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Le Firme * Marco Zacchera

Commemorazione del due Giugno

06.06.08 - Sono stato invitato a portare il saluto del Parlamento alla manifestazione del 2 Giugno nella mia città. Mi permetto proporvi quanto ho detto in quella occasione perché credo rappresenti l’auspicio che oggi potrebbe essere condiviso da tutti gli italiani di buona volontà. Per me queste non sono frasi retoriche, ma vere.

Cittadini,

L’anno scorso – prendendo la parola in questa stessa ricorrenza – sottolineavo il momento difficile per l’Italia e il forte malessere che attraversava tutta la nostra società. Durante quest’ anno da una parte si è acuito questo malessere e soprattutto lo scontento verso molte Istituzioni – a cominciare dal Parlamento – spesso giudicate insufficienti a rispondere ai problemi della gente. Venire poi a conoscere di tanti sprechi, errori, autentiche ingiustizie della “Casta” politica e di molti altri settori porta ad un senso di allontanamento, di delusione, di sospetto che molti cittadini avvertono verso le istituzioni, tutte, dandone una generica responsabilità a tutti i suoi rappresentanti. Da un altro verso, però, avverto - soprattutto in queste ultime settimane - un diffuso sentimento di nuova assunzione di responsabilità: è il rendersi conto, stando tra la gente e ascoltandola, che chi rappresenta le Istituzioni non può continuare senza tener conto dei sentimenti degli italiani che chiedono una linea più chiara ed autorevole nel gestire la cosa pubblica. Da parlamentare sento particolarmente forte questo concetto di rinnovato impegno e di più forte responsabilità ma debbo dire – con molta sincerità – che l’avverto anche tra tanti altri colleghi di qualsiasi parte politica che si rendono conto come la gente attende segnali, conferme, certezze.

Come me, molti di noi che oggi siamo qui hanno - a diverso titolo - obblighi di lealtà e di impegno verso la nostra comunità ed è quindi necessario che questa assunzione di responsabilità non resti solo nel campo dei buoni sentimenti e di un pizzico di demagogia, ma si concretizzi in atti concreti, in decisioni equilibrate, in sacrifici anche perché – prima di chiederli agli altri – i sacrifici dobbiamo farli tutti noi che siamo stati eletti a rappresentare la comunità. Sono sacrifici dovuti, anche economici, ma soprattutto legati a modi di comportamento, di impegno, di lealtà verso le Istituzioni, di tempo dedicato, di onestà amministrativa e politica. La gente non può più tollerare discussioni fini a sé stesse, diatribe inutile e dividenti, sprechi della cosa pubblica. E’ un messaggio che le istituzioni devono capire, accettare nei fatti o non si servirebbe bene la Repubblica che oggi festeggiamo. Non dobbiamo pensare che nulla mai cambierà: quando non c’è cura per la propria casa, prima o poi la casa crolla e quando dei valori fondamentali come la pace, la libertà, la democrazia vengono dati troppo per scontati ma non sono intimamente difesi e condivisi da ciascuno significa che sono a rischio di offuscarsi e di sparire, ed ancor di più se i cattivi esempi arrivano dall’alto... Quindi valori da rendere credibili con gli atti e da difendere. Ma oggi questi valori non si difendono da nemici esterni o contro frange estremiste che possano minacciarli, ma piuttosto dando anima a questi valori attraverso uno Stato che deve funzionare meglio e dove non dobbiamo mai più dare la colpa a qualcun altro se non funziona, perché siamo noi, ciascuno di noi, ad essere corresponsabile del suo funzionamento E’ importante allora non solo trovare ma rafforzare simboli, principi ed occasioni condivise, valori in cui sia più facile stare insieme al di là delle opinioni o degli schieramenti politici avendo il coraggio di guardarsi in faccia e capire che in qualche modo si deve reagire in primo luogo allo scetticismo, concretizzando quei valori per il bene di tutti.

