Per
un eroe sconosciuto
18.05.08
- Cari Amici del PUNTO, dedico
idealmente questo numero del punto a Domenico
Noviello, 65 anni, di Castelvolturno, ucciso
ieri dalla camorra con venti colpi di pistola.
Sette anni fa Noviello si era rifiutato di pagare
il pizzo per la propria autoscuola
ed aveva denunciato gli estorsori, alla cui
famiglia si celebrerà un
processo a Napoli il mese prossimo. Non aveva
né scorta né protezioni e lo hanno
ammazzato due killer per strada come un cane,
proprio nello stesso giorno in cui si celebrava
la Festa della Polizia e mentre a Napoli - in
pieno centro - alcuni delinquenti con il viso
coperto rovesciavano cassonetti e immondizie
in una delle poche strade ripulite, dandole
fuoco. Poco spazio per lassassinio di
Noviello sui giornali di oggi, 25 secondi è
durato il servizio in TV ieri sera: se lo Stato
e il nuovo Governo non riusciranno a dimostrare
che il coraggio civile di Domenico Novello sia
servito a qualcosa, che Napoli ed il Sud possono
e devono uscire dalle grinfie dei delinquenti,
non meriteremo di considerarci un popolo civile.
Aria
nuova in Parlamento
decisamente
a Montecitorio sembra di vivere in unaria
diversa dal passato in questo non troppo rapido
avvio della 16° legislatura repubblicana.
Cè una mutata atmosfera che non
è stata solo determinata dal cambio di
maggioranza ma soprattutto dal fatto che in
tutti cè un forte senso di responsabilità
e di preoccupazione, come mai avevo notato in
precedenza. Lo hanno sottolineato un po
tutti con un reciproco fair play un po
imprevisto nelle discussioni sulla fiducia:
solo Di Pietro sembra essersi assunto il ruolo
di oppositore spinto ed infatti, alla ricerca
di gloria e visibilità, è stato
lunico fino ad ora a dare qualche scossa
ai dibattiti. Confermo comunque limpressione
che ci sia nel centro-destra una genuina voglia
di fare, mentre gli sconfitti dimostrano (almeno
finora) aperture e disponibilità, forse
perché hanno capito che la gente non
accetterebbe più un continuo muro contro
muro e vuole risposte, chiunque governi. Certo
i sorrisi dellavvio non resisteranno nel
tempo davanti alle polemiche che sicuramente
non mancheranno, ma Berlusconi deve approfittare
subito - dando risposte con i fatti di
questo periodo di relativa bonaccia presentando
nei prossimi cento giorni alcuni
decreti significativi a dimostrazione di un
approccio diverso nella gestione del paese.
Pare che il governo lo voglia fare già
dalla prossima settimana presentando una serie
di decreti per mantenere gli impegni elettorali
e quindi lo attendiamo al varco. Una scossa
comunque cè indubbiamente stata,
così come buone notizie vengono anche
dallamministrazione della Camera: pensate
che la sola riduzione di numero dei gruppi parlamentari
comporterà un risparmio di spese per
circa 11 milioni di euro allanno. Lagenda
delle cose da fare è impressionante ed
i fatti ci diranno se veramente questa sarà
una legislatura costituente e capace non solo
di rinnovare la politica ma anche di segnare
uninversione di rotta per un Paese che
è pericolosamente fermo. Aiuta in questo
senso la chiarezza dellesito elettorale
che ha assegnato ruoli e responsabilità.
Soprattutto lo ripeto ancora una volta
- non cè tempo da perdere.
