Buon
compleanno, MARIO FRATTI
L’omaggio della città natale per
gli 80 anni dello scrittore, un
grande della drammaturgia mondiale
di Goffredo Palmerini *
06.07.07 - L’AQUILA – Si sono tenuti a L’Aquila
diversi eventi per festeggiare
l’ottantesimo compleanno di Mario
Fratti, il grande drammaturgo
che nel capoluogo abruzzese è
nato il 5 luglio 2007. Molte le iniziative per onorare l’insigne scrittore
teatrale, promosse da Comune
e Provincia dell’Aquila,
con la collaborazione del Teatro
Stabile d’Abruzzo. Un fitto
programma di appuntamenti fin
dal giorno del suo arrivo da New
York, dove vive ed opera dal 1963.
Il 3 luglio ricevuto con ogni
riguardo dalla Presidente della
Provincia, Stefania Pezzopane,
che presiede anche il Teatro Stabile
d’Abruzzo. La
Presidente ha
accolto lo scrittore nella Sala
del Consiglio, dove spiccano due splendide opere - “Bestie
da soma” e “Pulsazioni e palpiti”
- del pittore Teofilo Patini che
proprio all’Aquila aprì, all’inizio
del Novecento, un’eccellente scuola
d’arte. Il giorno seguente Fratti
è stato ospite dell’ Accademia
dell’Immagine, dell’ Istituto
Cinematografico e di Abruzzo
Film Commission, nella loro
bella struttura immersa nel verde,
nel parco di Collemaggio. Con
le istituzioni culturali aquilane
della settima arte il drammaturgo
ha un solido rapporto d’amicizia,
rafforzatosi nel 2004 quando quelle
stesse istituzioni tennero a New
York una serie di eventi culminati
al Guggenheim Museum, nel
marzo 2005, quando l’autore Gabriele
Lucci e Dante Ferretti,
appena insignito dell’Oscar per
il film “The Aviator”, presentarono
il volume sul grande scenografo,
edito da Electa-Accademia dell’Immagine,
con la partecipazione dei più
grandi nomi del cinema americano.

Fratti
nell'aula Patini della Provincia
Assai cordialmente
|
Proprio il giorno
del suo compleanno grande cerimonia
nell’Aula consiliare di palazzo
Margherita d’Austria, con il
Sindaco e deputato Massimo Cialente
davvero commosso nel rendere omaggio
ad un così illustre concittadino,
quanto la Presidente Pezzopane,
anch’ella presente alla cerimonia.
Sala gremita di amministratori
municipali, autorità cittadine,
esponenti della cultura aquilana
e tanti amici d’infanzia dello
scrittore,
accorsi a salutarlo con
ricordi e foto dell’epoca. Insomma
un abbraccio davvero caloroso
dell’intera città a Mario Fratti,
doveroso tributo verso l’uomo
ed il letterato che con il suo
prestigio nella drammaturgia mondiale
rende onore alla terra d’origine.
A sera, nella bella cornice del
teatro “Nazareno De Angelis”,
gli attori del Teatro Stabile
d’Abruzzo hanno presentato con
letture sceniche il dramma frattiano
“Cecità”, cruda denuncia della
guerra in Iraq che tanto successo
ha raccolto sin dalla prima rappresentazione,
nel 2004, nei teatri di mezzo
mondo. Infine, quando tutto sembrava
finito con le parole di ringraziamento
dello scrittore, il sipario si
è riaperto la sorpresa, un’immensa
torta con ottanta candeline e
spumante italiano, per la gioia
del festeggiato e del pubblico
entusiasta. Davvero una grande
festa. D’altronde, come altrimenti
avrebbe potuto essere per un drammaturgo
che ha scritto una novantina di
opere, tradotte in ventuno lingue,
rappresentate in centinaia di
teatri, dagli Stati Uniti
al Canada, dal Messico
al Venezuela, dall’Argentina
al Brasile, dall’India
alla Cina, dal Giappone
alla Corea, dalla Russia
all’Australia, dall’Africa
a tutti i Paesi, davvero
tutti, della vecchia e nuova
Europa, in ciascuna delle
loro lingue. E dovunque per l’Autore
teatrale sono stati successi strepitosi,
riconoscimenti e premi, come il
Selezione O’ Neil, il Richard
Rogers, l’ Outer
Critics, l’ Heritage
and Culture, ben otto
Drama
Desk Awards. Ma soprattutto sette Tony Award , il riconoscimento più
ambito e prestigioso, che nel
teatro è come l’Oscar per il cinema.
Eppure, ai vertici della considerazione
come scrittore, Mario Fratti non
ha perso, e non perde, un briciolo
della sua indole aquilana schietta,
mantenendo un profilo di assoluta
semplicità nei rapporti umani,
disponibile sempre a coltivare
relazioni ed amicizie in ogni
angolo del mondo, con l’umiltà
tipica dei grandi personaggi.

