LAquila
risorgera', il terremoto non
la doma
La
città sarà
ricostruita, più
bella che prima; da sette
secoli gli Aquilani così
hanno fatto
Piazza Duomo
|
17.04.09
- LAQUILA Immota
manet. Così
è scritto sul gonfalone
della città. LAquila
resta ferma, immobile.
Almeno questo avviene nello
spirito della sua gente,
riservata e dignitosa anche
di fronte al disastro che
la colpisce. Da secoli questa
la sua indole, aliena dallostentazione
del dolore, intima nellelaborazione
dei propri lutti. Invece
non sono rimasti fermi palazzi
e monumenti, case e chiese,
alle scosse del serpe che
il 6 aprile si è
agitato terribilmente nel
suo ventre, che si agita
ancora. Quella notte del
6 aprile, nel cuore duna
notte stellata e chiara
di luna, LAquila
ed i meravigliosi borghi
del suo circondario sono
stati squassati dal terremoto
magnitudo 5,8
Richter - per lunghissimi,
interminabili secondi, oltre
venti. Lho vissuta
lesperienza, meglio
non descriverla. Mi resta
nel profondo la sensazione
dei primi minuti, delle
prime ore della sopravvivenza.
Mi si è impressa
nella mente latmosfera
irreale, sospesa, allucinata,
che aleggiava sulle case
distrutte nel centro storico
della mia Paganica,
un bel paese di oltre cinquemila
abitanti a 9 km dallAquila.
Lì sono nato e vivo.
Lhanno indicato subito
come lepicentro del
sisma. Abito in periferia.
La mia casa è stata
costruita trentanni
fa, in cemento armato. E
davvero strano che la tua
casa, per antonomasia rifugio
che ti dà sicurezza,
dimprovviso diventi
una minaccia. Ti si sovverte
il mondo, la vita.
Prefettura
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Dopo
la scossa delle 3 e 32,
la corrente elettrica mancata,
guadagnata luscita
calpestando oggetti e stoviglie
rotte, con i miei di famiglia
siamo andati subito via
da casa, per luoghi più
aperti. Abbiamo transitato
accanto al centro antico
di Paganica. La settecentesca
chiesa della Concezione
con la facciata in bilico,
squarciata, in parte crollata,
ha fatto il giro del mondo,
in quello stato. Lì
vicino la parrocchiale di
Santa Maria Assunta,
impianto duecentesco riadattato
nel Seicento, dallesterno
non sembra aver avuto grossi
traumi, ma sarà solo
unimpressione. Contrastano
con il cielo, dun
colore livido, il profilo
delle case e la fuga scomposta
dei tetti che sinerpicano
verso il Colle, quartiere
alto dove imponente domina
la chiesa di Santa Maria
del Presepe costruita
sul sito del castello distrutto
nel 1424 nella guerra dellAquila
che sconfisse Fortebraccio
da Montone. Ferite e
squarci alle murature, crolli
e macerie ovunque. Ma già
tante giacche gialle e blu
si muovono sicure alle quattro
del mattino, appena mezzora
dopo il sisma. E la
protezione civile del Gruppo
Alpini di Paganica,
un nucleo efficiente, numeroso
e ben organizzato, tra i
migliori in Abruzzo, che
dispone di attrezzature
e mezzi di pronto intervento.
Fu costituito il 2 febbraio
2003, non casualmente, quando
ricorrevano giusto tre secoli
dal disastroso terremoto
che aveva distrutto LAquila,
Paganica ed i paesi del
circondario nel giorno della
Candelora del 1703, facendo
seimila vittime. Con gesti
decisi e voce ferma danno
le prime indicazioni, disponendo
di raccogliersi con le auto
negli spazi aperti del campo
da rugby, fuori dal paese,
sulla provinciale per Onna.
La gente è attonita,
incredula.
Erano
già quattro mesi,
da dicembre, che si conviveva
con centinaia di scosse,
mai arrivate al 4° grado
della scala Richter. I sismologhi
dicevano che lo sciame era
del tutto normale, eccetto
un ricercatore aquilano
poi denunciato per procurato
allarme, che da anni studia
i fenomeni tellurici misurando
le variazioni di concentrazione
nellaria del radon,
un gas nobile radioattivo.
