Candidati,
Programmi, Illusioni & Certezze
10.03.08
- Giorni di pre-candidature con una infinità
di commenti che spesso vengono regolarmente
smentiti dai fatti, di programmi più
o meno velleitari, di molta incertezza mentre
lunica cosa che non cambia sembra il fatto
che Veltroni non recupera, anzi,
secondo i sondaggi della settimana il distacco
con il PDL si allarga. Concentriamoci allora
su quanto scritto nei programmi elettorali che
a leggere in trasparenza sembrano avere poche
differenze ma in realtà al di
là delle etichette sottolineano
approcci molto diversi. Chi si stacca dal coro
è soprattutto la Sinistra arcobaleno
(superata alla sua sinistra da un altro microcosmo
di ultrasinistri) che porta avanti parole vetuste
ma destinate ad un ben determinato segmento
sociale di cui si è fatta garante e portavoce.
Una sinistra che ventanni fa rappresentava
con il PCI ben un terzo dellelettorato
italiano sembra con gli Arcobalenodestinata
a rappresentare come in Spagna, in Francia ma
anche a Mosca un segmento irriducibile ma convinto.
Cè da chiedersi come potessero
fino a ieri governare insieme al PD che invece
non perde occasione per staccarsi dal suo passato
storico considerato imbarazzante, ad esempio
candidando persone teoricamente agli antipodi.
Nei programmi il PD sconfina perfino su temi
cari al centro-destra comprendendo bene che
chi insegue deve raccogliere in campo altrui
per riempire il granaio. Alcune cose però
non convincono molto come i candidati-etichetta
e che a volte spariscono subito per strada (come
la dipendente ASL di Borgomanero dipendente-tipo
e indicata come capolista, ma che si è
scoperto poi non essere mai stata presente al
lavoro negli ultimi sei anni). Soprattutto Veltroni
punta molto sullimmagine e sembra voler
far dimenticare lesperienza di Prodi
sparito perfino dai TG anche se lo stesso
programma democratico non può prescindere
dalla gravità della situazione né
da un minimo di continuità con quello
dei ministri uscenti, presenti quasi tutti nelle
liste del partito. Il rischio del PD è
di sostituire una parte del proprio elettorato
storico ma allo stesso tempo, in prospettiva,
Veltroni sa che può anche permettersi
di perdere queste elezioni pur di essere incoronato
e riconosciuto (anche a livello internazionale)
come credibile leader della prossima opposizione.
Veltroni sa benissimo che lItalia è
a pezzi e che la protesta sociale è reale,
legata alla perdita di potere dacquisto
delle classi più disagiate, sa di portarne
la responsabilità morale dopo un biennio
di governo fallimentare e in fondo in fondo
spera che Berlusconi gli tolga le castagne dal
fuoco. Questa è la sostanza perchè
il resto è forma, teatro, come teatro
sono state le frizioni con i Radicali (che hanno
perso la faccia nel braccio di ferro teso ad
una migliore rappresentanza nelle liste) mentre
semmai più gravi sono i silenziosi scontri
interni tra le varie anime che compongono
lo scenario PD.
Veniamo
al Centro di Casini che rischia di uscire molto
ridimensionato, soprattutto al senato, dal voto
del 13 aprile anche se non è detto che
in futuro davanti ad ipotesi ministeriali
non si crei presto qualche accordo tecnico
con il Cavaliere dal quale lo dividono aspetti
caratteriali ma non certo sostanziali diversità
di programmi. Vedrete il miracolo che farà
lofferta di qualche poltrona tecnica
in cambio di un patto di non aggressione. Da
questo punto di vista, infatti, trovo che lUDC
sia una aperta contraddizione con sé
stesso in quanto attacca Berlusconi ma poi non
cè una virgola concreta di diversità
rispetto al programma del PDL.
Al
concreto mi chiedo cosa servirà piuttosto
votare UDC, soprattutto al Senato, quando la
speranza di raccogliere l8% appare in
molte regioni (come in Piemonte) del tutto fuori
dalla portata del partito.
Nel
nuovo Partito delle Libertà prosegue
intanto a tappe forzate lunione di fatto
tra FI ed AN, con qualche mal di pancia allinterno
delle rispettive strutture ma aperto consenso
da parte dellelettorato che ha già
metabolizzato il nuovo partito. Fini gioca di
rimessa allombra del Cavaliere, punta
probabilmente alla presidenza della Camera da
dove avrà un ruolo più indipendente
e di garanzia rispetto allessere numero
due al governo. Stupisce la compostezza del
Cavaliere che è sincero quando dice Siamo
dei matti a volerci prendere in mano una situazione
così. Berlusconi credo che odia
fare il leader di partito ma si diverta invece
un sacco quando la gente lo acclama: gli piace
prendersi in mano le responsabilità,
essere il comandante in capo e amerebbe soprattutto
essere ricordato come il leader capace di aver
riassestato l Italia. Berlusconi è
quello che è finalmente sé stesso
nel trascinare e scaldare la sua
platea, quello che lancia in aria i fogli del
programma avversario, che ride, che una volta
di più rompe i canoni della politica
anche in modo politicamente scorretto.
Eppure se osservate - Berlusconi è
più conscio del passato sulle sue responsabilità
ed infatti il programma del PDL rispecchia il
momento di difficoltà economica e sembra
più cauto nelle proposte, ma anche più
realistico. Il Cavaliere sembra soprattutto
molto determinato nel voler rispettare i tempi
del proposto cambiamento, con una sventagliata
di decreti-legge da far approvare al più
presto. Sa che avrà poco tempo prima
del prevedibile attacco dei sindacati, di qualche
magistrato, di una parte della Kultura,
di tante trasmissioni TV che fregandosene
della par condicio quotidianamente sono
tuttora apertamente schierate a sinistra. Al
PDL fa da sponda la Lega Nord che - grazie al
premio di maggioranza - dovrebbe comunque incrementare
il numero dei propri seggi e verifica con soddisfazione
come molti punti leghisti siano diventati di
tutti, a cominciare dal forte bisogno di sicurezza
che domina lelettorato. Stonano invece
decisamente a mio avviso certe
impuntature alla Calderoni mentre molto più
credibili sono Maroni e Castelli, che sanno
parlar chiaro senza offendere nessuno.
Resta
lestrema destra di Daniela Santanchè
che ogni giorno che passa conferma come ben
difficilmente si avvicinerà ad un quoziente
elettorale e che è stata presa nettamente
in contropiede dal troppo rapido mutare degli
eventi e delle alleanze elettorali. Anche perché
un po come per lUDC
il programma della Destra è di fatto
quello del PDL da cui ci si stacca solo per
critiche ed attacchi personali agli ex alleati,
ma senza una parola veramente alternativa.