Prodi
e' tornato restano i vecchi problemi
05.03.07
- Insomma nulla di nuovo: ero partito con Prodi
(e DAlema) sconfitti in Senato e torno
trovandoli di nuovo in sella. Strano, perché
il Ministro degli Esteri aveva preannunciato
Se perdiamo, andiamo a casa!, ha
(hanno) perduto ma a casa non ci sono andati.
La scontata riconferma del governo Prodi assomiglia
comunque molto alle condizioni sanitarie di
un paziente colpito da un secco primo infarto:
per riprendersi occorrerebbe cambiare vita,
ma il problema politico che resta alla base
del nuovo (come del vecchio) governo continua
quello di essere nato con troppi equivoci di
fondo e che non vengono certo risolti dall
innesto di un transfuga come Follini o dal voto
quasi determinante dei senatori a vita.
Ad oggi ognuno sta imbrogliando qualcuno: Follini
i suoi elettori di un tempo, l estrema
sinistra accettandolo determinante, i moderati
facendo finta di dimenticarsi di essere ricattati
a sinistra. Le 400 pagine del programma diventano
un bigino di 12 punti, ma alla fine
è inutile ripetersi: troppe e fondamentalmente
diverse sono le anime che compongono l
esecutivo e che alla fine tendono ed
ancora tenderanno - a scontrarsi a vicenda.Il
nodo e soprattutto politico e solo fino
a quando terrà nel governo il collante
della gestione a sinistra del potere
ci sarà un ulteriore cammino per Prodi.
Questo è il nocciolo della verità:
saranno (a parole) dei rivoluzionari, ma anche
i rossi più rossi tirano a spartirsi
le poltrone esattamente come i più svaccati
boiardi di Stato e da nove mesi l assalto
alla dirigenza è stato assoluto, ossessivo,
moltiplicante i costi (a perdere) per la pubblica
amministrazione. Tutto ha un prezzo e chi può
tira di più, senatore Pallaro docet.
Ma se un governo sta insieme solo per la facciata
e i posti di potere (ma deve sempre eludere
i passi importanti, salvo dare addosso a Berlusconi
e demolire quello che si è fatto in passato)
non può fare molta strada.
Il problema dei DICO, per esempio, può
essere aggirato o impantanato nelle sabbie parlamentari,
ma certo difficilmente avrà il via libera
da una maggioranza autonoma.
Più
complicato il discorso sullAfghanistan
dove i problemi sono sempre più seri
e davanti all Italia ci affacciano due
strade divergenti. Da una parte una exit
strategy che presupponga un ridimensionamento
della nostra presenza, dallaltra una adesione
alla pressante richiesta di nuovi mezzi adeguati
e nuove truppe come richiedono gli alleati nel
quadro di una situazione sempre più delicata
e pericolosa.
LAfghanistan non ha avuto quello sviluppo
che si pensava, la gente è insoddisfatta,
i signori della guerra hanno solo
cambiato pelle e fondato propri partiti ma anche
qui si ripete il contrasto storico tra mussulmani
sunniti (sponsor lArabia Saudita) e sciiti
(Iran) che in molte aree del Medio Oriente
dal Libano allAfghanistan finanziano
i propri partigiani arruolando fanatici, mentre
i terroristi trovano facilmente spazio tra molte
persone senza futuro.
Gli italiani rischiano sempre di più
ed è coprirsi con una foglia di fico
parlare di maggiore presenza delle ONG o di
assistenza umanitaria, perchè senza una
difesa adeguata per chi opera tra le gente i
rischi sono altissimi, stando nel mezzo di bande
e persone che certo non guardano per il sottile
tra civili o militari.
Un
incidente, un attentato o una recrudescenza
del conflitto (prevista per le prossime settimane
da tutti gli osservatori) metteranno a rischio
la missione italiana e anche la posizione del
nostro governo in chiave di politica interna,
perchè e evidente che lintervento
USA in Afghanistan nel 2002 non era stato pianificato
a lungo termine e uscirne comunque,
adesso, e molto difficile. Però
ciascuno si assuma le proprie responsabilità:
tre settimane fa ho chiesto ufficialmente in
commissione esteri-difesa alla Camera ai vertici
delle nostre forze armate se i nostri soldati
laggiù siano sufficientemente tutelati
e protetti. La risposta è stata di un
ambiguo politichese che mi ha molto
preoccupato. Lo si sappia già da adesso:
i nostri soldati non posso stare in Afghanistan
se non hanno i mezzi per difendersi e purtroppo
questi mezzi non ci sono, con un governo che
vuole salvare la faccia con tutti ma poi taglia
anche i fondi per la difesa. E più
importante tutelare la pelle di un nostro alpino
o dare i milioni a Pippo Baudo? Forse qualcuno
dovrebbe pur chiederselo