Sito della Comunita' eu del -
Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

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Le Firme * Marco Zacchera

Per un eroe sconosciuto

18.05.08 - Cari Amici del “PUNTO”, dedico idealmente questo numero del punto a Domenico Noviello, 65 anni, di Castelvolturno, ucciso ieri dalla camorra con venti colpi di pistola. Sette anni fa Noviello si era rifiutato di pagare il “pizzo” per la propria autoscuola ed aveva denunciato gli estorsori, alla cui “famiglia” si celebrerà un processo a Napoli il mese prossimo. Non aveva né scorta né protezioni e lo hanno ammazzato due killer per strada come un cane, proprio nello stesso giorno in cui si celebrava la Festa della Polizia e mentre a Napoli - in pieno centro - alcuni delinquenti con il viso coperto rovesciavano cassonetti e immondizie in una delle poche strade ripulite, dandole fuoco. Poco spazio per l’assassinio di Noviello sui giornali di oggi, 25 secondi è durato il servizio in TV ieri sera: se lo Stato e il nuovo Governo non riusciranno a dimostrare che il coraggio civile di Domenico Novello sia servito a qualcosa, che Napoli ed il Sud possono e devono uscire dalle grinfie dei delinquenti, non meriteremo di considerarci un popolo civile.

Aria nuova in Parlamento

decisamente a Montecitorio sembra di vivere in un’aria diversa dal passato in questo non troppo rapido avvio della 16° legislatura repubblicana. C’è una mutata atmosfera che non è stata solo determinata dal cambio di maggioranza ma soprattutto dal fatto che in tutti c’è un forte senso di responsabilità e di preoccupazione, come mai avevo notato in precedenza. Lo hanno sottolineato un po’ tutti con un reciproco fair play un po’ imprevisto nelle discussioni sulla fiducia: solo Di Pietro sembra essersi assunto il ruolo di oppositore spinto ed infatti, alla ricerca di gloria e visibilità, è stato l’unico fino ad ora a dare qualche scossa ai dibattiti. Confermo comunque l’impressione che ci sia nel centro-destra una genuina voglia di fare, mentre gli sconfitti dimostrano (almeno finora) aperture e disponibilità, forse perché hanno capito che la gente non accetterebbe più un continuo muro contro muro e vuole risposte, chiunque governi. Certo i sorrisi dell’avvio non resisteranno nel tempo davanti alle polemiche che sicuramente non mancheranno, ma Berlusconi deve approfittare subito - dando risposte con i fatti – di questo periodo di relativa bonaccia presentando nei prossimi “cento giorni” alcuni decreti significativi a dimostrazione di un approccio diverso nella gestione del paese. Pare che il governo lo voglia fare già dalla prossima settimana presentando una serie di decreti per mantenere gli impegni elettorali e quindi lo attendiamo al varco. Una scossa comunque c’è indubbiamente stata, così come buone notizie vengono anche dall’amministrazione della Camera: pensate che la sola riduzione di numero dei gruppi parlamentari comporterà un risparmio di spese per circa 11 milioni di euro all’anno. L’agenda delle cose da fare è impressionante ed i fatti ci diranno se veramente questa sarà una legislatura costituente e capace non solo di rinnovare la politica ma anche di segnare un’inversione di rotta per un Paese che è pericolosamente fermo. Aiuta in questo senso la chiarezza dell’esito elettorale che ha assegnato ruoli e responsabilità. Soprattutto – lo ripeto ancora una volta - non c’è tempo da perdere.

