Napoli Votiva
04.06.2011 - Sapete cosa sono le “madonnelle”, a Napoli? Sono le edicole votive sparse soprattutto nei vicoli angusti e bui del centro antico; non solo altarini eretti ex voto dai popolani dei quartieri, per grazia ricevuta o da ricevere ma – soprattutto in era regnicola e prima del “primato” anche questo borbonico dell’illuminazione a gas della città – vere e proprie misure anti-aggressione suggerite dal celebre padre Rocco al re di Napoli e delle Due Sicilie. Con i lumi della fede e qualche candelotto si garantiva la sicurezza urbana. In effetti, benché in molti vi abbiano provato, è difficile censire tutte le centinaia e centinaia di “madonnelle” che dal ‘700 ad oggi popolano la città d’arte come pagine di un libro di storia sempre in aggiornamento, dal Cristo crocifisso invocato contro la peste a Maradona invocato per due scudetti! Già ai tempi della sostituzione della pagana sirena Parthenia con il suo sacro clone cristiano santa Patrizia, Napoli era definita la seconda capitale cristiana, tant’è che i nostri re delle Due Sicilie, tra i tanti titoli regali, si fregiavano anche del titolo di “re” di Gerusalemme.
Il paganesimo, tuttavia, é sempre stato tollerato anche sotto il cattolicesimo più pedante: la grecità partenopea, sotto le diverse dominazioni, è sempre stata rispettata; a Napoli non si è mai eretto un rogo, le processioni dei santi erano intervallate dalle antiche “lampadiadi” ed ancora nella Piedigrotta dedicata alla Madonna dei marinai, le lavandaie del Vomero scoprivano i primi brividi dell’amore, incontrando nella grotta di Seiano i bellimbusti locali, quasi tutti tavernari o bottaioli… per non parlare, poi, della sfuriata di dignità del cattolico re Ferdinando IV di Borbone che cacciò i gesuiti da Napoli e si rifiutò pure di rendere l’annuale omaggio della bianca mula Chinea con le borse cariche di ducati al Papa.
Del resto, “madonnelle” si erigevano anche alle anime pezzentelle ovvero alle anime del Purgatorio, non solo ai santi ed ai martiri; persino al “mùnaciello” dalla scazzetta rossa ed al ciucciariello del Calcio Napoli. Se non erano santi infilzati erano almeno re i numi tutelari delle varie epoche napoletane: tanti “re di giornata” hanno avuto onore e gloria nella nostra città, nel connubio ideale della magia rossa sexualis e della magia bianca un poco bizzoca ma autentica; praticamente, una befana o un babbo natale, per ogni madonnella, capace – se invocato ed incensato – di cambiare le sorti del popolo, alla stregua di un rito collettivo di bonafficiata… cioè del “terno al lotto” che si fa Messìa! A dimostrazione di questo teorema antropologico la recente tornata elettorale è da considerarsi a metà tra un esorcismo di mali atavici ed una bonafficiata, a cura della sola metà della popolazione ammessa alle “urne votive” che ancora pratica gli antichi riti iniziatici collettivi, senza scienza e coscienza ma esclusivamente sull’onda dei ricordi ancestrali, istintivamente senza arte ne’ parte che non siano rapportabili al loro candore primigenio, alla lunga schiavitù di popolo ed a quell’arrogante individualismo autodifensivo, condito da opportuno fraccomodo senso di finto riscatto.
