L'Aquila
citta' degli studi per giovani
oriundi da tutto il Mondo
Il progetto Stud(G)enti
del Convitto Nazionale "Domenico
Cotugno" per i figli
degli italiani all'estero
11.03.09
- L'AQUILA
- Si deve a Livio Bearzi,
vulcanico ed efficiente
rettore del Convitto
Nazionale "Domenico
Cotugno" dell'Aquila,
il grande impulso dato in
poco più d'un anno
e mezzo alle relazioni internazionali
e l'apertura del complesso
ai figli degli italiani
all'estero. Friulano tenace,
egli ha trovato nel capoluogo
abruzzese notevoli affinità
con gli aquilani, per via
del carattere che la montagna
modella sulla propria gente.
Peraltro, chi scrive ne
ha avuto riscontro all'estero,
tra le comunità italiane,
dove questo aspetto si nota
più chiaramente.
E perfino laddove le comunità
regionali tengono a conservare
gelosamente la loro specificità,
in diversi casi si è
notata una forte intesa
tra abruzzesi e friulani.
E perfino un caso, a Sydney,
di gestione d'un grande
club in comune tra le due
associazioni regionali,
in perfetta armonia. Il
rettore Bearzi, d'altronde,
oltre al carattere franco,
generoso e cordiale d'alpino
quale è stato, si
porta dietro una solida
esperienza d'insegnamento
nelle scuole italiane all'estero,
come un lungo periodo in
Argentina. Ha maturato
così il desiderio
di mettere in cantiere ogni
opportunità per far
studiare in Italia i figli
degli italiani, nelle regioni
d'origine dei genitori,
al fine di consolidare tra
le seconde e terze generazioni
il legame con la cultura
originaria della prima generazione
dell'emigrazione. Anche
per sua iniziativa, alcuni
anni fa, è nato il
primo progetto, quando dirigeva
il Convitto di Cividale
del Friuli. Lì
ha trovato fertile humus
nelle istituzioni e nella
rete delle associazioni
che operano nell'emigrazione.
Venuto all'Aquila, Bearzi
ha scoperto la città
ancor più adatta
ad accogliere quel progetto,
perché perfettamente
in linea con una delle prelazioni
più naturali del
capoluogo abruzzese, come
città degli studi,
dell'alta formazione, della
scienza e della produzione
culturale.
Ha
visto così la luce
"Stud(G)enti d'Abruzzo",
progetto che si pone l'obiettivo
di consentire a figli e
discendenti di corregionali
all'estero di frequentare
per un anno regolari corsi
scolastici in Abruzzo, permettendo
ai giovani di continuare
il percorso formativo nella
terra d'origine dei loro
padri, di arricchire la
loro conoscenza della cultura
italiana e di perfezionare
la lingua, avvalendosi della
collaborazione delle associazioni
abruzzesi nel mondo e degli
Istituti Scolastici Superiori
nella regione. Proprio in
questi giorni il Convitto
Nazionale dell'Aquila ha
pubblicizzato il progetto
attraverso i canali ufficiali
- Consolati e scuole riconosciute
all'estero - e la rete delle
associazioni abruzzesi nel
mondo, con il bando d'ammissione
per l'anno 2009/2010
riservato ai figli o discendenti
degli abruzzesi all'estero.
Ma l'ammissione è
consentita anche, nell'ordine,
ai figli d'italiani all'estero
e a studenti stranieri,
in caso di disponibilità
di posti nel limite della
ricettività della
struttura. Tutte le informazioni
di dettaglio sono riportate
sul sito del Convitto (www.convittocotugno.it).
Il termine di scadenza del
bando è fissato al
31 agosto 2009. Per gli
studenti d'origine abruzzese
sono previste borse di studio
della durata d'un anno,
messe a disposizione da
istituzioni pubbliche -
Regione Abruzzo, Province,
Comuni - ed altri enti della
regione. Per concorrere
alle borse di studio i candidati
dovranno essere figli o
discendenti di Abruzzesi,
avere un'età compresa
tra i 14 e i 19 anni e possedere
una sufficiente capacità
di comprensione della lingua
italiana, mentre, negli
altri casi, per l'ammissione
sono richiesti i requisiti
previsti dal bando. Tutti
gli altri allievi non borsisti,
ammessi fino alla completa
ricettività del Convitto,
godranno d'una retta per
vitto e alloggio davvero
favorevole, di 2500 euro
l'anno. L'ammissione consentirà
la frequenza delle Scuole
Superiori e l'anno di studi
verrà riconosciuto
nei Paesi di provenienza,
in presenza di accordi tra
Stati. Per gli studenti
ammessi i corsi nelle scuole
collegate inizieranno il
15 settembre.