20 anni fa, Almirante e Romualdi

In questi giorni – giusto 20 anni fa – morivano quasi contemporaneamente i due grandi padri del Movimento Sociale Italiano: Giorgio Almirante e Pino Romualdi. Ho avuto modo di conoscerli abbastanza bene e credo che entrambi oggi vedrebbero con favore la nascita del Popolo delle Libertà visto il loro desiderio di non chiudersi mai a tutta la società italiana già fin dalla fondazione del MSI, il 26 dicembre del 1946. Proprio nel loro ricordo e per rispettarne l’insegnamento credo che per noi di AN non conti solo partecipare alla costruzione “tecnica” del nuovo partito quanto il peso che la Destra italiana (ieri MSI, poi MSI-DN, ora AN, domani nel PDL) possa e debba portare al patrimonio comune del nuovo movimento politico. Lo dico perché non vorrei che – presi dai nuovi impegni ministeriali – alcuni leader si dimenticassero dei “perché” più profondi che muovono o dovrebbero muovere la politica. La “Politica” non è solo amministrare bene, con scrupolo ed onestà, è anche voler applicare e rivendicare dei principi condivisi al momento di costituire un nuovo movimento politico. Principi che non siano solo facili slogan ma servano davvero come linee-guida concrete, per lavorare in profondità. Pensiamoci: in qualsiasi decreto o nuova legge che sia – da quelle sull’immigrazione alla difesa della famiglia, da una legge finanziaria alla tutela degli italiani nel mondo – ci possono essere diversi approcci nel modo di interpretare i problemi e di proporne delle soluzioni. Noi quindi non dobbiamo tanto o soltanto andare dietro ai “posti” quanto pretendere che il nuovo partito realizzi nei fatti quell’Italia che abbiamo sempre voluto. Un paese dove contino le radici, le tradizioni, la fede religiosa, la correttezza istituzionali, la libertà ma anche la difesa conseguente dell’identità e del rispetto nazionale, la tutela dei connazionali in Italia ed all’estero. Questo chiedo ora ad AN: di non sciupare la sua storia, i motivi per cui abbiamo iniziato a batterci tanti anni fa proprio con Almirante e Romualdi, di avere il coraggio di approfondire ORA queste serie linee programmatiche in vista della prossima fusione nel PDL. Ho qualche timore che questo si faccia seriamente e quindi lo dico in anticipo, così come bene l’ho sentito riaffermare da un “vecchio” del MSI come Franco Servello nei giorni scorsi a Milano, presentando un suo libro ad un convegno organizzato dall’eurodeputata Cristiana Moscardini e presenti numerosi dirigenti di AN, da Alfredo Mantica a Gennaro Malgieri.

Ricordando Almirante e Romualdi, in allegato (clicca)vi propongo alcune pagine tratte dal mio libro “Staffette” a loro dedicate, ricordando a chi desiderasse leggere il volume ( 216 pagine – IIa edizione – 13 euro, ma in omaggio per i lettori del PUNTO ) che può richiedermelo via mail a marco.zacchera@libero,.it, oppure scaricarselo facilmente in pdf dalla home page del mio sito www.marcozacchera.it

Si ricomincia: prime Proposte

Con l’inizio della nuova legislatura ho predisposto alcune proposte di legge che ho già depositato alla Camera recuperandole ed aggiornandole rispetto alla scorsa legislatura. Sono a disposizione dei lettori sul sito www.camera.it, cliccando sul mio nome. Le proposte riguardano la figura professionale del costruttore edile, predisposta in collaborazione con le Associazioni artigiane (pdl n. 496 e 498)), la tutela dei prodotti italiani nel settore marmoreo e lapideo (n.497), la istituzione delle denominazioni di origine per la difesa dei prodotti agro-alimentari tradizionali locali (n.499) che si collega alla n. 500 (Istituzione del consorzio Valgrande). Ho riproposto anche la legge per l’equità di pensionamento dei dipendenti postelegrafonici licenziati nel ’94-’95 che la scorsa legislatura era giunta ad un passo dalla definitiva approvazione e, provocatoriamente, la n. 502 per l’istituzione di una casa da gioco sul Lago Maggiore. Quest’ultima anche per sottolineare le assurdità attuali nella normativa sul gioco e le lotterie in Italia, che sono una vera...lotteria! Ho poi “co-presentato” altre leggi insieme a diversi colleghi ma non essendone primo firmatario non ne ho particolari meriti. Sottolineo comunque l’importanza delle proposte contro l’usura (n. 728), e per la tutela dei piccoli comuni.

A proposito dei Rom

Non capisco con che faccia la vicepremier spagnola avrebbe accusato l’Italia di “razzismo” per i primi timidi tentativi di combattere l’immigrazione clandestina e contenere il problema dei Rom da parte del governo Berlusconi, quando è proprio la Spagna che non soccorre in mare i battelli di immigrati in viaggio verso le Canarie o il Sud della Spagna ed ha addirittura fatto alzare barriere di filo spinato per evitare intrusioni nelle proprie “enclaves” marocchine. Alle avventate parole della vice di Zapatero è’ seguita una ritrattazione diplomatica, ma sarebbe ora che tutta l’Europa cominciasse a porsi questi problemi in modo univoco e deciso, anche con una revisione dei trattati di Shenghen che non sono eterni ma anzi vanno adeguati alle mutate situazioni politiche e sociali che ci sono ai margini del nostro continente. I primi passi di Maroni agli Interni sono stati comunque incoraggianti: speriamo si vada avanti con serenità ma anche con fermezza, soprattutto trasformando in effettive e reali le espulsioni che troppe volte restano solo pezzi di carta senza seguito. In questi giorni si parla anche dei problemi creati dai campi rom e – a questo proposito – ecco una lettera-testimonianza inviatami da un lettore lombardo del “Punto”: ai lettori un eventuale e libero commento