Che Napoli sia un Paradiso abitato da diavoli, come disse il solito saggio psicoterapeuta del Grand Tour, precursore di tutti gli opininionisti e consulenti che quotidianamente ci scassano le bolas dallo schermo, nei tanti format in tivvù, non può essere stigma valido una volta sì ed una no, a seconda delle strumentalizzazioni a farsi della politica! Se proprio lo si vuole analizzare, il luogo comune sui napoletani, riveduto e corretto, alla luce delle recenti elezioni di sindaco e consiglio comunale è che metà degli elettori di Partenope alimenta le schiere degli angeli senza ali chiusi nel Limbo e che l’altra metà sta con le animelle del Purgatorio, dacché le scelte drastiche e defitive tra Paradiso e Inferno non conoscono ancora il coraggio di una vera rivoluzione… e fino a quando non v’è una forma qualsiasi di rivoluzione popolare, vuol dire che ai napoletani del Limbo e del Purgatorio, tutto sommato, gli sta ancora bene questo comodo ed irresponsabile esilio dalla realtà; non si sono nemmeno accorti che quest’anno, accanto alle Feste e Forche mancava del tutto la Farina con i suoi begli alberelli della libertà piantati lungo le vie delle “madonnelle” pagane e cristiane. In realtà, le elezioni sono state solo l’occasione per fare un po’ di ammuina: non le ha vinte proprio nessuno – tantomeno la città - anche se alla rotonda Diaz, a piazza Municipio ed a Largo di Palazzo De Magistris veniva osannato “Santo Subito” - come per Papa Wojtyla in San Pietro - e se il novello populista demagogo, in verità più simile ad un attaccabrighe, al grido di “Abbiamo scassato!” aizzava i suoi devoti dicendo d’essere stato calato col panariello, per grazia divina, dal Cielo in Terra per la missione suprema della Terza Storica Liberazione di Napoli!
Ho interrogato Partenope: ho con lei un magico filo diretto e… ci parliamo pancia a pancia, da ombelico a ombelico per via della matrice mitocondriale… e sbuffando stizzita si è lamentata del fatto che c’è sempre qualcuno che vuole liberarla. “Chi gliel’ha chiesto mai a ‘sta gente?” urla affranta… e mi ricorda delle prime due “liberazioni” , quella piemontese e quella americana… “Partenope” le sussurro “è segno che ti vogliono bene tutti quanti, se pure non richiesti vengono tutti a liberarti, o no?” … e lei, in un soffio “ Dì a ‘sta gente che la smettesse di volermi bene, se davvero vuole il mio bene!” . Intanto il nuovo arredo urbano napoletano, tra montagne di monnezza e bandiere rosse pullula di nuove “madonnelle” votive sacre e profane: a san Gennaro s’è sostituito Giggino ‘o Talebano, come simpaticamente chiamano san De Magistris quelli del Limbo, a sant’Antonio s’è sostituito il taumaturgo Roberto Saviano, invocato
soprattutto per la ricchezza… un Vendola con l’aureola presiede benedicente da quadretti a tempera al “Parto dei Femminielli”… mentre a San Gregorio Armeno i presepari sfornano statuette commemorative del martirio dei santi Bassolino e Iervolino, venduti in coppia come sant’Anna e san Gioacchino ed abbigliati di ricche sete di San Leucio… Piccoli Di Pietro con le ali in bachelite ornano le vecchie madonnelle dell’esiliato san Giuseppe da Copertino ed altrettanto alati san “Pasquino dei finiani” incombono dalle nicchie ch’erano di san Vincenzo Ferreri ‘o Monacone. Il Pantheon napoletano si accende di candele, candelotti e lumini…. che squarciano il malinconico lutto degli alti prelati penitenti della sconfitta congrega parrocchiale di Roma e Mediolanum, bocciati dal conclave e che invece di mettersi il cilicio e fare ammenda imprecano al destino, all’ingiustizia e agli “infedeli”, sempre serrati nella clausura dei loro palazzi, lontani dalla gente, in perenne attesa di beatificazioni sugli improbabili altari di Palazzo
San Giacomo cui credevano d’essere destinati per diritto di censo ed unzione del giglio, senza muovere un dito. “Santo Subito” il Giggino neopontefice di Napoli già promette, entusiasta, carrettate di indulgenze plenarie e si dice pronto ai miracoli impossibili dove pure san De Gennaro il prefetto fallì. Noi fantasmi partenopei abbiamo fede ma non siamo propriamente creduloni e temiamo che ben presto san Luigi de’ Magistris e de’ Sinistris perderà l’aureola e il carisma e tornerà nella schiera degli Obliati, tra noi invisibili e impotenti anime imprigionate tra i fumi eterni dei cassonetti piuttostoché degli incensieri liturgici… e Napoli sarà la stessa Napoli di sempre, fino all’implosione per autocombustione! Tutto cambia niente cambia.
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