Le
Firme * Marco
Zacchera
Venezuela:
La rivoluzione degli studenti dalla faccia pulita
27.01.08
- L'università di Monte Avila e' ai margini
della grande vallata dove scorre caotico il traffico
di Caracas e affacciandosi sembra quasi di osservare
dall'alto la capitale di un paese, il Venezuela,
in bilico sul baratro. Il traffico è raddoppiato
in pochi anni, molte auto sono l'ultimo modello
e sembrano un fiume in piena. Scopri però
che questo è soprattutto un modo per investire
i soldi per chi non riesce ad esportarli all'estero
perché la moneta locale vale sempre di
meno. Mentre scarseggiano i beni di prima necessità
la benzina continua a costare un solo centesimo
di euro al litro (!), ennesima follia di una nazionale
che sta perdendo ogni senso di equilibrio.
Si teme così un nuovo "Caracazo",
ovvero il caos, con le sparatorie (nel 1989 ci
furono più di 2000 morti per le strade)
e la gente ad assaltare i negozi.
Politicamente l'opposizione a Ugo Chavez spesso
fa rimpiangere il leader e non sembra in grado
di coalizzarsi per dare una alternativa credibile
a questa strana dittatura sudamericana fatta di
battute in TV, chilometrici discorsi, demagogia
e populismo ma che non manca di organizzare ondate
di repressione.
Ma qui a Monte Avila, nel silenzio dei corridoi,
e' nato il movimento studentesco venezuelano -
atipico per il panorama europeo - che e' stato
il grande artefice della sconfitta di Ugo Chavez
nel dicembre scorso, quando il presidente e' stato
battuto nel referendum costituzionale da lui stesso
voluto che lo avrebbe nominato a vita capo del
paese. Un movimento studentesco fatto da ragazzi
per bene, con le facce pulite, moderati nei toni
quanto preparati e determinati nella sostanza.
Quando tra queste aule e' cominciato a crescere
il fronte del "no" gli studenti hanno
scoperto che dietro di loro c'era la maggioranza
del paese, di un Venezuela sfinito dopo le troppe
assurditàdi un Chavez sempre piu´demagogico
ma sostanzialmnente incapace di affrontare un'economia
sempre piu' disordinata nonostante il fiume di
petrolio che esce dal paese, con i prezzi alle
stelle, una inflazione spaventosa, corruzione
ed inefficenze ad ogni livello.
A Caracas ci sono 50 omicidi per week-end, la
gente vive (armata) barricata in casa mentre il
dissenso dilaga e di questa opposizione sempre
più evidente - nonostante le minacce della
polizia - gli studenti sono stati il megafono.
Eccoli raccolti in aula magna, riuniti in una
specie di parlamento dove nessuno urla e dove
qualcuno si e' già dato alla politica come
Freddy Guevara, 22 anni, leader giovanile di "Un
nuovo Tempo", partito dell'opposizione diretto
da Leopoldo Lopez, il giovane sindaco di Chachao,
che - al centro di Caracas - e' l'unica parte
della città dove si respira aria di efficenza.
Oppure Stalin Gonzales, 26 anni, che e' invece
l'ex leader dei centri studenteschi di tutto il
paese e - se le elezioni ancora ci saranno - conta
di candidarsi in autunno a guidare l' "Alcadia
Libertador", un altra delle municipalità
della città.
Tra loro anche degli italiani come Ronel Gaglio,
di orgini siciliane, o come John Goicoechea conteso
dalle TV di mezzo mondo come uomo-immagine della
protesta.
Colpisce di loro la serietà, la compostezza,
quasi la consapevolezza di essere forse l'unica
via di uscita di un paese che si sta avvitando
su sè stesso. Chavez e' stato abbandonato
anche da molti fedelissimi ( il militare Baduel,
per sempio, ha fondato il partito "Podemos"
propugnando una sorta di chiavismo senza Chavez)
ma gli studenti diffidano e sostanzialmente chiedono
una riconciliazione nazionale, con il rispetto
dei diritti civili e che soprattutto si intervenga
subito e senza demagogia in una economia senza
regole fondata sull'assistenzialismo e la corruzione
che sta uccidendo il paese.
Approfittando dell'alto costo del petrolio Chavez
ha infatti distribuito a milioni di persone -
gratuitamente - beni di prima necessità
per anni, ma ha ucciso la produzione, il commercio,
il tessuto connettivo del paese. Se oggi la benzina
costa appunto un centesimo di euro al litro, l'acqua
potabile in bottiglia costa cento volte di più
e se da una parte non mancano a Caracas le cliniche
per i (pochi) miliardari, nei "barrios"
l'assistenza sanitaria e' quasi inesistente, spariti
i medici cubani dei programmi di amicizia con
Fidel Castro.