20
anni fa, Almirante e Romualdi
In
questi giorni giusto 20 anni fa
morivano quasi contemporaneamente i due grandi
padri del Movimento Sociale Italiano: Giorgio
Almirante e Pino Romualdi. Ho avuto modo di
conoscerli abbastanza bene e credo che entrambi
oggi vedrebbero con favore la nascita del Popolo
delle Libertà visto il loro desiderio
di non chiudersi mai a tutta la società
italiana già fin dalla fondazione del
MSI, il 26 dicembre del 1946. Proprio nel loro
ricordo e per rispettarne linsegnamento
credo che per noi di AN non conti solo partecipare
alla costruzione tecnica del nuovo
partito quanto il peso che la Destra italiana
(ieri MSI, poi MSI-DN, ora AN, domani nel PDL)
possa e debba portare al patrimonio comune del
nuovo movimento politico. Lo dico perché
non vorrei che presi dai nuovi impegni
ministeriali alcuni leader si dimenticassero
dei perché più profondi
che muovono o dovrebbero muovere la politica.
La Politica non è solo amministrare
bene, con scrupolo ed onestà, è
anche voler applicare e rivendicare dei principi
condivisi al momento di costituire un nuovo
movimento politico. Principi che non siano solo
facili slogan ma servano davvero come linee-guida
concrete, per lavorare in profondità.
Pensiamoci: in qualsiasi decreto o nuova legge
che sia da quelle sullimmigrazione
alla difesa della famiglia, da una legge finanziaria
alla tutela degli italiani nel mondo
ci possono essere diversi approcci nel modo
di interpretare i problemi e di proporne delle
soluzioni. Noi quindi non dobbiamo tanto o soltanto
andare dietro ai posti quanto pretendere
che il nuovo partito realizzi nei fatti quellItalia
che abbiamo sempre voluto. Un paese dove contino
le radici, le tradizioni, la fede religiosa,
la correttezza istituzionali, la libertà
ma anche la difesa conseguente dellidentità
e del rispetto nazionale, la tutela dei connazionali
in Italia ed allestero. Questo chiedo
ora ad AN: di non sciupare la sua storia, i
motivi per cui abbiamo iniziato a batterci tanti
anni fa proprio con Almirante e Romualdi, di
avere il coraggio di approfondire ORA queste
serie linee programmatiche in vista della prossima
fusione nel PDL. Ho qualche timore che questo
si faccia seriamente e quindi lo dico in anticipo,
così come bene lho sentito riaffermare
da un vecchio del MSI come Franco
Servello nei giorni scorsi a Milano, presentando
un suo libro ad un convegno organizzato dalleurodeputata
Cristiana Moscardini e presenti numerosi dirigenti
di AN, da Alfredo Mantica a Gennaro Malgieri.
Ricordando
Almirante e Romualdi, in allegato (clicca)vi
propongo alcune pagine tratte dal mio libro
Staffette a loro dedicate, ricordando
a chi desiderasse leggere il volume ( 216 pagine
IIa edizione 13 euro, ma in omaggio
per i lettori del PUNTO ) che può richiedermelo
via mail a marco.zacchera@libero,.it, oppure
scaricarselo facilmente in pdf dalla home page
del mio sito www.marcozacchera.it
Si
ricomincia: prime Proposte
Con
linizio della nuova legislatura ho predisposto
alcune proposte di legge che ho già depositato
alla Camera recuperandole ed aggiornandole rispetto
alla scorsa legislatura. Sono a disposizione
dei lettori sul sito www.camera.it, cliccando
sul mio nome. Le proposte riguardano la figura
professionale del costruttore edile, predisposta
in collaborazione con le Associazioni artigiane
(pdl n. 496 e 498)), la tutela dei prodotti
italiani nel settore marmoreo e lapideo (n.497),
la istituzione delle denominazioni di origine
per la difesa dei prodotti agro-alimentari tradizionali
locali (n.499) che si collega alla n. 500 (Istituzione
del consorzio Valgrande). Ho riproposto anche
la legge per lequità di pensionamento
dei dipendenti postelegrafonici licenziati nel
94-95 che la scorsa legislatura
era giunta ad un passo dalla definitiva approvazione
e, provocatoriamente, la n. 502 per listituzione
di una casa da gioco sul Lago Maggiore. Questultima
anche per sottolineare le assurdità attuali
nella normativa sul gioco e le lotterie in Italia,
che sono una vera...lotteria! Ho poi co-presentato
altre leggi insieme a diversi colleghi ma non
essendone primo firmatario non ne ho particolari
meriti. Sottolineo comunque limportanza
delle proposte contro lusura (n. 728),
e per la tutela dei piccoli comuni.
