Un
Killer silenzionso ed implacabile:
Il Plasmodium della malaria
Pensieri
di Marzo dalla Costa d' Avorio
ABIDJAN, 15
MARZO 2009 -
Già nei Pensieri
n. 12 ho avuto loccasione
di parlare del killer più
sanguinoso che si aggira
nella maggior parte dei
paesi tropicali e subtropicali.
Un killer silenzioso e difficile
da evitare, implacabile
e senza scrupoli. Per colpire
utilizza un vettore,
ossia un mezzo che possa
trasportarlo sin dentro
la sua vittima. Conosco
solo pochissimi che vivendo
nei paesi dove il killer
imperversa sono riusciti
ad evitarlo forse grazie
una rarissima immunità
congenita. Tutti gli altri,
ricchi e poveri, donne e
bambini, almeno una volta
nella loro vita hanno incontrato
il killer, sono caduti esausti
ai suoi piedi e hanno potuto
conoscere la sua violenza.
Il killer di cui parlo è
il famigerato parassita
Plasmodium che usa
la zanzara Anopheles per
andarsene in giro e colpire
chi capita.
In
ogni ora del giorno e della
notte, dovunque, anche se
ben coperti, la zanzara
trova loccasione per
colpire e se si tratta di
quella infetta, una buona
quantità di zuppa
di plasmodi viene riversata
nel nostro sangue. Dopo
un periodo di incubazione
di qualche giorno una serie
di sintomi si impossessano
del povero malcapitato.
Ogni giorno incontro uomini
e donne affetti dalla malaria,
fiumi di farmaci vengono
prescritti per sconfiggere
la malattia e alcuni casi
mal curati o alcune forme
letali lasciano senza vita.
A causa della mia specializzazione
e del tipo di pazienti che
curo (per lo più
donne e spesso gravide),
poche volte ho loccasione
di dover curare dei bambini
malati di paludismo.
Il
caso si presenta proprio
la scorsa settimana quando
una cara amica di etnia
djoula si reca in ospedale
con in braccio la sua figlioletta
di undici mesi di nome Fanta.
Si intravedono soltanto
due occhioni neri e un ciuffo
di riccioli folti che spuntano
dal tessuto di stoffa colorata
che avvolge la piccola.
Da alcuni giorni una strana
febbre si presenta a giorni
alterni accompagnata da
una diarrea spossante. La
bambina non mangia nulla
e beve solo qualche goccio
dacqua. Arrivata in
ospedale non ha più
la forza di muoversi. Le
grandi risate e il suo continuo
movimento sono un ricordo
lontano. Il suo viso appare
stanco e spento, gli occhi
restano a fatica aperti
e le labbra si sorreggono
a vicenda. Può avere
una gastroenterite virale,
una febbre tifoide, oppure
una forte malaria. La goccia
spessa, ossia lesame
che individua visivamente
la presenza del plasmodio,
ci svela il mistero. Si
tratta di malaria. La piccola
Fanta ne è piena.
A questo punto bisogna bloccare
la replicazione del plasmodio
nel sangue. Suggerisco alla
madre di Fanta un opportuno
ricovero che accetta senza
esitare. Ne va della vita
di sua figlia e bisogna
al più presto scongiurare
una forma cerebrale spesso
mortale. La piccola viene
adagiata in un lettino pediatrico
con le sbarre alte e bianche
e lei non oppone alcuna
resistenza tanto la fatica
ha avuto il sopravvento.
Due infermiere si avvicinano
e cercano una vena dove
poter iniettare un potente
antimalarico. Sfortunatamente
non si trova alcun vaso
né sulle braccia,
né sulle mani e alla
fine, accompagnati dalle
strazianti grida di dolore
della piccola, si riesce
a trovare una vena sul dorso
del piede sinistro. Per
bloccare lago e non
farlo uscire si fissa il
deflussore al piedino con
un pezzo di cartone ripiegato
e si avvolge il tutto con
una stretta garza. La febbre
è a 40°C e immediatamente
un antipiretico viene fatto
passare in flebo. La madre
di Fanta si siede accanto
al lettino e attraverso
le sbarre tiene stretta
la mano della figlioletta
che nel frattempo cade in
un sonno profondo. Dopo
circa sei ore la febbre
scende, una profusa sudorazione
ricopre la piccola che apre
lentamente i suoi occhi
accennando un timido sorriso.
Il peggio è passato,
la malattia è stata
sconfitta, ma non bisogna
abbassare la guardia e continuare
la terapia. I movimenti
della piccola fanno sfilare
lago dal suo piede
e si decide di somministrare
lantimalarico per
via intramuscolare.
Lalba
si annuncia verso le sei
e trenta della mattina seguente
trovando le due donne strette
a vicenda e sconfitte dal
sonno. Il rumore della porta
della camera che uninfermiera
apre bruscamente fa svegliare
Fanta che resta immobile
nel letto provata dagli
effetti collaterali dei
farmaci. Nausea, acufeni
e cefalea hanno scosso la
piccola bambina per ore
intere.
Soltanto
il terzo giorno sembra che
tutto sia passato, la piccola
inizia a muoversi con più
energia, il sorriso torna
sulle sue labbra e decidiamo
che possa tornare a casa
continuando con uno sciroppo
antimalarico ancora per
due giorni. Il pericolo
è scampato, Fanta
può tornare a giocare
con la sorella più
grande e sua madre ci ringrazia
di poter tornare a casa
con sua figlia in braccio.
Un paio di chilometri lontano
dallospedale un bambino
di due anni muore nel suo
letto dopo una settimana
di febbre alta e vomito.
La vicina di casa, una vecchia
ostetrica del villaggio,
aveva scambiato un accesso
palustre per una banale
febbre. La mancanza di una
diagnosi immediata e di
una terapia adeguata aveva
spazzato via unaltra
vittima innocente.
Dr. Pietro
Iovenitti
* medico ginecologo
piero.iove@yahoo.it
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Costa d'Avorio)
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