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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

on. Michele Frattallone

Celebrazione del 150mo dell’Unita’ d’Italia:
Memorie del passato per migliorare il presente nella prospettiva di modellare un radioso futuro!!!


08.08.2010 - Come nacque il Regno d’Italia ed il coinvolgimento nella II Guerra Mondiale. L’esilio di due sovrani membri della Real Casa Savoia, la realta’ della Repubblica Italiana e la sofferente Democrazia che condiziona l’ingovernabilita’ dell’Italia.

Il Regno d’Italia si fondo’ nel lontano 17 marzo 1861 ed ebbe tre capitali partendo dalla citta’ di Torino citta’ che fu la sede ideale ove si realizzo’ il grande progetto politico promosso e gestito dal Conte Benso di Cavour e sostenuto dal Re Vittorio Emanuele II di Savoia, del Regno di Sardegna ed altri sostenitori e patrioti come Giuseppe Mazzini che si convinse: l’Unita’d’Italia l’avrebbe potuta realizzare soltanto la monarchia rappresentata dai Savoia. L’avere sapientemente integrato un’altro patriota riconosciuto Eroe di Due Mondi, Giuseppe Garibaldi, vero uomo d’arme e d’onore pronto a sacrificare la vita per la sua Italia finalmente Unita, Libera ed Indipendente. Non si puo’ non ricordare con il giusto risalto ai volontari garibaldini che si concentrarono nella citta’ italianissima di Bergamo denominata la Citta’dei Mille e nel corpo di spedizione si arruolarono giovani, operai, impiegati, professionisti, artigi- giani e studenti universitari che cantarono l’Inno“Fratelli d’Italia”dalle parole che scolpirono nei loro cuori l’amore per la patria e s’immolarono per un disegno atteso da secoli anche con il supporto ed il sacrificio degli intellettuali, dalle famiglie aristocratiche ed ancora da tanta gente comune che si identificarono tutti italiani.

All’atto della Unita’ d’Italia considerata come prma fase conclusiva, Torino fu la prima capitale, ma troppo decentrata, dopo 6 anni circa, il Parlamento decise localizzare la capitale del Regno d’Italia a Firenze, questo fu necessario perche’ piu’ vicina a Roma, ma dovettero attendere altri 3 anni, poi nel 1870 con lo sfondamento di Porta Pia, Roma fu proclamata Capitale del Regno d’Italia, un disegno politico realizzato con l’annessione dello Stato della Chiesa e riconosciuta la sovranita’ territoriale alla Citta’ Stato del Vaticano, universalmente conclamata Citta’ Eterna, quindi Roma, al centro d’Italia per consolidare il governo e l’impianto della nuova Amministrazione dello Stato Centralizzato del Regno d’Italia.

Chi legge potrebbe giustamente pensare che la storia d’Italia agli intellettuali ed agli uomini addetti alla politica, ebbero l’opportunita’ di occuparsene ed inutile riproporla. Se questa dovesse essere lo loro risposta, non ho alcuna difficolta’ a chiarire che ci sono altri fondati motivi per avere citato gli estremi di questa unica Storia d’Italia con la bandiera Tricolore. Il vessillo Tricolore celebro’ il bicentenario nel 1997 e l’anno prossimo, 2011, l’Italia celebrera’ il 150.mo anniverario della sua Unita’ che coincide con il 214mo anniverario del Tricolore. Quel Tricolore che da secoli continuo’ a sventolare e per sempre continuera’ a sventolare dagli alti pennoni e da oltre venticinque anni finalmente esposta all’esterno di tutti gli edifici della Pubblica Amministrazione, localizzati, su tutto il terriorio nazionale e anche nelle sedi diplomatiche all’estero. Quando nacque l’idea dell’Unita’d’Italia, ebbe la sua propulsiva spinta, dall’ adesione volontaria di patrioti residenti nel nord della penisola dalle Regioni: Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e dalle Tre Venezie (Venezia Tridentina, Euganea e Giulia). Tuttavia parteciparono alla Spedizione dei Mille altri patrioti che rappresentarono le loro Regioni.

Mi sono chiesto, com’e possibile, che le Regioni del nord Italia che furono le promotrici e coofondatrici principali dell’Unita’ d’Italia, e non si puo’ negare che vi sia stata la percezione di agitatori che si finsero idealisti intenzionati a provocare la secessione ma da qualche tempo sognano il federalismo. Comunque al di la, di ogni possibile provocazione, nelle Regioni del nord Italia, ci sono milioni di italiani che credono nell’Unita’ d’Italia, ma al tempo stesso, ha trovato spazio il movimeto politico Lega Nord, convinti che la loro patria non e’ l’Italia. Infatti, osservo dall’Annuario della Camera dei Deputati che cita il loro motto: Per la Padania Indipendente, la manifestarono e la manifestano in ogni circostanza od evento politico nazio- nale ed al Tricolore preferiscono un fazzolettino di colore verde, ed una cravatta dello stesso colore e si limitano a coltivare il loro piccolo orticello, non credo che le loro idee, possano conciliare con l’unita’ della nazione. La“Padania” e’ un’invenzione politica artigianale nel tentativo di frazionare la nostra grande nazione Italia a tante Italiette pronte allo sbaraglio a dedicare anima e corpo alla sovranazionale U. E. che manifesta d’essere vuota di dentro e di fuori, senza anima e rifiuta il “crocefisso” simbolo indiscutibile del cattolicesimo legate alle radici judaiche cristiane.