Il
Convitto è
in grado di assolvere in
maniera ottimale all'iniziativa,
disponendo di adeguati servizi
residenziali e potendo contare
sulla presenza nel territorio
di scuole che coprono tutti
gli indirizzi della formazione
superiore. Gli ospiti possono
contare su un personale
qualificato che li assiste
in ogni esigenza d'ambientamento
e di studio in un complesso
che garantisce un alto livello
nei servizi d'accoglienza
e di ristorazione. Il progetto
mira inoltre ad offrire
ai giovani una formazione
aperta all'internazionalità,
al rispetto delle culture,
alla padronanza delle lingue
e alla valorizzazione delle
identità culturali,
per formare al meglio i
futuri cittadini del mondo.
Il Convitto è una
struttura di grande respiro,
proprio nel cuore della
città. Ha peraltro
una grande storia, anche
dal punto di vista dell'architettura
urbana. Sorge, infatti,
dov'era l'antica chiesa
di San Francesco, costruita
pochi anni dopo la fondazione
della città, nel
1254. Il tempio, riedificato
insieme al convento annesso
dopo il terremoto del 1315,
ebbe l'impianto trasformato
in forme gotiche. In epoche
successive, specie dopo
il sisma del 1703, l'edificio
venne ricostruito nello
stile neoclassico che ora
conserva. Il convento fu
soppresso nel 1809 con legge
emanata da Gioacchino Murat,
mentre la chiesa di San
Francesco fu demolita nel
1880 per la costruzione
degli attuali portici. Le
pietre bianche e rosa del
paramento della facciata
furono riutilizzate per
costruire la fontana del
Tritone, in piazza Regina
Margherita. Dell'edificio
trecentesco resta solo il
campanile, mentre è
conservata la cella dalla
quale San Bernardino
da Siena transitò
al cielo il 20 maggio 1444.
Il
progetto Stud(G)enti
del Convitto "Cotugno",
per la verità, ha
avuto un prologo sperimentale
già quest'anno, grazie
ad una borsa di studio messa
a concorso nel 2008. Se
l' è aggiudicata
Antonella De Sousa,
una bella ragazza sudafricana
di Johannesburg,
discendente di abruzzesi,
alta, statuaria, sportiva,
simpatica e sempre sorridente.
L'ho voluta incontrare,
in una magnifica sala del
rettorato arredata con mobili
d'epoca, per sapere da lei
qualcosa della storia d'emigrazione
della famiglia ed anche
per raccogliere le sue impressioni
sul Convitto, sulla città,
sull'ambiente che ha trovato
e sulle opportunità
che L'Aquila offre
per i giovani. Ne è
nata una conversazione interessante
raccolta in un'intervista.
Antonella,
raccontami in breve la storia
della tua famiglia, quando
è emigrata dall'Abruzzo?
Dove i tuoi antenati hanno
vissuto in Sud Africa e
che lavoro hanno fatto?
La
famiglia Valente, da cui
discendo, è di Rovere,
una frazione di Rocca di
Mezzo, comune di montagna
dell'aquilano. Nel 1906
Angelo Valente, il mio antenato,
emigrò in Sud Africa
ed andò a lavorare
nelle prime miniere d'oro
nell'area dove ora sorge
Johannesburg. Nel '25 suo
figlio Vincenzo, all'età
di 23 anni, raggiunse il
padre in Sud Africa. Il
giovane tornò in
Italia qualche anno dopo
solo per sposare una ragazza
di Rovere, Anna Lucia, che
portò con sé
in terra africana. Nel 1938
Vincenzo, il mio bisnonno,
rientrò in Italia
con la moglie e 4 figlie.
La terza figlia, Assunta,
è mia nonna, donna
davvero straordinaria. La
famiglia resta in Italia
fino alla fine della seconda
guerra mondiale. Nel 1945
il bisnonno riparte per
il Sud Africa e due anni
dopo richiama la famiglia,
aumentata durante la guerra
di altre due figlie. Mia
nonna Assunta, nata nel
1936 a Pretoria, conosce
nel '58 Antonio Patrocinato,
emigrato quello stesso anno
in Sud Africa da Arzignano,
in provincia di Vicenza.
