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Le Firme * Marco Zacchera

Pasticcio Afghanistan

11.03.07 - Cresce la tensione in Afghanistan e per maggiori dettagli rimando al secondo allegato che sintetizza uno dei miei numerosi interventi in argomento che ho tenuto questa settimana alla Camera. Mentre parlavo ricordavo quella mattina di dicembre in volo su un nostro C130 da Abu Dabi verso Kabul: ore e ore di aereo tra montagne coperte di neve, brulle e sconfinate (le Alpi le attraversi in aereo in pochi minuti), in una immensità che subito fa capire come questo grande paese sia praticamente incontrollabile .
Eppure oggi l’Italia si trova a partecipare ad una missione ONU (qualche volta ce lo si dimentica) che ha incaricato la NATO ed altri paesi di ristabilire un minimo di strutture in quel paese dilaniato da decenni di guerre. La situazione è sempre più difficile soprattutto perché non si ha il coraggio di scegliere: o lasciare gli afgani a sé stessi (ovvero al medioevo e nelle mani dei signori della guerra) e andarsene alla svelta dal paese, oppure tener duro opponendosi a chi vuole controllarlo con le armi in attesa che cresca una stentata comunità civile, ma allora bisogna farlo con rischi e determinazione. Giusta che sia l’una o l’altra decisione la cosa più sbagliata è quello che l’Italia sembra voler fare: partecipare senza chiarezza ad una missione militare ma con il freno tirato e mettendo a rischio la vita dei propri soldati senza avere chiaro in testa che da un momento all’ altro le cose possono precipitare e allora – prima di tutto per salvarsi la pelle - occorrerà sparare sul serio. Perfino Zapatero ha capito, dalla Spagna, che non ci si può tirare indietro adesso nel mezzo del guado e ha mandato rinforzi, noi – vittime dell’ interna incertezza governativa e delle profonde divisioni che vi sono al suo interno – manteniamo l’ incerto equilibrismo dello “status quo” numerico del nostro impegno, ma di fatto riducendo i costi della missione.

E’ stato approvato a Montecitorio un mio ordine del giorno in cui chiedevo al Governo di non lesinare il necessario per equipaggiamenti adeguati, perché molti nostri veicoli non sono attrezzati se attaccati dalle mine, i nostri elicotteri non sono blindati, i nostri (pochi) velivoli sono rigorosamente inadatti ad ogni copertura di difesa aerea. Lo stesso strano sequestro del giornalista di “Repubblica” Daniele Mastrogiacomo che (un altro!) è andato proprio là dove non doveva andare non farà che acuire la tensione nel mondo politico che guarda all’ Afghanistan più come a fronte di propria lotta interna che elemento di politica estera.

Il problema è così vedere se al Senato il governo avrà o meno 158 voti di senatori eletti e ci si chiede che avverrà se ciò non fosse. Fermo restano che in soccorso arriverà comunque il voto della CDL in una logica di prioritaria unità nazionale, sarebbe una plateale nuova crisi politica di Prodi. Si vedrà, certo l’ Italia gioca con le parole e non decide, implora la pace ma non la costruisce, parla di “solidarietà e cooperazione” ma non la tutela, non la difende né la finanzia e alla fine rischia di rimanere con il cerino acceso in mano, giocandosi anche la residua credibilità internazionale.



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On.le Marco Zacchera, deputato piemontese di Alleanza Nazionale e responsabile del Dipartimento Esteri di AN.

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