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Governo Prodi ha i giorni contati?
29.10.06 -Credo che molti abbiano votato per
il centro sinistra - alle scorse elezioni politiche
- immaginando un segno di discontinuità
rispetto al passato.
Al di là della criminalizzazione del
personaggio Berlusconi si riteneva che la sinistra
avrebbe potuto portare ad un profondo e positivo
cambiamento nel paese.
Ma a sei mesi dalla storica frase di Prodi in
TV "Vi daremo la felicità"
oggi quella frase viene commentata solo con
ironia o considerata patetica.
Questo semestre - stando a tutti gli indici
demoscopici - ha segnato infatti una caduta
verticale nell' apprezzamento degli italiani
per Prodi nonostante che dal punto di vista
economico le cose in Eurolandia vadano benino
ed anche in Italia vi siano segnali di ripresa
che proprio con questa finanziaria, rischiano
invece di essere gelati da un rallentamento
dell'economia. Il decreto Bersani di giugno
era stato venduto come liberalizzante e si è
poi visto che di contenuti ne aveva ben pochi
se non un incredibile aggravio burocratico di
nuovi obblighi per i contribuenti, ma la fase
di preparazione della "finanziaria"
è stato un autentico disastro e lo ammettono
anche i (pochi) sostenitori del premier che
improvvisamente si trova assediato e ad un passo
da possibili dimissioni che qualche settimana
fa sembravano cose da fantascienza.
Il problema è che Prodi aveva annunciato
riforme che per ora non si vedono soprattutto
perché all'interno della coalizione gli
unici momenti di unità sono stati quelli
legati alla cancellazione di qualche legge di
Berlusconi come la parziale retromarcia sulla
riforma della giustizia, una nuova legge sulle
frequenze TV o al congelamento della riforma
Moratti, sul resto vi sono divisioni profonde
e che ogni giorno vengono alimentate da dichiarazioni
contrapposte.
All' interno del centro-sinistra ci si preoccupa,
e Fassino e Rutelli cominciano probabilmente
a capire che se il governo non durerà
serve comunque una maggioranza che resista nel
"dopo Prodi" quando D'Alema si riproporrà
come probabile successore.
Intanto il governo è in affanno. Al Senato
mancano i numeri, alla Camera emergono crepe
profonde coperte con voti di fiducia mentre
la legge finanziaria sta diventando un incubo
per tutti, in una raffica di cambiamenti in
corso d'opera che spiazzano contribuenti e categorie.
"Finanziaria in progress" e l'uscita
non è mia ma di quelli di Rifondazione.
Viene al pettine un fatto: è stata decisa
una manovra doppia rispetto alle necessità
europee e si imporrebbe di non sprecare le ingenti
nuove risorse chieste al paese, ma è
qui che la discontinuità non si vede.
Pesano infatti in "finanziaria" mille
cambiali in scadenza tanto che - dovendo accontentare
un po' tutte le componenti della maggioranza
- alla fine i costi si moltiplicano.
Anche per questo con il nuovo governo si sono
moltiplicati emolumenti ed incarichi amministrativi,
staff e collaboratori, in definitiva il costo
della politica continua ad aumentare. Molti
lettori del "Punto" mi hanno scritto
sconcertati dopo una trasmissione (di Rai 3)
scoprendo che migliaia di dirigenti ed amministratori
in aziende pubbliche o parapubbliche guadagnano
somme incredibili. Ha fatto un certo scalpore
apprendere - ad esempio - che il leader dell'
Alitalia, Cimoli, nonostante il progressivo
fallimenoi dell' azienda si prenda come stipendio
2,8 milioni di euro l' anno e per di più
- comunque - avrà anche una prossima
liquidazione principesca.
Anche su queste assurdità si vorrebbe
un intervento del governo, ma segnali in questo
senso, almeno per ora, non ne sono proprio venuti
né penso potranno arrivare vista la debolezza
di un esecutivo. "Non sono un uomo per
tutte le stagioni" sosteneva Prodi nei
giorni scorsi
Esatto e visto che l' inverno
e' ormai alle porte in molti - anche tra i suoi
- pensano sia ora per lui di farsi da parte.
Ma ai lettori di centro-destra dico che non
deve essere questo l' obbiettivo piu' importante
quanto il prepararsi a tornare a governare,
ad esempio presentando pochi emendamenti ma
molto chiari sulla finanziaria anche per vedere
se c' e' o meno (non ci sarà, temo
)
un minimo di volonta' di discutere. Prepararsi
a governare con un programma serio e chiaro
anche in campo economico perché non basta
dire "no" ma bisogna far capire a
quella minoranza di italiani attenta a queste
cose la diversità e lo spessore di un
diverso orientamento politico.
Perché anche sulla finanziaria vera e
propria verra' chiesto infatti il voto di fiducia,
vedrete
Sarà il bis di questa settimana
quando sul decreto fiscale collegato il governo
la fiducia l' ha chiesta nonostante gli appelli
perfino del presidente Napolitano. Troppi emendamenti
dell' opposizione? Macchè! C' erano soprattutto
anche quelli di maggioranza che avrebbero spaccato
l' esecutivo ed era proprio questo che non si
doveva permettere. Ma il tempo è galantuomo
e Prodi sa gia' che gliene resta poco