Con
Tommaso Fattori l' Aquila
divento' capitale del rugby
italiano
A cento anni dalla nascita
ricordato l'Uomo e l'artefice
d'un singolare miracolo
sportivo e sociale
30.01.09
- L'AQUILA - C'era tutta
la Città sportiva,
domenica scorsa, nell'aula
consiliare di Palazzo Margherita
d'Austria per ricordare
a cento anni dalla nascita
Tommaso Fattori,
fondatore della Polisportiva
L'Aquila Rugby. E c'erano,
sopra tutto, i campioni
della palla ovale di diverse
generazioni a tributare
l'affettuoso e commosso
ringraziamento al loro grande
educatore che schiere di
giovani aquilani formò
ai valori più genuini
dello sport, impartendo
una lezione memorabile di
vita e di stile, impressa
indelebilmente nell'anima
più profonda della
Città. L'opera appassionata
di Fattori, il rigore del
suo carattere tanto in apparenza
spigoloso quanto invece
premuroso e sensibile, un
carisma senza pari, fecero
sì che nel capoluogo
abruzzese germogliasse una
disciplina sportiva, il
rugby appunto, che da sempre
si connota come vera e propria
scuola di vita, oltre che
di sport, per combattività,
lealtà, coraggio
e spirito di squadra. Tanto
da farne un fenomeno - caso
singolare nel nostro Paese
- non confinato nei campi
di gioco, ma che ha permeato
l'intera Città in
ogni suo tessuto, ne costituisce
un'irrinunciabile prerogativa,
ne ha definito un soma costitutivo
in virtù del quale
L'Aquila ed il Rugby sono
un tutt'uno. Insomma, da
oltre sessant'anni il cuore
della Città pulsa
il mito del rugby come elemento
essenziale della sua vitalità,
della sua quotidianità,
della sua stessa identità
civica, grazie alla "lezione"
di Tommaso Fattori che dell'Aquila
ha fatto la capitale
del rugby italiano.
Certo, altre città
vantano antiche e gloriose
tradizioni in questa dura
ed affascinante disciplina
sportiva - Padova, Treviso
e Rovigo sopra tutto, poi
Roma, Milano, Napoli ed
altre - ma nessuna di esse
può vantare un imprinting
così profondo e carnale
com'è il caso dell'Aquila
con il rugby.
La
Municipalità aquilana,
dunque, con un gesto di
grande sensibilità
ha voluto rendere a Tommaso
Fattori gli onori alla
memoria con una cerimonia
solenne, densa di forti
emozioni, accuratamente
pensata e programmata in
modo egregio da Fabrizio
Caporale, responsabile
della Comunicazione istituzionale
del Comune dell'Aquila.
Una cerimonia toccante,
festosa, con numerose e
significative testimonianze.
C'erano tutti, ma proprio
tutti, nella sede più
rappresentativa della comunità
aquilana, a rendere omaggio
a Tommaso Fattori: il Sindaco
dell'Aquila, Massimo
Cialente, e Manlio
Marini, Sindaco di Foligno,
la città natale di
Fattori, il consigliere
Pierluigi Bernabò
delegato da Giancarlo
Dondi, presidente della
Federazione Italiana Rugby,
Angelo Cora, presidente
della Polisportiva L'Aquila
Rugby (squadre giovanili
e vivaio), Giacomo Pasqua,
presidente dell'Aquila Rugby
1936 (la società
che milita nel campionato
di serie A), e Galileo
Fattori, il figlio di
Tommaso, in rappresentanza
della famiglia.
Nato
a Foligno il 25 gennaio
1909, Tommaso Fattori
si trasferì a
Roma dove, nel 1929, iniziò
l'attività agonistica
con la Rugby Lazio. Campione
d'Italia in due stagioni
con la Rugby Roma,
vestì dieci volte
la maglia della Nazionale
e giocò numerose
partite internazionali nelle
file dell'Amatori Milano.
Nel '35 venne chiamato ad
allenare il Palermo e nel
'36 vinse il concorso per
"giocatore scelto",
riservato agli Avanti.