La sera del 5 aprile cera
stata una scossa più
forte delle precedenti.
Sera avvertita bene
anche allaperto, durante
una Via Crucis che si era
snodata lungo le strade
strette del paese, file
di case antiche di sassi
e calce, addossate luna
allaltra a darsi forza,
alcune consolidate con le
tecniche attuali, ma che
per il futuro dovranno essere
riviste da capo a piedi.
Limpianto urbano era
sopravvissuto per secoli,
da quel 1703, subendo periodicamente
i vari terremoti, il più
forte quello del 13 gennaio
1915 che distrusse Avezzano
e la Marsica, ma
anche gli altri successivi.
Io stesso ne ho vissuti
diversi: nel 1956, 63,
84 e nel 1985. Roba
da settimo-ottavo grado
della scala Mercalli, di
durata sempre contenuta
in alcuni secondi. Chi avrebbe
potuto mai immaginare che
linsidia si sarebbe
scatenata quella notte,
così lunga e dunque
distruttiva! Un appuntamento
che ci segnerà, come
daltronde era accaduto
nel 1703 per il suo carico
di morti e distruzione,
un evento che cambiò
persino il carattere degli
aquilani. Era accaduto ancora,
indietro nel tempo, anche
se con meno vittime, con
gli altri sismi del 1654,
del 1461 e 1456,
del 1349, 1348
e del 1315. Segnata
sui volti ho visto la sofferenza
della gente, mai gridata.
E lo sgomento delle prime
ore. Di fronte a drammi
di unintera comunità,
ci si sente uniti, fortemente.
Ciascuno racconta la propria
vicenda, già questa
è una fortuna.
E
passato poco tempo dallevento
sismico, giungono i primi
mezzi di soccorso, sfrecciano
le ambulanze con i feriti.
Alle prime luci dellalba
è già un brulicare,
intenso ma ordinato, malgrado
tutto, di vigili del fuoco,
uomini e mezzi della protezione
civile, di forze dellordine.
Moltissimi i volontari.
LItalia buona e solidale
sè prontamente
messa in moto. LItalia
è davvero un paese
straordinario che dà
il meglio di sé in
circostanze del genere.
Dovrebbe essere sempre così.
Una grande prova di fratellanza
nazionale, agli occhi del
mondo. Come pure un grande
esempio di dignità
lo dà il composto
comportamento delle popolazioni
colpite. Tantissimi i casi
di coraggio, di autentico
eroismo, nel salvare vite
umane sotto le macerie.
Tutto il mondo, con i primi
telegiornali e con le edizioni
speciali, rilanciano le
immagini dellAquila,
Paganica, Onna,
Tempera, Villa
SantAngelo, San
Gregorio, Fossa,
e di altri centri da dove
cominciano ad arrivare le
prime notizie sulle conseguenza
del sisma e sul numero di
vittime e dispersi. Ma tutti
i mezzi dinformazione
segnalano la compostezza
e la dignità della
gente, pure quando fortemente
colpita negli affetti più
cari. Anche durante la cerimonia
funebre collettiva, celebrata
il 10, venerdì santo,
con 205 bare, delle 295
complessive, allineate sul
piazzale della Scuola Ispettori
della Guardia di Finanza,
presenti tutte le Autorità
dello Stato. Ne sono fortemente
impressionati e stupiti
i commentatori. Che gente
straordinaria gli Abruzzesi!
Si
diceva dellincomparabile
Italia, quella della solidarietà.
Nella stessa mattinata del
sisma il nucleo di protezione
civile di Paganica ha tirato
su un grande tendone e piantato
la sua cucina da campo,
preparando pasti per millecinquecento
persone. Intanto altre strutture
cominciavano ad affluire,
mentre il campo sportivo
diventava centro operativo
e si montavano le prime
ampie tende azzurre. Da
Pinzolo, grazioso
paese turistico della Val
Rendena, in provincia
di Trento, che ha
il Gruppo Alpini gemellato
con gli alpini di Paganica,
partiva un forte gesto di
solidarietà verso
i fratelli paganichesi.
