L'Italia
non va, afferma l' Ambasciatore
USA Ronald Spogli
Il Rapporto Eurispes 2008
sullo stato del Paese conferma
di netto il giudizio del
diplomatico
09.02.09
- L'AQUILA - "Il
re è nudo!"
Non c'è chi non ricordi
quella fiaba danese di Hans
Christian Andersen dove
si racconta d'un re vanitoso
che, convinto d'indossare
un meraviglioso abito invisibile,
sfila nudo tra la folla
tra l'ipocrisia dei cortigiani
e dei sudditi, i quali ne
lodano l'abbigliamento e
per conformismo si comportano
come nulla fosse. Fino a
quando un bimbo non esclama
gridando la nudità
del sovrano, richiamando
tutti alla cruda realtà.
Questa volta, parlando dello
stato in cui versa l'Italia,
questo ruolo non è
toccato ad un bambino, ma
all'ambasciatore
Usa Ronald Spogli,
in occasione del congedo
al termine della sua missione
diplomatica, salutando la
stampa prima di far ritorno
in California. Dunque,
non l'ambiente fantastico
e rarefatto d'una fiaba
la scena per le sue affermazioni,
ma la splendida Villa
Taverna, situata nel
cuore di Roma, dal 1933
residenza privata degli
ambasciatori degli Stati
Uniti in Italia. La
residenza sorge su un'area
dov'era un tempo una vigna
denominata "Pariola",
concessa nel 1576 al Collegio
Germanico dei Gesuiti
da Gregorio XIII
per farvi riposare gli allievi
affaticati dagli studi.
Adiacente a Villa Borghese,
la vigna era vestibolo alle
catacombe di S. Ermete.
Con la soppressione dell'ordine
dei Gesuiti, nel 1773, la
residenza passa al Collegio
di S. Apollinare e quindi
a Ludovico Taverna
che, nel 1920, ne commissiona
il restauro a Carlo Busiri
Vici. Il complesso,
di enorme valore e di rara
bellezza, ha ospitato in
molte occasioni i Presidenti
degli Stati Uniti in
visita in Italia e può
vantare uno dei giardini
all'italiana più
grandi e belli nel centro
storico di Roma.
Figlio di genitori italo-americani
(la famiglia paterna è
originaria di Gubbio), Ronald
Spogli ha fatto gli
studi alla Stanford University,
master ad Harvard,
e quindi tre anni, a Firenze.
E' tornato poi in Italia
per assolvervi le impegnative
e prestigiose funzioni diplomatiche.
L'ambasciatore ama
profondamente l'Italia.
Forse questa è la
ragione più vera
per disattendere le felpate
abitudini dialettiche tipiche
della diplomazia ed esternare
invece una valutazione,
irrituale quanto si voglia
ma assolutamente franca,
sullo stato del nostro Paese
e della sua economia."(
)
Fin dal mio arrivo - ha
affermato l'ambasciatore
Spogli - ho sempre cercato
di essere estremamente schietto
nelle mie analisi sull'Italia,
al punto tale che una volta
un giornale mi ha definito
"l'ambasciatore che
porta pena". Coloro
che mi conoscono bene, sanno
però che nutro un
profondo affetto per il
vostro Paese. Ogni critica
è sempre stata scandita
nel massimo rispetto per
la terra dei miei avi. È
con questo approccio che
oggi vorrei congedarmi,
esponendovi alcune considerazioni
sulle sfide che a mio parere
attendono l'Italia. Spero
che gli italiani affrontino
queste sfide con spirito
unitario. Ci sono chiaramente,
a mio avviso, obiettivi
sui quali tutti gli italiani
possono convergere e sui
quali è possibile
ottenere un consenso nazionale
e un sostegno tra i partiti,
i gruppi sociali, le diverse
regioni e i governi che
si succederanno negli anni
(
)". E qui
è cominciata la sua
analisi impietosa sull'economia
italiana, sullo stato
dell'Italia, sulla sua bassa
crescita, sulla scarsa appetibilità
per gli investitori. Le
cause stanno in molti problemi:
una burocrazia pesante,
un mercato del lavoro poco
flessibile, la criminalità
organizzata, la corruzione,
la lentezza della giustizia,
un'istruzione inadeguata
ai tempi e sopra tutto una
società che non premia
i più meritevoli.