Nel 1942 si trasferì
all'Aquila, come
direttore degli impianti
sportivi del Coni.
Negli anni '47 e '48, insieme
a Vigliano e Briaco,
guidò la Commissione
tecnica per la squadra nazionale.
Nel 1946 costituì
la Polisportiva L'Aquila
Rugby e in soli 4 anni
di attività, sotto
la sua guida tecnica, la
società giunse alla
massima categoria, conquistando
due titoli di Campione
d'Italia giovanile e
disputando, nel 1959, la
finale del campionato italiano
di serie A, poi vinto dalle
Fiamme Oro di Padova. Fattori
morì prematuramente
nel giugno dell'anno successivo,
senza poter vedere i frutti
della sua grande semina.
L'Aquila Rugby, infatti,
divenne per la prima volta
Campione d'Italia nel
1967, poi ancora per
altre quattro volte
cucì lo scudetto
sulle maglie neroverdi nel
'68, nell'81
e '82, infine nel
1993.
Gli
anni del "magistero"
sportivo all'Aquila di Tommaso
Fattori furono davvero eroici
per uno sport stupendo qual
è il rugby, che richiede
doti e prestazioni atletiche
notevoli, e tuttavia allora
poco conosciuto e praticato
in Italia, se non in alcune
regioni con forti tradizioni
in questa disciplina sportiva.
Oggi, con il notevole sviluppo
avuto in tutta Italia dal
rugby che sempre più
affascina per la sua vigoria
e spettacolarità,
richiamando crescenti folle
di appassionati negli stadi,
le squadre sono rette da
società per azioni
soggette alle regole del
mercato ed i giocatori della
massima serie sono ormai
tutti professionisti. Non
era così al tempo
di Fattori, quando il rugby
era uno sport povero ed
i giocatori, con un impegno
immane sorretto solo dalla
passione, si dividevano
tra lavoro ed attività
agonistica, affrontando
di notte in autobus le lunghe
trasferte del campionato,
il pranzo a base di "pane
e frittata" e fiaschi
di vino, come hanno ricordato
nelle loro testimonianze
gli atleti più anziani,
quelli dei primi anni del
dopoguerra, che costituirono
il nucleo storico sul quale
Fattori plasmò i
prodromi del successivo
miracolo sportivo. Ne hanno
parlato gli atleti, allievi
ed amici, Giacinto Salvatore,
Silvano Tartaglini,
Pino Fugaro ed Antonio
Di Zitti, per molti
anni capitano della
Nazionale. In particolare,
il neroverde Pino Fugaro
con una frase ha incorniciato
una verità: "Se
il rugby è una religione,
Tommaso Fattori ne è
stato il sacerdote".
Si
diceva della cerimonia,
che è stata aperta
con alcuni fotogrammi espunti
dal magnifico documentario
"Grande cuore neroverde"
di Ugo Colista sulla
storia del rugby aquilano
e su Fattori, il suo padre
nobile, al cui nome è
dedicato lo stadio della
città. E' stato quindi
il Sindaco dell'Aquila,
Massimo Cialente,
a richiamare il valore umano
e sportivo di Tommaso
Fattori, quel che significa
per la Città questo
sport, come sotto la guida
di Fattori abbia formato
generazioni di giovani al
sacrificio, alla determinazione,
alla lealtà, alla
generosità reciproca,
all'amicizia vera, all'impegno
di gruppo, tipici di questa
disciplina. Di tanto il
Sindaco Cialente ha ringraziato
il suo collega Sindaco di
Foligno, Manlio Marini,
rendendo merito ad una città
amica per aver dato i natali
a Tommaso Fattori. Foligno,
città legata all'Aquila
anche nel nome d'un altro
folignate di vaglia, Mario
Tradardi, giovane magistrato
all'Aquila, combattente
nella lotta di Liberazione
dal nazifascismo, morto
eroicamente a Monte Mauro
di Brisighella a soli
36 anni, il 16 dicembre
1944, nel conflitto a fuoco
tra la Brigata Maiella,
nella quale era inquadrato,
ed i tedeschi. Medaglia
d'argento al valor militare,
Tradardi lasciò la
giovane moglie e cinque
bimbi in tenera età.
