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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Marina Salvadore

L'ostaggio Carlo Parlanti

01.03.2011 - Pochi giorni fa, il telegiornale del mattino avvisava gli italioti della “prima” ufficiale in America del film dedicato alla “pioniera” Amanda Knox, realizzato a velocità supersonica, giusto nei tempi dell’Appello in atto ed altamente urticante nei confronti della Giustizia Italiana; praticamente, un filmetto dall’inconfondibile sapore di un blitz yankee in casa nostra! Non ho potuto che riflettere amaramente sull’inerzia delle nostre autorità istituzionali e della stampa nazionale, schierate in assetto di bunga-bunga ed altre amenità… ed a parte la pericolosa situazione di un Mediterraneo in fiamme che vede noi rari senzienti – come Littizzetto testimonial docet – “preoccupati come una quaglia nel microonde” , è stato inevitabile scivolare nella rabbia impotente sollecitata dal pensiero costante al caso Parlanti, per il quale – da anni e con spreco inestimabile di forze psichiche – un manipolo di volontari, abbandonato a se stesso, si batte nel cercare l’attenzione e la collaborazione dei suddetti autorevoli ignavi, alla risoluzione del vergognoso caso giudiziario – costruito su prove mendaci quanto bécere - che da ben 7 anni tiene in ostaggio in un carcere californiano il nostro compatriota Carlo Parlanti.

Nella stessa mattinata, il fato ha voluto ch’io ricevessi una lettera da Carlo che accompagnava anche il dono di un “elefantino” dipinto da un giovane detenuto, Troy McDonald, per la mia cospicua collezione di elefanti. Quel dono mi ha commossa fino alle lacrime: amici e familiari che ben sanno di questa mia più che trentennale collezione non mi hanno mai regalato un solo pezzo per arricchirla! Solo un animo sensibile ed uno spirito da gentleman quale quello di Carlo Parlanti poteva avere un’attenzione così delicata nei confronti di una donna e… quest’uomo, – mi sono chiesta – al quale non ho mai stretto la mano se non per corrispondenza, sarebbe un trucido stupratore di psicolabili befane americane? Quest’uomo, giovane e di belle speranze, un affermato manager dell’informatica… uno che – come nella pubblicità del famoso dopobarba – “non deve chiedere mai!” si sarebbe giocato, in un mondo di falliti e di precari, la sua brillante Identità, la sua promettente vita, per andare in America a stuprare una “donna sul viale del tramonto”? … ma a prescindere dalle personali percezioni intuitive, peraltro condivise con tantissimi altri suoi sostenitori in tutto il mondo, occorre ripetere fino alla noia che illustri rappresentanti tra ricercatori e docenti di criminologia, di medicina, di giustizia internazionale… hanno scritto e pubblicato tomi e tomi di perizie scientifiche inconfutabili a sostegno del pieno diritto alla revisione del processo a Carlo Parlanti e della mendacio a suo carico, insita nella procedura giudiziaria americana, sciatta, pressappochista e rapida nonché giustizialista a monte per il solo reato di “italianità” imputabile a Carlo Parlanti che ha così “goduto” delle particolari aggravanti razziali come tutti gli altri “coloni” ed ex coloni accomunati nell’ossessivo incubo yankee agli ispanici ed ai neri.
Parrebbe non verificarsi mai, in Italia, il momento opportuno per trattare autorevolmente a livello istituzionale e diplomatico delle sorti di quest’uomo: ogni qualvolta, dopo lunga gestazione e sacrifici, i suoi sostenitori partoriscono iniziative concrete, atte a dimostrare empiricamente la mendacio, c’è sempre un governo che cade o che sorge, una campagna elettorale, un bunga-bunga, uno scandalo, una diplomazia avulsa dalla sua mission, una Knox, un Cermis, un contingente in Afghanistan, un Mediterraneo, uno sbarco alleato, una riunione NATO… a depistare l’attenzione dal caso Parlanti… e così accade, per esempio, ch’è sempre più difficile erudire gli italiani in merito alla vergogna amministrata dalla Giustizia “USA e getta” ed alla insipienza italiota.

Ci ha provato, di recente, il criminologo Mastronardi con il libro “Stupro - Processi Perversi – il caso Parlanti” ma – ahimè! – la stampa locale, compreso
Bruno Vespa del quale Mastronardi è ospite fisso, non ha degnato di adeguata promozione il libro ed il caso, nonostante le eccellenti recensioni: tutti troppo impegnati a fare pruriginosi scoop H.24, soldi e successo, come sciacalli, sulle famiglie delle povere bambine ammazzate ad Avetrana ed a Brembate, in uno starnazzare insopportabile di opinioniste svaccate, crocerossine scosciate e strizzacervelli a strascico dello spettacolo! Che fatica, per costoro, leggersi un libro! Meno male che Michele Parlanti, altrettanto geniale fratello del nostro Carlo ha ideato un’essenziale quanto minuziosa timeline pubblicata in rete e diffusa ovunque che in maniera schematica, di facilissima lettura, analizza la mendacio del processo Parlanti e compendia
logicamente tutti i crimini commessi da Neil Pugach, Jeff Bivens, Troy Manchester, Benjamin Fore e – non ultima – la cosiddetta “vittima” Rebecca White, la donna che ancora sfrutta illegalmente - da questi impostori sostenuta con certificazioni false e contraddittorie - un’assicurazione sanitaria destinata ai disabili e quei benefit concessi alle autentiche vittime di stupro! Chiunque, quindi, tra diplomatici, politici e giornalisti, abbia un minimo sussulto di coscienza ed un briciolo di etica professionale, faccia un salto su www.medicalcrimestimeline.info/indice.html e impegni qualche grammo di materia cerebrale per discernere. Noi, sostenitori di Parlanti, non apparteniamo alla pletora degli sciamannati che vanno in giro a fare fiaccolate e pagliacciate, chiedendo scarcerazioni di presunti eroi nazionalpopolari strumentalizzati a fini politici: ormai, come per il caso italiano di Bruno Contrada, Carlo è prossimo al fine-pena e sarebbe ridicolo ed irrispettoso soprattutto nei suoi confronti intonare contrite nenie all’Innocenza ma sulla base delle PROVE certe e certificate della vile Calunnia perpetrata nel Giudizio abbiamo il dovere di denunciare i lesi diritti e di richiedere un’attenta revisione di quel processo-farsa, confidando in primis nel ravvedimento operoso dei nostri rappresentanti istituzionali e del mondo diplomatico, quindi del risveglio dell’etica professionale dei giornalisti incoscienti che continuano a pascersi tra ridicoli “waca waca”, “bunga bunga” e “zenga zenga” dell’ultim’ora!


http://blog.libero.it/lavocedimegaride/9943827.html



 
 

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