Le
Firme * Marco
Zacchera
Il
mio 25 aprile
25.04.08
- Sarà per la svolta elettorale, i libri
di Giampaolo Pansa, le indagini demoscopiche
che sottolineano come al 46% degli italiani
il 25 aprile non dice praticamente più
nulla (il 21% non sa neppure di che festa si
tratti) fatto sta - salvo che per una infima
minoranza di incalliti resistenti a tempo
pieno che lItalia sta riscoprendo
pagine nascoste della propria storia. Perfino
lineffabile ex presidente Scalfaro stamattina
sul Corriere della Sera prendeva
le distanze da certi proclami circolati nei
giorni scorsi. A proposito di Scalfaro, visto
che ha cominciato la sua carriera di magistrato
nel 1944, mi sono sempre chiesto se avrà
fatto o meno anche lui il giuramento alla repubblica
di Salò.
Ma tornando alle celebrazioni del 25 aprile,
proprio ieri sera durante un lungo dibattito
su questo argomento in una TV locale (andrà
in onda su TELE VCO questa sera alle 20.30,
replica sabato e domenica, appena riesco la
metterò sul mio sito) persino i presidenti
locali dellANPI e della Casa della
Resistenza sembravano darmi in parte ragione
il che solo qualche anno fa sarebbe
stato un fatto impensabile. Che cosa sostenevo?
Innanzitutto che non erano più in discussione
i Valori (democrazia, libertà, pluralismo)
che oggi sono di tutti, ma che la coerenza impone
oggi alla sinistra di avere il coraggio di guardare
dentro sé stessa ed ammettere le proprie
responsabilità legate a molte circostanze
della guerra civile e le settimane di sangue
che ne sono seguite, dopo aver bloccato ogni
approfondimento di ricerca storica bypartisan
per decenni, nella logica dellaccredito
politico al PCI cui era stato appaltato
il ricordo resistenziale. Sostenevo anche come
fosse sbagliato non sottolineare le profonde
differenze politiche e culturali che animavano
i diversi reparti partigiani e come sia necessario
separare la verità dei fatti dalla troppo
spesso demagogica vulgata resistenziale.
Forse hanno fatto un certo effetto alcuni documenti
che ho prodotto (atti di morte di persone sconosciute
ammazzate dai liberatori nei boschi
dellOssola) e in questo senso chiedevo
perché non vengano organizzati dibattiti
alla presenza anche di storici di diverse tendenze
e soprattutto come sia necessario attualizzare
il messaggio per le giovani generazioni, del
tutto disinteressate a questi eventi e portati
a considerare naturali alcuni beni
(come la libertà o la democrazia) che
invece sono stati conquistati con il sangue.
La Storia non deve essere quindi scritta solo
dai vincitori e prima di tutto deve cercare
di documentare e di capire. Sono morti quasi
tutti i testimoni diretti, non ci sono più
ferite da rimarginare, è giusto e doveroso
ricordare, ma è altrettanto giusto cercare
quindi di capire meglio come si svolsero i fatti,
il perché di una guerra che divise il
nostro paese in due fazioni e - se una parte
aveva tutte le ragioni - come mai cera
anche laltra? E troppo semplice
e non è vero sostenere che da una parte
stavano tutti i santi e dallaltra tutti
i perversi. Troverei invece giusto cercare di
far capire con più equilibrio - soprattutto
alle nuove generazione - perché si svilupparono
quelle situazioni atroci, affinché
soprattutto - non tornino mai piu. A livello
nazionale si è indubbiamente aperto in
questi ultimi anni un ampio dibattito su quegli
anni eroici ma anche tremendi, a livello locale
invece tutto è dato maggiormente per
scontato, ingessato, non degno di revisione
storica. Strano, perché negli anni ho
conosciuto molti che in quegli anni scelsero
la difficile e pericolosa guerra in montagna,
ma anche altri che invece vissero la disperata
e non meno pericolosa trincea del fascismo in
dissoluzione e ne ho avuto testimonianze preziose
che nel privato sono spesso diverse dalle versioni
ufficiali. Ne ho scritto molte volte, ma il
muro di gomma dei Gendarmi della Memoria
(come li chiama Pansa) è spesso impalpabile,
monocorde, assoluto.
Come ho scritto sul mio libro Staffette
quando ero bambino andavo sempre con i miei
zii al Buon Rimedio, poco sopra Suna verso Cavandone,
e - lungo via XX Settembre - ad una curva dove
una volta finiva la strada asfaltata cera
un villetta che teneva sempre le persiane semichiuse.
Mia zia Stella, passandoci davanti, ci faceva
sempre dire una preghiera. Un po più
grandicello ma ancora ben lontano dal
cominciare con la politica le chiesi
il perché e ricordo bene quando mi raccontò
come in quella casa vivevano ancora i genitori
di due ragazzi che nel 44 scelsero ciascuno
una strada diversa. Entrambi furono uccisi,
a pochi giorni e pochi chilometri di distanza,
luno massacrato da una parte e laltro
dallaltra. Le guerre sono tutte brutte
ed inumane, ma la più brutta di tutte
è spararsi tra fratelli.
Ricordare questo è prima di tutto
il mio 25 aprile.
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On.le
Marco Zacchera, deputato piemontese di Alleanza
Nazionale e responsabile del Dipartimento Esteri di
AN.
www.marcozacchera.it
oppure scrivermi a
marco.zacchera@libero.it
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