Come si fa ossequiare un siffatto soggetto dall’entita’ di uno status sovranazionale, che non e’ nemmeno riuscita a fare approvare e firmare una Costituzione sostituendola con il Trattato di Lisbona temendo che altre nazioni seguissero con i loro “No” refendari, della Francia e dell’Irlanda e chissa’ quante altre nazioni avrebbero sostenuto il loro esempio.

Non si puo’ essere irrispettosi, nei confronti dell’U.E, perche’ ci sono molte cose che ci acco- munano ma e’ errato ed offensivo nei confronti della nostra nazione, constatare che l’Italia possa continuare ad essere assoggettata al mastodontico carrozzone pilotato da banchieri e burocrati. Non credo che si possa pensare a cuor leggero di essere in ottima compagnia, le tristi vicissitudini che l’Italia affronto’ nella II Guerra Mondiale dovrebbe insegnare qualche cosa. Lo dico a chiare lettere a tutti i Responsabili della politica italiana, come mai non si agisca con fermezza e determinazione relativo l’affronto promosso al vertice della U.E. che intenderebbe escludere con un semplice passaggio di spugna la nostra lingua dagli atti e protocolli del Parlamento Europeo ed altri organismi importanti, riconoscendone soltanto 3 lingue ufficiali, il francese, l’inglese ed il tedesco, quindi l’esclusione della lingua italiana la piu’ dotta che esiste nel mondo occidentale, declassando la cultura e limmagine dell’Italia?

C’e’ un governo in Italia e lo rispetto perche’ sono italiano, al tempo stesso mi chiedo come e’ possibile identificarsi politica di centro-destra? Sono molto scettico su certi ministri e tut- tavia rispettabili per quello che rappresentano. Come fanno detti ministri a conciliare il giura- mento pronunciato alla Repubblica Italiana ed al tempo stesso, poco sensibili, ad una effica- cie politica nazionale, cosa pensare se credono all’invenzione della Padania e dedicano tempo nel tentativo di procedere come disunire la nazione Italia. Mi dispiace essere severo, nei loro confronti e soprattutto per il ministro dell’Interno, che offre un’ottimo servizio allo Stato ed alla Nazione. L’azione repressiva mirata al debellamento deve continuare senza soste per l’ azzeramento dell’azione propulsiva delle organizzazioni malavitose che si riconducano all’ unico bacino denominato mafia. All’Italia interessa la Sicilia operosa, una risorsa irrinuncia- bile ma dovra’ disinvicolarla dissolvendo l’entita del male oscuro, non visibile in superficie.

Il Regno d’Italia, granitico si consolido’, con lo scorrere del tempo virtualmente nell’epoca storica dal periodo della guerra del 1912 contro la Turchia, con la vittoria dell’Italia ed il possesso territoriale riconosciuta “Libia, colonia italiana” ed ebbe maggiore cura a 4 Province proclamandole a tutti gli effetti territorio metropolitano. La Prima Guerra Mondiale vinta meritatamente con una settimana in anticipo dalle 3 potenze, nostre alleate di allora: Francia. Regno Unito e Stati Uniti d’America (quest’ ultima nazione, partecipo’ con truppe costituite da volontari). Il potere del Fascismo, adotto’ un’ecellente politica interna e non nego’ l’espansionismo in terra d’Africa ed in Europa nell’area balcanica. Nel 1933 Mussolini con il mandato della Societa’ delle Nazioni fece desistere l’idea a Hitler di annettere l’Austria alla Germania, poi non tenne conto della Societa’ delle nazioni e come prima azione politica conquisto’ l’Impero Etiopico e sostenne nel 1937 il Generale Francisco Franco, che vinse la Rivoluzione e governo’ la Spagna. Il Regno d’Italia, subi’ la II Guerra Mondiale e non e’ azzardato pensare all’effetto ritardato dal diabolico inganno, promosso dai nemici dell’ Italia.

Pensare che il Fascismo fosse l’unico a gestire il potere politico, anche a questo potremmo fare le dovute riflessioni in quanto nel Regno d’Italia con i poteri attribuiti dallo Statuto e la capacita’ di influenzare le piu’ alte gerarchie del Regime. Da non sottovalutare altri poteri minori, comunque visibili in superficie, accettata dalla realta’sociale dell’Italia. Detti poteri ersercitati, dagli imprenditori, dal Consiglio della Corona, dalla Societa’ Aristocratica, dalla Casta militare, dall’alta Finanza, dagli intelletuali di fede monarchichica e la spirituale all’ autorita’ Ecclesiale dell’unica religione riconosciuta dallo Stato.