A
proposito dei Rom
Non
capisco con che faccia la vicepremier spagnola
avrebbe accusato lItalia di razzismo
per i primi timidi tentativi di combattere limmigrazione
clandestina e contenere il problema dei Rom
da parte del governo Berlusconi, quando è
proprio la Spagna che non soccorre in mare i
battelli di immigrati in viaggio verso le Canarie
o il Sud della Spagna ed ha addirittura fatto
alzare barriere di filo spinato per evitare
intrusioni nelle proprie enclaves
marocchine. Alle avventate parole della vice
di Zapatero è seguita una ritrattazione
diplomatica, ma sarebbe ora che tutta lEuropa
cominciasse a porsi questi problemi in modo
univoco e deciso, anche con una revisione dei
trattati di Shenghen che non sono eterni ma
anzi vanno adeguati alle mutate situazioni politiche
e sociali che ci sono ai margini del nostro
continente. I primi passi di Maroni agli Interni
sono stati comunque incoraggianti: speriamo
si vada avanti con serenità ma anche
con fermezza, soprattutto trasformando in effettive
e reali le espulsioni che troppe volte restano
solo pezzi di carta senza seguito. In questi
giorni si parla anche dei problemi creati dai
campi rom e a questo proposito
ecco una lettera-testimonianza inviatami da
un lettore lombardo del Punto: ai
lettori un eventuale e libero commento
Ciao
Marco, ho lavorato 3 anni come vigile di quartiere
a
., a contatto con uno dei più
grandi campi rom autorizzati del nord italia.
Strutture in buono stato, servizi igienici,
acqua potabile, gas, luce elettrica senza problemi.
Il "re" del campo filava a bordo di
una Mercedes 560 nuova, con tanto di "scorta",
altri con macchine sportive (bmw, alfa romeo,
lancia, etc..). Dopo alcune indagini che ho
condotto con un valido collega, è emerso
che alcuni veicoli viaggiavano con assicurazione
inesistenti (contrassegno e certificato abilmente
falsificati), abbiamo sequestrato alcune vetture
e, da quello che abbiamo saputo, grazie alle
nostre indicazioni si sono aperte le porte per
una indagine più approfondita sui produttori
di documenti contraffatti. A 500 metri di distanza
dal campo autorizzato ve ne era uno abusivo,
ma nel territorio di
.. Questa comunità
non aveva nulla. Vivevano in camper senza vetri
ed in mezzo al fango e alle zanzare (una volta
ci siamo fermati nei pressi del campo e mi sono
preso una decina di punture in cinque minuti).
I bambini giocavano tra i rovi e mangiavano
con le mani in mezzo agli escrementi degli animali
che convivevano con loro. Quando faceva freddo
accendevano fuochi e si mettevano vicini a dormire,
come fanno i miei gatti durante l'inverno nella
cuccia che gli prepariamo in garage. Perchè
non cominciamo a garantire ai bambini un futuro
migliore, togliendoli da famiglie che non possono
crescerli (o che li concepiscono per sfruttarli),
affidandoli a chi li curerebbero con attenzione
ed amore?
Aggiungo
solo un particolare: davanti ad una questuante
con il bambino al collo (a Roma ce ne sono moltissime)
perché non si interviene immediatamente
ai sensi di legge con denuncia per sfruttamento
di minori, ma contemporaneamente verificando
se quel bambino sia effettivamente suo figlio
? Il carabiniere o l agente che a 100
metri da Montecitorio vede distrattamente la
scena e non interviene non dà un esempio
di omissione di atti dufficio?
***************************************************
Da
" STAFFETTE" di Marco Zacchera
Il primo leader
del cuore? Giorgio Almirante !
