Un
Italia che muore
07.0407
- Ci sono delle considerazioni amare che pur
vanno fatte. Martedì ero in Spagna e
notavo come il nuovo aeroporto di Madrid abbia
una potenzialità di tre volte quello
di Fiumicino (di Malpensa non ne parliamo) e
stia diventando il vero hub dei collegamenti
tra l Europa, l Africa ed il Sud
America. Nello stesso giorno, in Francia, il
treno ad alta velocità Parigi-Strasburgo
ha fissato il record mondiale a 578 km/ora,
come dire Milano-Roma in meno di un ora.
Sempre martedì, in un atmosfera
che Guido Rossi ha definito Un mondo
come quello di Chicago negli anni 20
(chi è Al Capone: Romano Prodi ?
ndr) Telecom Italia si avviava ad essere ceduta
ad una società americana, mentre con
voto di fiducia al Decreto Bersani
(venduto come oscar delle liberalizzazioni!)
la scorsa settimana si sono cancellati i contratti
dell alta velocità ferroviaria
tra Milano-Verona e Milano-Genova, proprio mentre
in Spagna entro il 31 dicembre di questanno
esattamente nei termini previsti
verrà inaugurato il 1500° chilometro
di TAV.
Si
può benissimo continuare ad andare in
sei ore (ritardi e scioperi permettendo) tra
Milano e Roma, così come mantenere lo
svincolo autostradale di Roma Eur che venendo
da Fiumicino è tuttora quello a due corsie
inaugurato per le Olimpiadi del 1960, resta
il fatto che in Italia non ci rendiamo conto
di come restiamo indietro nei confronti della
stessa Europa e dei nostri potenziali concorrenti.
Posso anche filosoficamente criticare un certo
modo di intendere lo sviluppo, così come
noto che con il costo dello svincolo in stile
assiro-babilonese di Carisio (VC) sulla autostrada
Milano-Torino ( dove i lavori per la terza corsia
sono in corso da 6 -diconsi sei!- anni, mentre
la gente rischia la pelle e sta in coda pur
pagando uno sproposito di biglietto) ci si poteva
costruire tutta la circonvallazione della mia
città, ovvero un opera attesa da
30 anni. Sta di fatto che tra cattiva gestione,
burocrazia inefficiente, appalti discutibili,
eterni ritardi stiamo in coda nel mondo e nessuno
ha il coraggio di dirlo. Laltra faccia
della medaglia è infatti non solo limpossibilità
delle nostre imprese a competere per i costi
aggiuntivi dei trasporti, energia e servizi
ma di conseguenza l enorme
danno occupazionale, economico che ne deriva
mettendo a rischio il futuro delle giovani generazioni.
Si può continuare a non avere unautostrada
pedemontana, oppure opere necessarie come un
nuovo svincolo di Mestre o continuare a viaggiare
su una Bologna-Firenze con le curve del 1958
? E guardate che un paese non lo si ammodernizza
solo con nuove infrastrutture (che alla fine
però fanno inquinare di meno) ma soprattutto
nella mentalità, nellorganizzazione
pubblica, nei tempi e nei costi per gli obblighi
fiscali e burocratici. Ma ci vogliamo rendere
conto di come il mondo sia diventato piccolo,
di come i problemi siano globali e vadano ormai
gestiti a livello mondiale (vedi i fattori climatici)
o almeno continentale ( è il caso dellenergia,
della difesa, delleconomia) ? Eppure continuiamo
a pensare che qualcun altro provvederà.
Non
c è da stupirsi perché ormai
quasi tutte le imprese italiane siano in mano
a capitali stranieri, perché il Made
in Italy sia purtroppo spaventosamente
in ribasso, perché le nostre imprese
non abbiano più la voglia, le dimensioni,
la tecnologia per investire allestero.
Siamo quelli che non decidiamo mai, rimandiamo
sempre, roviniamo quel che abbiamo di bello
con disastri paesaggistici vergognosi ma poi
ci impuntiamo sulle virgole, i commi, i ricorsi
al TAR, le circolari ministeriali integrative
ed esplicative. Intanto pochi mega-capitalisti
(o pataccari) furbetti e trasformisti giocano
al Monopoli delle Banche, delle Assicurazioni,
delle Imprese ed ex aziende pubbliche anziché
fare il loro lavoro e comunque scaricando regolarmente
le perdite sul parco-buoi dei clienti
non tutelati. Non stupitevi se su stampa e TV
Vallettopoli riempie le pagine
e le teste dei cretini, basta che stia bene
alla larga dai problemi seri del Paese. D'altronde
per accontentare tutti il nostro governo è
composto da 103 persone, i parlamentari sono
915, i consiglieri regionali sono lievitati
in silenzio a ben oltre il migliaio, le ex Ferrovie
dello Stato sono divise in una miriade di aziende
con altrettanti consigli di amministrazione
e questo vale per mille altre cose. Intanto
il governo Prodi sta intanto demolendo (scuola-giustizia-ponte
di Messina-TAV- diritti del contribuente-immigrazione
indiscriminata-tagli alla sanità) tutto
quel poco fatto prima
Alla Destra la responsabilità
di non aver avuto sufficiente coraggio per andare
oltre sulla strada del rinnovamento del nostro
Paese nel suo quinquennio di governo, alla Sinistra
quella di volerlo colpevolmente liquidare del
tutto.