Tutti
ITALIANI ?
29.04.2007
- Questa settimana vorrei però sottolineare
i pericoli legati ad unaltra legge che
credo sia un ulteriore prezzo da pagare allipocrisia
della sinistra, ovvero la nuova normativa sulla
cittadinanza che da una parte semplifica tempi
e procedure per i neo-immigrati che con molta
più facilità potranno ottenerla
e dallaltra spalanca una voragine per
sudamericani di origine italiana che
si calcola in 800.000 potranno diventare
italiani di passaporto, ma raramente di sostanza.Pensare
che un rifugiato diventi cittadino italiano
in soli tre anni di residenza mi sembra eccessivo,
così come basterà avere un genitore
in Italia da cinque anni o aver partecipato,
se minore, ad un ciclo della scuola dellobbligo.
Essere
italiani è visto dal governo come un
diritto, ma con questo concetto
non conta praticamente nulla sentirsi
italiani e la cittadinanza diventa soltanto
una sorta di polizza di assicurazione per assistenza,
diritti, passaporto europeo. E giusto?
Ogni persona è un caso diverso, ma credo
sia più giusto tenere regole più
severe legando lacquisizione della cittadinanza
a vivere non tanto in Italia ma
nella logica di aver acquisito la nostra civiltà,
i nostri costumi, la nostra lingua. Clamorosa
poi la seconda parte della legge che riapre
i termini per ottenere la cittadinanza jus
sanguinis per essere pronipote di un italiano,
anche di lontana generazione. Il risultato è
che basterà avere avuto un avo residente
in Italia nel 1861 (centoquarantasei anni fa!)
e quindi magari nato nel 700, prima di
Napoleone, per avere diritto ad
essere italiani. Non solo, viene riconosciuta
automaticamente la cittadinanza italiana a tutte
quelle cittadine italiane che lavevano
persa per matrimonio con uno straniero
anche se ora defunte dal 1912 al 1948
essendosi in quegli anni stabilite allestero.In
Argentina, Brasile, Uruguay hanno già
fatto i conti: almeno 800.000 potenziali nuovi
cittadini busseranno ai nostri consolati, assolutamente
insufficienti ad affrontare il nuovo assalto
di richieste.
Ricordo
di aver trascorso una lunga alba a Buenos Aires
nel 2002, facendo anchio la coda davanti
al nostro consolato generale per cercare di
capire come la pensassero le centinaia di persone
accampate da ore in attesa di avere il permesso
di entrare negli uffici. Scoprii che nessuna
parlava italiano, che dellItalia non sapevano
nulla, che quasi tutti erano in coda per lucro
(si cedeva poi il posto a pagamento a chi non
voleva far la fila) e lunico interesse
per lItalia era ottenere il passaporto
per entrare poi negli USA e in Europa senza
visto. Ma lesperienza passata sembra non
averci insegnato nulla. Mi concedete pensare
che conti oggi di più in Italia la demagogia,
che un minimo di logica? E per questo
che rimango bene impressionato dal candidato
alla presidenza francese Nicolas Sarkozy che
nel suo programma in modo chiaro, preciso, documentato
espone i suoi punti di vista su queste materie
e ne enuncia i propri impegni programmatici.