S (Simona Rossotto): Così hai iniziato
con la politica attiva. Quando hai incontrato
per la prima volta Giorgio Almirante?
M (Marco Zacchera): Avevo cominciato
a frequentare la sede del MSI di Verbania, ma
comunque io non volevo iscrivermi proprio per
senso di indipendenza ma poi - nell'estate successiva
- mi hanno invitato ad andare per una settimana
ad un convegno dei giovani missini a Cascia,
in Umbria.
Pochi giorni prima del meeting mentre stavo
lavorando in albergo è venuto da me il
segretario cittadino, il mio amico di allora
e di oggi Giampiero Pedretti, che ha insistito
"Non puoi andarci se non hai la tessera".
Allora mi sono iscritto, era l'agosto del 1970.
Partii per Cascia con due amici su una Fiat
'600 verde con il radiatore che perdeva e ogni
quindici chilometri andava rifornito (di acqua).
Dormimmo diverse notti in macchina perché
non c'era posto in albergo ed il segretario
della federazione di Novara, Nino Masaracchio,
mi dette 15.000 lire per le spese della settimana
e la benzina per il viaggio: prendere o lasciare.
Dei due amici di allora uno, Camillo Pili, è
diventato assessore in Sardegna, l'altro l'ho
perso di vista. Proprio perché contano
poco le esperienze personali lasciatemi raccontare
piuttosto che cosa fosse un incontro come quello,
che qualcuno poi dipinse addirittura come una
specie di campo paramilitare.
In realtà eravamo 3-400 dirigenti giovanili
del MSI di tutta Italia e per una settimana
rimanemmo inchiodati nel cinema del paese a
discutere su tutto. Sul palco c'era il segretario
del partito, Giorgio Almirante, che ascoltava
e prendeva appunti. A pranzo e a cena Almirante
sedeva poi a tavola con noi e voleva conoscerci
tutti, interrogandoci uno per uno facendoci
domande di ogni tipo. Dava veramente l'impressione
di uno che voleva capire di che pasta eri fatto
e insisteva nel dibattito cercando di metterci
in difficoltà. Quando mi chiese di dove
venivo e seppe che ero di Verbania mi raccontò
che durante la Repubblica Sociale, nel 1944,
era stato per un mese dalle nostre parti a comandare
il presidio fascista in due paesi dell'Ossola:
Vogogna e Borca di Macugnaga.
Nell'assemblea plenaria e nelle commissioni
dopo cena vi erano dibattiti vivacissimi e molto
surreali su come avremmo guidato l'Italia quando
- e non lo dubitava nessuno - presto avremmo
diretto il paese. Tra i tanti relatori ne ricordo
uno che mi parve lucidissimo nel presentare
dei programmi seri di riforma della scuola:
il professor Primo Siena. Lo persi di vista
ma l'ho ritrovato - ottantenne, ma sempre in
gamba - proprio questa primavera, libero docente
all'Università di Santiago del Cile:
è proprio piccolo il mondo !
Ricordo che da Cascia per la prima volta telefonai
a casa in teleselezione (prima le "interurbane"
si facevano tutte ancora passando da una centralinista)
e soprattutto una sera quando durante la cena
manco' improvvisamente la luce elettrica. Nel
buio si sentì un urlo "Arrivano
i comunisti" e la sala da pranzo del ristorante
si trasformo' in una bolgia: urla, botte, tavoli
rovesciati. Nessuno capiva più niente
e io mi misi prudentemente in un angolo. Sul
più bello tornò la luce e ricordo
ancora l'attuale senatore Ugo Martinat, oggi
capo di AN in Piemonte, con in mano una gamba
di tavolo divelta ed usata a mo' di clava mentre,
naturalmente, di comunisti non ce n'era ombra.
Erano le conseguenze del clima di tensione che
si respirava nell' Italia di quegli anni e proprio
in quei giorni il telegiornale mostrava i blindati
inviati dal governo a Reggio Calabria per sedare
la rivolta popolare che era scoppiata per chiedere
che Reggio fosse promossa capoluogo regionale
al posto di Catanzaro, con le barricate nel
rione Sbarre e la protesta guidata da Ciccio
Franco.