A poco piu’ di 8 mesi antecedente la dichiarazione di Guerra datata 10 giugno 1940, la quasi totalita’ dei poteri descritti erano decisi ad evitarla e tentarono a persuadere il Capo del governo Cav. Benito Mussolini, affinche’ declinasse ogni proponimento mirato a coinvolgere il Regno d’Italia a una guerra che nessuno credeva e voleva. Ci fu un ripensamento anche da parte di Mussolini con l’intenzione di rimuovere il “Trattato” che lego’ al patto militare le due nazioni: Regno d’Italia e la Germanaia. Ci furono anche molti tentativi per convincere Adolfo Hitler, motivando la scarsa preparazione e non adguato equipaggiamento, armamento e pochi mezzi di trasporto non sufficienti per gli spostamenti del regio Esercito da disporre in campo in Italia ed in altri territori posseduti dalle Colonie Italiane in Africa: Eritrea, Somalia, Libia, Etiopia ed altri ancora per una guerra che fu prospettata ed organizzata come se dovesse concludersi nel giro di poco tempo, comunque non oltre 6 mesi e gli esperti militari che non credettero alla guerra lampo. Risulterebbero dai documenti storici, che furono inviati telegrammi e dispacci diplomatici facendo credere ad Adolfo Hitler con allegato un lungo e dettagliato elenco di materiali e provviste con la previsione che il dittatore tedesco non aderisse quanto chiesto dall’Italia e la certezza che non avrebbe mai risposto ed invece non solo ci fu riscontro positivo dalla Germania, che confermo’ tutto quello richiesto dall’Italia ed anche oltre.

A questo punto altri tentativi di vario genere naufragarono e tutti dovremmo sapere, che piovve sul capo, l’onere ed il dovere rispettere il “patto militare” e l’irreperabile conclusione dell’Italia nuovamente coinvolta in una guerra molto piu’ impegnativa di quella che affronto’ nel 1915-18 e lo sconforto che il regio Esercito non fu adeguatamente pronto ad affrontare una guerra, poi dichiarata totale, ovvero non solo nelle trincee, a quel periodo fuori dai nostri confini. Gli effetti della guerra si fecero sentire in tutto il territorio nazionale e da vari fronti di guerra ove fu impegnato duramente il regio Esercito costituito da fanti, bersaglieri, alpini, carabinieri, artiglieri, genio, guastatori, Reparti della cavalleria, Divisioni corazzate e motorizzate, piloti ed avieri della regia Aereonautica, marinai della regia Marina da guerra, ed i volontari nei Reparti Speciali gestiti dal regime Fascista Tutti soldati e volontari di Reparti speciali, si distinsero nelle azioni ardite da veri eroi, quest’ultimi volontari operarono fino alla vigilia del 25 luglio 1943, poi furono incorporati nei ranghi del regio Esercito. Nel corso del conflitto, tutti obbedimrno, militari e civili, i soldati e gli ufficiali combatterono con coraggio consapevoli del rischio di dovere morire e collezionarono anche gli insuccessi perche’carenti nella preparazione, l’inadeguato armamento e lo compensarono con altrettanti atti di valore e di eroismo, sono ricordati come eroi per il loro dovere da soldati che affrontarono con il coraggio e le brillanti azioni militari, riconosciute dagli anglo-americani, dall’inzio della seconda guerra mondiale, fino alla data del 3 settembre 1943. Poi protrattosi anche dopo l’armistizio incondizionato con lo status di belligeranti a guerra finita nel 1945.

Il conflitto militare si sviluppo’ dal 10 giugno 1940 al mese di maggio 1943 fuori dai confini nazionali, ma in Italia sopportammo le innumerevoli incursioni aeree delle fortezze volanti dell’aviazione statunitense che scarico’ tonnellate e tonnelate di ordigni esplosivi e colpirono gli obiettivi strategici e militari e le bombe non intellegenti, quindi bombardarono ovunque paesi e citta’descrivere le conseguenze distruttuve di palazzi, case, scuole, chiese ed altro, sopportammo sacrifici, tragedie e vite spezzate furono i bollettini di guerra di ogni giorno. Ci furono anche segnali (propagandistici) un’iniziativa anglo-americana che lancio’ dai loro aerei volantini invitando il popolo italiano a recidere i rapporti con il potere del regime Fascista e la sintesi dei loro messaggi, che la guerra si sarebbe conclusa in tempi brevi e la conseguente cessazione dei bombardamenti incensanti a ritmi infernali. All’epoca gli italiani capirono che le cose non potevano essere gestite positivamente sul filo dell’approssimazione se diramate dalle forze, allora nemiche, credere che sarebbero venuti in soccorso per aiutare il popolo italiano.

