Il
tornado nella politica
10.02.08 - Ritocco queste note per lennesima
volta dopo tre giornate intense ed imprevedibili,
cercando di fare il punto su fatti e sentimenti
di cui è difficile fare una sintesi.
Ricordo
innanzitutto che solo un mese fa il governo
Prodi era in sella e che Dini ne prolungava
ingloriosamente la vita (vedi Il Punto n. 213),
che da appena tre settimane è scoppiato
il caso Mastella, due settimane fa il governo
andava in crisi, 7 giorni fa Marini tentava
di salvare il salvabile, martedì sono
state sciolte le Camere, solo da 60 ore si è
cominciato a parlare di lista unica nella CDL.
Lo scrivo solo per ricordare come le cose si
siano messe a correre velocissime
In
molti mi chiedono Che fare? e posso
semplicemente rispondere Riflettiamoci
insieme. Rifletto allora a voce alta con
le migliaia di persone che seguono il PUNTO
e soprattutto con quelle più vicine ad
Alleanza Nazionale, ma anche con tutti quelli
che come me hanno fatto politica con passione
e senza pensare sempre ad un tornaconto. Come
tutti allinizio sono rimasto smarrito
allidea di aver lavorato fino a ieri per
un partito che rischia di non esserci più
e quindi la mia prima reazione è appunto
di smarrimento ed incertezza. Poi si aperta
una riflessione più ampia che tento di
fare anche con voi.
Parto
dal presupposto che quella che si delinea tra
AN e FI ed altre forze è una lista elettorale
con un suo simbolo, ma che quel Popolo
delle Libertà per ora non è
lautomatico scioglimento di uno o più
partiti che dovranno avere un proprio cammino
interno di adesione al nuovo movimento politico
che dovrà nascere e per il quale vanno
fissate bene delle regole e dei principi. Allo
stesso modo va detto per onestà che questa
scelta delinea una strategia ben chiara, soprattutto
se vinceremo le elezioni.
Laltro
fatto che credo debba essere subito sottolineato
è che la politica è fatta da persone
che partecipano alla vita di un partito oppure
ne sono semplicemente iscritte ma che
tutte insieme rappresentano forse un
decimo (al massimo) del corpo elettorale che,
fuori dai partiti, ragiona con altre logiche
ed altre reazioni. Cominciamo proprio da qui:
è ovvio per chi ha fatto e fa politica
in un partito il disorientamento è forte
davanti a scelte coraggiose ma proposte dallalto
che ne segneranno il divenire.
Ma
cè poi appunto - anche la
grande massa degli italiani estranei agli schieramenti,
quelli che delegano con un voto ogni tanto,
quelli che chiedono basta pasticci, dateci
chiarezza e detestano la politica, che
tifano per il Grillo di turno e ci considerano
più o meno tutti uguali, che votano sotto
limpulso dellultimo momento e numericamente
sono probabilmente la maggioranza. Se sulle
minoranze ricadono le scelte sono gli altri
cittadini - in democrazia che hanno in
mano con il voto le chiavi del paese e mai come
ora sono scettici e distanti da TUTTI i partiti.
Ho
notato una cosa singolare: nelle prime ore sono
stato sommerso da sms o mail di militanti che
protestavano per le scelte, poi è venuta
avanti londa di chi sosteneva Pur
di cacciare la sinistra, ogni sacrificio è
lecito, più avanti (in queste ore)
trovo quelli che si convincono e dicono Davanti
a quello che succede a sinistra ma anche in
Italia non cè altra strada.
Ma mentre tra gli amici di partito (anzi, dei
partiti, perché anche in FI i dubbi
ci sono), le persone neutrali, la
gente che oggi ho incontrato in piazza, al bar,
alla partita hanno già scelto, sono andati
già avanti a noi e venendo subito
al sodo mio chiedevano tutti Allora,
quando si vota?... Li cacciamo, stavolta?
Appunto:
allora, che fare? Da una parte gli appelli di
Feltri o de Il Giornale, dallaltra
la militanza che per i più anziani è
stata fatica, rischio, emarginazione, difesa
delle proprie radici. Io interrogo me stesso
e ricordo il ragazzo attivista missino che ero,
poi il giovane amministratore locale, a seguire
il politico regionale che dava addosso ai potenti
del Piemonte, il parlamentare che ha organizzato
Fiuggi e che in questi ultimi anni
ha cercato di dare un contributo perché
ci fosse voce per lItalia nel mondo. Mi
guardo, mi interrogo, però ricordo bene
che Almirante nel 72 volle la Destra
Nazionale per aprire gli steccati, che
divenni tanti anni fa consigliere comunale con
LIntesa di Destra voluta a
Verbania da Nino Carazzoni (e che per questa
rinunciò al suo sicuro seggio di consigliere
del MSI), che nel 94 ragionammo a lungo
se fondare o meno Alleanza Nazionale, scelta
che assolutamente non rimpiango ed è
stata vincente. Ecco, oggi vorrei più
tempo per discutere, approfondire, far crescere
dal basso una decisione e ragiono così
perché questo è il mio modo di
pensare, di agire
Ma mi rendo anche conto
che i tempi di reazione non possono più
essere quelli della discussione in sezione perchè
in una settimana Veltroni ha tagliato (o almeno
lo dice) con lestrema sinistra mettendosi
a rischio come non mai. Davanti a queste grandi
novità e a questi ritmi noi non possiamo
stare fermi a discutere, anche perché
si vota il 13 aprile e le liste si presentano
tra pochi giorni. Lo dicevo allinizio:
sono sempre più veloci i tempi della
politica, forse troppo, ma se il mondo cambia
intorno a me non posso fermarmi e lamentarmi,
perché gli eventi incalzano e comunque
non si fermano.
