Dagli
USA al Burundi
10.08.08
- Come preannunciato nel numero scorso, IL PUNTO
esce ad agosto con cadenza quindicinale, giusto
per non perdere labitudine. Sono stato
alcuni giorni negli USA e - dopo ferragosto
- sarò in Burundi, in Africa Centrale,
in visita ad alcuni amici missionari. Chi vuol
saperne di più su cosa mi lega a quella
terra e vuole conoscere una parte importante
della mia vita (e che forse pochi conoscono)
legga sul mio sito www.marcozacchera.it , in
particolare le attività dei Verbania
Center.
Molto
interessante intanto la visita in Canada e negli
Stati Uniti, dove ormai siano quasi alla vigilia
delle elezioni presidenziali e per le strade
ti invitano ad iscriverti al voto (il sistema
è diverso dal nostro: chi non si iscrive
alle liste elettorali per farlo, non vota).
A parte un saluto ed un ringraziamento ai tanti
italo-americani che ho apprezzato ed incontrato,
mi è stato utile tastare il polso del
paese incontrando diversi amici a meno di tre
mesi dal voto del 4 novembre. Sulla carta il
democratico Obama ha un buon 5% di margine stabile
su McCain, considerato anche da molti repubblicani
troppo vecchio e legato a Bush, senza slancio
e scelta potenzialmente perdente, anche se calmo
e ben preparato. Obama ha in sé grandi
contraddizioni perché se da una parte
una sua elezione sarebbe una svolta epocale
per un paese ormai multietnico, dallaltra
molti gli imputano superficialità e poca
coerenza e consistenza. Di sicuro però
Obama non è di sinistra come
pensano molti italiani che evidentemente neppure
conoscono le ben più complesse vicende
della storia dei partiti negli USA. A questo
proposito leggo lamento che la gran parte dellinformazione
italiana viva le fasi elettorali americane proprio
solo in unottica tutta italiana,
spesso slegata dalla realtà. Per esempio,
stanno per svolgersi le grandi convention
(laltra volta assistetti a quella repubblicana:
leggetevi sul sito i miei articoli di allora
in cui li giudicavo tutti un po simpaticamente
pazzi). Questi congressi daranno la linea dei
partiti - che negli USA vivono di fatto solo
nel periodo elettorale e non con tesseramenti
e sezioni, così come avviene qui da noi-
che nomineranno ufficialmente i candidati, anche
se questa volta conterà molto la scelta
dei vice-presidenti per entrambi i contendenti:
se Obama sceglierà Hillary Clinton rischia
di aggregare meglio a sé il partito democratico,
ma forse di perdere le elezioni per come lex
first lady è amata/odiata nel paese,
mentre McCain probabilmente opterà per
Mitt Romney (di forte quanto controverso impatto
religioso) anche se qualcuno sussurra il nome
di Condoleza Rice, lattuale segretaria
di stato. E tutto un gioco ad incastro
dove contano territori, età, esperienze,
fede religiosa. La corsa è ancora lunga,
ma sicuramente - tornando dallAmerica
- una volta di più restano impresse tanti
immagini che non collimano con la vulgata
europea. A dispetto di troppi commentatori di
casa nostra il paese sembra per esempio in salute,
cè lavoro, lottimismo non
manca, vedi soprattutto il solito fortissimo
senso di appartenenza con lorgoglio
di sentirsi cittadini di una grande nazione.
Questo sentimento è profondo, sottolineato
da mille bandiere ovunque (anche nei vecchi
cimiteri!) e fa capire che quando cè
un problema lo si affronta insieme, la comunità
intera. Altro aspetto che può essere
spesso criticato, ma negli USA certi Valori
individuali buoni contano molto
di più che non da noi. Anche perché
pur tra contraddizioni e limiti - in
USA sicuramente cè molta più
libertà (e magari anche ipocrisia) che
non nella nostra vecchia Europa.
Unultima cosa, dedicata a certi nostri
demagoghi da strapazzo: parlamentare o no -
e pur con il passaporto di servizio con visto
di gradimento quinquennale del governo - per
entrare alla frontiera USA mi hanno preso le
impronte delle dieci dita e fatto le foto antropometriche:
in Italia polemizziamo per chiederle almeno
ai Rom, negli USA essere identificati è
un fatto naturale. It is the law
(è la legge), che va applicata senza
sconti. Chissà quante migliaia di elettori
e simpatizzanti di sinistra italiani, quelli
che qui da noi si stracciano le vesti contro
Maroni e le nuove norme sulla sicurezza e denunciano
chissà quali complotti razzisti, poi
vanno a farsi le vacanze negli USA e - alla
faccia della coerenza silenziosamente
danno le loro impronte, senza fiatare
Centro-Destra:
Bilancio di 100 giorni
Schiumeranno
un pò di rabbia certi amici di sinistra,
ma credo che il bilancio dei primi 100 giorni
del governo Berlusconi sia complessivamente
positivo: dai rifiuti di Napoli allanticipo
della manovra finanziaria, dal taglio dellICI
alla sicurezza mi sembra che i primi risultati
si vedano. Anche la crociata di Brunetta (che
va affinata, colpendo chi dorme, ma premiando
chi lavora) ha dato un segnale positivo. Resta
fondamentale la situazione economica, la gestione
dei prezzi e soprattutto come affrontare il
nodo del FEDERALISMO
FISCALE (Clicca). A questo proposito
allego un riassunto molto concreto dellamico
e collega on.le Maurizio LEO che in termini
chiari spiega il problema con ipotesi di soluzioni:
lo lascio alla meditazione ferragostana dei
lettori
Remember
Tibet (e no solo..)
Sono
iniziate le Olimpiadi proprio nel giorno in
cui si cominciava a sparare in Georgia: in antichità
non era così, ma la realtà mondiale
purtroppo oggi è questa. Ribadisco che
il fatto sportivo va separato dagli aspetti
politici, ma purtroppo la Cina continua a rappresentare
un monolite dove i diritti umani non vengono
rispettati e non solo per la questione del Tibet.
Facile criticare chi deve tenere insieme un
miliardo e trecentomila persone ed ha bisogno
del pugno di ferro, ma deludente è stato
vedere come troppi big mondiali non abbiano
sottolineato un più forte, necessario
distinguo con chi non ha le carte
in regola con la libertà. Certo, molti
dei paesi che partecipano hanno situazioni anche
peggio di quella cinese, ma limpressione
è che una volta di più a contare
sia stato e resti solo il business e questo
per me è profondamente sbagliato. Per
questo come anticipato - ho esposto dalla
mia finestra una bandiera tibetana: non servirà
a nulla, ma è il ribadire un principio.