Intercettazioni
15.06.08
- Cari amici del PUNTO,
Darsi
una regola per le intercettazioni ambientali
e vietare la loro pubblicazione è giusto,
ma credo che il centro-destra non debba negare
questa possibilità investigativa rischiando
così di difendere chi intercettato
si dimostri autore di reati, anche per
non dare limpressione allopinione
pubblica di essere troppo cauti nel contrastare
i reati legati alla pubblica amministrazione.
Credo comunque che il problema vada diviso in
due aspetti: da una parte la necessità
di poter indagare in presenza di serie ipotesi
di reato, dallaltra la difesa della privacy
di ognuno. Partiamo da un dato di fatto: è
intollerabile che lo stesso giorno in cui si
accusa qualcuno basandosi su intercettazioni
queste appaiano sui giornali o si ascoltino
in TV .
E grave perché evidentemente in
certe Procure la riservatezza è un optional,
ma anche perché estrapolare qualsiasi
testo da un contesto più ampio rischia
di non permettere al pubblico di avere una informazione
obbiettiva e completa dei fatti. Chi è
intercettato è messo così alla
gogna senza potersi difendere e prima ancora
di avere qualsivoglia condanna o rinvio a giudizio.
Va quindi punito severamente innanzitutto chiunque
diffonda queste cose e passi alla stampa segreti
dufficio, così come è strano,
vergognosamente strano che raramente i Magistrati
titolari di inchieste abbiano inquisito chi
abbia diffuso quei testi a stampa o TV. Non
si tratta soltanto di non renderli pubblici,
ma anche solo di metterli in mano a chiunque
non sia il diretto responsabile di un
inchiesta. Daltro canto è giusto
poter indagare, perché senza indagini
non ci saranno mai colpevoli, così come
credo che sia lecito ricorrere alle intercettazioni
ambientali anche in casi di possibile corruzione
o corruzione di politici o pubblici amministratori,
oltre che per i reati più gravi. Fino
al processo, però, tutto deve restare
riservato e se quanto intercettato si dimostra
poi insufficiente a incriminare qualcuno, quel
materiale va distrutto ad evitare ogni possibile
ricatto. Già, perché chi controlla
gli intercettatori?
Tormentone
nucleare
Complice
il prezzo del petrolio e partendo dalla constatazione
che dipendiamo dallestero per oltre il
90% del nostro fabbisogno energetico, è
ricominciato il tormentone pro o contro il nucleare.
Dico subito che la speranza espressa dal ministro
Scajola che entro cinque anni possa essere iniziata
la prima centrale nucleare italiana post anni
60 mi lascia un po scettico. A prescindere
dal tifo o meno su questa proposta
è che in Italia ogni cosa - prima di
essere realizzata - affronta tali e tante polemiche
e tormentoni burocratici da impedire ogni decisione.
Sarebbe meglio che su queste cose quindi parlassero
i tecnici e gli scienziati prima dei politici,
anche se è poi molto strano che - talvolta
- su cose che dovrebbero essere pacifiche anche
tra i tecnici (o presunti tali) ci siano così
opposte vedute. Ma il mio scetticismo sul futuro
nucleare italiano (che personalmente io sollecito
da anni) è basato sulla certezza che
su questo tema si scatenerà la piazza,
quella stessa protesta che fu capace, durante
il precedente governo Berlusconi di non far
neppure aprire il deposito nazionale di Scanzano
Ionico che scelto dai tecnici - era di
gran lunga uno dei siti più sicuri dEuropa
per conservare a 1500 metri di profondità
le poche scorie nucleari italiane.
Ma come i rifiuti di Napoli finiscono in Germania,
così quelli nucleari (eredità
delle precedenti, timide iniziative italiane
in questo settore) dopo essere lasciate in giro
per decenni costituendo un rischio davvero serio
vengono ora trasferite e smaltite in Francia
a prezzo carissimo per la gioia dei contribuenti
francesi. Da noi infatti si dice sempre di no,
un no a prescindere, magari sulla
base di dati che sono a volte così contraddittori
tra loro da non capire chi possa avere ragione,
visto che la matematica non dovrebbe essere
mai una opinione. D'altronde se a Napoli sfilano
insieme per dire no alle discariche
quelli che contemporaneamente dicono no alla
TAV come alla base americana di Vicenza (che
tra loro non centrano nulla) immaginatevi
un po quante dimostrazioni saranno organizzate
per bloccare il primo sito nucleare che venisse
prescelto.
