Sito della Comunita' eu del -
Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Pubblicita'

Le Firme * Marco Zacchera

I Referendum e la mia proposta di riforma elettorale

06.05.07 - Sottoscriverò – ma con ben poco entusiasmo – i tre referendum elettorali e non tanto perché temo che verranno comunque vanificati da un voto parlamentare, quanto perché va amaramente preso atto che in passato la volontà referendaria espressa dalla gente sia rimasta spesso lettera morta.

Fu così per il funzionamento pubblico dei partiti, la riforma della Rai, lo stesso metodo elettorale quando fu inficiato il referendum sul sistema maggioritario (stragrande vittoria dei SI) per il non raggiungimento del 50% di votanti (votò solo il 49,7%) salvo scoprire poi che le liste erano infarcite da migliaia di elettori residenti all’estero da tempo deceduti.

Il problema è che due dei tre quesiti oggi proposti sono su aspetti abbastanza condivisibili ma minimali e che non incidono sul sistema elettorale dove non si può continuare con 9 (nove!) sistemi diversi e che in Italia cambiano troppo di frequente. Solo il terzo quesito referendario è interessante prevedendo che il premio di maggioranza sia assegnato ad un partito e non ad una coalizione, utile così per unire le forze e in prospettiva portare a maggiori aggregazioni.

Probabile che intanto verrà varata una nuova legge (rendendo inutili i referendum), ma con un po’ di esperienza accumulata in questi anni anch’io avrei una modesta proposta per un sistema elettorale valido le elezioni politiche. Credo infatti sia essenziale ritornare ad un contatto diretto tra eletti al Parlamento e territorio, ma anche in un quadro di chiarezza politica con indicazione specifica del leader del governo vincitore in un quadro di stabilità per cinque anni e semplificazione del numero dei partiti i cui leaders non possono avere – come è oggi - il diritto di indicare pressoché tutti i potenziali eletti. Sono contrario al voto di preferenza perché su larga scala favorisce solo chi è più ricco e più può’ spendere, soprattutto nei grandi centri urbani, in uno sciupio di denaro incredibile

Secondo me la formula per una riforma credibile è piuttosto semplice e dovrebbe ricalcare quella delle elezioni provinciali. Immaginate così che uno schieramento indichi un candidato-premier, che il territorio nazionale sia diviso in collegi (per la camera sarebbero di di circa 70-80.000 elettori) dove ciascun partito - o gruppi di partito - presenti un proprio candidato, magari dopo regolari “primarie”interne, o al più con voti di preferenza all’internodi una piccola lista ma quindi su un territorio limitato. Il cittadino voterebbe così una persona a lui nota e conosciuta votando conseguentemente anche il suo partito (o coalizione). Con la stessa scheda – e potrebbe essere un voto disgiunto, come per il sindaco – indicherebbe quindi anche il premier dal quale essere governato. Stabilito il premier vincitore, i seggi in palio sarebbero attribuiti alle liste in misura proporzionale, con un eventuale piccolo premio di maggioranza – se necessario - per dare stabilità quinquennale al governo. Eliminati dal conto i partiti che non raggiungessero una soglia minima di voti significativa (il 4% - come in passato - potrebbe andar bene) i seggi sarebbero assegnati all’interno di circoscrizioni regionali affinché ogni partito abbia un numero di eletti proporzionale alla provenienza dei propri voti, dichiarando eletti i candidati con le più alte percentuali nei rispettivi collegi, avendo dimostrato di essere i “più bravi” tra i loro stessi colleghi di partito .

Un sistema semplice e già verificato alle elezioni provinciali, un uovo di Colombo che non capisco perché debba essere reso più complicato.



Pubblicita'
 
 
Scrivono per Voi


On.le Marco Zacchera, deputato piemontese di Alleanza Nazionale e responsabile del Dipartimento Esteri di AN.

www.marcozacchera.it
oppure scrivermi a
marco.zacchera@libero.it







Aiutaci
Grazie !