In guerra si diffida di tutto e da tutti e ci si puo’ aspettare di tutto, la storia d’Italia insegna. Le truppe italiane impegnate in Africa settentrionale subirono il contrattacco finale delle forze angloamericane e nel periodo aprile-maggio del 1943 una parte delle truppe del regio Esercito dall’Africa rientro’ nel territorio nazionale, ma in Africa, ci furono morti, dispersi e moltissimi prigionieri, nel mese di giugno subimmo l’invasione della Sicilia, una mia osser- vazione, se la guerra fosse stata condotta come dopo la disfatta di Caporetto nel 1917, nel conflitto mondiale del 1915-1918, gli anglo-americani non avrebbero avuta agevole l’impresa militare e la tranquilla occupazione della Sicilia, quindi innegabile la pagina nera nei confron ti del Regno d’Italia, obiettivamente lo scenario sinistro dell’Italia colpita a morte e la difesa che oppose un’effimera resistenza nella nostra incantevole Isola e dall’ottica militare fu molto piu’grave combattere per difendere il territorio nazionale.

Le conseguenze dell’occupazione della Sicilia ebbero gravi ripercussioni nell’ambiente civile e militare e il Re Vittorio Emanuele III di Savoia, capi’ che le cose militari volsero al peggio, ebbe conferme anche dalle Alte autorita’ del regio Esercito e la situazione via via che trascorsero i giorni divento’ sempre piu’difficile. Il sovrano, sentito il parere dell’Alto Comando di Stato Maggiore penso’ a qualcosa come salvare il popolo italiano e tutto il territorio nazionale, la continuita’ dello Stato ed il Regno d’Italia. Un’inaspettato colpo di scena nell’ambito del Fascismo si manifesto’ un silenzioso colpo di Stato mirato a togliere il Comando a Mussolini, la storia quella vera, dovrebbe individuare chi furono i promotori, che di fatto, a tali eventi capovolsero lo scenario bellico. Ufficialmente la cronaca racconta che i gerarchi del regime Fascista fossero protagonisti di primo piano, ma chi furono i mandanti che ebbero il coraggio di sfiduciare il capo e condottiero per oltre vent’anni?

A tutte le vicissitudini della II gurra mondiale merita attenta riflessione, e mi sono chiesto, perche’ sfiduciare Mussolini? In un momento tragico, confuso e complicato su ogni angola- zione dello scenario pieno di incertezze senza avere probabilmente meditato a sufficienza la pericolosita’ e che cosa avrebbe potuto provocare tale sfiducia nel decapitare in senso virtuale colui che ebbe il timone dell’intera nazione per oltre vent’anni? Sono cansapevole che dopo tale tragedia cuausata dalla guerra, e’ facile pensare altre soluzioni: Forse la cosa piu’logica, unire le forze della nazione che allora rappresentate dal regio Esercito e dal regime Fascista. Un’Italia, di fronte a una sitazione emergenziale tutto il popolo sarebbe stato disposto a fare sacrifici e dimostrare con la forza e con l’onore che l’Italia disposta a difendersi con le armi in pugno e soltanto da quel momento, con l’aiuto della diplomazia Internazionale si sarebbe potuto avviare trattative per ottenere una pace separata con le 3 nazioni: Francia Regno Unito e Stati Uniti d’America.

Certamente avremmo ottenuto risultati positivi a vantaggio dell’Italia e per le 3 nazioni che occuparono parte del territorio nazionale ed avremmo potuto evitare cio’ che non era stata ipotizzata la divisione della nazione quella del nord con la neonata Repubblica Sociale Italiana e le successive conseguenze della guerra civile, fortunatamente controllata dalle due parti in causa i repubblichini di Salo’ sostenuti dagli invasori tedeschi ed il sud Italia con lo Stato monarchico ed il regio Esercito con raggruppamenti di volontari nelle formazioni militari detti badogliani e gruppi di volontari inquadrate nelle formazioni partigiane sostenute dagli anglo-americani in rappresentanza delle menzionate 3 nazioni.
Il 25 luglio 1943, il Regno d’Italia cambio’ governo e nomino’ Primo Ministro il Maresciallo d’Italia, Pietro Badoglio, allo stesso tempo, Re Vittorio Emanuele III di Savoia, tento’ piu’ volte l’avvio a trattative segrete per una pace separata con le nazioni di Francia Regno Unito e Stati Uniti d’America. Trattative che non furono facili, anzi complicate e negative, quindi a tutti gli effetti nemici in quanto l’Italia in guerra. Non accettarono alcun compromesso e la proposta di una pace separata venne respinta ed imposero all’Italia, senza altra opzione o essere distrutti o accettare la resa incondizionata? Con tutto quello che poi era successo ed alle conseguenze che attribuirono ingiustamente le responsabilita’al Re Vittorio Emanuele III di Savoia, che prima di partire individuo’la nazione come luogo e dimora dell’esilio, che solo i sovrani sanno fare: Senza proteste o polemiche, obbediscono con silenzio e abdicano a favore del Principe Ereditario, legittimo nuovo Re, per continuare a servire la Nazione.