S: Ricordando Giorgio Almirante. Chi era?
M: Giorgio Almirante era diventato segretario
del MSIDN nel 1969 alla morte del segretario
precedente, Arturo Michelini. Era nato nel 1914,
bravo giornalista poi diventato deputato già
nel '48. Uno che parlava benissimo, soprattutto
in TV e nei comizi. Passava per moderato ed
avrebbe probabilmente voluto aprire già
allora in qualche modo l'estrema destra verso
il centro, anticipando nei fatti Alleanza Nazionale,
ma le circostanze e l' "Arco Costituzionale"
di allora, (ovvero la tacita intesa tra i partiti
dai liberali ai comunisti, quelli che avevano
votato la Carta Costituzionale) non lo permettevano.
Grande trascinatore, Almirante era uno che incantava
in TV e faceva audience ma - pensate! - quando
c'erano i dibattiti importanti di solito gli
avversari non andavano neppure a "Tribuna
politica" (si chiamava così l'unica
trasmissione di allora cui partecipavano a turno
i diversi leaders politici in un confronto tra
di loro o con i giornalisti) perché con
lui non si doveva e poteva neppure discutere.
Almirante era il "mio" segretario,
se gli scrivevi ti rispondeva sempre di persona
scrivendo a macchina o a mano ed io avevo imparato
quasi a memoria a furia di leggerlo "Memorie
di un fucilatore", il libro in cui raccontava
la sua vita. Tra l'altro raccontava come durante
la guerra avesse salvato la pelle a un ebreo
romano che a sua volta gliela aveva salvata
nel 1945 nascondendolo nei mesi della grande
mattanza dopo il 25 aprile. Tramite la vedova
di Almirante, Donna Assunta, ho rintracciato
il nome di questa persona che abita a Roma ed
è tuttora vivente.
S: E il Movimento Sociale Italiano?
M: Negli anni '70 MSI-DN era un partito
che prendeva circa il 5% dei voti alle elezioni
politiche (con un buon successo nel 1972, quando
sfiorò il 9% con 26 senatori e 56 deputati)
ma con un elettorato prevalentemente al centro-sud
eleggendo di solito 30-40 deputati condannati
alla opposizione perpetua.Proprio perché
non c'erano speranze concrete di governo si
facevano molte discussioni interne, ed era quella
la nostra "Politica" magari utopistica,
ma sicuramente genuina. Il MSI era nato alla
fine del 1946 - per la precisione il 26 dicembre
- nello studio di Arturo Michelini a Roma ed
era all'inizio essenzialmente composto da ex
fascisti sopravvissuti, molti dei quali avevano
militato nella RSI, la Repubblica Sociale Italiana,
repubblica fondata da Mussolini dopo il settembre
1943, alleata dei tedeschi nell'Italia Settentrionale.
Su iniziativa di Augusto De Marsanich (che era
stato sottosegretario con Mussolini e rappresentante
dell' Italia alla Società delle Nazioni,
l' ONU di allora) già dal suo primo congresso
il MSI si dette sul fascismo una linea inequivocabile
"Non rinnegare, non restaurare" che
- per persone appena uscite dalla guerra - significava
l'accettazione senza riserve del metodo democratico
a differenza di altri movimenti di estrema destra
o neofascisti sempre sul filo della legalità
o della violenza. È eccessivamente semplicistico
dire quindi che il MSI fosse solo una riproposizione
del fascismo anche se era evidente la simpatia
che ne provavano molti militanti, soprattutto
quelli che da giovani avevano aderito al regime.
A destra c'erano però molti altri fermenti,
compresi quelli che anche nel MSI facevano riferimento
alle correnti del fascismo "di sinistra",
corporativo e anti-capitalistico.
