L'Asse mobile Napoli-Milano
UNA VERGOGNOSA CAMPAGNA ELETTORALE
28.05.2011 -
Ricordo, anni fa, l’avvocato “milanese” Ignazio La Russa… quando ancora faceva il saluto romano ed era uno dei colonnelli del generale Fini… all’alba sorgiva di Franco Gasparri…
Durante una convention della neonata A.N. esordì con un impeto d’orgoglio meneghino, ricordando a noi plebaglia misto-bastarda come da Milano fossero partite tutte le rivoluzioni italiane; da napoletana immigrata, orgogliosamente identitaria e sudista, al contrario del catanese La Russa, pensai che se a Milano nascevano ogni volta le rivoluzioni… queste le subiva, poi, Napoli, alla stregua di un cassonetto dell’immondizia, come la storia degli ultimi… anzi, dei primi 150 anni di questo “Paese” dimostra.
La Storia è sempre la stessa, con i suoi corsi e ricorsi, anche se qualche volta si vendica di se stessa. Quando serve un “capro espiatorio” c’è sempre una Napoli da tirare fuori dal cilindro, come un coniglio! Senza offesa per i conigli, è purtroppo vero che i napoletani trovino rilassante continuare a fare i conigli!
Di questi giorni, grazie all’ennesima tenzone elettorale, Milano e Napoli sono Miss Italia 2011 ex aequo, condividendo scettro e corona dell’Italia che verrà da lunedì prossimo, sul cui futuro immediato si vaticina peggio che sulle profezie dei Maya del 2012, come se la sostituzione di un sindaco qualsiasi servisse a cambiare la gente ed il tessuto sociale di una città.
Mai i napoletani si sono sentiti così gemellati alla padana Mediolanum, uniti in un anelito rivoluzionario che li riscatta – secondo loro – dall’atavica sudditanza e serenamente si lasciano prendere per i fondelli, sentendosi protagonisti della Storia, emergenti con la testa coronata ed un sorriso ebete dalla cloaca del guano tossico che i “commenda” del nord collusi alla camorra continuavano a sversargli addosso, seppellendoli nel pubblico ludibrio.
Ora, da Milano è partita un’altra rivoluzione: quella dei centri sociali assoldati dai populisti di professione; una sorta di becera “rivoluzione francese” accessoriata di tutto quanto fa rievocazione storica, a cominciare dal Direttorio e dal Terrore, dai piccoli ruspanti Roberspierre… agli alberi della Libertà… alle ghigliottine oliate di fresco! Vergognose le campagne elettorali di Milano e Napoli !
Un olimpico balzo indietro sul cammino della Civiltà… ed a chi non vede l’ora che sia lunedì, perché esausto di tutta questa violenza e volgarità, rispondiamo che è proprio da lunedì che dovranno calzare l’elmetto, imbracciare i forconi e appostarsi in trincea: anche quelli che ora si sentono dei novelli Masaniello dei quali i Roberspierre in concorso abusano a sangue, istigandoli allo sfascio e alla barbarie.
Quasi quasi, proviamo masochisticamente nostalgia della Jervolino! I contendenti alla Cadrega di Milano e alla Seggiola di Napoli hanno dato il peggio di se’ e… se tanto mi da tanto… saranno peggiori una volta saliti al “soglio pontificio”, liberi di esternare la loro prosopopea, arroganza, “padreternità” e… “bossaggine galoppante” (cfr. da BOSS, senza la “I”, in questo caso).
Non saranno arginati dalla massa che li avrà votati, credendoli dei Conductor, dei Profeti… dei “Babbi Natale”… perché una volta esaurita la carica elettrostatica del gregge dei supporters acefali, i neo rivoluzionari saranno ricacciati nelle fogne, come meritano, avendo esaurito il proprio compito di martello pneumatico … e zittiti, perché non chiedano la giusta remunerazione per il lavoro sporco effettuato per conto del “vate”.
Del resto, i giacobini travestiti da carmelitani scalzi, urlatori di slogan e giaculatorie da manuale, autori di mantra subliminali e non di programmi, hanno in odio il popolino; gli fa ribrezzo ai radical-chic la plebaglia! A Milano, male che vada, c’è sempre un EXPO a mettere d’accordo tutti, così come in Parlamento un aumento di stipendio agli “onorevoli”… ma Napoli Miserabilissima, spremuta da un secolo e mezzo come l’osso di un’oliva non ha più che l’olezzo delle sue sfruttate emergenze e si appresta a salire sul patibolo con i napoletani che, come avveniva nelle foibe carsiche, legati col filo spinato al suo cadavere, cadranno come mosche, trascinati dal corpo di Partenope nel più profondo abisso della memoria umana.
Senza progetti, senza programmi, senza più desideri il magma caotico di Napoli - che s’è sempre pavoneggiato nell’ostentazione di una lirica quanto pavida anarchia più degna di un Pulcinella che di un Masaniello – scorrerà in rivoli di percolato d’umana monnezza tra le pietre cubiche delle sue dimore greche e romane, regnicole e risorgimentali: ci è stato chiaro da subito, durante questa orrida tornata elettorale consumatasi all’orizzonte dei paria con gli spettacolari effetti speciali della “sceneggiata” meroliana e della vajasseide prestata alla politica: grandinate di parole vuote o blasfeme, minacce e delazioni, proclami e calunnie… “chiacchiere e tabbacchére ‘e legnamme”, come predica l’antica saggezza popolare nell’indicare il Logos del Nulla assoluto… eppoi, le armi improprie della monnezza assurta a simbolo della guerra tra i contendenti, ancora immobile, a monito futuro, nelle sue artistiche forme d’arredo suburbio, eppure invisibile agli occhi di chi si sbracciava in comizi, cene con ricchi premi e cotillons, ad autoproclamarsi novello Re di Napoli.
I “rivoluzionari” plebei pronti a battere le mani, a sfasciare banchetti e gazebo, a ballare tarantelle sguaiate e ad inneggiare alla LIBERTA’, come in quel 1799 che fece petecchia, mentre al Porto ancora si ammazzavano i turisti calati dalle navi da crociera e venuti ad omaggiare quella Napoli ormai defunta ma che solo gli stranieri e gli emigranti serbano viva nel cuore… Mentre in ospedale Antonio Oscar Mendoza moriva in nome dello status symbol di un Rolex d'acciaio, immolato sull'altare della Libertà dei nuovi rivoluzionari napoletani, i signori candidati non facevano una piega e non fermavano la sarabanda per un solo minuto di cordoglio.
Canti e balli… triccabballacche scetavajasse e putipù… concludevano il loro cartellone teatrale, in attesa di fare i conti al botteghino. Vincerà il peggiore? Temiamo di sì!
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