Il Regno d’Italia, in quella infernale situazione creatasi con la firma dell’armistizio incondi- zionato del 3 settembre 1943 il regio Esercito si riorganizzo’ e non fece mancare il notevole contributo militare per liberare il territorio nazionale dall’invasione delle truppe tedesche, e con l’ausilio di formazioni militari, chiamate “badogliani” che operarono nelle retrovie dell’esercito tedesco posizionate nell’area oltre la linea gotica localizzata nel centro-nord Italia. Perche’ il governo di turno, di quell’epoca, volle a tutti i costi che si facesse il referendum istituzionale? Ma vinse la Repubblica? Anche in questo caso, Re Umberto II di Savoia, da sovrano e senza alcuna motivazioni di colpe e responsabilita’, in silenzio, scelse l’esilio e si stabili’ nel 1946 nello Stato del Portogallo. Perche’ il governo di allora nel 1946 nego’ il voto agli abitanti della Regione della Venezia Giulia, l’Istria, la citta’ di Fiume e nel terriorio di tutta la Dalmazia. Perche’ negarono il voto a centinaia e centinaia di migliaia di soldati ancora prigionieri nei campi di concentramento in Germanaia, che rifiutarono a collaborare con i tedeschi, in quanto giurarono fedelta’ al Re? Perche’ presentarsi All’Assemlea di Parigi nel 1947 senza una persona autorevole come quella di S.A.R. Umberto II di Savoia, membro di una delle piu’ note famiglie reali d’Europa? I risultati di quel “Trattato di Pace” furono cosi’ disastrosi che la Delegazione Italiana formata anche da comunisti che per protesta abbadono’ l’Assemblea che ebbe luogo a Parigi nel 1947. Le cronache degli eventi tragici legati al periodo dal 1940-1945 potrebbero continuare all’infinito.Tuttavia, anche se repubblica e non piu’ monarchia l’Italia rimase tutt’intera. Poi inizio’ l’alba del primo frazionamento concedendo a 5 Regioni lo Statuto Speciale: Sicilia, Sardegna, Trentino-Alto Adige, la Val d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia.I governi d’allora non appagati dal primo frazionamento, negli anni 1970 istituirono 15 Regioni che completo’ le procedure dell’autonomie amministrative, i deputati di fede monarchica non la condivisero e tollerarono queste scelte politiche.

Poi il miracolo economico e l’Oscar della Lira Italiana, con l’ industria italiana che primeg- gio’ovunque, conquisto’ mercati esteri e con i programmi promettenti anche l’Italia repub- blicana e la Pubblica Amministrazione comincio’ a cavalcare l’onda positiva dell’economia e costitui’ organismi atti a sviluppare iniziative assistenziale ed individuarono aree depresse e di alto indice di disoccupazione senza fabbriche e risorse, quindi vennero targate come inter- venti statali, dette assistenze localizzate in particolare nelle Regioni dell’Italia meridionale.

Apparentamente genero’ ricchezza con la differenza che si manifesto’ virtuale dove tutti, cittadini, istituzioni, banche, industrie s’illusero degli investimenti di facile arricchimento, ma non capirono che non si considero’gli alti rischi, nessuno se ne preoccupo’ e sembro’scorrerre come l’olio e bene si adattarono le prime parole di una nota canzone “finche’ la barca va’ lasciala andare”, poi come sempre tutti i sogni s’infrangono contro gli sbarramenti della triste realta’.Ed iniziarono le prime avvisaglie di incredibili crisi finanziarie che subirono le istitu-zioni bancarie. Nella seconda ondata la crisi all’economia e l’alzamento del livello del Debito Pubblico, al tempo stesso, l’abbassamento a vista d’occhio del pil nazionale ed i bilanci dello Stato non piu’ tranquilli, da qui le prime correzioni senza allarmare l’opinione pubblica e del malessere non sappiamo se si sia fermato ed il rischio che serpeggi silenziosamente ed e’ piu’ difficile analizzare quanto realmente gli italiani credono di stare bene, male o peggio.