“Ciao Marco, ho lavorato 3 anni come vigile di quartiere a ……., a contatto con uno dei più grandi campi rom autorizzati del nord italia. Strutture in buono stato, servizi igienici, acqua potabile, gas, luce elettrica senza problemi. Il "re" del campo filava a bordo di una Mercedes 560 nuova, con tanto di "scorta", altri con macchine sportive (bmw, alfa romeo, lancia, etc..). Dopo alcune indagini che ho condotto con un valido collega, è emerso che alcuni veicoli viaggiavano con assicurazione inesistenti (contrassegno e certificato abilmente falsificati), abbiamo sequestrato alcune vetture e, da quello che abbiamo saputo, grazie alle nostre indicazioni si sono aperte le porte per una indagine più approfondita sui produttori di documenti contraffatti. A 500 metri di distanza dal campo autorizzato ve ne era uno abusivo, ma nel territorio di …….. Questa comunità non aveva nulla. Vivevano in camper senza vetri ed in mezzo al fango e alle zanzare (una volta ci siamo fermati nei pressi del campo e mi sono preso una decina di punture in cinque minuti). I bambini giocavano tra i rovi e mangiavano con le mani in mezzo agli escrementi degli animali che convivevano con loro. Quando faceva freddo accendevano fuochi e si mettevano vicini a dormire, come fanno i miei gatti durante l'inverno nella cuccia che gli prepariamo in garage. Perchè non cominciamo a garantire ai bambini un futuro migliore, togliendoli da famiglie che non possono crescerli (o che li concepiscono per sfruttarli), affidandoli a chi li curerebbero con attenzione ed amore?

Aggiungo solo un particolare: davanti ad una questuante con il bambino al collo (a Roma ce ne sono moltissime) perché non si interviene immediatamente ai sensi di legge con denuncia per sfruttamento di minori, ma contemporaneamente verificando se quel bambino sia effettivamente suo figlio ? Il carabiniere o l’ agente che a 100 metri da Montecitorio vede distrattamente la scena e non interviene non dà un esempio di omissione di atti d’ufficio?

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Da " STAFFETTE" di Marco Zacchera
Il primo leader del cuore? Giorgio Almirante !

S (Simona Rossotto): Così hai iniziato con la politica attiva. Quando hai incontrato per la prima volta Giorgio Almirante?