Due anni dopo si sposano
e dalla loro unione nascono
due figlie, tra cui mia
madre Manuela, poi maritata
De Sousa. Mio nonno Antonio
ha lavorato come tornitore
in una ditta tedesca. E'
morto nel 2001. Mia nonna,
che ha studiato a Pretoria
diplomandosi ragioniera,
ha dapprima lavorato sotto
padrone, poi ha messo su
in proprio un'attività
di export di oggetti fatti
a mano in pietre semipreziose,
portando la sua produzione
di qualità in tutto
il mondo e partecipando
a fiere internazionali dell'artigianato
fino al 2005, quando è
andata in pensione.
Quali studi hai fatto
in Sud Africa, quali sono
le tue aspirazioni per la
vita? Come hai saputo di
questa possibilità
di studiare qui all'Aquila,
al Convitto Nazionale?
Ho
fatto dodici anni di studi
a Johannesburg, in una buona
scuola privata. Il diploma
conseguito è identico
alla maturità liceale.
La mia aspirazione è
quella d'imparare bene l'italiano
e di completare gli studi
in Italia, in un'Accademia
di Belle Arti, laurearmi
e trovare lavoro. Non so
se potrò stare in
Italia o tornare in Sud
Africa. Della possibilità
di studiare all'Aquila grazie
al Convitto Nazionale ho
avuto notizia nel gennaio
2008 da un cugino di mia
nonna, Enrico Valente, che
era presidente dell'Associazione
Abruzzese di Pretoria. Io
ero in Italia con mia nonna,
per imparare l'italiano.
Siamo subito corse al Convitto
per avere più notizie
e abbiamo presentato domanda.
So di essere la prima studentessa
straniera di origine abruzzese
di questo progetto. E' una
bella iniziativa, mia nonna
farà di tutto per
farla conoscere a tutti
gli Abruzzesi in Sud Africa.
Qui mi trovo molto bene.
Sono contenta di frequentare
l'Istituto Statale d'Arte
e spero presto di poter
conoscere bene l'italiano.
Come trovi il Convitto?
E' ben organizzato? Quali
sono le tue impressioni?
Sono
contentissima di essere
in Convitto. Mi piace molto,
è organizzato bene,
è tranquillo, sono
tutti gentili e pronti ad
aiutarti. Per me è
una bellissima esperienza!
La trovo veramente una sistemazione
ideale per i giovani che
studiano.
Tu vieni da Johannesburg,
una città molto popolosa,
grande e moderna, con architetture
ardite. Che impressione
ti fa vivere in una città
di poco più di 70
mila abitanti come L'Aquila,
antica di sette secoli e
mezzo, ricca di storia e
di arte? Ti ci trovi bene?
L'Aquila
è una città
molto interessante. Mi piace
tantissimo la sua architettura,
le sue piazze, le sue chiese.
Ogni mattina dal Convitto
vado a piedi a scuola. E'
un piacere vedere le case
con i camini sui tetti,
i negozi, i bar, le strade.
Per me è bellissimo.
Mi piace L'Aquila perché
è piccola, tutto
è vicino e i trasporti
non sono un problema. Mi
piace per l'arte, per la
sua storia. La mia grande
passione è l'arte
e L'Aquila è la città
perfetta per me. Johannesburg
è una città
molto grande e spaziosa,
non si può confrontarla
con le città italiane,
perché nelle città
sudafricane la popolazione
non vive in appartamenti
ma in ville individuali,
grande e piccole, lussuose
e modeste, ma tutte con
giardino. Anche i più
poveri hanno casette piccole
con giardini. Ci sono centri
commerciali enormi che stanno
all'interno delle città,
con parcheggi per migliaia
di macchine e con 500-600
negozi, alberghi e uffici.
Le città italiane
sono molto belle, piene
di arte e storia. Si può
dire che il Sud Africa è
un altro mondo.
Come trovi l'accoglienza
della città per i
giovani? L'Aquila è
una città universitaria
con quasi trentamila studenti.
La trovi interessante per
quello che offre a teatro,
a cinema, nei concerti,
nei luoghi di svago e divertimento,
nelle strutture sportive?
Quali sono i tuoi hobbies?
