Una
testimonianza di prima mano
che può farci ritrovare
la realtà
Abruzzo
Gran Riserva di Goffredo
Palmerini
Edizioni Libreria Colacchi,
L'Aquila, 2008, pp.207,
€ 12
di
Anna Ventura *
17.02.09-Dopo
il successo di "Oltre
confine", pubblicato
nel 2007, Goffredo Palmerini
ci propone, oggi, un'altra
opera , "Abruzzo
Gran Riserva",
che continua e amplia quella
precedente.
Si tratta della raccolta
di una serie di articoli,
pubblicati nell'arco di
circa un anno (marzo 2007
- aprile 2008), tutti a
sua firma (con l'eccezione
di uno, I vincitori del
Premio L'Aquila "Zirè
d'oro", scritto
da Emanuela Medoro), presso
numerose testate giornalistiche:
abruzzesi, italiane, e soprattutto
straniere (europee e americane),
testate che danno un particolare
rilievo agli scambi tra
l'Italia e il resto del
mondo, là dove la
nostra cultura vive e si
alimenta presso le numerose
comunità italiane
nate sotto la spinta dell'emigrazione,
cresciute fino a diventare
parte vitale dei paesi che
le ospitano. Non a caso,
il volume sottotitola: "Annotazioni
e spigolature sulla stampa
italiana all'estero."
Il libro può essere
ricondotto a tre grandi
filoni di ricerca, che interessano
particolarmente l'indagine
dell'Autore: il filone culturale,
quello politico e quello
geografico e sportivo.
Il settore più ampio
è quella che attiene
alla cultura, con particolare
attenzione ad istituzioni,
eventi e personaggi tesi
a sottolineare quanto di
culturalmente rilevante
è accaduto nella
nostra regione nell'arco
di tempo esaminato. Tra
le istituzioni spicca l'Istituto
Cinematografico dell'Aquila,
la sua estesa cineteca,
di interesse internazionale;
la celebrazione della "Notte
noir", accompagnata
da eventi culturali di tutto
rispetto. Tra i personaggi
si distingue Mario Fratti,
l'italo-americano stimatissimo
a New York, celebrato anche
all'Aquila per il suo ottantesimo
compleanno.
Molte pagine sono dedicate
agli eventi musicali, alle
arti visive, ai premi che
toccano argomenti di interesse
comune (il Premio Internazionale
Emigrazione, il Premio Guido
Polidoro per il giornalismo).
Gli eventi politici su cui
si appunta maggiormente
l'attenzione dell'Autore
sono quelli connessi ai
rapporti tra l'Italia e
gli Italiani all'estero:
il Meeting degli Abruzzesi
in Australia (pp.29/32);
le celebrazioni dei sessant'anni
dell'ANFE; la nascita del
Partito Democratico; l'assemblea
del CRAM in Sud Africa.
E poi c'è un articolo
(pp 135/138), in data 23
gennaio 2008, in cui ci
si chiede, davanti agli
ultimi macroscopici scandali
italiani (dall'immondizia
di Napoli all'affaire Mastella,
alla lotta tra politica
e magistratura) quale reazione
potranno avere i nostri
Italiani all'estero, che,
col sacrificio, col talento,
con l'integrità morale
tanto hanno fatto per sottrarre
l'Italia ai pregiudizi che
ci identificano come delinquenti
e mafiosi. Non a caso, il
brano si intitola: "Certa
Italia fa cadere le braccia
agli Italiani all'estero".
Ed è l'unica pagina
dolente in un libro che,
nell'insieme, è pervaso
da un sano ottimismo, nato
dalla consapevolezza che
fondamentalmente l'Italia,
in casa e fuori, si regge
sui molti uomini di valore
e di buona volontà
che abbiamo sempre avuti,
e abbiamo ancora.
E infine c'è una
parte dedicata alla geografia
e allo sport. Anche qui
c'è una pagina dolente:
il ghiacciaio del Calderone,
sul nostro Gran Sasso, che
si va sciogliendo, vittima
del riscaldamento del pianeta.
Liete, invece, le pagine
dedicata a Ondina Valla,
la prima italiana a vincere
la medaglia d'oro alle Olimpiadi
di Berlino, nel 1936, alla
spedizione abruzzese sul
Karakorum, al turismo religioso,
che in Abruzzo potrebbe
avere ottime occasioni.
Un libro, dunque, ricco
e vario, scritto con grande
chiarezza e abilità
comunicativa. Una testimonianza
di prima mano che, in qualunque
momento, potrà farci
ritrovare la realtà
dell'arco di tempo descritto.
Oltre che in Italia, all'estero
avrà certamente ottima
accoglienza, perché
l'Autore conosce bene lo
spirito di chi vive lontano
dalla patria.
Non sempre i ricordi sono
buoni, né mai si
tornerebbe indietro; ma
la nostalgia resta, sia
pure come interesse a quanto,
nel bene e nel male, continua
ad accadere nel vecchio
mondo che si è lasciato
per sempre.
* Anna Ventura, scrittrice
e critica letteraria di rilievo,
è nata a Roma da genitori
abruzzesi. Laureata in lettere
classiche a Firenze, ha insegnato
nei licei. Pubblicista, collabora
con riviste di cultura italiane
e straniere. Almeno una quarantina
le sue opere (romanzi, racconti,
poesie, testi critici e traduzioni
dal latino), alcune tradotte
e pubblicate in francese,
inglese, spagnolo, tedesco,
portoghese e romeno. Numerosi
i premi letterari a lei tributati
in tutta Italia.
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