-Franco-Sciuto,
e “Ciuri Ciuri”, elaborato da G. Finocchiaro.
Una buona esecuzione, applausi.
La regia chiama poi alla
prova il Coro Cai di Roma, direttore Pier Paolo
Cascioli. Divisa rosso
porpora per uomini e donne.
Il gruppo è nato nel 1982
tra i soci della sezione
romana del Club Alpino Italiano.
Presenta un brano popolare
“Stornellata
romana” e “Montagne
addio”, entrambe con
l’armonizzazione di L. Pietropoli.
Una buona prova, in casa,
per il Coro romano. Applausi.
E’ la volta del Coro
Minimo Bellunese,
diretto da don Gemo
Bianchi. Il gruppo veneto
vanta una lunga storia,
iniziata nel 1961. Oltre
40 le tournée in Europa.
Divisa marrone. Esegue due
brani tradizionali di montagna:
“A
la matina” e “Tone le ciaore”, con elaborazione di L.
Pietropoli. Ottima performance,
calorosi applausi.
E’ il turno del Coro
Monte Cervino Ana
della Valle
d’Aosta. Gruppo di tradizione
alpina, costituito nel 2004,
distintosi anche nel campo
della solidarietà e dell’impegno
sociale. Divisa bianca e
cappello alpino. E’ diretto
dal maestro Adolfo
D’Aquino. Esegue “Su
in montagna”, armonizzata
da A. D’Aquino e “Montagnes
Valdotaines”, con armonizzazione
di G. Cerruti. Buona esecuzione,
applausi. Viene quindi annunciato
dalla regia il Coro
di Nuoro, direttore
Gian
Paolo Mele. Gruppo di
quasi sessanta elementi
in costume tradizionale
dai colori bianco rosso
e nero, canta in lingua
sarda a quattro voci pari
e voce solista. Ha tenuto
tournée in Canada e Stati
Uniti. Esegue “Su Castanzeri” (il Castagnaro) e “Duru duru”, due brani tradizionali armonizzati da G.P. Mele. Ottima
l’esecuzione, bello il contesto
scenico reso della vivacità
dei costumi. Applausi. Viene
chiamato a cantare il Coro
della Portella dell’Aquila,
diretto dal maestro Vincenzo
Vivio. Divisa verde
scuro. Il gruppo, tra i
più quotati in Italia nel
settore del canto di montagna,
ha scelto due brani: uno
della tradizione alpina
“La canzone del Piave” di E. A. Mario, appropriato
nella ricorrenza del 90°
della vittoria, l’altro
un canto popolare risalente
al Seicento, “A
Barisciane”, recuperato
dalla tradizione orale ed
armonizzato dal musicista
Teo Usuelli. Eccellente
l’esecuzione, calorosi applausi.
Viene chiamato infine il
Coro Genzianella di Roncogno (Trento), diretto dal maestro
Andrea Fuoli. Il Gruppo, molto qualificato,
vanta quasi mezzo secolo
di attività. Reca una divisa
con camicia a quadri rossa,
dal tono molto acceso. Il
Coro propone “Preghiera trentina”, armonizzata da F. Mingozzi, e “Le carrozze”, con armonizzazione di R.
Dionisi. Esecuzione convincente,
lunghi applausi. La bella
festa del canto di montagna,
in questo Concerto di Natale
2008 da Montecitorio, sta
per concludersi. Non prima,
però, secondo una consueta
tradizione che da sempre
osservano i Cori di Montagna,
di cantare tutti insieme
il classico “inno alla montagna”
ed ai suoi valori, ossia
“La Montanara”,
il canto di T. Ortelli con
armonizzazione di L. Pigarelli.
Viene chiamato don Bruno
Pontalto a dirigere
tutti i cori, in piedi negli
scranni assegnati in Aula.
Si alzano il Presidente
Fini e tutte le Autorità,
si alza tutto il pubblico.
Tutti cantano le note della
“Montanara”,
a qualcuno brillano gli
occhi. Tutti si commuovono
per la storia di “Soreghina, la figlia del sol”. Applausi
calorosi e prolungati da
destra, dal centro e da
sinistra nell’Aula. E’ un
modo bello, semplice e genuino
di mandare a tutti gli italiani,
in Italia e nel mondo, l’augurio
di Buon Natale, sia con
il cuore che attraverso
le reti televisive, in diretta
o in differita. E di sentirci
un’unica, grande famiglia
nazionale. Insomma, la
Coralità
italiana di Montagna ha
nuovamente regalato al Paese
una bella sensazione. Che
effetto vederli cantare
ciascuno il suo repertorio
e poi tutti i Cori insieme.
Che messaggio di serietà
composta, e insieme di gioia,
la loro esibizione in concerto.
Davvero un bel segnale.
Infine,
da abruzzese, non posso
non segnalare la gagliarda
prova del Coro della Portella.
Il gruppo si è formato per
iniziativa di una trentina
di cantori uniti dalla comune
passione per il canto di
montagna, sotto la guida
di Vincenzo Vivio, architetto e docente di
storia dell’arte, musicista
autodidatta, che già aveva
costituito e diretto, ufficiale
di complemento, il coro
della Scuola
Alpina di Aosta, poi
il coro del Battaglione
Alpini “L’Aquila”, prima
di fondare il Coro
della Portella. Nel
corso della sua attività
il Coro della Portella ha raccolto crescenti consensi di pubblico
e di critica, affermandosi
come uno dei migliori complessi
maschili italiani di canto
alpino e regionale. La ricerca,
lo studio e la diffusione
del canto popolare italiano,
abruzzese in particolare,
costituiscono il campo prevalente
d’interesse del complesso
vocale, che si avvale della
collaborazione di insigni
musicisti e compositori.
Va inoltre annotato il valore
culturale della ricerca
che il Coro da anni conduce
nel recupero di canti popolari
tramandati dalla tradizione
orale, i quali andrebbero
dispersi se non fossero
trascritti ed armonizzati,
come esso ha fatto salvando
melodie antiche di secoli.
Il Coro
della Portella si
è distinto per l'organizzazione
di numerose rassegne musicali
nazionali, tendenti a favorire
l'incontro tra la migliore
coralità italiana. Ha inciso
tre CD e pubblicato, nel
2005, il volume "Belle
Rose", raccolta
di canti popolari italiani
armonizzati dal noto compositore
Teo
Usuelli. Infine una
notazione sulla “Portella”,
che è un monte ed un valico
del Gran Sasso d’Italia.
Vuole indicare una meta
da raggiungere, ma anche
un tramite fra popoli diversi.
*gopalmer@hotmail.com
componente del Consiglio Regionale
Abruzzesi nel Mondo
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