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Le Firme * Marco Zacchera

Intercettazioni

15.06.08 - Cari amici del PUNTO,

Darsi una regola per le intercettazioni ambientali e vietare la loro pubblicazione è giusto, ma credo che il centro-destra non debba negare questa possibilità investigativa rischiando così di difendere chi – intercettato – si dimostri autore di reati, anche per non dare l’impressione all’opinione pubblica di essere troppo cauti nel contrastare i reati legati alla pubblica amministrazione.
Credo comunque che il problema vada diviso in due aspetti: da una parte la necessità di poter indagare in presenza di serie ipotesi di reato, dall’altra la difesa della privacy di ognuno. Partiamo da un dato di fatto: è intollerabile che lo stesso giorno in cui si accusa qualcuno basandosi su intercettazioni queste appaiano sui giornali o si ascoltino in TV .
E’ grave perché evidentemente in certe Procure la riservatezza è un optional, ma anche perché estrapolare qualsiasi testo da un contesto più ampio rischia di non permettere al pubblico di avere una informazione obbiettiva e completa dei fatti. Chi è intercettato è messo così alla gogna senza potersi difendere e prima ancora di avere qualsivoglia condanna o rinvio a giudizio. Va quindi punito severamente innanzitutto chiunque diffonda queste cose e passi alla stampa segreti d’ufficio, così come è strano, vergognosamente strano che raramente i Magistrati titolari di inchieste abbiano inquisito chi abbia diffuso quei testi a stampa o TV. Non si tratta soltanto di non renderli pubblici, ma anche solo di metterli in mano a chiunque non sia il diretto responsabile di un’ inchiesta. D’altro canto è giusto poter indagare, perché senza indagini non ci saranno mai colpevoli, così come credo che sia lecito ricorrere alle intercettazioni ambientali anche in casi di possibile corruzione o corruzione di politici o pubblici amministratori, oltre che per i reati più gravi. Fino al processo, però, tutto deve restare riservato e se quanto intercettato si dimostra poi insufficiente a incriminare qualcuno, quel materiale va distrutto ad evitare ogni possibile ricatto. Già, perché chi controlla gli intercettatori?