M (Marco Zacchera): Avevo cominciato a frequentare la sede del MSI di Verbania, ma comunque io non volevo iscrivermi proprio per senso di indipendenza ma poi - nell'estate successiva - mi hanno invitato ad andare per una settimana ad un convegno dei giovani missini a Cascia, in Umbria.
Pochi giorni prima del meeting mentre stavo lavorando in albergo è venuto da me il segretario cittadino, il mio amico di allora e di oggi Giampiero Pedretti, che ha insistito "Non puoi andarci se non hai la tessera".
Allora mi sono iscritto, era l'agosto del 1970. Partii per Cascia con due amici su una Fiat '600 verde con il radiatore che perdeva e ogni quindici chilometri andava rifornito (di acqua). Dormimmo diverse notti in macchina perché non c'era posto in albergo ed il segretario della federazione di Novara, Nino Masaracchio, mi dette 15.000 lire per le spese della settimana e la benzina per il viaggio: prendere o lasciare.
Dei due amici di allora uno, Camillo Pili, è diventato assessore in Sardegna, l'altro l'ho perso di vista. Proprio perché contano poco le esperienze personali lasciatemi raccontare
piuttosto che cosa fosse un incontro come quello, che qualcuno poi dipinse addirittura come una specie di campo paramilitare.
In realtà eravamo 3-400 dirigenti giovanili del MSI di tutta Italia e per una settimana rimanemmo inchiodati nel cinema del paese a discutere su tutto. Sul palco c'era il segretario del partito, Giorgio Almirante, che ascoltava e prendeva appunti. A pranzo e a cena Almirante sedeva poi a tavola con noi e voleva conoscerci tutti, interrogandoci uno per uno facendoci domande di ogni tipo. Dava veramente l'impressione di uno che voleva capire di che pasta eri fatto e insisteva nel dibattito cercando di metterci in difficoltà. Quando mi chiese di dove venivo e seppe che ero di Verbania mi raccontò che durante la Repubblica Sociale, nel 1944, era stato per un mese dalle nostre parti a comandare il presidio fascista in due paesi dell'Ossola: Vogogna e Borca di Macugnaga.
Nell'assemblea plenaria e nelle commissioni dopo cena vi erano dibattiti vivacissimi e molto surreali su come avremmo guidato l'Italia quando - e non lo dubitava nessuno - presto avremmo diretto il paese. Tra i tanti relatori ne ricordo uno che mi parve lucidissimo nel presentare dei programmi seri di riforma della scuola: il professor Primo Siena. Lo persi di vista ma l'ho ritrovato - ottantenne, ma sempre in gamba - proprio questa primavera, libero docente all'Università di Santiago del Cile: è proprio piccolo il mondo !
Ricordo che da Cascia per la prima volta telefonai a casa in teleselezione (prima le "interurbane" si facevano tutte ancora passando da una centralinista) e soprattutto una sera quando durante la cena manco' improvvisamente la luce elettrica. Nel buio si sentì un urlo "Arrivano i comunisti" e la sala da pranzo del ristorante si trasformo' in una bolgia: urla, botte, tavoli rovesciati. Nessuno capiva più niente e io mi misi prudentemente in un angolo. Sul più bello tornò la luce e ricordo ancora l'attuale senatore Ugo Martinat, oggi capo di AN in Piemonte, con in mano una gamba di tavolo divelta ed usata a mo' di clava mentre, naturalmente, di comunisti non ce n'era ombra.
Erano le conseguenze del clima di tensione che si respirava nell' Italia di quegli anni e proprio in quei giorni il telegiornale mostrava i blindati inviati dal governo a Reggio Calabria per sedare la rivolta popolare che era scoppiata per chiedere che Reggio fosse promossa capoluogo regionale al posto di Catanzaro, con le barricate nel rione Sbarre e la protesta guidata da Ciccio Franco.

S: Ricordando Giorgio Almirante. Chi era?

M: Giorgio Almirante era diventato segretario del MSIDN nel 1969 alla morte del segretario precedente, Arturo Michelini. Era nato nel 1914, bravo giornalista poi diventato deputato già nel '48. Uno che parlava benissimo, soprattutto in TV e nei comizi. Passava per moderato ed avrebbe probabilmente voluto aprire già allora in qualche modo l'estrema destra verso il centro, anticipando nei fatti Alleanza Nazionale, ma le circostanze e l' "Arco Costituzionale" di allora, (ovvero la tacita intesa tra i partiti dai liberali ai comunisti, quelli che avevano votato la Carta Costituzionale) non lo permettevano.
Grande trascinatore, Almirante era uno che incantava in TV e faceva audience ma - pensate! - quando c'erano i dibattiti importanti di solito gli avversari non andavano neppure a "Tribuna politica" (si chiamava così l'unica trasmissione di allora cui partecipavano a turno i diversi leaders politici in un confronto tra di loro o con i giornalisti) perché con lui non si doveva e poteva neppure discutere. Almirante era il "mio" segretario, se gli scrivevi ti rispondeva sempre di persona scrivendo a macchina o a mano ed io avevo imparato quasi a memoria a furia di leggerlo "Memorie di un fucilatore", il libro in cui raccontava la sua vita. Tra l'altro raccontava come durante la guerra avesse salvato la pelle a un ebreo romano che a sua volta gliela aveva salvata nel 1945 nascondendolo nei mesi della grande mattanza dopo il 25 aprile. Tramite la vedova di Almirante, Donna Assunta, ho rintracciato il nome di questa persona che abita a Roma ed è tuttora vivente.

S: E il Movimento Sociale Italiano?