Ci sono comunque due aspetti che andrebbero
chiariti: sicurezza e convenienza economica.
Sulla sicurezza penso che senza isterismi e
preconcetti si possa ormai stare ragionevolmente
tranquilli e lo dimostra anche il recente episodio
in Slovenia perchè le centrali nucleari
moderne sono obbiettivamente sicure e Cernobyl,
decrepita struttura obbiettivamente a rischio,
non può essere considerata un paragone.
Piuttosto è laspetto economico
a contare quantificando i ritorni rispetto al
costo iniziale di una nuova centrale ed al consumo
di combustibile atomico che comunque in Italia
dovremmo importare. In unEuropa seria
questa materia dovrebbe essere trattata in modo
uniforme l EURATOM fu un buon inizio
fissando norme che valgano per tutti
sia in materia di garanzie di approvvigionamento
che di sicurezza. Altrimenti non ci resterà
che prendere atto di quel furbo del presidente
albanese Berisha che si è subito offerto
per costruire per lItalia qualche centrale
nucleare in Albania.
Già, perchè Tirana è più
vicina a Brindisi di Napoli a Roma e - entro
un raggio di 400 km da da Milano - ci sono più
centrali nucleari svizzere, francesi, tedesche
e slovene che funghi in un bosco. Allora non
giochiamo con la sicurezza, che è un
falso problema, e valutiamo invece costi e benefici
in modo serio e razionale, ma intanto cominciamo
a risparmiare energia.
Perchè i professionisti del no
dovrebbero capire che lItalia o produce
energia o la compra dallestero oppure
e sarebbe la prima cosa da fare - risparmia.
Visto infatti che produrre è difficile
e comprare è costoso, la prima cosa da
fare è impegnarsi subito e comunque sulla
terza via. Quante decine di milioni di lampadine
inutili sono accese ogni notte? Quante auto
circolano con una sola persona a bordo? Quanto
riscaldamento (o refrigerazione) si potrebbe
risparmiare senza un calo significativo del
benessere di tutti? Pensiamo allinquinamento
luminoso ed a quello ambientale per un popolo
di viziati dove ciascuno di noi ha dimenticato
limportanza di andare qualche volta anche
a piedi o con i mezzi pubblici e cominciando
se non serve a spegnere la luce.
Insieme al risparmio porte aperte poi a tutte
energie alternative dalleolico al solare
allenergia geotermica a quella fotovoltaica
ma, come sottolineavo anche due settimane fa,
incentivandole ovunque sia possibile perché
lunica cosa che non possiamo fare è
non combinare nulla e far solo chiacchiere,
sport nazionale di cui in Italia siamo tutti
specialisti.
Ps.
Percorrendo la A26 guardate dallalto
il reattore nucleare di Ispra, sul Lago Maggiore:
con lEuratom eravamo allavanguardia
in Europa, quel reattore scientifico non ha
mai dato problemi ambientali...ma è chiuso
anche quello!
Errore
europeo
E
grave che gli irlandesi abbiano detto no
anche al trattato di Lisbona, edizione già
riveduta e ridimensionata di una Carta
statutaria europea. Credo che tutto ciò
avvenga per una generale disinformazione e molto
egoismo nazionale, ma soprattutto
perché il concetto di Europa è
stato assimilato in primo luogo alleconomia,
campo dove è logico che ciascuno cerchi
il proprio profitto. DellIdealità
europea cancellata dai troppi burocrati
si è appannato il ricordo e non
è un caso che senza questi valori di
base stiamo man mano precipitando in fondo alle
statistiche mondiali. Una grande occasione storica
perduta.