La Provincia autonoma
di Trento, anche
in ragione di questo rapporto
di gemellaggio, intanto
adottava Paganica
indirizzandovi in trentasei
ore 180 vigili del fuoco
con mezzi e strutture, e
squadre di tecnici. Mercoledì
mattina, a due giorni dal
sisma, sono giunti a Paganica
il Presidente della Provincia
di Trento, Lorenzo Dellai,
ed il Sindaco di Pinzolo,
William Bonomi, per
concordare i primi aiuti
ed impostare la logistica
delle sistemazioni di accoglienza
per gli sfollati con case
di legno, da allocare in
aree attrezzate nelle prossime
settimane a cura della stessa
Provincia trentina. Saranno
molto utili durante il tempo
della ricostruzione. Dunque
una presenza in forze, immediatamente
operativa e coesa, davvero
un buon esempio di solidarietà
quella trentina. Il campo
daccoglienza è
diventato in breve caleidoscopio
di inflessioni e dialetti,
dal toscano al campano,
dal veneto al marchigiano,
dal laziale allumbro,
e così via. E poi
Croce Rossa e Misericordie,
Caritas e Alpini, carabinieri
e finanzieri, polizia di
stato e forestali, di tutto
e di più in una gara
contro il tempo nellallestimento
della tendopoli.
Nella
giornata di lunedì
6 aprile anche tante lingue
diverse, i corrispondenti
dei giornali di tutto il
mondo, gli inviati delle
Tv estere, una babele di
idiomi. E mentre tutto questo
procedeva, le massime istituzioni,
con il Presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano,
i Presidenti delle Camere
Schifani e Fini,
e il Presidente del Consiglio,
Silvio Berlusconi,
hanno subito rassicurato
le popolazioni colpite,
garantendo efficace presenza
dello Stato, il sostegno
del Governo ed una ricostruzione
con tempi rapidi e certi.
Il comportamento e la dignità
della gente ha condizionato
tutti, in positivo. Netta,
ferma e chiara la volontà
degli Aquilani, del capoluogo
e dei centri colpiti, nellaccantonare
con garbo e fermezza ogni
ipotesi di new town, in
luogo duna ricostruzione
in situ della città
e dei borghi, recuperando
per quanto possibile il
prezioso valore architettonico
ed il cospicuo patrimonio
monumentale ed artistico
dellAquila, dei borghi
del suo contado, dei suoi
castelli fondatori danneggiati
dal sisma. Niente di nuovo.
E stato sempre così
per secoli, dopo ogni terremoto.
LAquila è sempre
risorta, più bella
che prima, nello splendore
dei suoi palazzi, del centinaio
di chiese, delle fontane
monumentali, delle mura
e delle porte urbiche. Le
quattro basiliche di Collemaggio,
San Bernardino, Santa
Giusta e Santa Maria
Paganica, quindi il
Duomo, la chiese
capoquarto di San Pietro
e San Marciano -
per citare alcuni casi -
danneggiate con crolli,
la barocca chiesa delle
Anime Sante con la
cupola del Valadier
schiantata, la Fontana
delle 99 Cannelle lesionata,
il Forte Spagnolo con
il tetto crollato sul museo
darte contemporanea,
altri insigni monumenti
colpiti. Tutti verranno
restaurati a dovere. Cè
una gara di solidarietà
da tutto il mondo. La città
risorgerà. Lo dice
sopra tutto la determinazione
dei cittadini dentro e fuori
le mura, forti di quel patto
fondativo che fece dellAquila
una città europea
per tre secoli, prima che
gli Aragonesi smembrassero
il suo demanio. Lo conferma
il Dna civico della sua
gente, la convinzione di
dare continuità alla
storia straordinaria della
propria città, così
singolare da affascinare
studiosi ed urbanisti. San
Pietro Celestino, uno
dei quattro protettori della
città, il papa Celestino
V che tanto lamò
da donarle nel 1294 la Bolla
della Perdonanza, il
primo giubileo della cristianità,
è rimasto indenne
con le sue spoglie nella
basilica di Collemaggio,
malgrado il crollo del tetto
allaltezza del transetto.
Come indenne è San
Bernardino, altro protettore
dellAquila, allinterno
del mausoleo nella sua basilica.
E apparso come un
buon segno agli occhi degli
Aquilani.