Cosa puo’ fare un governo che desidera il bene della nazione, promuovera’ iniziative per limitare i danni e quanto saranno sufficienti tali provvedimenti e cosa dovra’ ancora fare? Il governo ridisegnera’ la finanziaria per correggerla in positivo, invitera’ a tutti i cittadini della nazione a dovere affrontare sacrifici e se non basteranno le risorse relativi a finanziamenti pubblici, inventara’ qualcos’altro, alla fine non ci saranno altre alternative tranne quelle di affondare? No! Prima che accada, l’ultima parola al sacrificio, ma il fatto negativo sono le nuove generazioni che non conoscono il significato del sacrificio ed e’ bene discuterne con un dibattito sereno ed intelligente per proporre soluzioni positive ad esempio.:

Tutti i cittadini consapevoli e responsabili dovrebbero sapere come eravamo agli inizi della Seconda Guerra Mondiale e cito il regime Fascista, come affronto’ le Sanzioni che ci furono inflitte dalla Societa’ Delle Nazioni, per avere osato conquistare l’Impero ed i nostri legionari italiani gestirono meglio il territorio etiopico, come solo gli italiani sanno fare, non e’ perche’ siamo piu’ bravi di altri popoli, semplicemente perche’ a noi e’ naturale esprimere lo spirito di solidarieta’ nei confronti dei piu’ deboli e diseredati, tale attributo accresciuto in quanto siamo stati educati come cristiani e cattolici, apparentemente nell’ottica delle nazioni rivali, noi italiani, da colonizzatori eravamo diversi nella sostanza e metodo di applicazione come gestire i popoli di quelle colonie e gli investimenti furono rilevanti di cui strutture custodite gelosamente a testimonianza della presenza dell’Amministrane Italiana su territori allora nostre colonie, gestite dal Regno d’Italia.

Continuando il discorso degli effetti delle“Sanzioni” il popolo italiano s’invento’ l’autarchia. Che cos’e’ l’autarchia? Un modo come operare quando manco’ molte materie prime e non si possedette abbastanza oro per acquistarle, poi perche’ fu quasi impossibile acquistare cio’ che serviva alla produzione industriale perche’ soggette all’imposizione dalle “Sanzioni”, le nazioni osservarono severamente tale provvedimento adottato contro l’Italia. Per produrre qualunque cosa, servi’come serve ora: il ferro, l’alluminio, il rame, la benzina, la gomma, tessuti, lana, pelli, cuoio e tante altre cose. Ci fu una raccolta selezionata di determinati metalli e materiali e si riciclo’ quello che oggi usiamo buttare nella spazzatura, quelle cose furono trasformate materia, pronta per l’uso sia nel campo dell’abbigliamento, delle calzature e della pelletteria sostenuti da una miriade di sarti ed un’esercito di artigiani che operarono nell’arco di tutte le categorie con la pelle ed il cuoio recuperato da vecchie borse, cappelli, cinture e dal materiale riciclato si pote’ fabbricare calzature, non sempre con le suole di cuoio, di questo passo per altri oggetti. Nei granai poco frumento e granoturco per il fabbisogno nazionale e si semino’ in ogni angolo di terra anche in pieno centro urbano di tutte le citta’ italiane.

Manco’ il caffe’, fu sostituito con l’orzo, non c’era la cioccolata, fu sostituita con dei surrogati. Gli stipendi non furono sufficienti per le famiglie e non pretesero gli aumenti, le ferie regolamentate a poco piu’ di qualche settimana.. Le famiglie furono cansapevoli della situazione ed ebbero meno pretese ed affrontarono molti sacrifici. Gli italiani attesero molto tempo, e dopo la guerra trascorsero quindici anni perche’ realizzasse il Bum Economico e si raggiunse il benessere tanto decantato nelle nzioni occidentali che a quell’epoca prima della guerra durante e dopo la guerra furono apparentemente le piu’ ricche ed in particolare la Francia anche se furono soggetti all’occupazione tedesca.
Anche nel Regno Unito le famiglie subirono le razioni controllate secondo le cartelle annonarie che stabili’equamente la distribuzione di alimenti di prima necessita’ come nel Regno d’Italia, negli Stati Uniti d’America non subi’ alcun razionamento nell’ambito dei confini della loro nazione, la Germania in tempo di guerra anche se dotata di piu’ risorse la distribuzione di alimenti di prima necessita’ alle famiglie fu equamente razionata. Una citazione doverosa nel periodo che all’Italia applicarono le Sanzioni, La Germania fu una delle prime nazioni, che offri’ soccorso all’Italia che affronto’ la situazione economica com- promessa dalle citate “Sanzioni”. Da quel gesto inaspettato di soccorso umanitario seguirono altri contatti che si conclusero ahime’ con un Trattato Militare” che ci lego’ in guerra.

Sono ottimista, ed analizzo le cose come si presentano, gli italiani possono farcela, pero’ devono diminuire i costi della politica, inaugurare una nuova politica formato nazionale che aiuti a diminuire gli sprechi, e gli stipendi dei parlamentari, avviare lo smantellamento dell’ istituzioni che risulterebbero deficitarie o parassitarie lo snellimento degli apparati burocratici e tutti dovranno riadattarsi finche’ non cambia in meglio, e guardare a viso aperto la realta’ delle cose, consapevoli di affrontare serenamente con il sacrficio, con le rinunce e con il risparmio societario, famigliare ed individuale si potra’ in breve tempo riassestare in positivo il bilancio dello Stato, con l’auspicio di una prossima ripresa industriale l’inizio della crescita del pil nazionale ed una notevole diminuzione del Debito Pubblico. In tempi difficili come questi, considero un’ azzardo promuovere iniziative politiche che mirano ad introdurre il federalismo fiscale e poi concludere con il federalismo che divide la nazione e non unisce l’Italia, dette idee sono improponibili e si creerebbero fratture dell’Unita’ Nazionale.