M: Negli anni '70 MSI-DN era un partito che prendeva circa il 5% dei voti alle elezioni politiche (con un buon successo nel 1972, quando sfiorò il 9% con 26 senatori e 56 deputati) ma con un elettorato prevalentemente al centro-sud eleggendo di solito 30-40 deputati condannati alla opposizione perpetua.Proprio perché non c'erano speranze concrete di governo si facevano molte discussioni interne, ed era quella la nostra "Politica" magari utopistica, ma sicuramente genuina. Il MSI era nato alla fine del 1946 - per la precisione il 26 dicembre - nello studio di Arturo Michelini a Roma ed era all'inizio essenzialmente composto da ex fascisti sopravvissuti, molti dei quali avevano militato nella RSI, la Repubblica Sociale Italiana, repubblica fondata da Mussolini dopo il settembre 1943, alleata dei tedeschi nell'Italia Settentrionale.
Su iniziativa di Augusto De Marsanich (che era stato sottosegretario con Mussolini e rappresentante dell' Italia alla Società delle Nazioni, l' ONU di allora) già dal suo primo congresso il MSI si dette sul fascismo una linea inequivocabile "Non rinnegare, non restaurare" che - per persone appena uscite dalla guerra - significava l'accettazione senza riserve del metodo democratico a differenza di altri movimenti di estrema destra o neofascisti sempre sul filo della legalità o della violenza. È eccessivamente semplicistico dire quindi che il MSI fosse solo una riproposizione del fascismo anche se era evidente la simpatia che ne provavano molti militanti, soprattutto quelli che da giovani avevano aderito al regime. A destra c'erano però molti altri fermenti, compresi quelli che anche nel MSI facevano riferimento alle correnti del fascismo "di sinistra", corporativo e anti-capitalistico.
Nel 1947 il MSI partecipò alle prime elezioni comunali di Roma conquistando tre seggi e nelle successive elezioni politiche del 1948 elesse un senatore e cinque deputati. Quell'anno si erano tenute elezioni politiche fondamentali per l'Italia neo-repubblicana perché il nostro paese sostanzialmente scelse di stare nell'Europa occidentale ed il voto del 28 aprile vide appunto la sconfitta del " Fronte Popolare" composto da socialisti e comunisti e la grande vittoria della DC che raccolse i voti anticomunisti.
I primi leaders furono Arturo Michelini e Giorgio Almirante eletti a Roma, Gianni Roberti ed il giovane Roberto Mieville eletti in Campania, Russo Perez in Sicilia. Rilevante che il MSI votò a favore dell'ingresso dell'Italia nella NATO (oggi come allora l'alleanza militare dell'Atlantico del Nord, con USA e Gran Bretagna - ovvero i "nemici" del fascismo - in posizione strategicamente dominante) facendo quindi una chiara scelta di politica estera.
Tra l'altro ho scoperto recentemente che quei cinque primi deputati del MSI erano seduti alla Camera proprio nei banchi della fila (l'ultima in alto a destra) che occupo in questa 15a legislatura!
Alle elezioni successive del 1953, venuto meno l'immediato pericolo della caduta dell'Italia nella zona di influenza sovietica (che intanto aveva inglobato numerose nazioni dell'Est Europeo dalla Polonia all'Ungheria, dalla Cecoslovacchia alla Germania Est, oltre a Romania, Bulgaria e - in modo diverso - anche la Jugoslavia che pur con il maresciallo Tito poteva permettersi di rimanere su posizioni più indipendenti) il MSI conquistò 7 senatori e 23 deputati posizionandosi all'estrema destra dello schieramento politico, ma sempre in un ambito prettamente parlamentare. Il partito si caratterizzava per un acceso anticomunismo, per la difesa dell'italianità e la richiesta che Trieste fosse restituita all'Italia (avvenne solo nel 1954, dopo lotte, incidenti e morti ammazzati), ma anche insistendo per un programma di riforme sociali che riprendeva alcuni degli aspetti dello stesso fascismo, un regime che - non so quanti giovani di oggi lo sappiano - fu sì una dittatura, ma che anche dette agli italiani molti diritti sociali, dall'assistenza sanitaria e pensionistica alla settimana lavorativa di 40 ore. Per alcuni anni intorno al 1960 il MSI sorresse anche le maggioranze di alcuni governi centristi ma lo scivolamento a sinistra della Democrazia Cristiana presto lo riemarginò. Proprio nel 1960, in occasione di un congresso missino che si doveva tenere a Genova, il PCI organizzò pesanti scontri di piazza che causarono diversi morti, la conseguente caduta del governo del DC Tambroni e di fatto l'inizio del centro-sinistra con l'ingresso dei socialisti al governo.
Il MSI che ho conosciuto io era però quello della seconda generazione dove i giovani del 1945 avevano già i capelli bianchi e ricordo soprattutto dibattiti serratissimi dove le correnti