Trovo
la gioventù molto
cordiale e amichevole. L'Aquila
è piena di studenti
non solo locali, ma anche
da tutta Italia. L'Aquila
è interessante per
lo spettacolo, il cinema
e lo sport. Offre tante
occasioni di svago. Riguardo
allo sport, mi piace il
basket, il nuoto, hockey
e 'long distance running'
e 'indoor soccer'. In confronto
al Sud Africa, secondo me,
L'Aquila avrebbe bisogno
di più cose per i
giovani. Però, bisogna
considerare che l'Aquila
è piccola, mentre
Johannesburg è una
metropoli, ecco perché.
Comunque L'Aquila ha un
teatro meraviglioso, musei,
luoghi per la musica e cinema,
e pure diversi impianti
per lo sport. I miei hobbies
sono il disegno, la pittura
e la lavorazione a maglia.
Quando avrai concluso
il corso d'italiano, pensi
di restare all'Aquila per
gli studi universitari?
Ti farà piacere rimanere
in Convitto, magari con
altri giovani d'origine
abruzzese che verranno a
starci da tutto il mondo
per la stessa ragione? Pensi
che questa esperienza possa
essere utile, tornando a
casa, anche per la comunità
abruzzese in Sud Africa
e per i giovani della tua
generazione? Ti sentirai
più legata alla terra
dei tuoi avi?
Quando
avrò concluso l'anno,
penso di restare in Convitto
per continuare gli studi
all'Accademia delle Belle
Arti dell'Aquila. Mi piacerebbe
studiare all'Aquila fino
alla laurea. Sarà
molto utile per me e anche
per gli Abruzzesi in Sud
Africa. Spero di poter portare
al Convitto anche mio fratello,
nel 2011. Con l'aiuto di
mia nonna faremo tutto il
possibile per far conoscere
questo progetto del Convitto
e tutto quello che offre.
Dirò ai giovani delle
mia generazione che questa
per me è un'esperienza
bellissima! Non sanno proprio
di questa possibilità
di studiare all'estero.
Farò tanta pubblicità
al progetto, perché
è veramente importante
che all'Aquila giovani da
tutto il mondo si possono
conoscere e fare tante amicizie.
L'intervista,
con le impressioni d'una
giovane ospite, testimonia
con immediatezza la bontà
del progetto del Convitto
ed il valore del contesto
nel quale si realizza. L'Aquila,
infatti, è una città
a dimensione umana, con
un centro storico assai
ricco di bellezze artistiche
ed architettoniche, un territorio
pieno di borghi stupendi,
una presenza di strutture
di produzione culturale
- cinematografiche, musicali
e teatrali - di grande prestigio.
Ai suoi 71 mila abitanti
si aggiunge ogni giorno
chi la frequenta - dal circondario,
dalla regione e da fuori
regione - per i servizi
direzionali e terziari che
offre. Ma sopra tutto si
aggiunge una popolazione
di quasi 30 mila studenti
che frequentano la sua buona
Università
(facoltà tecniche,
scientifiche, umanistiche,
economiche, mediche e una
grande fioritura di scuole
di specializzazione), l'Accademia
di Belle Arti e il Conservatorio
di Musica. E l'Accademia
dell'Immagine, una scuola
d'alta formazione nei mestieri
del cinema e dell'audiovisivo.
Infine, vanno citate la
Scuola Superiore "Guglielmo
Reiss Romoli" per
manager del settore elettronico
(ora in riorganizzazione,
per via dei cambi di proprietà)
ed un'altra eccellente struttura
di formazione, la Scuola
nazionale per Ispettori
della Guardia di Finanza.
Per completare il panorama
che fa dell'Aquila una città
a forte vocazione anche
nel campo della ricerca,
solo si accenna - troppo
bisognerebbe scrivere -
ai Laboratori del Gran
Sasso dell'Istituto
Nazionale di Fisica Nucleare,
dove diverse centinaia di
scienziati provenienti da
tutto il mondo conducono
i loro esperimenti sulle
particelle sub nucleari
(neutrini) in assenza di
raggi cosmici con straordinarie
apparecchiature di ricerca,
all'interno di laboratori
sotterranei scavati nella
roccia e protetti dall'irraggiamento
cosmico grazie ad una calotta
di pietra, spessa 1400 metri,
del soprastante massiccio
del Gran Sasso, la vetta
più alta degli Appennini.
gopalmer@hotmail.com