IL
PUNTO 245
del 21.09.2008
Le
dichiarazioni di Fini
Hanno
suscitato interesse e scalpore le parole di
Gianfranco Fini sul fascismo pronunciate sabato
scorso alla festa nazionale di Azione
Giovani (il movimento giovanile vicino
ad AN). Credo opportuno che chi è interessato
a queste tematiche prima di tutto si legga proprio
lintervento di Fini in modo integrale
potendosene così fare unidea più
completa (vedi
quindi LALLEGATO AL PUNTO
DI QUESTA SETTIMANA Leggi).
Personalmente - se condivido in generale la
logica e il senso del suo intervento - non nascondo
che alcuni punti mi lasciano però perplesso
o, meglio, suggeriscono in me altre e più
profonde riflessioni.
Ad esempio, se penso (non da oggi, ma da sempre!)
che la Destra debba effettivamente credere,
operare, vivere per difendere i valori della
libertà, del pluralismo, della democrazia,
delluguaglianza e della giustizia sociale
e quindi combattere ogni forma di razzismo e
discriminazione, proprio perché questo
lho sempre pensato mi viene difficile
credere adesso che però sia autonomamente
ed automaticamente un valore anche
lAntifascismo. Questo non per difendere
il fascismo, ma perché i Valori
che abbiamo appena detto sono allora anche nellanticomunismo
o nellantitotalitarismo. Come giustamente
ha detto Fini non tutti gli antifascisti sono
stati (e sono!) dei democratici
Insomma sono i Valori in sé
che contano, non lanti-qualcosa,
mentre condivido il giudizio storico che - poiché
il fascismo ha combattuto o non rispettato questi
valori - va per questo doverosamente criticato,
e senza sconti. A tutto ciò si aggiunge
linfamia delle leggi razziali vergognose
ed inaccettabili. Per questi motivi si deve
allora giustamente sottolineare come la difesa
dei Valori che prima citavo furono incarnati
da quegli antifascisti che durante il regime
subirono repressioni e violenze. Questo fu Antifascismo
vero ed eroico, di quando essere antifascisti
era una difficile scelta di vita e non
come dopo il 45 un comodo posto
in tribuna.
Un
altro aspetto che Fini non ha toccato ma che
mi sento di dover difendere è il ricordo
e la testimonianza di quanti - come me e prima
di me - nel dopoguerra hanno fatto politica
a destra. Ricordo ancora oggi con
intatto affetto chi si è prodigato e
si è sacrificato perché io, ragazzo
di allora, potessi fare politica in quel clima
irrespirabile che era lItalia degli anni
70. Per questo non posso dimenticare chi
faceva politica nel MSI e poi nel MSI-DN credendo
in quello che faceva, così come devo
correttamente sottolineare che molti di loro
avevano aderito alla RSI e certo non ne erano
pentiti. Sono persone oggi quasi tutte scomparse,
ma penso a che cosa avrà provato dentro
di sé chi è ancora vivo ascoltando
le frasi di Fini perché le parole di
Gianfranco potranno anche essere condivisibili,
ma sono dette comunque a posteriori.
Come poteva mai sapere un ragazzo diciottenne
in armi l8 settembre del 1943, dove fosse
la parte giusta oppure quella sbagliata.
E
se avevi scelto la parte sbagliata
- come avvenne per centinaia di migliaia arruolati
nella Repubblica Sociale (che in quel momento
in mezza Italia rappresentava lo Stato) e magari
non ne eri per niente contento e i partigiani
ti avessero ammazzato un amico in una imboscata,
tu come avresti reagito? Un conto è infatti
discettare oggi nei salotti, un conto è
aver vissuto quelle situazioni che la mia generazione
non ha fortunatamente conosciuto. Quante volte
ho ascoltato i racconti, i drammi, i dubbi di
chi tra il 43 ed il 45 si era trovato
a decidere in unItalia divisa e allo sbando,
reagendo in maniera diversa ed a volte opposta.
Quei racconti sono stati importanti nella mia
crescita politica e personale perché
mi hanno insegnato che la ragione non sta mai
tutta da una parte sola. Lo ricordo perché
è semplicemente la verità: mio
padre ha passato due anni di campo di prigionia
in Germania solo perché - ufficiale di
marina e monarchico - credeva che la strada
giusta fosse stare comunque dalla parte del
Re, un mio zio fu arruolato a 18 anni nellesercito
della RSI, un altro (e mia madre) stavano e
simpatizzavano in campo partigiano. Questo per
dire come ciascuno scelse una strada allinizio
sconosciuta, ma tutti (almeno a casa mia) cercarono
- a guerra finita - di comprendersi a vicenda
ed insieme lavorare per la nuova Italia che
nasceva.
Mi
pongo infine due domande e faccio una constatazione.