Gli italiani sono piu’ convinti nell’essere uniti e solidali ed evitaranno tutte quelle cose che producano danni, costi insostenibili ed errori di calcolo che produrrebbe soltanto malessere agli Italiani ed all’Italia. Chiedo a tutti coloro che sono Responsabili della politica italiana che e’ fermamente necessario affrontare con dignita’ e sacrificio, soprattutto per agevolare iniziative che garantiscano la salvezza dell’Unita’ per un futuro radioso alla nostra nazione.



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On. Michele Frattallone, Presidente del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo, Inc. Consigliere e membro del Comitato esecutivo e Tesoriere del COM.IT.ES., Circoscrizione consolare di Boston, gia’ Candidato al Parlamento Italiano alle ultime elezioni del 13-14 aprile del 2008.

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Commento


Buongiorno,  
mi chiamo Fabio e da qualche tempo seguo con curiosità storica e culturale gli articoli riportati sul vostro sito.
Nell'articolo "celebrazione del 150° dell'unità d'italia" l' On. Michele Frattallone ha commesso un errore che mi fa molto male, in particolare perché detto da una persona che vorrebbe rappresentare gli italiani. Riporto il passaggio incriminato:


Le cronache degli eventi tragici legati al periodo dal 1940-1945 potrebbero continuare all'infinito.Tuttavia, anche se repubblica e non piu' monarchia l'Italia rimase tutt'intera.

Magari lo fosse rimasta davvero... Istria, Fiume, Zara e Trieste furono perse!  Inoltre in questo altro passaggio:

avviare trattative per ottenere una pace separata con le 3 nazioni: Francia Regno Unito e Stati Uniti d'America. 
Certamente avremmo ottenuto risultati positivi a vantaggio dell'Italia e per le 3 nazioni che occuparono parte del territorio nazionale


ci si dimentica che le nazioni occupanti furono 5, infatti come al solito il confine orientale è stato dimenticato. L'Istria, Fiume e Zara furono "liberate" da sovietici e jugoslavi, che sfruttarono un sospetto ritardo delle truppe delle 3 nazioni citate dall'onorevole per  annettersi un po' di territorio italiano. No, con questi alleati, una pace separata era impossibile, prima si rispettano i patti con gli alleati della prima ora (urss e jugoslavia) e poi al limite si fanno proposte agli alleati dell'ultima ora (Italia) a cui non restano che le briciole, e le uniche rivalse che possono fare sono su territori di chi ha finito la guerra in modo peggiore di lei. Leggi Trentino-Alto Adige, già annesso alla Germania dopo il ribaltone del '43 come anche l'Istria. l'Italia DOVEVA uscire sconfitta. Così come la Germania. Vorrei fare all'onorevole una domanda: quale fu l'atto bellico scatenante la II guerra mondiale? Stranamente non l'annessione dell'Austria (inizialmente sventata proprio da Mussolini: Hitler voleva i territori ritenuti tedeschi, aprire le porte dell'Austria significava, prima o poi, perdere il Trentino, e forse l'Istria. Il non-intervento degli anglo-francesi a sostegno dell'Austria ha un solo motivo: spingere Mussolini ad allearsi con Hitler per non dover perdere il Trentino). Non fu neanche l'annessione della Cecoslovacchia. Non il sostegno a Franco. Fu l'invasione della Polonia. Francia e GB avrebbero dichiarato guerra a chi avesse violato i suoi confini. Ma dichiararono guerra solo alla Germania, dimenticandosi di dichiararla anche all'urss... in poche parole gli anglo-francesi VOLEVANO la guerra, volevano anche l'urss più vicina per un secondo fronte ed avere qualche possibilità di battere la Germania e l'Italia, non si preoccuparono certo delle sorti dei polacchi (considerando che dopo la guerra li lasciarono in balia dei sovietici). La pace con Germania e Italia era fuori discussione, e non certo per motivi "umani", ma più "economici"... (fossero stati motivi umani, avrebbero dichiarato guerra anche all'urss, che tra gulag e siberia, tra ebrei e "nemici del popolo" ha fatto ben più vittime dei tedeschi) Italia e Germania dovevano cadere in ginocchio. Così è stato deciso dall'inizio. E così è stato.