Tormentone nucleare

Complice il prezzo del petrolio e partendo dalla constatazione che dipendiamo dall’estero per oltre il 90% del nostro fabbisogno energetico, è ricominciato il tormentone pro o contro il nucleare. Dico subito che la speranza espressa dal ministro Scajola che entro cinque anni possa essere iniziata la prima centrale nucleare italiana post anni ’60 mi lascia un po’ scettico. A prescindere dal “tifo” o meno su questa proposta è che in Italia ogni cosa - prima di essere realizzata - affronta tali e tante polemiche e tormentoni burocratici da impedire ogni decisione. Sarebbe meglio che su queste cose quindi parlassero i tecnici e gli scienziati prima dei politici, anche se è poi molto strano che - talvolta - su cose che dovrebbero essere pacifiche anche tra i tecnici (o presunti tali) ci siano così opposte vedute. Ma il mio scetticismo sul futuro nucleare italiano (che personalmente io sollecito da anni) è basato sulla certezza che su questo tema si scatenerà la piazza, quella stessa protesta che fu capace, durante il precedente governo Berlusconi di non far neppure aprire il deposito nazionale di Scanzano Ionico che – scelto dai tecnici - era di gran lunga uno dei siti più sicuri d’Europa per conservare a 1500 metri di profondità le poche scorie nucleari italiane.
Ma come i rifiuti di Napoli finiscono in Germania, così quelli nucleari (eredità delle precedenti, timide iniziative italiane in questo settore) dopo essere lasciate in giro per decenni costituendo un rischio davvero serio vengono ora trasferite e smaltite in Francia a prezzo carissimo per la gioia dei contribuenti francesi. Da noi infatti si dice sempre di “no”, un “no” a prescindere, magari sulla base di dati che sono a volte così contraddittori tra loro da non capire chi possa avere ragione, visto che la matematica non dovrebbe essere mai una opinione. D'altronde se a Napoli sfilano insieme per dire “no” alle discariche quelli che contemporaneamente dicono no alla TAV come alla base americana di Vicenza (che tra loro non c’entrano nulla) immaginatevi un po’ quante dimostrazioni saranno organizzate per bloccare il primo sito nucleare che venisse prescelto.
Ci sono comunque due aspetti che andrebbero chiariti: sicurezza e convenienza economica. Sulla sicurezza penso che senza isterismi e preconcetti si possa ormai stare ragionevolmente tranquilli e lo dimostra anche il recente episodio in Slovenia perchè le centrali nucleari moderne sono obbiettivamente sicure e Cernobyl, decrepita struttura obbiettivamente a rischio, non può essere considerata un paragone. Piuttosto è l’aspetto economico a contare quantificando i ritorni rispetto al costo iniziale di una nuova centrale ed al consumo di combustibile atomico che comunque in Italia dovremmo importare. In un’Europa seria questa materia dovrebbe essere trattata in modo uniforme – l’ EURATOM fu un buon inizio – fissando norme che valgano per tutti sia in materia di garanzie di approvvigionamento che di sicurezza. Altrimenti non ci resterà che prendere atto di quel furbo del presidente albanese Berisha che si è subito offerto per costruire per l’Italia qualche centrale nucleare in Albania.
Già, perchè Tirana è più vicina a Brindisi di Napoli a Roma e - entro un raggio di 400 km da da Milano - ci sono più centrali nucleari svizzere, francesi, tedesche e slovene che funghi in un bosco. Allora non giochiamo con la sicurezza, che è un falso problema, e valutiamo invece costi e benefici in modo serio e razionale, ma intanto cominciamo a risparmiare energia.
Perchè i professionisti del “no” dovrebbero capire che l’Italia o produce energia o la compra dall’estero oppure – e sarebbe la prima cosa da fare - risparmia. Visto infatti che produrre è difficile e comprare è costoso, la prima cosa da fare è impegnarsi subito e comunque sulla terza via. Quante decine di milioni di lampadine inutili sono accese ogni notte? Quante auto circolano con una sola persona a bordo? Quanto riscaldamento (o refrigerazione) si potrebbe risparmiare senza un calo significativo del benessere di tutti? Pensiamo all’inquinamento luminoso ed a quello ambientale per un popolo di viziati dove ciascuno di noi ha dimenticato l’importanza di andare qualche volta anche a piedi o con i mezzi pubblici e cominciando – se non serve – a spegnere la luce. Insieme al risparmio porte aperte poi a tutte energie alternative dall’eolico al solare all’energia geotermica a quella fotovoltaica ma, come sottolineavo anche due settimane fa, incentivandole ovunque sia possibile perché l’unica cosa che non possiamo fare è non combinare nulla e far solo chiacchiere, sport nazionale di cui in Italia siamo tutti specialisti.

Ps. Percorrendo la A26 guardate dall’alto il reattore nucleare di Ispra, sul Lago Maggiore: con l’Euratom eravamo all’avanguardia in Europa, quel reattore scientifico non ha mai dato problemi ambientali...ma è chiuso anche quello!

Errore europeo

E’ grave che gli irlandesi abbiano detto “no” anche al trattato di Lisbona, edizione già riveduta e ridimensionata di una “Carta” statutaria europea. Credo che tutto ciò avvenga per una generale disinformazione e molto egoismo “nazionale”, ma soprattutto perché il concetto di Europa è stato assimilato in primo luogo all’economia, campo dove è logico che ciascuno cerchi il proprio profitto. Dell’Idealità europea – cancellata dai troppi burocrati – si è appannato il ricordo e non è un caso che senza questi valori di base stiamo man mano precipitando in fondo alle statistiche mondiali. Una grande occasione storica perduta.



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Marco Zacchera
On.le Marco Zacchera, deputato piemontese di Alleanza Nazionale e responsabile del Dipartimento Esteri di AN.

www.marcozacchera.it
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marco.zacchera@libero.it







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