La prima è perché mai da Veltroni,
DAlema o tanti altri ex del PCI non ho
sentito una parola chiara di condanna del loro
comunismo e del loro personale passato (senza
se e senza ma), ma
soprattutto perché nessuno di
quelli che alla destra fanno quotidianamente
gli esami del DNA questa condanna gliela hanno
mai chiesta. Eppure, dopo il 1945, che il comunismo
fosse liberticida avrebbero dovuto accorgersene
tutti quelli in buona fede, un po tardi
arrivarci solo nel 1989! La constatazione finale
è invece che se io sono qui a scrivervi
queste righe lo sono perché il geometra
D.R. antifascista delle mie parti tuttora
riverito e convinto un sabato pomeriggio
di tanti anni fa sul lungolago di Arona (Novara)
sbagliò da un passo la mira con una spranga
di ferro in mano calata dritta dritta sulla
mia testa. Mi scansai e per una faccenda di
mezzo secondo a farne le spese fu il tettuccio
della mia A 112, altrimenti non sarei qui a
raccontarlo. Io lho perdonato da tanti
anni (come anche in tribunale) e per me va bene
così, ma a lui e a tanti suoi compagni
di allora e di oggi nessuno ha mai chiesto e
verificato di che razza fosse il loro antifascismo
Alitalia
Nel
momento in cui scrivo Alitalia sta precipitando
nel fallimento dopo che la CGIL e alcune sigle
sindacali autonome hanno rifiutato
laccordo con CAI. Faccio presente che
furono gli stessi sindacati a far fallire anche
laccordo con Air France.
Sono
volutamente polemico: latteggiamento di
queste persone è disgustoso. In Alitalia
tutti abbiamo delle responsabilità, ma
il voler mantenere certi privilegi è
inaccettabile soprattutto perché cera
- e forse cè ancora - la possibilità
di salvare una compagnia aerea, cercando innanzitutto
di operare quei risparmi che hanno permesso
il rilancio di ogni altra compagnia aerea europea.
Le persone che giovedì hanno vergognosamente
applaudito il fallimento della trattativa meritano
solo di ritrovarsi adesso senza lavoro e di
non avere quei benefici speciali
che erano comunque riservati per i dipendenti
Alitalia.
Vadano in cassa integrazione come tanti dipendenti
di aziende che chiudono, operai che pur subiscono
senza colpe e la cassa spesso (e
purtroppo) devono aspettarla per mesi. E quei
piloti si ricordino che gli andrebbe già
bene così perché tanti piccoli
imprenditori, commercianti, artigiani la cassa
non ce lhanno neppure e le banche ti strappano
la casa se avendo osato intraprendere
non hai pagato la rata del mutuo! Quegli
stessi piloti che poi sostengono Siamo
trattati come collaboratrici domestiche
innanzitutto non hanno mai fatto le colf e poi
mi sembrano come noi deputati quando sotto sotto
resistiamo se ci chiedono di rinunciare a qualche
benefit dimenticandoci di essere
una Casta privilegiata. Lor signori
comunque non sono daccordo? E allora la
CAI raccolga le firme di adesione, riassuma
solo quelli che ci stanno e lasci a casa gli
altri: si scoprirà che sono una infima
minoranza, così come sono ben pochi
rispetto al numero dei dipendenti Alitalia
quelli complessivamente iscritti alla CGIL e
agli autonomi.
Ai dirigenti del PD ed alla stessa CGIL che
criticano quotidianamente il governo Berlusconi
faccio poi presente che ironizzarono per mesi
sul fatto che non ci fosse nessuna cordata
italiana, mentre la cordata (e solida) è
invece arrivata. Poi dissero che la cordata
cera ma era senza soldi, ma sul piatto
è arrivato fresco un miliardo di euro.
A questo punto dissero che non cera un
piano industriale: il piano è arrivato
ed è stato sottoscritto da CISL,UIL,UGL,
ecc.
Il solito Antonio Di Pietro strepita adesso
alla speculazione (chissà
quale affare speculativo straordinario sia il
raccattare i cocci di unazienda che si
schianta verso il fallimento con parte dei dipendenti
strumentalizzati come si è visto
).
Allora, mettiamoci daccordo: è
vero o no che cè qualcuno che lavora
solo per distruggere e che per abbietti motivi
politici vuole solo il tanto peggio,
tanto meglio....
Peccato che sulla graticola ci vadano così
una Compagnia italiana, 20.000 dipendenti diretti
(17.000 dei quali avrebbero continuato a lavorare),
un giro daffari collegato di dimensioni
enormi e milioni di viaggiatori-utenti costretti
ora a volare con compagnie straniere.
Complimenti: di che alto profilo è la
strategia di questa sinistra!
Il
futuro del PDL
Un
serio dibattito sul futuro del PDL si è
svolto la scorsa settimana a Selinunte cui hanno
partecipato una cinquantina di parlamentari
di AN, FI ed altri gruppi che si ritrovano nella
costituenda nuova realtà politica.
Invito a leggere su www.destraitalia.it
un sunto degli interventi e delle proposte che
sono state avanzate per creare un partito che
cresca su basi solide e partecipate.
A
tutti un saluto !
MARCO ZACCHERA