Ma, soprattutto, il Venezuela sta diventando un
pericoloso bubbone internazionale dove si concentrano
trafficanti di armi, centri di riciclaggio di
denaro sporco, probabile commercio di organi e
crocevia del terrorismo internazionale.
Non spaventano tanto le debordanti dichiarazioni
di Chavez di apertura agli Ayatollah iraniani
quanto l'appoggio sempre più scoperto del
governo venezuelano alle FARC boliviane, il che
sta facendo montare una pericolosissima situazione
di tensione con Bogotà tanto da far temere
possibile una prossima guerra tutta "bolivariana".
Negli ultimi tempi il Venezuela ha acquistato
circa 700.000 armi leggere, buona parte delle
quali non si sa che fine abbiano fatto e soprattutto
in quale mani siano finite mentre i governatori
delle province - sempre più in dissenso
con il "presidentissimo"- minacciano
apertamente una secessione federale per salvare
dal disastro almeno i propri territori.
All'università Monte Avila (vicina agli
ambienti dell'Opus Dei) l'atmosfera e' invece
da campus anglosassone, non si nascondono le speranze
che sia la Chiesa venezuelana ad essere interprete
del dissenso dei diversi ceti sociali, mentre
si prepara una classe politica dirigente che forse
sarà quella del futuro ma che vuole stare
a contatto con il popolo.
Una volta di più si guarda all'Europa come
punto di riferimento culturale e politico molto
di più che non agli Stati Uniti. Si nota
però - amaramente e quasi ironicamente
- che mentre re Juan Carlos di Spagna non ha esitato
a zittire pubblicamente Chavez che insultava in
Cile l'ex premier spagnolo Aznar, l'Italia non
ha certo fatto lo stesso. Per esempio si e' restati
sconcertati dalla recente visita di Fausto Bertinotti:
il presidente della Camera, infatti, giunto qui
(a spese dei contribuenti) in visita ufficiale
non ha neppure incontrato la comunità italiana
e tanto meno l'opposizione, ma si e' chiuso con
Chavez nel palazzo presidenziale di Miraflores
"Forse - ironizza qualcuno, a chiedere ed
ottenere nuovi finanziamenti per Rifondazione
Comunista".
Così, mentre si irride alle vicende sentimentali
di Chavez con Naomi Campbel la gente non trova
il latte per i bambini (il prezzo "ufficiale"
e' aumentato lunedì scorso del 37%, ma
non lo si trova comunque nei negozi) e la gente
vive come può.
Eppure il Venezuela sarebbe ricchissimo, letteralmente
seduto su di un mare di petrolio e con un sottosuolo
dove c'e' di tutto quanto potrebbe bastare a fare
prosperare il paese... Ma i tecnici petroliferi
locali, minacciati, se ne sono andati da anni,
la produzione di greggio e' scesa di un milione
di barili al giorno e tutto va importato in valuta
svalutata, compreso l'85% dei generi alimentari
che sarebbero invece disponibili, se solo ci fosse
una migliore organizzazione distributiva e produttiva.
D'altronde, davanti alla minaccia di occupazione
delle terre, gli imprenditori agricoli soprattutto
stranieri vendono, chiudono e se ne vanno.
"Siamo alla vigilia di grandi cambiamenti
- sostengono gli studenti - e dobbiamo prendere
atto della recente pochezza politica dell'opposizione,
dell'egoismo delle classi più agiate con
i miliardi (di dollari) esportati all'estero e
le villa con piscina circondate dal filo spinato
mentre nei barrios fame e violenza dilagano. Chiediamo
una scelta di responsabilità, prima che
sia troppo tardi.."
"Per questo chiediamo all'Italia un aiuto
alla verità" sostengono gli studenti
e per il nostro paese (che in Venezuela ha centinaia
di migliaia di nostri connazionali di prima e
seconda generazione) ci sarebbe quindi - una volta
di piu' - la grande occasione di dare voce a questa
nuova classe dirigente. Ragazzi che (e lo hanno
gia' dimostrato) se hanno fatto una scelta di
non violenza e responsabilità, non intendono
più però assistere inermi e silenziosi
al disfacimento del proprio paese.
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On.le
Marco Zacchera, deputato piemontese di Alleanza
Nazionale e responsabile del Dipartimento Esteri di
AN.
www.marcozacchera.it
oppure scrivermi a
marco.zacchera@libero.it
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