del partito di allora (quelle storiche di Almirante, Romualdi, Pino Rauti) si scontravano per questioni ideologiche che mi sembravano puramente teoriche ed utopistiche. Alcuni leader del partito erano davvero grandi oratori come il monarchico Covelli (che nel 1972 aveva aderito con il suo movimento ed il partito era così diventato MSI-DN ("Destra Nazionale") con tanto di inno: "L'ultima Frontiera", parole e musica di Gianna Preda, editorialista del settimanale " Il Borghese". Alcuni fondatori del partito ( come Filippo Anfuso, già ambasciatore a Berlino durante la guerra o il pugliese Araldo di Crollalanza) erano scomparsi, mentre il "moderato" Ernesto De Marzio, capogruppo alla Camera, nel 1976 dette vita a "Democrazia Nazionale", una importante scissione di vertice che per tre anni ridusse il MSI ai minimi termini anticipando una "apertura al centro" che in qualche modo voleva sganciare il partito dall'emarginazione perpetua, ma non ebbe seguito nell'elettorato. Negli anni '70, comunque, visto che salvo a Roma, Napoli e nel sud veniva eletto di solito un solo parlamentare per circoscrizione, i leaders erano noti a tutti, anche perché con la notorietà venivano le preferenze e quindi di solito succedevano a sé stessi.
Tra gli altri, con Franco Maria Servello, a Milano l'avvocato senatore Nencioni aveva "in cura" (professionale) metà del mondo giovanile, mentre a Torino c'era Abelli, a Pescara l'on.le Delfino, in Friuli De Micheli Vitturi, in Toscana il "bastian contrario" - e perennemente in polemica, ma grande cervello - Beppe Niccolai, Nino Tripodi (e poi Raffaele Valensise) in Calabria.
A Catania già nel 1972 fu eletto un caro amico, Enzo Trantino, che ho poi avuto a fianco per anni in Parlamento imparando da lui un' infinità di cose e capace di battute fulminanti, a conferma di essere un fine e grande avvocato. Sulla sua rivista "Percorsi" Gennaro Malgieri (oggi amministratore della RAI, un uomo di profonda cultura) ha riassunto più volte ed in maniera molto valida caratteri e uomini di quello che è stato il MSI-DN.
Impossibilitato a partecipare alle maggioranze parlamentari perché "chiuso" appunto dall' "Arco Costituzionale," il partito viveva di una forte dialettica interna e soprattutto (allora la televisione non aveva la diffusione e la varietà di oggi) si caratterizzava per una grande abbondanza di giornali e riviste culturali, le "palestre" dove crescevano i nuovi dirigenti ed i grandi nomi dibattevano su temi culturali e politici che nel panorama del tempo erano molto più sentiti che non oggi. Anch'io - poco più che ragazzo - scrivevo già sull' "Italiano" di Pino Romualdi diretto allora da una cara amica di Novara, Carla De Paoli, che mi considerava un po' uno dei suoi pupilli. Ma c'erano decine di riviste, periodici, mensili, oltre ad alcuni settimanali come "Candido" o "Il Borghese" di buona tiratura. Fondato negli anni 1950 già allora il quotidiano del partito era il "Secolo d'Italia". Chiederlo in edicola spesso era francamente inopportuno, peggio ancora tenerlo in vista sotto il braccio.
Questo fermento culturale e tante polemiche interne riempivano il vuoto creato dall'impossibilità di gestire vere occasioni di potere o di amministrare - salvo rarissimi casi - realtà cittadine importanti.
A livello giovanile i dirigenti erano in gran parte quelli che oggi sono ai vertici di Alleanza Nazionale a cominciare da Gianfranco Fini che intorno al 1980 era il leader del Fronte della Gioventù e nel 1983 fu eletto in parlamento. Gli anni '70 (ma sostanzialmente la situazione fu identica dal 1953 al '94) prefiguravano infatti dei blocchi politici stabili con una destra che non contava quasi nulla (salvo che per qualche elezione trasversale più o meno segreta come avveniva per eleggere i Presidenti della Repubblica), un centro che con la DC raccoglieva circa il 40% dei voti e si spostava progressivamente a sinistra. Qui era evidente l'egemonia dei comunisti del PCI che era un monolite con oltre il 25% dei voti e roccaforti imprendibili in Emilia e Toscana. A cavallo dei due grandi partiti stavano i socialisti - con una forza tra il 10 ed il 15% ed una infinita serie di scissioni interne e successivi ricompattamenti - che passavano da alleanze di governo a Roma con la DC a quelle a livello locale strette di solito con la sinistra……



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Marco Zacchera
On.le Marco Zacchera, deputato piemontese di Alleanza Nazionale e responsabile del Dipartimento Esteri di AN.

www.marcozacchera.it
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marco.zacchera@libero.it







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