Fratti
con Presidente Pezzopane
|
Laureato alla Ca’ Foscari di Venezia, dopo
giovanili esperienze poetiche
ed un romanzo rimasto inedito,
Fratti fa giornalismo fino a trent’anni.
Quindi decide d’avviarsi alla
produzione drammatica. Del 1959
il suo primo dramma “Il
nastro”, vincitore del premio
RAI. Nel 1962, al Festival di
Spoleto, il suo atto unico “Suicidio”
viene subito apprezzato da Lee
Strasberg – figura cardine
del teatro mondiale - che lo porta
a New York, lo dirige e mette
in scena all’Actor’s Studio.
In quella fucina delle
avanguardie teatrali il dramma
diventa un vero successo, cui
ne seguono tanti altri della sua
ricca produzione, fino ad oggi.
Nel 1963 da Venezia Fratti va
a New York. Insegnerà alla Columbia
University ed all’ Hunter
College, fino ad alcuni anni
fa. Soprattutto si affermerà grande
drammaturgo, di casa a Broadway,
le cui opere – come il musical
“Nine” in due produzioni – sono capaci di rimanere
in cartellone per anni, fino a
tremila repliche. Nella Grande
Mela il successo lo rincorre.
E’ proprio questa la singolarità
del “caso Fratti”. In America
i riflettori sugli autori teatrali
s’accendono giusto il tempo della
rappresentazione a Broadway d’una
loro buona opera. Poi l’interesse
svanisce, talvolta per sempre.
Ha quindi del sensazionale il
consenso, da decenni, per le opere
di Fratti. Un destino che non
è toccato neanche a grandi autori
americani, come Tennessee Williams
o Arthur Miller, riscoperti
dopo la loro morte. Come pure
a scrittori europei del calibro
di Sartre, Anouilh, Brecht,
Toller, Pirandello o Betti.
Della singolarità del “caso Fratti” offre una
spiegazione Paul Nolan, nella
presentazione critica all’antologia
di sue opere, di recente pubblicata
in Svizzera. In rapidi tratti
Nolan illustra la storia della
letteratura drammatica in America,
che ha in Eugene O’ Neil, Thornton
Weilder, Arthur Miller, Tennessee
Williams e Edward Albee
le sue punte di diamante, ma il
cui successo negli States spesso
è stato tardivo. Di converso il
teatro europeo, negli Stati Uniti,
è stato sempre visto con molto
rispetto ed ammirazione, benché
non sempre gli autori europei,
anche di prima grandezza, vi abbiano
avuto fortuna. Nolan annota “
(…) Questa bizzarra
relazione tra il teatro americano
e quello europeo sembra aver stabilito
la regola secondo cui il drammaturgo
europeo ha la sua reputazione
in America solo se resta “europeo”.
Fortunatamente per il dramma moderno,
Mario Fratti ha spezzato questa regola
con un gran successo. Ha dimostrato
che può fondere gli elementi della
sua tradizione europea con l’esperienza
americana, creando un tipo di
dramma che fa onore ad entrambi
i continenti. I
futuri storiografi teatrali indicheranno
probabilmente nella sua carriera
di drammaturgo l’importante inizio
di una nuova fase: lo sviluppo
di una comunità teatrale veramente
internazionale…”.
E ancora, “(… ) E’ importante capire che il successo di
Fratti, in un’avventura dove Brecht
e Sartre fallirono, è dovuto
al fatto che l’autore non ha portato
solo la sua eredità drammatica
europea ed il suo talento di drammaturgo.
Ha anche portato in una nuova
società simpatia, curiosità e
giudizi umani (…) Fratti
scrive come nessun autore americano
potrà mai, perché porta alla sua
comprensione della società americana
non solo la compassione e l’indignazione
morale di ogni uomo sensibile,
ma anche la tolleranza presente
solo in scrittori associati in
un’antica civiltà….”

Fratti con Sindaco Cialente
|
D’altronde i drammi
di Fratti hanno l’immediatezza
della scrittura teatrale, asciutta
e tagliente come la denuncia politica
e sociale che egli vi trasfonde.
Sono lo specchio del disagio profondo
della società americana, ma anche
del sogno
americano che egli sa esprimere
meglio d’ogni altro autore. Questa,
dunque, la cifra della sua scrittura,
la sintonia con l’essenziale abitudine
americana, lontana dalle metafore
e dagli orpelli idiomatici del
teatro europeo. Alla qualità della
scrittura Fratti imprime poi alle
sue opere significati profondi,
mai evasivi, sempre connotati
dall’imprevedibilità della storia,
il suo vero imprinting di scrittore. Senza risparmiare critiche impietose e censure anche
all’empireo della politica americana,
specie quando gli imputa responsabilità
per i drammi della società e per
l’infamia della guerra. Lascio
alle parole di Fratti la migliore
definizione del suo canone letterario
: “(…) Ho scritto molti testi, almeno due l’anno.
Vivo qui, scrivo in inglese e
ciò non è trascurabile. Qui conosco
un po’ tutti, anche per la mia
attività di critico drammatico. Ho imparato, studiando i testi americani, che in teatro ciò che funziona
non è il bel linguaggio, la letteratura,
ma l’azione. Azione, chiarezza e conflitto ben risolto”.
Così ha scritto Jean
Servato sullo scrittore aquilano:"...
Sono
sempre lacerazioni umane che occorre
sanare e
Fratti le trascrive nei
suoi drammi con uno stile eccezionale,
di altissima fattura, che lo pone
accanto ad Arthur Miller, a Tennessee
Williams, ad Eugene Jonesco, agli
italiani Luigi Pirandello ed Ugo Betti, quale testimone
attento, meticoloso, inimitabile
del suo tempo, nel cuore, pur
sempre stupendo, del ciclone America...".
Ma Fratti, nella sua terra,
si colloca come il più alto epigono
nel nuovo millennio della storia
della letteratura drammatica e
della tradizione teatrale abruzzese,
che nel Novecento annovera nomi
di riconosciuto valore, come Mario
Federici, Ignazio Silone, Gabriele
D’Annunzio, Luigi Antonelli, Eraldo
Miscia, Ennio Flaiano e Mario
Pomilio. Insomma, quella di
Fratti si rivela sempre più una
storia letteraria di lungo futuro.
Quest’omaggio della città natale
è stato apprezzato dallo scrittore
come il riconoscimento più gradito
della sua carriera. E’ stato l’augurio
affettuoso della città natale
per i suoi 80 anni, splendidamente
portati.
*gopalmer@ hotmail.com - componente del
Consiglio Regionale Abruzzesi nel
Mondo