Anche per questo la nostra nazione deve avere una data-simbolo che interpreti il sentimento di unità nazionale: lo è stato forse il 4 novembre, ma per le generazioni prima della mia, lo è stato e lo è il 25 aprile che peraltro - se segnò il ritorno della libertà - fu anche un momento di profonda divisione e tanti lutti fra italiani. Anche lo stesso 2 giugno nacque sull’onda di una divisione tra italiani monarchici e italiani repubblicani. Un risultato incerto, con regioni intere d’Italia dove non si potè votare, con la Venezia Giulia e Trieste invase, la Dalmazia persa e migliaia di prigionieri di guerra ancora dimenticati in giro per il mondo. Ssuperate però presto le divisioni di allora, in questi anni - sempre più - il 2 giugno sta rappresentando non solo l’anniversario della nascita della Repubblica ma un segno di vera unità consapevole tra italiani.

Oggi - dopo 62 anni da quel 2 giugno del ’46 quando la nostra Patria era a terra, distrutta e divisa pur avendo riscattato da poco il Valore della libertà - non c’è dubbio che questa data del 2 giugno possa allora sempre di più rappresentare il giorno di una profonda unità e solidarietà tra italiani, in una realtà - la Repubblica - oggi unanimemente accettata e cresciuta nella coscienza di ciascuno. Una realtà dove giuridicamente tutti sono uguali, dove tutti devono avere uguali diritti, ma anche adeguati doveri. Il senso della giornata è allora – in un momento nazionale di difficoltà – non solo di chiederci quello che la Repubblica, lo stato, il parlamento, le amministrazioni locali debbano darci come servizi, diritti individuali, strutture, ma quanto ciascuno di noi abbia il “dovere di dare” alla propria comunità.

E’ chiaro che questo “DOVERE DI DARE” è maggiore per chi fa politica ad ogni livello, amministrativa o parlamentare, ma proprio per questo serve all’Italia che si rafforzi una società basata sui doveri di chi amministra per dare più diritti a tutti i cittadini. In tempi difficili colgo però non solo la speranza ed un rinnovato senso di responsabilità, ma anche alcune certezze: i valori repubblicani, i principi fondamentali della nostra Costituzione, le famiglie che compongono la struttura basilare della società, la necessaria e progressiva autonomia amministrativa che nel quadro di una unità nazionale è logico che cresca e si affermi. Questi sono elementi positivi, quelle certezze che cerchiamo perché sono man mano diventati - o ritornati ad essere - caratteri e valori condivisi, capaci di dare agli italiani più giovani e che crescono qualche sicurezza. Tanti italiani, in Italia e nel mondo, fanno il loro dovere: in armi per difendere la pace nelle missioni internazionali o per difendere in Patria la sicurezza di tutti, oppure come silenziosi testimoni di dedizione e di amore e penso ai tanti religiosi o laici che hanno scelto la strada del volontariato – spesso in silenzio e discrezione - per aiutare chi ha più bisogno. Ma il 2 giugno penso anche a milioni di italiani normali, anonimi, persone che fanno semplicemente il loro dovere, cittadini per bene, spina dorsale della nostra società. Ricordando chi ha lottato e sofferto per la nostra repubblica è a tutti loro, agli italiani per bene, che va dedicato il 2 giugno, oltre che ai giovani che vengono dopo di noi, chiamati a continuare una strada che da sempre, fatalmente, è faticosa ed in salita, ma che può segnare sempre nuovi obbiettivi positivi se saremo capaci di raggiungerli – tutti insieme – costruendo il futuro della nostra comunità . La nascita della Repubblica e la progressiva condivisione di essa, è stato uno dei successi piu’ grandi della nostra comunità nazionale; è diventato un valore di riferimento, è un valore fondante e fondamentale. Allora… viva la nostra Patria, l’Italia, e viva la Repubblica Italiana.