Si stupisce, l'ambasciatore,
nel non vedere negli italiani
segni di reazione alla constatazione
della posizione dell'Italia
in fondo alle classifiche
della competitività
mondiale. Anche se, con
piacere, nota tanti giovani
che si stanno avviando nell'imprenditoria.
Pesanti i ritardi nel campo
dell'energia e nella diversificazione
delle fonti, che una situazione
d'arretratezza che ha risentito
dei cambi di governo e dei
capricci della politica.
Infine, la sua valutazione
sul versante dell'istruzione.
Scarsa la collaborazione
tra università e
mondo della produzione.
Nei giovani Spogli afferma
d'aver percepito un profondo
pessimismo sul futuro. Semmai,
lo vedano fuori dall'Italia.
Il Paese può contare
su giovani di grande talento,
perderli sarebbe un vero
peccato. Cosa possono dunque
fare gli italiani per migliorare
il loro sistema di istruzione?
L'ambasciatore Spogli auspica
uno sforzo politico condiviso,
una grande unità
d'intenti per raggiungere
l'obiettivo di portare il
sistema universitario italiano
agli standard mondiali più
alti. È una vera
tragedia nazionale - questo
il suo parere - molto imbarazzante
che non ci sia una sola
università italiana
nei primi posti della classifica
mondiale. Dovrebbe essere
questo un obiettivo sul
quale tutti gli italiani
convergere, sostenuto da
tutti i partiti, in un vero
esempio di consenso nazionale.
Fin qui, in pillole, il
colloquio di Ronald Spogli
con la stampa, il 5
febbraio scorso, alla
vigilia della sua partenza
per gli Stati Uniti.
Tutti i giornali hanno riportato
le dichiarazioni dell'ambasciatore
americano sulla situazione
italiana con titoli a tutta
pagina, molti i commentatori
sorpresi di tanta franchezza,
inusuale in un diplomatico,
soprattutto nel rilevare
come egli abbia concentrato
l'analisi solo sugli aspetti
critici del Paese senza
riferimenti ai settori dell'eccellenza
italiana. Osservazioni,
quelle a commento delle
dichiarazioni di Spogli,
che a chi scrive sono apparse
sinceramente eccessive.
In ragione, appunto, del
conformismo diffuso di cui
soffre l'Italia di questi
anni, più incline
a subire la propaganda che
non a ragionare, discutere,
e magari poi scuotere la
pubblica opinione perché
esiga dai governi, nazionale
e locali, comportamenti
ed azioni incisive che operino
con rigore per rimuovere
i punti di criticità
del sistema, sia politici
che economici e sociali.
Ecco perché le dichiarazioni
dell'ambasciatore Spogli
mi hanno richiamato alla
memoria il bimbo che grida
"Il re è
nudo!" della fiaba
di Andersen.
E pensare che appena due
settimane fa il Rapporto
Italia 2008 di Eurispes
- l'Istituto di studi
politici economici e sociali
presieduto da Gian Maria
Fara, docente alla LINK
CAMPUS UNIVERSITY di
Malta e alla LUMSA
di Roma - con un'analisi
tanto accurata quanto spietata
delle nostre criticità,
ha descritto lo stato dell'Italia
in campo economico, sociale,
politico ed istituzionale.
Eppure tale Rapporto, che
dovrebbe tenere per giorni
sulla graticola chiunque
regga le sorti del Paese
fintanto che non dimostri
intenzioni vere di cambiamento,
è passato assai fugacemente
sui mezzi d'informazione
e quasi per niente nei tanti
talk show dove girano i
politici, sempre gli stessi,
il più delle volte
per gridarsi reciproci insulti
anziché parlare,
in un confronto costruttivo
di posizioni e di scelte,
sui problemi più
urgenti da risolvere per
gli italiani e per l'Italia.
D'altronde, all'attuale
classe politica e parlamentare
italiana, selezionata per
cooptazione da ristrette
oligarchie di partito -
i Parlamentari da due legislature,
sparita per gli elettori
la possibilità d'esprimere
preferenze, vengono nominati
più che eletti -
conviene farsi scivolare
addosso rapporti del genere,
siano essi di Eurispes
o del Censis, e tirare
a campare in quel conformismo
che rischia d'uccidere il
senso d'una sana democrazia
e, in fondo, il Paese stesso.
