Anche
i sapori di un tempo mi sono
sembrati più interessanti.
Pensieri
di novembre dalla Costa d'
Avorio
Abidjan,
25 gennaio 2009. Dopo quasi
due mesi di pausa riprendo
a scrivere.
Durante
il mese di dicembre ho potuto
rivedere la mia famiglia
in Italia, far conoscere
la piccola Elena a mio nonno
che si trova sulla soglia
dei centanni, poter
parlare del nostro progetto
e rincontrare qualche vecchio
e caro amico.
Non
nascondo di aver patito
il freddo soprattutto durante
i primi giorni. Lo sbalzo
termico di quasi 28 gradi
si è fatto sentire.
Non ero più abituato
all inverno aquilano.
Ma non posso negare che
un po di sano freddo
rigenera il corpo dopo un
anno passato in un paese
come la Costa dAvorio
non proprio mitigata da
un clima tropicale carico
di umidità.
Anche
i sapori di un tempo mi
sono sembrati più
interessanti. Il sugo che
profuma ancora di pomodoro
appena raccolto, il tenero
agnello al forno delle nostre
parti, la lasagna di mia
madre che si scioglie in
bocca e il pane fatto in
casa che si conserva anche
per due settimane. Per non
parlare poi delle salsicce
fresche e del prosciutto
con il grasso.
Cambiando
paese si deve per forza
modificare qualche abitudine.
Lolio in Africa non
è quello dal gusto
fragrante che ben conosciamo,
ma ci si deve accontentare
di quello prodotto da qualche
ditta francese o libanese,
i pomodori sono piccoli
e senza sapore e si devono
allungare con la conserva
di una fantomatica marca
italiana, la pasta De Cecco
costa quattro volte tanto
e la mortadella a cui siamo
abituati non esiste. Non
mancano di certo i formaggi
francesi, ma non si trova
assolutamente lunico,
inimitabile e ahimè
per noi irrinunciabile parmigiano.
Non parliamo poi delle mozzarelle
che assomigliano alle nostre
forse solo per il colore
e appena mangiate si é
pervasi da una malinconica
desolazione tanto il loro
gusto lontanamente ricorda
i nostri latticini.
Al
contrario, in Costa dAvorio,
si trova ancora della saporitissima
carne, tanto pesce fresco
e frutta a volontà.
Si prepara dellottimo
igname, si gustano prelibate
polente di manioca, squisiti
foutou di banane plantain,
succulenti polli kedjénou
cucinati in pentole di argilla,
croccanti couscous a base
di manioca chiamati attieke
e saporite salse a base
di crema di arachidi o di
melanzane condite con olio
di palma.
Questa
divagazione culinaria non
è fine a se stessa,
ma un tentativo per trasmettervi
il senso di smarrimento,
ma allo stesso tempo di
piacevole sorpresa tipico
di chi deve per forza, e
aggiungo anche per fortuna,
modificare il proprio modo
di alimentarsi. Ci si immerge
in una cultura completamente
differente dalla nostra
dove ci si accontenta soddisfatti
di ogni pietanza, anche
perché a guardarsi
intorno si è circondati
da una moltitudine di gente
che non se la passa affatto
bene. Si apprezza ogni cosa
che si mangia, si ringrazia
Dio di essere dei privilegiati
e, una volta tornati in
Italia, quelle pietanza
che un tempo ci facevano
storcere il naso diventano
appetitosi piatti fumanti.
Cambiare paese ha significato
per noi, in ultima analisi,
non dover rinunciare a qualcosa,
ma arricchirsi dentro, in
fondo allanima.
Torno
a scrivere dopo venti giorni
che sono tornato in Africa
e appena compongo la prima
frase mi sembra di essere
di nuovo tornato in contatto
con il mio cuore. Lavevo
messo a riposo, per riflettere
sul da farsi ed ora si riparte
rimettendo in moto il motore.
Franco
ha tenuto lospedale
per tutto il tempo delle
mie vacanze, come faccio
io quando lui torna in Italia
e al mio ritorno sembra
essersi fermato il tempo.
Le donne attendono numerose
la consultazione, le infermiere
portano a spasso le culle
con i neonati, i pazienti
fanno la fila al dispensario,
in sala parto si sentono
le grida di una donna che
sta per partorire e in sala
operatoria si accendono
le luci.
La
vita e la morte proseguono
il loro percorso parallelo
e noi facciamo di tutto
per non farle incontrare.
Pietro
Iovenitti
* medico ginecologo
piero.iove@yahoo.it
(00225) 09209351 (cell.
Costa d'Avorio)
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