Penso
- soprattutto - che personalmente vedevo comunque
una proiezione progressiva di AN prima in una
federazione di partiti e poi in un partito unico
del centro-destra perchè se crediamo
in una logica bipolare (cosa che sosteniamo
da 15 anni) è logico che le cose si dovessero
evolvere così.
Ma
allora si tratta solo di una accelerata dei
tempi? Perché se è così
può non piacermi il metodo, ma non ne
posso che accettare tutta la sostanza. D'altronde
lo stesso Berlusconi aveva accantonato solo
15 giorni fa lidea del Partito del
popolo delle libertà perché
si era reso conto che non cerano i tempi,
ma quanto è avvenuto nei giorni scorsi
a sinistra non può essere ignorato ed
ha dato una spinta che ci impone delle risposte
elettorali immediate.
Potremmo
forse lasciar scivolare via loccasione
delle prossime elezioni politiche anticipate
e da noi fortemente volute offrendo agli italiani
una semplice, vecchia alleanza tra
4 partiti (e tanti altri partitini) senza fare
neppure un passo avanti rispetto a sette anni
fa, quando ora i nostri avversari hanno fatto
una scelta riformista che non può essere
ignorata? No, non possiamo. Forse possiamo dire
che questa è una scelta elettorale alla
quale dovrà seguire una maturata scelta
di unità politica, fatta di riflessioni
meditate e non saremo lontani dal delineare
una strategia che segua la logica.
Così
come dobbiamo obbiettivamente prendere atto
che se lapparato dei partiti, gli eletti,
i dirigenti, molto spesso anche i semplici iscritti
vedono con sospetto e comprensibile timore la
fine del loro partito (per me una
Fiamma Tricolore che mi resta nel cuore) dallaltra
- in numero enormemente superiore - ci sono
italiani che non si pongono più questi
problemi perché il dilemma per loro è
già superato: loro non stanno più
tanto in AN o con la Lega o in FI ma stanno
semplicemente di qua e non di
là.
Di
là cè la gente di
Prodi, di Bertinotti e di Veltroni, di
qua un Cavaliere da molti non amato, ma
senza il quale non sarebbe forse nata AN, non
sarebbe cresciuta la CDL, non saremmo qui oggi
a chiederci se facciamo bene a fare un nuovo
passo in avanti. Per questo, alla fine, penso
che questo passo vada fatto purchè in
un programma elettorale serio per il futuro
della mia Nazione nulla vada contro i miei principi,
i miei ideali, la mia bandiera.
Certo,
fremo per certi compagni di viaggio che non
amo (e non alludo a FI con la quale conviviamo
ormai da anni, ma alle temute new entry
alla Mastella
) ma non posso appunto fermarmi
al mio stato danimo perché è
la crisi dellItalia intorno a me che mi
impone di andare avanti, di scegliere alla svelta,
di tentare prima di tutto di cambiare il governo
della mia Patria e poi tentare di farla risalire.
Piuttosto chiedo chiare regole di ingaggio su
chi sta dentro e chi sta fuori, perchè
chi sta fuori e con il proprio simbolo gode
il vantaggio della visibilità e non dovrebbe
però godere i vantaggi dell apparentamento,
arrivando in Parlamento con il premio di maggioranza
e meno del 2% dei voti!
Stamattina
ero a Cuneo per il congresso provinciale ed
ho visto che la platea condivideva quando dicevo
che abbiamo la consapevolezza di fare un passo
importante, superando una parte di vita scolpita
dentro di noi, ma lo facciamo perché
crediamo davvero che siamo in una emergenza,
che fuori da AN (come da FI, dalla Lega o dallUDC)
ci stanno tantissimi italiani neutrali
nel senso che votano in modo ormai interscambiabile
tra questi diversi partiti (di solito per simpatie
o antipatie verso i rispettivi leader) ma considerandoci
già una cosa sola . E
questa la scommessa di Berlusconi - ma soprattutto
di Fini e di tanti altri per costruire
un futuro diverso da quello immaginato solo
da due mesi fa. Lo facciamo non solo per essere
determinanti, ma in fondo applicando anche in
anticipo proprio quel referendum per cui lanno
scorso abbiamo raccolto le firme. Ci avete pensato?
Nei fatti con il PD da una parte e con il PDL
dallaltra la legge elettorale è
già riscritta come voleva e vuole la
maggior parte della gente, dando un taglio ai
partitini ed ai costi della politica,
lasciando aperte sostanzialmente solo due strade
principali. Vogliamo o no correre la nostra
strada, quella che crediamo possa vincere il
13 aprile, o ci fermiamo come vorrebbe
qualcuno - a discutere sulla simpatia o meno
verso Berluscon, i ma facendo così solo
il gioco di Veltroni? Anche per me è
una scelta difficile, ma ragionandoci credo
si debba avere non solo coraggio, ma anche convinzione
nel farla.