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Le Firme * Marco Zacchera

Politica: cosa c' e' sotto l' albero?

24.12.06 - Facendo un bilancio politico alla fine del 2006, la domanda che girà di più tra gli addetti ai lavori è se e quanto il governo Prodi durerà, ma – stando agli scommettitori – è probabile che già nella prima parte del 2007 il Professore traslocherà da Palazzo Chigi.

A succedergli potrebbe essergli Massimo D’Alema nel caso di un governo di centro-sinistra o qualche personaggio più politicamente defilato se prendesse strada invece l’ipotesi di un “governo istituzionale” benedetto da Berlusconi e dallo stesso ministro degli esteri: in questo caso il presidente del Senato Marini è in prima fila o spianando la strada per Lamberto Dini che sottolinea una certa sua insofferenza per essere “solo” alla presidenza della Commissione Esteri del Senato.

Certo è che Romani Prodi si trova in difficoltà all’interno della propria maggioranza il cui unico collante vero – a parte l’anti-berlusconismo - è da una parte il rischio (remoto) di nuove elezioni mentre quello più reale è di un neo-ricompattamento che potesse escludere le ali più a sinistra dello schieramento di governo magari in cambio di una forte accelerata a nuovi rapporti con la CDL.

E’ questo forse il disegno di Casini ma personalmente credo di più alla prima ipotesi ed osservo la tattica intelligente di D’Alema che sta nell’ombra, si compiace dei suoi positivi sondaggi personali, non entra nel merito dei problemi quotidiani (dai PACS alla finanziaria, dai presepi gay a Montecitorio all’eutanasia ogni giorno porta la sua polemica) non dando spazio ad alcuna polemica.

I guai del Professore, d'altronde, sono anche nelle difficoltà di realizzazione del “suo” Partito Democratico che non decolla ed in una popolarità che resta ai minimi, anche dopo l’approvazione della finanziaria.

Ma è tempo di dimenticare questi problemi e almeno per qualche giorno pensare alle feste di fine d’anno.

Quest’anno almeno una parte del “palazzo” si è (giustamente) dato all’austerity: pochi regali da e per i politici (ma comunque quanti sono meritati?) e gli stessi questori della Camera hanno detto “stop” ai soliti omaggi di costosi libri d’arte da tappezzeria.

La voglia di vacanze ha anche agevolato l’ultimo passaggio della “finanziaria” con il terzo e scontato voto di fiducia in una atmosfera pre-natalizia animata piuttosto dalle goliardate radicali con le statuine gay nel presepe di Montecitorio che – dopo la smentita semina di piantine di marijuana da parte dell’onorevole Caruso nel cortile del palazzo – danno comunque un’idea del livello che regna alla Camera. Tutto ciò nonostante gli appelli di Bertinotti, che peraltro si è fin qui contraddistinto con una presidenza estremamente corretta e garante dei diritti di tutti.

E’ il presidente Napoletano, piuttosto, che scalpita e lamenta (per me giustamente) come il paese sia sempre più lontano dalla politica e dal suo linguaggio, sottolineando come non sia utile per nessuno questo fossato che però si fa sempre più ampio.



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On.le Marco Zacchera, deputato piemontese di Alleanza Nazionale e responsabile del Dipartimento Esteri di AN.

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