Per quanto riguarda il discorso generale affrontato nell'articolo, sento di consigliare all'onorevole un punto di vista che a quanto pare ha trascurato. Non dico di condividerlo, ma essendo un politico saprà di sicuro che non tutti la pensano allo stesso modo, ed è cosa molto importante tenere conto anche del punto di vista opposto al nostro. La ricchezza cerca ricchezza. Parlando schiettamente, una famiglia al nord si sente come se avesse preso in "adozione" una famiglia del sud, da 65 anni. 65 anni in cui una parte del paese tira e l'altra parte del paese fa da zavorra. E non si tratta solo delle tasse, perché sono proporzionali al reddito, ed è giusto che ognuno dia in base alle sue possibilità. Però al nord ci sono spese e al sud sovvenzioni. Parliamo di autostrade? Al nord sono tutte a pagamento, e non per pochi soldi. Da Firenze a Napoli sono in parte a pagamento e in parte gratuite. Da Napoli in giù sono tutte gratuite. Ora, al 200° casello che un cittadino paga, può rodergli un po' che dall'altra parte d'Italia si viaggi gratis? Ma naturalmente lo stesso discorso si può fare per molte altre cose. Vitto, affitti, tasse regionali ... La butto lì: non è lecito per i "padani" pensare che i "meridionali" ci marcino sulla loro "povertà" per continuare ad avere i privilegi di cui godono? Io in tutta sincerità penso sia proprio così, ma non mi ritengo "padano" perché credo che la soluzione migliore sia che tutti gli italiani abbiano lo stesso trattamento fiscale REALE. Forse a quel punto anche molti "padani" inizierebbero a guardare con meno diffidenza i loro connazionali del sud. Ma purtroppo abbiamo le mani legate da UE, regioni a statuto speciale e Costituzione. Aggiungo ancora tre annotazioni:  .perché i "quattro mori" le fanno meno paura di un fiore verde su sfondo bianco? Eppure sono ovunque... Il vantaggio dei quattro mori è che sono la bandiera di una regione a statuto speciale, spesso aiutata dallo stato centrale, lo svantaggio della "bandiera" padana è che i suoi soldi servono per sovvenzionare le regioni che vanno in rosso, e per questo mai si potranno rendere tutte le 20 regioni a statuto ordinario o tutte a statuto speciale (federalismo). .IRA, ETA, Ceceni e altri gruppi indipendentisti, come vengono visti dagli italiani? Credo di non sbagliare molto dicendo che gli italiani condannano la violenza usata da questi gruppi, ma allo stesso tempo (specie per IRA e Ceceni) si domandano come mai gli stati "assimilanti" non diano loro una possibilità democratica di esprimere la volontà della regione, l'autodeterminazione dei popoli (personalmente lo auspico per l'Irlanda del nord, e di conseguenza anche per gli altri) eppure se la richiesta avviene in casa propria tutti si allarmano e gridano alla vergogna. Democrazia significa rispettare la volontà della maggioranza, e dare la possibilità a questa maggioranza di esprimersi. Se i "padani" fossero in maggioranza, avrebbe senso accettare le loro richieste no? Ma ho buone ragioni per credere che non siano che una minoranza, soltanto molto colorita. Credo che moltissima gente voti Lega non per l'indipendenza, ma perché è l'unico partito "con le palle", o se preferite, l'unico partito che non ha intenzione di calare le braghe davanti ai musulmani. Probabilmente nessuno lo confesserà, ma si vede la paura negli occhi di molte persone quando incrociano un nordafricano, paura che non si vede quando incrociano un africano o un cinese o un polacco. Non ammettere che l'italiano medio ha paura dell'islam è pura ipocrisia, ma in fondo siamo nel Paese dell'ipocrisia... .a proposito dell'Unità d'Italia, chissà quanto la prendono bene i trentini che si festeggi il 1861? E chissà quanto sono contenti i triestini, che oltre a festeggiare un Unità d'Italia in un anno che la vede ancora austriaca, oltre a dover festeggiare la festa della liberazione il 25 aprile, giornata triste per Trieste e la Venezia Giulia tutta. Se l'Italia avesse un po' più di coscienza di sé, festeggerebbe il 1918, vero anno dell'Unità d'Italia o meglio anno in cui l'Italia governava sulla maggior parte della popolazione italiana, ma "purtroppo" questa data richiamerebbe alla mente il troppo vicino "ventennio", e sarebbe scomodo festeggiare un Unità con regioni non più italiane e quindi preoccupare i nostri vicini francesi, sloveni e croati. Meglio essere ipocriti e far credere a tutti gli italiani ignoranti che queste due date sono date condivise, gioiose e vittoriose per tutta l'Italia. Basta non far vedere al tg come viene festeggiato il 25 aprile a Trieste e tutti gli altri italiani saranno soddisfatti della festa...
Saluti

Fabio D.


 
 

Scrivono per Voi

Michele Frattallone

On. Michele Frattallone, Presidente del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo, Inc. Consigliere e membro del Comitato esecutivo e Tesoriere del COM.IT.ES., Circoscrizione consolare di Boston, gia’ Candidato al Parlamento Italiano alle ultime elezioni del 13-14 aprile del 2008.







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