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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Marina Salvadore

Addio mia bella Napoli. Megaride non ci sta !

13.04.2011 - A pochi giorni dalla presentazione delle liste di candidatura alle comunali di Napoli, l’incertezza regna sovrana in tutti i partiti. S’è aperta una vera caccia al candidato consigliere, per non parlare delle liste accessorie per le circoscrizioni, spietatamente vuote. Alcun partito è certo dei risultati ed una sorta di terrore aleggia implacabile sui vertici delle varie coalizioni che mai hanno saputo coinvolgere, in passato, la “base”, troppo intenti ai giochi di potere ed alle seggiole da conquistare. Il popolo, stavolta, è totalmente avulso dalla competizione, perché stanco e sfiduciato. Che sia Pulcinella o Brighella… o qualche pezzato Arlecchino a conquistare l’alto scranno di Palazzo San Giacomo non gliene frega una mazza a nessuno! Del resto, non è mai il Popolo a scegliersi i propri candidati, decisi nelle segreterie di partito e spesso così scarsamente rappresentativi delle istanze, speranze e sogni napoletani; alcuno dei candidati a sindaco è un trascinatore, una figura carismatica, un “partenopeo” autentico: non un volto sincera espressione della napolitudine ma solo globalizzazione di facce dalla bocca larga, le solite! La fiera dei Farisei è stata inaugurata; tutta la città pullula di bancarelle di venditori di fumo, di trasformisti, di santi infilzati e fanti resuscitati… le truppe cammellate si offrono in spettacolo nei vari circhi, tra acrobati, domatori e molti clowns tristi… trombette e peperepéeee, lingue di menelik e pizze e mandolini; un concerto di scetavajasse e putipù, per la solita trita e ritrita rappresentazione che dell’orgoglio identitario napoletano ha niente, nonostante la solita sconcia esibizione lirica pseudomeridionalista, strumentale ai programmi di partito ed all’accattonaggio di consensi difficili. La sottoscritta che pure sarebbe scesa volentieri in competizione, vantando i propri innegabili requisiti di decenni di meridionalismo propositivo autogestito e privo di sponsors, é rimasta, poi, nauseata ed ha rinunciato ad ogni velleità, dopo essere stata sollecitata da ben quattro partiti, tutti di diversa area, a scendere in campo per il futuro consiglio comunale; dopo decenni di emarginazione e urla nel deserto, alla fine i politicanti incerti hanno finto di ritenere indispensabile e politicamente remunerante il lavoro della sottoscritta. Ebbene, è stato proprio il doversi confrontare con questa immonda ipocrisia multicolore che ha dato stura alla nausea: ogni ipocrita apprezzamento postumo del suo lavoro è stato quindi inteso quale “presa per i fondelli” per l’unico fine di irregimentazione nelle truppe degli stolti portatori d’acqua. Del resto, il volto di Napoli, a prescindere dal pupazzo ch’é seduto sul tronetto cittadino, é nel cuore, nella memoria e nello spirito del suo Popolo! Ognuno di noi napoletani, nel bene e nel male, è l’essenza stessa di questa amatissima città, figlia di mille contraddizioni sul percorso accidentato dell’evoluzione ch’è comunque quel filo teso tra purgatorio e paradiso, passato e futuro, desolazione e speranza. Oltretutto, per chi è depositario di valori, idee ed istanze che esulano dal gioco del potere, benché conquistatore di una seggiolina nel pantheon istituzionale cittadino, sarebbe voracemente inghiottito e risputato disidratato dalla gola profonda delle direttive dei partiti, esiliato nel ruolo incolore e coatto di ameba. Sia ben chiaro che a Napoli non occorrerebbe neppure un altro Masaniello – come vanno predicando i più ruspanti integralisti partenopei – poiché il ruolo di vittima sacrificale è orrendamente ripetitivo ed il ruolo medesimo di capro espiatorio tocca, da almeno 150 anni, all’intera città di Partenope, violata, stuprata e svenduta schiava al mercato degli interessi nazionali ed europei; per contro, non occorrerebbe neppure – come vanno esortando i giustizialisti fondamentalisti – il giustiziere togato o prefettizio del Direttorio di stampo roberspierrano che minacci di ripristinare utopicamente ordine e legalità, paventando una Napoli austera, autoritaria e non autorevole, incarcerata, censurata, schiacciata, laddove ci sarebbe invece necessità di massima libertà di espressione della creatività e del genio della sua gente, per la riconquista dei valori umani, storici e culturali di Partenope. La nostra speranza sempre disillusa, in questi lunghissimi anni di decomposizione, sarebbe stata veder risorgere a simbolo della città e dei suoi rappresentanti Diva Parthenia, trionfante sul becero morto di fame e tronfio accattone ch’è il Pulcinella di turno “che tiene famiglia”, assiso sul seggio. Dalle associazioni civiche che in città vanno per la maggiore, fino a ieri inascoltate, hanno prelevato qualche associato per ficcarlo nelle diverse liste e ripulire la faccia al partito; costoro saranno ben presto snaturati e fagocitati dalle logiche di partito ed appassiranno inesorabilmente i frutti della loro fede civica e dell’impegno sociale. Nei partiti bugiardi, dei quali non è fatto cenno ai programmi se non a mere considerazioni e banalissimi slogan del tipo UNA NUOVA NAPOLI… RISORGI NAPOLI…. INSIEME PER NAPOLI… BLA BLA BLA PER NAPOLI… è in atto l’unica strategia della “Bugia Vintàge”, rispolverando ad uso campagna elettorale per de Magistris, come ha fatto Anita Sala, consigliere regionale campano dell’Italia dei Valori, la celebre interpellanza parlamentare del 4 marzo 1991 dell’ignorato ed abusato Angelo Manna del MSI, riuscendo in un botto pubblicitario incredibile col fare approvare all’unanimità dal Consiglio regionale della Campania all’unanimità l’ordine del giorno per far rimuovere quello che, a tutti gli effetti, resta un ‘Segreto di Stato’ su 150.000 documenti relativi al Mezzogiorno d’ Italia, nel periodo fra il 1860 e il 1870. Ci chiediamo dove fossero, nel frattempo ed a cosa stessero pensando gli eredi spirituali e politici di Angelo Manna; quelli che ora sono nel centrodestra, per farsi fottere la golosa polpetta dal proprio piatto; quelli che da sempre si sono vantati di condurre innanzi la battaglia identitaria: eccoli benserviti nella loro stoltezza, ad aver perduto per sempre, istituzionalmente, un caposaldo della loro Politica napoletana; un ordine del giorno che, suffragato da memorie storiche e fonti, il suo consigliere regionale de LA DESTRA, Carlo Aveta, avrebbe potuto e DOVUTO presentare all’assemblea regionale… oppure il PDL con i suoi consiglieri, assessori e presidente, che pure ritengono fra le loro fila l’onore di coloro che furono discepoli di Angelo Manna. Per questi motivi, “Megaride” non se l’è sentita di concorrere a questa bufala gigante delle comunali napoletane di Napoli, preferendo restare quel che è: la voce libera dello spirito di Partenope, preferendo abbandonare del tutto la macronapoletanità babilonese, per ripartire da uno dei centri della antica ed ancora autentica provincia di Napoli, Pozzuoli, dove ancora c’è gente normale con cui confrontarsi e dove nessuno la conosce!

http://blog.libero.it/lavocedimegaride/9943827.html

 

 
 

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