Non conviene, appunto, riflettere
sul fatto che nel 2008 in
quasi la metà degli
italiani (49, 6%) è
calata sensibilmente la
fiducia nelle Istituzioni,
mentre decisamente negativi
sono i risultati che riguardano
il Governo, nel quale solo
un quarto dei cittadini
(25,1%) ripone la fiducia,
quantunque il Capo del
Governo sventoli per
sé percentuali di
consenso quasi bulgare.
Come altrettanto in caduta
libera è la fiducia
verso i partiti d'opposizione.
Solo il Presidente della
Repubblica, tra le figure
istituzionali, gode dell'apprezzamento
della maggioranza dei cittadini
(58,5%), sebbene anche questo
dato sia in un anno sceso
di cinque punti. Avrebbero,
questi dati, dovuto consigliare
riflessione e prudenza,
specie in questi giorni.
Invece, sul caso drammatico
d'una giovane da 17 anni
in coma, oggetto d'una sentenza
della Corte di Cassazione,
al quale ci si sarebbe dovuto
rispetto, malamente è
stato acceso un conflitto
istituzionale proprio verso
il Capo dello Stato per
aver egli esercitato le
sue prerogative costituzionali
e di garante della separazione
dei poteri rifiutando di
firmare un decreto del Governo.
Certo, quel caso ha scosso
tutte le coscienze. E tuttavia
materie così delicate
e complesse sul piano etico
non si risolvono sull'onda
più o meno sincera
delle emozioni, ma con la
volontà di affrontare
la questione del testamento
biologico in Parlamento
- dove proposte di legge
da tempo ristagnano - ricercando
il più ampio consenso.
Infine, in tema di fiducia
degli italiani, cresce verso
la magistratura (42,5%),
nonostante in questi anni
si sia fatto di tutto per
abbatterla, piuttosto che
incidere sui problemi della
giustizia con riforme strutturali
che snelliscano tempi e
procedure dei processi ed
assicurino certezza delle
pene.
Tornando al rapporto, Eurispes
parla di eclissi
della politica, in Italia.
"La stabilità
- si dice nel capitolo
4 del Rapporto - in assenza
di politiche che diano ad
essa contenuti e passioni,
non serve il progresso di
una nazione ma gli interessi
di potere di un gruppo dirigente.
Il potere esercita il comando
senza obiettivi e senza
principi, perde ogni rapporto
con la realtà del
Paese; diventa autoreferenziale
e alla fine forma una "società
separata", con una
sua lingua, le sue gazzette,
i suoi clan, i suoi privilegi.
Questa società ha
le finestre aperte solo
su se stessa (
)".
Parole come pietre, un quadro
netto della condizione della
politica italiana e del
suo mondo chiuso, dove lo
"spoil system"
introdotto con la riforma
Bassanini ha stremato
la pubblica amministrazione
e l'alta dirigenza è
andata in balia degli umori
dei partiti. Tutto il contrario
d'un sistema d'amministrazione
garantito da una burocrazia
efficiente ed imparziale
con regole certe ed oggettive.
Sul versante politico, il
rapporto parla in senso
lato di "tirannide
della maggioranza",
aggravata da un bipolarismo
rissoso e violento, concorde
solo nell'ampliare i costi
per le cariche pubbliche
riversati poi sui bilanci
di enti ed Istituzioni.
Tale situazione ha generato
un esercito di finti politici,
quasi mezzo milione, "la
più alta percentuale
per metro quadrato d'Europa".
E' dunque necessario un
ritorno alla cultura politica,
perché la logica
della cooptazione praticata
da una ristretta cerchia
di capi, senza più
quella selezione assicurata
dai vecchi partiti, "ha
riempito il Parlamento di
figure intellettualmente
deboli". E' una
verità che al sistema
politico conviene oscurare,
ma quanto è vera!
In altri tempi, con il voto
di preferenza, tanti parlamentari
di oggi non avrebbero raccolto
neanche i voti per essere
eletti in un Consiglio provinciale.
Anzi, dai partiti di allora,
forse non sarebbero mai
stati candidati.
E veniamo alla questioni
dell'energia e dell'economia,
affrontate pure dall'ambasciatore
Spogli nella sua
conferenza stampa di saluto.