Nel 1947 il MSI partecipò alle prime
elezioni comunali di Roma conquistando tre seggi
e nelle successive elezioni politiche del 1948
elesse un senatore e cinque deputati. Quell'anno
si erano tenute elezioni politiche fondamentali
per l'Italia neo-repubblicana perché
il nostro paese sostanzialmente scelse di stare
nell'Europa occidentale ed il voto del 28 aprile
vide appunto la sconfitta del " Fronte
Popolare" composto da socialisti e comunisti
e la grande vittoria della DC che raccolse i
voti anticomunisti.
I primi leaders furono Arturo Michelini e Giorgio
Almirante eletti a Roma, Gianni Roberti ed il
giovane Roberto Mieville eletti in Campania,
Russo Perez in Sicilia. Rilevante che il MSI
votò a favore dell'ingresso dell'Italia
nella NATO (oggi come allora l'alleanza militare
dell'Atlantico del Nord, con USA e Gran Bretagna
- ovvero i "nemici" del fascismo -
in posizione strategicamente dominante) facendo
quindi una chiara scelta di politica estera.
Tra l'altro ho scoperto recentemente che quei
cinque primi deputati del MSI erano seduti alla
Camera proprio nei banchi della fila (l'ultima
in alto a destra) che occupo in questa 15a legislatura!
Alle elezioni successive del 1953, venuto meno
l'immediato pericolo della caduta dell'Italia
nella zona di influenza sovietica (che intanto
aveva inglobato numerose nazioni dell'Est Europeo
dalla Polonia all'Ungheria, dalla Cecoslovacchia
alla Germania Est, oltre a Romania, Bulgaria
e - in modo diverso - anche la Jugoslavia che
pur con il maresciallo Tito poteva permettersi
di rimanere su posizioni più indipendenti)
il MSI conquistò 7 senatori e 23 deputati
posizionandosi all'estrema destra dello schieramento
politico, ma sempre in un ambito prettamente
parlamentare. Il partito si caratterizzava per
un acceso anticomunismo, per la difesa dell'italianità
e la richiesta che Trieste fosse restituita
all'Italia (avvenne solo nel 1954, dopo lotte,
incidenti e morti ammazzati), ma anche insistendo
per un programma di riforme sociali che riprendeva
alcuni degli aspetti dello stesso fascismo,
un regime che - non so quanti giovani di oggi
lo sappiano - fu sì una dittatura, ma
che anche dette agli italiani molti diritti
sociali, dall'assistenza sanitaria e pensionistica
alla settimana lavorativa di 40 ore. Per alcuni
anni intorno al 1960 il MSI sorresse anche le
maggioranze di alcuni governi centristi ma lo
scivolamento a sinistra della Democrazia Cristiana
presto lo riemarginò. Proprio nel 1960,
in occasione di un congresso missino che si
doveva tenere a Genova, il PCI organizzò
pesanti scontri di piazza che causarono diversi
morti, la conseguente caduta del governo del
DC Tambroni e di fatto l'inizio del centro-sinistra
con l'ingresso dei socialisti al governo.
Il MSI che ho conosciuto io era però
quello della seconda generazione dove i giovani
del 1945 avevano già i capelli bianchi
e ricordo soprattutto dibattiti serratissimi
dove le correnti
del partito di allora (quelle storiche di Almirante,
Romualdi, Pino Rauti) si scontravano per questioni
ideologiche che mi sembravano puramente teoriche
ed utopistiche. Alcuni leader del partito erano
davvero grandi oratori come il monarchico Covelli
(che nel 1972 aveva aderito con il suo movimento
ed il partito era così diventato MSI-DN
("Destra Nazionale") con tanto di
inno: "L'ultima Frontiera", parole
e musica di Gianna Preda, editorialista del
settimanale " Il Borghese". Alcuni
fondatori del partito ( come Filippo Anfuso,
già ambasciatore a Berlino durante la
guerra o il pugliese Araldo di Crollalanza)
erano scomparsi, mentre il "moderato"
Ernesto De Marzio, capogruppo alla Camera, nel
1976 dette vita a "Democrazia Nazionale",
una importante scissione di vertice che per
tre anni ridusse il MSI ai minimi termini anticipando
una "apertura al centro" che in qualche
modo voleva sganciare il partito dall'emarginazione
perpetua, ma non ebbe seguito nell'elettorato.