Torniamo
a Paganica. Lunedì
di Pasqua e il successivo
martedì sono giorni
di grande festa, ogni anno.
Si festeggiano il patrono
San Giustino e la
Madonna dAppari.
Nei giorni precedenti i
pompieri di Grosseto
e Salerno hanno
recuperate le statue sotto
i calcinacci della chiesa
madre di Santa Maria
Assunta. Di recente
consolidata nelle strutture
esterne, ha subito crolli
dei paramenti a stucco degli
altari e delle volte interne,
pericolanti. I vigili del
fuoco hanno anche recuperato
dal tempio i busti argentei
con le reliquie dei Santi
Sipontini e una Madonna
lignea del Quattrocento
abruzzese che ha incantato
Vittorio Sgarbi -
venuto ancora una volta
a Paganica e presente al
recupero - per la sua bellezza
che richiama i volti delle
Madonne di Piero della
Francesca. I paganichesi
hanno così potuto
festeggiare i loro Santi
protettori, allinterno
dellampia tensostruttura
del Campo 3 che funge anche
da chiesa. Perfino una breve
processione lungo la tendopoli,
con la banda del paese,
li ha rasserenati, consentendo
loro di non interrompere
una tradizione religiosa
antica di secoli. San
Giustino, insieme ai
familiari santi Felice,
Fiorenzo, Giusta
e Umbrasia, giunse
da Siponto, lattuale
Manfredonia, sul
finire del terzo secolo,
da queste parti dAbruzzo.
Furono i primi evangelizzatori
delle genti della valle
dellAterno. San
Giustino fu lunico
della famiglia a non subire
il martirio. Gli è
dedicata a Paganica una
stupenda basilica romanica,
costruita tra lVIII
ed il XII secolo, un vero
gioiello. Non ha subito
danni di rilievo. Come non
ha subito conseguenze gravi
il santuario dedicato alla
Madonna dAppari,
lungo la Valle Verde
che porta al Gran Sasso,
incastonato nella roccia,
quasi interamente affrescata
dai maestri dellarte
religiosa abruzzese quattro-cinquecentesca,
tra cui Francesco da
Montereale. Anche questi
sono segni che hanno rinfrancato
i paganichesi. Lunedì
dellAngelo, festa
di San Giustino,
hanno concelebrato messa
lArcivescovo dellAquila,
mons. Giuseppe Molinari,
e mons. Orlando Antonini,
Nunzio apostolico
in Paraguay, originario
di Villa SantAngelo,
un borgo molto provato dal
sisma, con 17 vittime.
Mons.
Antonini è
un insigne studioso di architettura
religiosa in Abruzzo. I
suoi tre volumi sulle chiese
dellAquila sono diventati
punto di riferimento per
chiunque voglia approfondire
le conoscenze nel settore.
Alla fine della funzione
religiosa il presule, rientrato
dal Paraguay in segno
di solidarietà con
la sua gente, ha richiamato
il carattere forte e volitivo
degli Abruzzesi, lindole
indomita degli Aquilani
nella loro volontà
di ricostruire la loro città
ed il patrimonio monumentale,
come e meglio di prima.
Ha dato forza e coraggio
in questo momento di prova,
certo che i valori profondi
che animano la grande comunità
aquilana sono una garanzia
per quanto certamente sapranno
fare, come hanno fatto nel
corso della storia civica,
per far risorgere LAquila
ed i paesi del circondario.
Un appello sentito e generoso,
accolto da un fragoroso
applauso. AllAquila
questa settimana di Passione
del 2009 sarà ricordata
nei secoli a venire. Ma
al Venerdì Santo
segue sempre la Pasqua di
Resurrezione. Questo accadrà
anche per la città,
così vogliono i suoi
cittadini. Tra sprazzi di
cronaca e quotidianità
queste impressioni dun
testimone, come quelle che
seguiranno. Cose minime,
come quelle che animano
i terremotati ridotti allessenziale.
Scrivo dopo molti giorni,
altre emergenze premevano.
Una riflessione tra certezza
interiore e desiderio, tra
storia duna comunità
e voglia del suo futuro.
Con gesti damicizia
da tutto il mondo, con testimonianze
daffetto e solidarietà
commoventi degli Abruzzesi
dogni continente.
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gopalmer@hotmail.com