Il rapporto Eurispes
fa un quadro chiaro della
situazione italiana sul
fronte energetico, sull'attuale
difficoltà riguardo
gli approvvigionamenti,
anche se viene segnalato
un trend positivo nell'uso
di fonti rinnovabili. Ma
il caso italiano rimane
uno dei più problematici
dell'intera area europea,
in quanto l'industria del
settore è capace
di soddisfare solo il 15%
del fabbisogno energetico
interno, mentre restiamo
dipendenti verso l'estero
per l'85% e con una previsione
in crescita nei prossimi
anni. Dunque occorrono politiche
coraggiose e mirate per
ridurre questo gap che pesa
poi notevolmente sui costi
della produzione industriale.
L'economia italiana, per
problemi strutturali ancora
irrisolti, soffre di più
l'attuale fase di difficoltà
mondiale. I tecnici del
FMI, proprio in questi
giorni, hanno stimato per
l'Italia durante il 2009
una crescita negativa del
-2,1%, tra le più
basse rispetto ai Paesi
europei. Ma il rapporto
segna altre problematicità
aggiuntive, quali un inadeguato
sistema nazionale d'istruzione
e d'innovazione, una basso
livello di concorrenza nel
mercato di beni e servizi,
una struttura finanziaria
che non incoraggia i processi
di fusione per costituire
imprese più grandi
e competitive, una cultura
giuridico amministrativa
chiusa alle ragioni dell'efficienza
e del mercato. In questo
contesto il 78,5% degli
italiani è pessimista
riguardo la situazione economica
che si prospetta per il
2009, solo poco più
d'un terzo delle famiglie
(38,2%) riesce ad arrivare
a fine mese, cresce il tasso
di famiglie che ricorre
ai prestiti personali ed
un italiano su quattro ha
nel 2008 fatto ricorso al
credito al consumo, mentre
diminuisce la percentuale
di chi riesce a risparmiare
qualcosa a fine mese. Se
da un lato si segnala la
crescita dei nuovi poveri,
e tra questi è in
aumento la categoria dei
"working poor"
(sopra tutto giovani con
basso salario), quasi 20
milioni di lavoratori sono
sottopagati, a parità
di prestazioni, rispetto
a Francia, Germania e Gran
Bretagna. Al contrario,
in Italia i ricchi diventano
sempre più ricchi
e cresce del 98% il numero
di famiglie (712 mila) che
può contare su un
reddito superiore al milione
di euro.
Cresce anche la percezione
dell'insicurezza, sempre
più cittadini si
dotano di armi di difesa
(quattro milioni di famiglie
sono armate), anche se le
forze dell'ordine in Italia
sono le più numerose
d'Europa. Sul fronte dell'immigrazione,
si conferma che il fenomeno
più che governato
è rincorso, come
pure viene rilevata la persistenza
di paure e pregiudizi, spesso
ingiustificati ed alimentati,
mentre è significativo
il ruolo degli immigrati
nel mondo della produzione.
Problematici gli aspetti
ambientali, specie legati
al ciclo dei rifiuti che
ancora segnala consistenti
aree di crisi e ritardi
nei sistemi di differenziazione
e smaltimento, come pure
nei consumi e nella distribuzione
dell'acqua potabile, dove
alti sono gli sprechi, sopra
tutto per le perdite della
rete. Ci fermiamo qui, anche
se il rapporto copre altri
settori d'indagine che sarebbe
per ciascuno utile approfondire
leggendolo integralmente.
Infine, non che manchino
nel rapporto gli aspetti
positivi. Tra questi preferisco
segnalare il rilevante ruolo
del volontariato
attivo in Italia, dove il
25,7% è particolarmente
attivo nella società
in cui vive, mentre un nocciolo
duro di cittadini, il 13,7%
della popolazione, sente
il dovere morale
e civico di operare
nel sociale. Bene, basterebbe
che una percentuale molto
inferiore di persone fosse
così nobilmente motivata
negli ambienti che contano
perché l'Italia,
come tante altre volte nella
sua storia, saprebbe ben
uscire dalle sue difficoltà
e tornare grande. In fondo
sono fiducioso che questo
accadrà.
gopalmer@hotmail.com