Negli anni '70, comunque, visto che salvo a
Roma, Napoli e nel sud veniva eletto di solito
un solo parlamentare per circoscrizione, i leaders
erano noti a tutti, anche perché con
la notorietà venivano le preferenze e
quindi di solito succedevano a sé stessi.
Tra gli altri, con Franco Maria Servello, a
Milano l'avvocato senatore Nencioni aveva "in
cura" (professionale) metà del mondo
giovanile, mentre a Torino c'era Abelli, a Pescara
l'on.le Delfino, in Friuli De Micheli Vitturi,
in Toscana il "bastian contrario"
- e perennemente in polemica, ma grande cervello
- Beppe Niccolai, Nino Tripodi (e poi Raffaele
Valensise) in Calabria.
A Catania già nel 1972 fu eletto un caro
amico, Enzo Trantino, che ho poi avuto a fianco
per anni in Parlamento imparando da lui un'
infinità di cose e capace di battute
fulminanti, a conferma di essere un fine e grande
avvocato. Sulla sua rivista "Percorsi"
Gennaro Malgieri (oggi amministratore della
RAI, un uomo di profonda cultura) ha riassunto
più volte ed in maniera molto valida
caratteri e uomini di quello che è stato
il MSI-DN.
Impossibilitato a partecipare alle maggioranze
parlamentari perché "chiuso"
appunto dall' "Arco Costituzionale,"
il partito viveva di una forte dialettica interna
e soprattutto (allora la televisione non aveva
la diffusione e la varietà di oggi) si
caratterizzava per una grande abbondanza di
giornali e riviste culturali, le "palestre"
dove crescevano i nuovi dirigenti ed i grandi
nomi dibattevano su temi culturali e politici
che nel panorama del tempo erano molto più
sentiti che non oggi. Anch'io - poco più
che ragazzo - scrivevo già sull' "Italiano"
di Pino Romualdi diretto allora da una cara
amica di Novara, Carla De Paoli, che mi considerava
un po' uno dei suoi pupilli. Ma c'erano decine
di riviste, periodici, mensili, oltre ad alcuni
settimanali come "Candido" o "Il
Borghese" di buona tiratura. Fondato negli
anni 1950 già allora il quotidiano del
partito era il "Secolo d'Italia".
Chiederlo in edicola spesso era francamente
inopportuno, peggio ancora tenerlo in vista
sotto il braccio.
Questo fermento culturale e tante polemiche
interne riempivano il vuoto creato dall'impossibilità
di gestire vere occasioni di potere o di amministrare
- salvo rarissimi casi - realtà cittadine
importanti.
A livello giovanile i dirigenti erano in gran
parte quelli che oggi sono ai vertici di Alleanza
Nazionale a cominciare da Gianfranco Fini che
intorno al 1980 era il leader del Fronte della
Gioventù e nel 1983 fu eletto in parlamento.
Gli anni '70 (ma sostanzialmente la situazione
fu identica dal 1953 al '94) prefiguravano infatti
dei blocchi politici stabili con una destra
che non contava quasi nulla (salvo che per qualche
elezione trasversale più o meno segreta
come avveniva per eleggere i Presidenti della
Repubblica), un centro che con la DC raccoglieva
circa il 40% dei voti e si spostava progressivamente
a sinistra. Qui era evidente l'egemonia dei
comunisti del PCI che era un monolite con oltre
il 25% dei voti e roccaforti imprendibili in
Emilia e Toscana. A cavallo dei due grandi partiti
stavano i socialisti - con una forza tra il
10 ed il 15% ed una infinita serie di scissioni
interne e successivi ricompattamenti - che passavano
da alleanze di governo a Roma con la DC a quelle
a livello locale strette di solito con la sinistra