Dal
Burundi
26.08.08
- Cari amici del PUNTO,
Scusatemi
per questa veste un po insolita de IL
PUNTO e per il contenuto particolare di questo
numero, ma lo spedirò appena ritornato
in Italia e lo sto scrivendo in un incredibile
internet-point a NGOZI, in BURUNDI,
dove sono per alcuni giorni in visita ad alcuni
amici missionari che lavorano in questo sperduto
pezzetto di Africa.
I
cavi e limpianto elettrico che collega
i due computer del centro non troverebbero lapprovazione
dellASL e la mia presenza suscita linteresse
di una massa compatta di ragazzini che si spingono
e mi guardano da una finestra senza vetri e
con gli occhi spalancati, facendo anche un brusio
tremendo. Non vi nascondo che - vista da qui
e stando a contatto con questa realtà
umana e sociale - lItalia con i suoi problemi
politici sembra molto lontana. Problemi e polemiche
che da noi sembrano fondamentali da qui appaiono
leggeri, quasi sciocchi. Altre qui sono le priorità:
non solo il Burundi è un paese povero
e senza risorse, ma soprattutto non ha prospettive
future stretto tra un troppo forte aumento della
popolazione, gli odi tribali (tra tutsi e hutu
ogni qualche anno scoppia la guerra civile)
e una caduta verticale del reddito pro-capite
tenendo conto che con lo stipendio di un maestro
non si compra un chilo di fagioli al giorno.
Un paese dove la violenza è quotidiana,
le classi di prima elementare sono fatte da
140 alunni, la corruzione è dilagante
e non solo a livello di ministri ma del semplice
poliziotto che ti incarcera senza colpa, magari
solo per rilasciarti il giorno dopo in cambio
di un pollo spennacchiato omaggio
forzato dei parenti del detenuto.
In
questo quadro vi sono alcune realtà che
seguo da diversi anni con il Verbania
Center (vedi sul mio sito www.marcozacchera.it)
e non sono mancati i momenti difficili: nel
1994 mi sono trovato in mezzo alle sparatorie,
nel 2000 ho collaborato a salvare un missionario
delle nostre parti, don Carlo Masseroni (di
cui sono proprio ospite in questi giorni) colpito
alla testa da una fucilata. Tra laltro
mi rendo conto che la maggior parte dei missionari
che ho conosciuto qui e in Kenya sono stati
assaliti, pestati, rapinati ed uno padre
Graif, della Consolata perfino
ucciso. A Kiremba a unora di strada
da Ngozi dove sono di base internet ancora
non cè, ma da tanti anni opera
un ospedale fondato dalla diocesi di Brescia
che andrebbe visitato solo per rendersi conto
di come siamo fortunati in Italia (pur lamentandoci
sempre di tutto) e dove attualmente lavorano
alcuni giovani medici volontari di Torino, alcune
suore e tre congolesi. Una realtà fatta
di dolore, di stracci, di polvere e tante di
donne in attesa con i bambini in braccio tra
dissenteria, AIDS e ben poche attrezzature.
Sono così giorni di riflessione profonda
su tante cose, di ricarica delle batterie
ma anche di tensione per linsicurezza
diffusa nel paese e la conseguente necessità
di massima prudenza con dodici ore al giorno
di forzato coprifuoco che scatta appena il sole
tramonta.
Nelle
lunghe serate in Burundi la luce elettrica
è un lusso, in compenso le stelle sono
formidabili racconto le nostre storielle
politiche e piano piano si passa poi a parlare
di tutto. Tra laltro lItalia è
ancora più lontana da quando la RAI ha
cancellato ogni trasmissione radio per lAfrica
compreso Tutto il calcio minuto per minuto:
per sentire parlare italiano lunica è
ascoltare il GR delle 21 alla Radio Vaticana!
Questo
numero de Il PUNTO vuole essere
quindi soprattutto un saluto, un arrivederci
più o meno a tra una quindicina di giorni
quando riprenderemo con le cose solite, ma con
il pensare a quanti errori facciamo nellaffrontare
le priorità della vita a confronto ed
a contatto con tanta gente che qui se la combatte
giorno per giorno solo per mettere insieme qualcosa
da mangiare. Per la cronaca sono 146 gli italiani
residenti fissi in Burundi, quasi tutti religiosi,
suore e volontari da non confondere con qualche
cooperante a 5.000 euro di stipendio
al mese che con autista corre
sulle malandate strade del paese a bordo di
fiammanti fuoristrada per qualche organizzazione
umanitaria internazionale. E inutile polemizzare,
ma ci sono anni-luce di differenza tra chi è
qui mettendo la propria vita gratuitamente al
servizio egli altri e chi invece controlla progetti
che a volte spariscono appena inaugurati, non
fosse che per la mancanza di manutenzione e
la voracità della corruzione. Altre iniziative
invece reggono come il centro Kamenge
alla periferia di Bujumbura - dove i missionari
Saveriani lavorano seriamente in un quartiere
difficile sia costruendo case per i senza tetto
che cercando di far crescere insieme una gioventù
che deve trovare prima di tutto un dialogo interetnico
ed interreligioso. Ho visitato anche Casa
Alessia, una valida iniziativa novarese
a Masango, nel nord del paese, che sta crescendo
per aiutare tanti bambini abbandonati: gocce
nel mare, ma significative. Ogni volta
è questo il mio quindicesimo viaggio
in Africa, a parte quelli per turismo o in veste
ufficiale incontro poi personaggi unici,
magari strani ed originali (uno ha intitolato
a Giorgio Almirante una piccola ma preziosa
casa di accoglienza per malati di mente, con
tanto di targa!) ma anche presenze forti, mature,
valide. Questa volta mi hanno particolarmente
colpito due giovani preti: uno di Brescia
don Michele Tognazzi - e laltro delle
nostre parti (don Massimo Minazzi, di Casale
Corte Cerro), che sono qui a lavorare senza
sosta e testimoniano con i fatti la fedeltà
del servizio alle loro comunità. Sono
questi alcuni degli sconosciuti eroi di questi
anni, quelli che non si arrendono nonostante
tutte le difficoltà seminando la Parola
con la speranza che prima o poi
possa dare frutto anche tra la terra rossa di
queste colline. Avrei tante altre cose da aggiungere
ma non voglio disturbare lettori che di solito
mi seguono per la politica e potrebbero non
gradire, ma credetemi o si riflette
qualche volta di più su noi stessi cercando
di non dimenticare i caratteri fondamentali
del vivere la vita pubblica (che se fatta bene
credo possa essere un autentico servizio
alla comunità) o si fa solo scena, ma
allora non si combina niente di buono. In questo
senso come direbbe Guareschi la
visita in Burundi è proprio utile
ed istruttiva!