L’italia vista dal mondo

Nei giorni scorsi ero a Parigi per l’annuale assemblea della UEO ed ho notato una cosa che pochi considerano: la pessima immagine che l’Italia offre oggi nel mondo. Da una parte molti media internazionali che si sono schierati “a prescindere” contro Berlusconi e non hanno digerito il suo ritorno, ma dall’altra sembra che facciamo di tutto per farci del male. Ricordiamoci che se c’è poca gente che si occupa effettivamente di politica estera (dove l’Italia ha comunque una posizione un po’ marginale) le notizie italiane viste “da fuori” sono quasi sempre legate a fatti di costume e di cronaca e la cronaca italiana – haimè – parla soprattutto di spazzatura e di camorra. Il risultato è innescare una spirale che rischia di soffocarci sia perchè – ad esempio – comprime il turismo, sia perchè fa dimenticare i pochi comparti d’eccellenza dove la nostras nazione può giocare un ruolo di prima grandezza danneggiando ancor di più il “Made in Italy”. Ma non c’è dubbio che solo gli italiani possano fare il grande passo per rilanciare il proprio paese e possono farlo prima di tutto credendo in loro stessi e riprendendo quelle serie abitudini che sono l’ingrediente indispensabile per ritornare a crescere. Un po’ di esempi? Prima ancora di cominciare chiacchiere inconcludenti sul si o no al nucleare dovremmo renderci conto che un paese che importa quasi tutta la propria energia dovrebbe risparmiarla e non sprecarla, dando tagli decisi a tutti i consumi non indispensabili. Lo stesso per l’ambiente: non possiamo più sprecarlo ma centellinarlo, usarlo al meglio, difenderlo, razionalizzando le nuove costruzioni e costruendole bene e rispettando criteri eco-compatibili, ricordandoci che ristrutturare è comunque meglio che cementificare un oprato. Altro capitolo disperato i trasporti ed i servizi: non possiamo continuare a dire “no” a infrastrutture moderne e meno inquinanti, ma poi i servizi pubblici vanno usati perchè i treni che circolano vuoti non servono a nulla. Su tutto, però, la necessità assoluta di cambiare il metodo di legislazione e l’amministrazione pubblica che è una palla al piede pazzesca, ma dove prima di tutto ci vuole senso di responsabilità e non solo garantismo. Tutte parole, lo so, ma da dove cominciare un lavoro di ricostruzione profonda senza il quale non possiamo sopravvivere come stato moderno ed europeo? Credo dal vertice, e quindi il nuovo governo non può perdere tempo, sbagliare i passaggi, anteporre interessi personali alle priorità nazionali.

Ma gli italiani devono soprattutto tornare a sentirsi parte di una comunità, di uno stato, di una nazione profondamente europea e per farlo devono tornare a rispettare e difendere questi valori o tutto resterebbe senza sostanza. Credere in sè stessi e comportarsi bene ciascuno nel proprio campo: sembra facile e non lo è. L’unica è sperare almeno nella Ferrari e nella nazionale: non servirà direttamente, ma aiuta!

ERRATA CORRIGE

Molti commenti allo scorso numero del “PUNTO” sulla questione dell’energia nucleare ed i suoi pro e contro, oltre che sulla questione del rispetto del territorio ma anche della necessità di tornare ad intervenire con urgenza sui greti dei fiumi che – non più scavati come un tempo di sabbie e ghiaie – rischiano di tracimare dagli argini alla prima piena perché molto più alti di qualche anno fa. Invitavo a visitare un sito che ne dà una prova ben documentata, ma involontariamente ho riportato male l’indirizzo che correttamente è invece www.fontamara.org Fateci una visita..



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Marco Zacchera
On.le Marco Zacchera, deputato piemontese di Alleanza Nazionale e responsabile del Dipartimento Esteri di AN.

www.marcozacchera.it
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marco.zacchera@libero.it







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