Proprio da Tradardi ha preso
avvio l'intervento del Sindaco
di Foligno, ricordando
l'eroe per la libertà
del quale l'anno scorso,
insieme alla Municipalità
aquilana, la sua città
ha celebrato il centenario
della nascita. Il Sindaco
Marini ha quindi ricordato
Tommaso Fattori,
l'altro illustre suo concittadino,
al quale Foligno intende
dedicare ogni anno un Memorial
sportivo con le squadre
giovanili dell'Aquila Rugby
e del Rugby Foligno.
Ha
pensato Vincenzo Camerini,
presidente dell'Aquila Rugby
ai tempi storici della società,
a raccontare i dettagli
caratteriali di Tommaso
Fattori, la sua capacità
di educatore oltre che di
preparatore sportivo, le
sue prime esperienze all'Aquila
già nel 1937 quando,
occasionalmente, veniva
ad allenare la squadra di
rugby, anzi della "palla
ovale" secondo l'autarchia
linguistica del tempo, della
GIL. Ha ricordato
come Fattori sia stata la
spina dorsale di tutto lo
sport cittadino, perché
nella Polisportiva da lui
poi fondata operavano diverse
discipline (basket, pugilato,
atletica, rugby) dalle quali
egli selezionava i giovani
più dotati da avviare
al suo sport prediletto,
già guardando al
futuro. Interessante il
ricordo portato da Dante
Capaldi, che nel 1959,
giovane corrispondente del
Corriere dello Sport,
da cronista conobbe la forte
indole di Fattori, raccontando
sulle pagine di quel quotidiano
sportivo il rugby all'Aquila,
come sport d'una intera
città. Non ha voluto
essere assente un'altra
penna aquilana, assai illustre
e nota a livello nazionale
per i ruoli apicali ricoperti
in Rai. Pur se non
direttamente, è stato
presente alla manifestazione
Bruno Vespa, con
un suo messaggio. Bella
la sua testimonianza.
Ha
scritto Vespa: "Ho
conosciuto da bambino Tommaso
Fattori. Ricordo una specie
di Mangiafuoco, ma non feci
in tempo a spaventarmi più
di tanto perchè scoprii
immediatamente che era buonissimo.
Capii solo più tardi
la sua grandezza. Seppe
costruire dal niente la
più fantastica squadra
di rugby d'Italia. Non credo
che il sentimento aquilano
e la gratitudine per quest'uomo
mi facciano velo. Il rugby
era padano e basta. I romani
non sapevano giocare e a
Sud non esisteva niente.
Tommaso morì troppo
giovane per godere i frutti
del suo lavoro. Non ha fatto
in tempo a vedere i meravigliosi
scudetti vinti da ragazzi
che il lunedì mattina
tornavano in ufficio o a
scuola dopo una notte in
pullman. Per il poco che
conta, sono orgoglioso di
aver seguito da giovane
cronista quelle stagioni.
Tommaso non c'era, ma posso
assicurare che il suo nome
era il più citato
in quelle trasferte indimenticabili".
All'epoca Vespa, a soli
16 anni, era un giovanissimo
cronista sportivo nella
redazione aquilana del Tempo,
allora diretto da Renato
Angiolillo. Poi, scomparso
Angiolillo nel 1973, la
guida del giornale passò
a Gianni Letta, altro
abruzzese illustre, attuale
Sottosegretario alla Presidenza
del Consiglio dei Ministri.
La giornata celebrativa
si è chiusa felicemente
nel pomeriggio allo stadio
"Fattori"
dove L'Aquila Rugby giocava
la sua partita di campionato
contro il Giunti Firenze.
Ha vinto l'incontro 42 a
0, facendo un altro passo
verso la vetta della classifica.
gopalmer@hotmail.com