Terremoto.
Ora non cè altro
da fare che ricostruire
Pensieri
di aprile dalla Costa d' Avorio
ABIDJAN,
14 APRILE 2009 - Percepisco
da lontano la polvere dovunque
e le lacrime che scendono
ancora sulle guance screpolate.
Sono a migliaia di chilometri
di distanza, ma il boato
immenso e terribile di quella
notte lo sento dentro come
se scuotesse di continuo
le mie ossa. Ho cercato
di capire perché
proprio a LAquila,
perché ancora una
volta. Le ipotesi, i pensieri,
la tristezza, la disperazione
per non esserci girano ogni
istante nella mia mente.
Cercare di distrarsi, non
pensare a quello che è
accaduto non fa altro che
riportarmi sulla tragedia.
Ogni stratagemma ottiene
leffetto contrario.
Internet, qualche telefonata,
informazioni indirette e
supposizioni sono il legame
tra di noi e la nostra città.
Le
domande si accavallano e
si ripresentano con insistenza.
Cosa si sarebbe potuto e
dovuto fare? Considerare
con più attenzione
il ripetersi per mesi interi
di una serie di strane scosse?
Edificare e consolidare
la città e i paesi
intorno già nel passato
attenendosi a certe norme
antisismiche? Bisognava
ascoltare con più
attenzione gli allarmismi
di quel sismologo e ignorare
le rassicurazioni di quegli
altri? La sola cosa certa
è che se una località
del nostro paese ha già
subito nel passato un evento
sismico importante quella
zona é a rischio
sismico. E questo
lo sanno tutti. Di conseguenza
bisogna intraprendere in
quella zona una serie di
misure per ridurre il rischio
di danni e morti in caso
di un successivo evento
sismico. E tutto questo
pare non sia stato mai fatto.
Ma questa è unaltra
storia.
Credo
che la questione ha radici
più lontane, più
di trecento anni fa. Nel
lontano 2 febbraio del 1703
la città di LAquila
fu sconvolta da un terribile
terremoto che lannientò
uccidendo circa seimila
persone e distruggendo gran
parte delle sue chiese e
monumenti.
Quello
fu lanno della svolta.
Ricostruire oppure no. Si
decise di ricostruire sulle
macerie, invece che scegliere
la via di una riedificazione
in altro luogo, lontano
e forse più sicuro.
La
natura aveva dato un segnale
inequivocabile e gli aquilani
vollero sfidarla. Si sa
che i tempi della natura
sono lunghi e le grandi
trasformazioni geologiche
impiegano centinaia e a
volte migliaia di anni.
Lappuntamento era
stato fissato per le ore
03.32 del 6 aprile 2009
e rispettato al secondo.
Ora
non cè altro
da fare che ricostruire.
LAquila oggi è
abitata da impiegati, operai,
professionisti, insegnanti,
studenti e pensionati. Sradicarli
dal loro territorio significherebbe
strappargli lanima.
Dr. Pietro
Iovenitti
* medico ginecologo
piero.iove@yahoo.it
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